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Mobilità in deroga: il sussidio non scade se c’è disoccupazione

Un lavoratore si dimette nel dicembre 2011 e percepisce la disoccupazione ordinaria fino ad agosto 2012. Successivamente, richiede l’indennità di mobilità in deroga. La Corte d’Appello dichiara la domanda fuori termine, calcolando la scadenza di 90 giorni dalle dimissioni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore: l’accordo regionale prevedeva che il termine potesse decorrere anche dalla fine del sostegno al reddito ordinario (la disoccupazione). La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto della reale data di fine del sussidio precedente.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 10745 Anno 2022
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La mobilità in deroga e i termini di presentazione della domanda

La tutela dei lavoratori disoccupati rappresenta un pilastro fondamentale del nostro sistema di sicurezza sociale. Tra i vari strumenti di sostegno, la mobilità in deroga offre un aiuto economico essenziale per chi ha perso il lavoro e non può accedere ai sussidi ordinari. Tuttavia, l’accesso a questa misura è strettamente legato al rispetto di scadenze temporali precise. Molto spesso, la complessità delle regole regionali e statali genera dubbi interpretativi sulla data esatta da cui far partire il conteggio dei giorni utili per presentare la richiesta all’ente previdenziale.

Il caso concreto: il contrasto sui tempi della domanda

La vicenda nasce dal ricorso di un lavoratore che rassegna le dimissioni nel dicembre del 2011. Subito dopo la fine del rapporto di lavoro, il lavoratore percepisce l’indennità di disoccupazione ordinaria per diversi mesi, precisamente fino ad agosto del 2012. Pochi giorni dopo la fine di questo primo sussidio, il lavoratore presenta la domanda per ottenere la mobilità in deroga. L’ente previdenziale rifiuta la richiesta e i giudici di secondo grado danno ragione all’ente. Secondo la Corte d’Appello, il lavoratore ha presentato la domanda troppo tardi. I giudici calcolano il termine di novanta giorni a partire dal giorno delle dimissioni avvenute nel 2011, dichiarando così la decadenza dal diritto.

Il nodo della decorrenza del termine per la mobilità in deroga

Il lavoratore decide di opporsi a questa decisione e si rivolge alla Corte di Cassazione. Il fulcro della discussione riguarda l’interpretazione dell’accordo istituzionale regionale che disciplina la mobilità in deroga. Questo accordo prevede espressamente due diverse date di partenza per calcolare il termine di presentazione della domanda. Il termine può iniziare a decorrere dalla data del licenziamento oppure dalla data di cessazione del sostegno al reddito ordinario. Il lavoratore sostiene che il proprio termine debba partire dalla fine della disoccupazione ordinaria e non dal giorno delle dimissioni. I giudici di merito hanno completamente ignorato questa seconda opzione, applicando una scadenza rigida e penalizzante per il cittadino. Questo errore ha privato il lavoratore di un ammortizzatore sociale fondamentale per il suo sostentamento economico in un momento di transizione professionale.

Le motivazioni della Cassazione sulla mobilità in deroga

La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del lavoratore e annulla la sentenza precedente. I giudici di legittimità chiariscono che l’accordo regionale ha valore vincolante per determinare le modalità di accesso alla mobilità in deroga. La Corte d’Appello ha commesso un grave errore metodologico perché ha omesso di esaminare un fatto decisivo per la risoluzione della controversia. Questo fatto decisivo è proprio la percezione della disoccupazione ordinaria fino ad agosto del 2012. Se il lavoratore riceveva già un sostegno al reddito, le condizioni per richiedere la nuova misura potevano maturare solo dopo la fine del primo sussidio. Di conseguenza, il termine per presentare la domanda non poteva iniziare a decorrere dal momento delle dimissioni. La sovrapposizione temporale tra i due diversi sussidi deve essere evitata e il sistema deve garantire una continuità di protezione sociale per il lavoratore disoccupato.

Le conclusioni della Cassazione sul rinvio della causa

La Suprema Corte stabilisce che il diritto del lavoratore non è scaduto in modo automatico. La sentenza impugnata viene cassata e la causa viene rinviata alla Corte d’Appello di Reggio Calabria. Il nuovo giudice dovrà riesaminare l’intera vicenda applicando correttamente le regole dell’accordo regionale. Questo significa che il giudice dovrà verificare la tempestività della domanda calcolando il termine a partire dal giorno di effettiva cessazione della disoccupazione ordinaria. Il lavoratore ottiene così una importante vittoria e la possibilità di vedere riconosciuto il proprio diritto all’ammortizzatore sociale. Questa decisione conferma che i termini di decadenza devono sempre rispettare la reale situazione di sostegno al reddito del lavoratore.

Da quando decorre il termine per chiedere la mobilità in deroga se si percepisce la disoccupazione ordinaria?
Il termine per presentare la domanda decorre dal giorno di effettiva cessazione del precedente sostegno al reddito ordinario e non dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Cosa succede se la Corte d’Appello ignora la data di fine della disoccupazione ordinaria?
La sentenza può essere impugnata davanti alla Corte di Cassazione per omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio.

Qual è l’effetto della decisione della Cassazione in questo caso?
La Corte annulla la decisione precedente e rinvia la causa a un nuovo giudice che dovrà ricalcolare i termini partendo dalla fine del sussidio precedente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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