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D.Lgs. 471/1997 — Anno 2025

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128 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 471/1997

Scissione parziale: Guida fiscale e decisioni della Corte
Una sentenza della Corte di Cassazione analizza le conseguenze fiscali di una scissione parziale di un'azienda speciale comunale. Il caso riguarda la contestazione da parte dell'Agenzia delle Entrate del trattamento fiscale di fondi rischi e pensioni trasferiti alla nuova società. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando la neutralità fiscale dell'operazione e la non imponibilità dell'utilizzo di fondi già tassati in origine. Inoltre, ha accolto in parte il ricorso del contribuente, annullando la ripresa per indeducibilità degli ammortamenti ai fini Irap e le sanzioni per recidiva.
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Fatture inesistenti: no alla deducibilità dei costi
La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi per fatture inesistenti, sia ai fini delle imposte dirette che dell'IVA. Nel caso, una società metallurgica aveva registrato fatture per operazioni mai avvenute. La Corte ha stabilito che la prova dell'inesistenza oggettiva e soggettiva delle transazioni, unita alla non tracciabilità dei pagamenti, preclude qualsiasi deduzione, anche in regime di reverse charge.
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Sanzioni reverse charge: la Cassazione chiarisce
Una società italiana ha ricevuto servizi di management dalla sua controllante inglese senza applicare il meccanismo del reverse charge. L'Agenzia delle Entrate ha imposto pesanti sanzioni, ritenendo la violazione sostanziale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato che l'omissione non è una violazione meramente formale, in quanto ostacola i controlli fiscali. Tuttavia, ha accolto il ricorso della società riguardo l'applicazione delle sanzioni reverse charge, stabilendo che deve essere applicata la normativa successiva più favorevole, in base al principio del favor rei. La Corte ha inoltre chiarito la validità di una procura rilasciata all'estero, anche senza traduzione giurata.
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Dichiarazione d’intenti: sanzioni e favor rei
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25146/2025, ha stabilito che l'omessa trasmissione telematica della dichiarazione d'intenti da parte del fornitore non è una mera violazione formale e non è stata abolita dalle leggi successive. Sebbene l'obbligo sia passato al cliente, persiste l'illiceità della condotta passata. Tuttavia, in applicazione del principio del favor rei, deve essere applicata la sanzione più mite sopravvenuta, ovvero quella fissa introdotta dal D.Lgs. 158/2015, e non la precedente sanzione proporzionale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Omessa pronuncia sanzioni: Cassazione accoglie ricorso
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su indagini bancarie. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha analizzato i cinque motivi di ricorso. Pur respingendo le censure sulla legittimità dell'accertamento e sulla firma dell'atto, la Corte ha accolto il motivo relativo alla totale omessa pronuncia sanzioni. Il giudice d'appello non aveva esaminato la doglianza del contribuente sulla motivazione delle sanzioni applicate. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio al giudice di secondo grado per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Transfer pricing: controllo e influenza economica
Una società è stata sanzionata dall'Agenzia Fiscale per violazioni in materia di transfer pricing relative a transazioni con una società estera. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, chiarendo che il concetto di 'controllo' ai fini del transfer pricing è più ampio di quello civilistico e include qualsiasi forma di 'influenza economica', anche solo potenziale, come i legami familiari tra i soci o i rapporti commerciali esclusivi.
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Crediti inesistenti: quando scatta la decadenza?
Una società cooperativa si oppone a un atto di recupero per crediti d'imposta utilizzati negli anni 2002, 2003 e 2004, sostenendo la violazione del giudicato e la decadenza del potere impositivo. La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un precedente atto per vizi formali non impedisce una nuova azione fiscale. Tuttavia, accoglie il motivo sulla decadenza, precisando che il termine esteso di otto anni si applica solo ai crediti inesistenti, la cui natura deve essere accertata in concreto, distinguendoli dai crediti non spettanti. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Inerenza costo: IVA indetraibile per la controllante
Una società che produce grassi animali si è vista negare la detrazione IVA per l'acquisto di un impianto di cogenerazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il bene non era inerente all'attività della società acquirente (la controllante), ma a quella della sua controllata, che lo utilizzava per produrre energia. La sentenza ribadisce che il principio di inerenza costo richiede un legame funzionale e diretto tra la spesa e l'attività specifica del soggetto che richiede la detrazione.
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Detrazione IVA: la prova dell’inerenza spetta a te
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere di provare l'inerenza di un costo ai fini della detrazione IVA spetta esclusivamente al contribuente. Il caso riguardava una società che aveva detratto l'IVA per un impianto non strumentale alla sua attività principale. La Corte ha anche annullato la riduzione delle sanzioni, poiché la conciliazione giudiziale non si era perfezionata, ribadendo il carattere premiale e condizionato di tale beneficio.
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Vendite online: quando diventano attività d’impresa?
Un contribuente che effettuava numerose vendite online di scarpe è stato oggetto di un accertamento fiscale che ha qualificato la sua attività come reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato che l'elevato numero di transazioni è un indicatore di abitualità e professionalità, sufficiente a configurare un'attività d'impresa ai fini fiscali, anche in assenza di una complessa organizzazione. Tuttavia, la sentenza ha accolto i ricorsi del contribuente su due punti specifici: ha annullato la decisione per mancata motivazione sul requisito dell'autonoma organizzazione ai fini IRAP e ha chiarito che, per gli acquisti non fatturati, il cessionario è soggetto a sanzioni per mancata autofatturazione ma non al pagamento dell'IVA.
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Prescrizione sanzioni tributarie: Cassazione conferma 5 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la prescrizione delle sanzioni tributarie e degli interessi è quinquennale e non decennale. Il caso riguardava una richiesta di pagamento per imposte, sanzioni e interessi per l'anno 2006. La Corte ha chiarito che il termine specifico di cinque anni, previsto dalla normativa sulle sanzioni (d.lgs. 472/1997), non può essere esteso a dieci anni, a differenza del tributo principale, salvo il caso di un accertamento divenuto definitivo a seguito di sentenza passata in giudicato.
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Concorso illecito tributario: la responsabilità
La Corte di Cassazione analizza la responsabilità di un professionista per concorso illecito tributario nelle violazioni commesse da una società. La sentenza chiarisce che la norma che attribuisce le sanzioni esclusivamente alla persona giuridica non protegge i concorrenti esterni. Inoltre, la Corte stabilisce che i giudici di merito devono valutare gli indizi non singolarmente, ma nel loro complesso, per accertare la responsabilità.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione esclude l’IRAP
Una società informatica ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2004, basato su fatture per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, giustificato dalla presenza di un'ipotesi di reato tributario. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8042/2025, ha parzialmente accolto il ricorso della società. Ha confermato la validità dell'accertamento per IRES e IVA, ma lo ha annullato per quanto riguarda l'IRAP. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini non è applicabile all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali che possano giustificare l'estensione del periodo di accertamento.
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Credito d’imposta: quando la dichiarazione è valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito d'imposta è valido se dichiarato nell'anno in cui sorge, anche se non indicato nella dichiarazione dell'anno di utilizzo. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato un credito per ricerca e sviluppo utilizzato in compensazione da una società, ritenendolo inesistente per tale omissione. La Corte ha qualificato l'omissione come mera irregolarità formale, rigettando il ricorso dell'Agenzia e confermando che il presupposto per l'esistenza del credito è la sua dichiarazione nell'anno di formazione.
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Cumulo sanzioni ICI-IMU: la Cassazione chiarisce
Una società agricola ha impugnato due avvisi di accertamento per ICI e IMU, contestando un versamento parziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale della società per vizi procedurali, come la violazione del principio di autosufficienza. Ha inoltre rigettato il ricorso incidentale del Comune, confermando l'applicazione del cumulo sanzioni (o cumulo giuridico) per violazioni tributarie della stessa indole commesse in più anni, consolidando un orientamento favorevole al contribuente.
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Società non operative: la Cassazione e il credito IVA
Una società è stata oggetto di accertamenti fiscali per Ires, Irap e Iva, venendo classificata come 'società non operativa' a causa di una prolungata inattività e di un'unica fattura ritenuta inesistente. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso della società, ha stabilito, in linea con una recente sentenza della Corte di Giustizia UE, che la qualifica di società non operativa, basata sul mancato raggiungimento di soglie di ricavi, non può comportare l'automatica perdita del diritto alla detrazione del credito IVA. Tale diritto può essere negato solo in presenza di frode o abuso, che devono essere provati dall'amministrazione finanziaria. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame sulla questione IVA.
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Compensazione credito IVA: sanzioni e violazioni
Una società utilizzava un credito IVA in compensazione prima dei termini di legge e senza il necessario visto di conformità. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla compensazione credito IVA: l'utilizzo anticipato del credito è una violazione sostanziale, assimilabile a un omesso versamento e quindi sanzionabile. Al contrario, la mancanza del visto di conformità, se il credito è legittimo, costituisce una violazione meramente formale, non punibile perché non arreca un danno economico allo Stato né ostacola i controlli.
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Compensazione credito IVA: formale o sostanziale?
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra violazioni nella compensazione del credito IVA. L'utilizzo anticipato del credito è una violazione sostanziale, equiparata a un omesso versamento e sanzionata pesantemente. Al contrario, la mancata apposizione del visto di conformità è una violazione meramente formale, non punibile se il credito è esistente. La sentenza distingue nettamente le conseguenze, applicando un trattamento sanzionatorio severo nel primo caso e annullando il recupero dell'imposta nel secondo.
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Detrazione IVA immobili: decide la strumentalità
Una società di gestione immobiliare si è vista negare la detrazione IVA per l'acquisto di unità abitative pertinenti a un complesso agricolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che per la detrazione IVA immobili non conta la classificazione catastale ma la concreta strumentalità del bene all'attività d'impresa. La Corte ha inoltre disapplicato la normativa sulle società non operative, ritenendola in contrasto con il diritto dell'Unione Europea.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società contesta una cartella esattoriale per omesso versamento di acconti IRES e IRAP. Mentre il caso è pendente in Cassazione, la società aderisce alla definizione agevolata prevista dalla legge. Avendo rispettato i requisiti e non avendo ricevuto un diniego dall'Agenzia delle Entrate, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo, senza decidere nel merito della questione fiscale.
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