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D.Lgs. 507/1993 — Anno 2022

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133 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 507/1993

Avviso di accertamento TARSU nullo se manca la prova del possesso
La società di riscossione notificava al contribuente un avviso di accertamento TARSU per un box auto. Il contribuente impugnava l'atto eccependo di non essere proprietario né detentore del bene. Il giudice di primo grado annullava la pretesa fiscale per due motivi: la mancata dimostrazione della proprietà del box e l'errata categoria tariffaria. L'ente creditore presentava appello contestando esclusivamente la questione della classificazione, omettendo qualsiasi censura sul punto relativo alla titolarità dell'immobile. Il giudice di secondo grado accoglieva l'appello tributario confermando la tassa. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto e annullato definitivamente l'atto impositivo: la mancata impugnazione sul difetto di proprietà ha formato giudicato interno, rendendo del tutto illegittima e inefficace la richiesta del tributo.
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Errore Dichiarazione Imposta: il Rimborso è Dovuto anche per Sviste
Un'Azienda ha presentato una dichiarazione per l'imposta sulla pubblicità con un errore materiale nel calcolo delle superfici. Ha chiesto il rimborso dell'eccedenza al Comune, che lo ha negato. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso dell'Azienda. Il Comune ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'erronea dichiarazione di contumacia e l'applicazione dell'art. 8 d.lgs. 507/93. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, affermando che un errore dichiarazione imposta di tipo materiale è sempre emendabile e ritrattabile, anche se non si tratta di una variazione fisica dell'impianto pubblicitario. Ha quindi confermato il diritto dell'Azienda al rimborso.
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COSAP passi carrabili: l’accesso a raso non è tassabile
Un Cittadino ha contestato al Comune la richiesta di Canone per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (COSAP) per un "passo carrabile a raso", cioè un semplice accesso alla sua proprietà senza opere fisiche. Il Comune aveva applicato un regolamento che estendeva la definizione di passo carrabile anche a questi accessi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il regolamento comunale era illegittimo. Ha chiarito che un passo carrabile, per essere tassabile con il COSAP, deve prevedere opere che modifichino il suolo pubblico. Il Giudice ordinario può disapplicare regolamenti comunali che contrastano con la legge nazionale. Il Cittadino ha vinto, e la pretesa del Comune è stata annullata.
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Tariffe TARI per alberghi: legittima la stangata
Una società alberghiera ha contestato l'avviso di pagamento per la tassa sui rifiuti, sostenendo la nullità della sottoscrizione del funzionario, la carenza di motivazione dell'atto e l'eccessività delle tariffe TARI per alberghi, quantificate in misura fino a sette volte superiore rispetto a quelle delle civili abitazioni. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente il ricorso della struttura ricettiva. I giudici hanno confermato che il Comune può legittimamente applicare una tassazione maggiorata agli alberghi rispetto alle case private in virtù della loro superiore capacità potenziale di produrre rifiuti. Inoltre, l'avviso di pagamento è valido se contiene i dati essenziali già noti al contribuente e la firma del responsabile tributi designato dall'ente.
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Esenzione Tarsu Edifici di Culto: Intesa non Necessaria, Dichiarazione Sì
L'Associazione dei Testimoni di Geova ha contestato una cartella Tarsu per locali adibiti al culto, invocando l'esenzione. I giudici precedenti avevano negato il beneficio, ritenendo necessaria la stipula di un'intesa con lo Stato per il riconoscimento della confessione religiosa. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'esenzione Tarsu per edifici di culto non dipende da tale intesa, poiché la libertà di culto è un diritto fondamentale e il riconoscimento non è subordinato ad accordi. La Cassazione ha però sottolineato che l'esenzione richiede l'effettiva destinazione dei locali al culto e la preventiva dichiarazione del contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame, ribadendo i principi di non discriminazione religiosa.
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TARSU aree scoperte: il Comune vince, la società paga i rifiuti auto
Una società ha chiesto il rimborso della TARSU (Tassa Rifiuti) per aree scoperte adibite a esposizione auto, sostenendo l'illegittimità delle tariffe e la non produttività di rifiuti. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. Ha stabilito che la questione sull'approvazione delle tariffe da parte del Sindaco era coperta da giudicato interno. Inoltre, le aree scoperte destinate all'esposizione di veicoli sono considerate operative e potenzialmente produttive di rifiuti, quindi soggette a TARSU aree scoperte, a meno di prova contraria fornita dal contribuente. La società non ha fornito tale prova.
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Notifica cartella esattoriale TARSU: l’hotel perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un'azienda alberghiera contro la notifica cartella esattoriale TARSU emessa dal Comune. L'impresa contestava la mancata notifica dell'atto preliminare di pagamento e la mancata partecipazione dell'agente della riscossione al processo d'appello. I giudici hanno chiarito che non esiste un obbligo di coinvolgere sia l'ente impositore sia il concessionario. Inoltre, la ricezione della cartella e la successiva difesa nel merito sanano eventuali difetti di notifica dell'atto precedente per raggiungimento dello scopo. La Suprema Corte ha anche ricordato che nel processo tributario le parti possono produrre nuovi documenti in appello. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di lite e al versamento del doppio del contributo unificato.
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Esenzione Tarsu Enti Religiosi: Intesa non necessaria per il culto
Una congregazione religiosa ha contestato una cartella di pagamento Tarsu per locali adibiti al culto. I giudici precedenti avevano negato l'esenzione Tarsu enti religiosi perché la congregazione non aveva stipulato un'intesa con lo Stato. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l'esenzione non dipende da un'intesa formale, ma dall'effettiva e dichiarata destinazione dei locali al culto. La sentenza sottolinea l'importanza del riconoscimento della confessione religiosa e dell'uso concreto dell'immobile, non l'atto politico dell'intesa, per fruire del beneficio fiscale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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TARSU: Il Giudicato Amministrativo Tributario Blinda la Tariffa Comunale
Un Contribuente ha impugnato cartelle TARSU per gli anni 2008 e 2009 relative a tre sale cinematografiche, contestando la notifica, l'importo della tariffa e la sua legittimità. Dopo aver perso nei gradi precedenti, il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, invocando un precedente giudicato favorevole di una Commissione Tributaria Provinciale per annualità diverse e la presunta irrazionalità della tariffa. Il Comune ha eccepito l'esistenza di un `giudicato amministrativo tributario` del Consiglio di Stato che aveva già confermato la legittimità della tariffa. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi del Contribuente, stabilendo che il giudicato amministrativo sulla legittimità della tariffa è vincolante e impedisce al giudice tributario di riesaminare la questione.
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Tassa rifiuti aree cimiteriali: gestore obbligato al pagamento
Un ente religioso ha impugnato un sollecito di pagamento per la tassa sui rifiuti relativa alla gestione di una zona cimiteriale. L'ente ha sostenuto di non dover versare il tributo, invocando la natura di luogo di culto del camposanto e la concessione dei singoli loculi ai fedeli. L'ente ha inoltre eccepito precedenti sentenze favorevoli per annualità diverse a titolo di giudicato esterno. I giudici hanno chiarito che i cimiteri non sono assimilabili a chiese o edifici destinati al culto divino e producono scarti negli spazi comuni. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della pretesa del Comune: la tassa rifiuti aree cimiteriali è dovuta dal gestore dello spazio cimiteriale.
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Esenzione TARI: il deposito archivi non paga la tassa
Un Ente Comunale richiedeva il pagamento del tributo sui rifiuti a una Società per un immobile di oltre cinquemila metri quadrati. L'Azienda utilizzava l'area esclusivamente come archivio cartaceo e deposito documentale, affidando l'eventuale distruzione a operatori autorizzati. L'Azienda ha presentato preventiva istanza per ottenere l'esenzione TARI, dimostrando con perizie tecniche l'assoluta inidoneità dei locali a produrre immondizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che l'utente può superare la presunzione di tassabilità dimostrando l'oggettiva assenza di produzione di rifiuti.
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Accertamento con adesione: la firma vale più del pagamento?
Il Ministero della Difesa ha contestato il pagamento della TARSU dovuta per una caserma, sostenendo che l'accordo di accertamento con adesione non fosse valido per mancato pagamento. Il Comune di Torino ha invece affermato la definitività dell'accordo una volta sottoscritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per gli accertamenti con adesione concordati prima dell'avviso di accertamento (cd. "ex ante"), l'accordo è definitivo e non impugnabile già con la firma. Il mancato versamento delle somme pattuite non annulla l'accordo, ma consente all'ente di procedere con la riscossione. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso del Ministero.
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Calcolo TARSU attività ricettive: prevale il potenziale sul reale
Un'attività ricettiva ha contestato il Calcolo TARSU attività ricettive applicato da un Comune per gli anni 2005-2007. L'azienda sosteneva che la tariffa fosse errata, non considerando la reale produzione di rifiuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che i Comuni possono legittimamente basare il calcolo della TARSU sulla potenziale capacità di produzione dei rifiuti di un'attività, piuttosto che sulla quantità effettivamente prodotta. La Corte ha confermato la validità della differenziazione tariffaria per le attività alberghiere, riconoscendo la loro maggiore potenziale di generazione di rifiuti rispetto alle utenze domestiche.
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Incontestabilità pretesa tributaria: l’Azienda perde contro il Comune
Un'Azienda turistica ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per la TARSU del 2003, contestando vari aspetti come la decadenza del potere di riscossione e l'omessa notifica di avvisi di accertamento. I giudici di merito hanno respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'impugnazione era tardiva rispetto agli atti tributari presupposti, rendendo la pretesa tributaria incontestabile. La mancata impugnazione tempestiva degli atti precedenti rende definitiva la richiesta del Comune, impedendo ogni contestazione successiva.
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Esenzione TARI rifiuti speciali: serve la domanda ogni anno
La controversia nasce dall'impugnazione di un avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti emesso dal Comune nei confronti di una società commerciale. La società sosteneva di aver diritto all'esenzione TARI rifiuti speciali avendo già dimostrato in passato il loro smaltimento autonomo tramite ditte private. L'Ente locale ha contestato l'omessa presentazione della domanda annuale prevista dal proprio regolamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, ribadendo che il contribuente deve rinnovare ogni anno la specifica richiesta di esonero allegando la documentazione probatoria, qualora il regolamento municipale fissi tale obbligo a pena di decadenza.
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Inammissibilità ricorso per Cassazione: Ente Locale perde per vizi formali
L'Ente Locale ha emesso un avviso di accertamento per la TOSAP del 2014 contro l'Azienda Contribuente. Dopo vari gradi di giudizio, la Commissione Tributaria Regionale ha annullato le sanzioni. L'Ente Locale ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione. L'Ente Locale non aveva specificato chiaramente i motivi di impugnazione, violando i principi di chiarezza e specificità richiesti dalla legge. L'Ente Locale è stato condannato a pagare le spese legali all'Azienda Contribuente.
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Riduzione TARES: La Cassazione richiede prova formale del disservizio
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di riduzione TARES. Un contribuente aveva ottenuto uno sconto sulla tassa rifiuti per presunto disservizio nella raccolta differenziata. Il Comune ha contestato questa decisione, sostenendo la mancanza di una dichiarazione formale di pericolo sanitario da parte dell'autorità competente. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per ottenere la riduzione TARES è indispensabile la prova di un provvedimento formale che attesti un pericolo per la salute o l'ambiente, non bastano generiche segnalazioni. Il caso tornerà alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Notifica atto tributario: Cassazione ordina verifiche su appello Comune
Un Contribuente ha contestato un accertamento Tarsu. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto l'appello del Comune, ritenendo l'accertamento motivato e l'onere della prova a carico del Contribuente per l'omessa dichiarazione. Il Contribuente ha poi presentato ricorso in Cassazione, lamentando che il Comune non aveva provato la corretta notifica atto tributario dell'atto di appello in CTR, non avendo prodotto la ricevuta di spedizione postale. La Corte di Cassazione ha ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio del processo di appello per verificare la corretta notifica dell'atto tributario e ha rinviato la causa a nuovo ruolo.
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Contributo Unificato: Rinuncia al Ricorso Salva dall’Oneri Aggiuntivi
L'Azienda Contribuente aveva impugnato una cartella di pagamento della Tarsu, contestando l'applicazione della tassa sui rifiuti speciali assimilati agli urbani. Dopo un percorso giudiziario, l'Azienda e l'Ente Locale hanno raggiunto un accordo transattivo e hanno rinunciato reciprocamente al ricorso e al controricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Ha inoltre chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso, non è dovuto il pagamento del contributo unificato aggiuntivo, poiché questa norma si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso, e non può essere estesa per analogia. Questo principio è cruciale per il contributo unificato e rinuncia al ricorso.
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Tariffe TARSU comunali: valida la delibera di Giunta
Una società contribuente ha contestato una cartella esattoriale per la tassa sui rifiuti, sostenendo l'illegittimità della delibera con cui la Giunta comunale aveva fissato le tariffe TARSU comunali per l'anno 2009 senza la preventiva fissazione dei limiti di copertura dei costi da parte del Consiglio comunale. I giudici tributari regionali avevano accolto le ragioni della società, annullando l'aumento e ordinando il rimborso. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Comune. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nell'ordinamento degli enti locali della Regione Siciliana, la Giunta municipale possiede la piena competenza ad approvare la misura delle tariffe sui rifiuti, anche qualora il Consiglio non abbia stabilito preliminarmente il grado di copertura finanziaria del servizio.
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