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D.Lgs. 368/2001 — Anno 2022

115 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 368/2001

Contratti a termine illegittimi: l’emergenza non giustifica l’abuso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Lavoratore impiegato da un'Amministrazione Pubblica tramite una serie di contratti di somministrazione e a termine, ritenuti illegittimi. L'Amministrazione aveva giustificato tali contratti con ordinanze di Protezione Civile legate a emergenze migratorie. La Corte ha stabilito che le ordinanze non possono derogare le norme sui contratti a termine illegittimi senza una previsione esplicita. Ha confermato il diritto del Lavoratore al risarcimento del danno, respingendo l'eccezione dell'Amministrazione riguardo a una presunta "stabilizzazione" del Lavoratore, poiché tale fatto nuovo non poteva essere introdotto per la prima volta in Cassazione.
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Contratto a termine pubblico impiego: no al posto fisso
Una lavoratrice sociosanitaria ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con un'Azienda Sanitaria Provinciale. I giudici di merito hanno accertato l'illegittimità dei termini apposti, ma hanno negato la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato, riconoscendo solo un risarcimento economico. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'assunzione tramite liste di collocamento consentisse la stabilizzazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. Per la giurisprudenza, la disciplina del contratto a termine pubblico impiego esclude categoricamente la conversione del rapporto, anche in assenza di concorso formale. Il divieto tutela il buon andamento, la programmazione delle spese e l'imparzialità dell'amministrazione. Il lavoratore illegittimamente precario nella Pubblica Amministrazione ha diritto unicamente al risarcimento del danno economico e non al posto fisso.
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Contratto a termine illegittimo: azienda sconfitta in Cassazione
Una lavoratrice viene assunta da una compagnia aerea con contratto a tempo determinato per esigenze riorganizzative aziendali. La dipendente contesta la clausola temporale per genericità della motivazione. I giudici di merito dichiarano nullo il termine contrattuale e ordinano la ricostituzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. L'azienda ricorre in Cassazione sostenendo la piena validità delle esigenze operative indicate e contestando il ritardo nell'impugnazione. La Suprema Corte respinge il ricorso dell'azienda: una motivazione astratta senza un chiaro collegamento tra le mansioni e la specifica riorganizzazione rende il contratto a termine illegittimo. Di conseguenza, il rapporto resta a tempo indeterminato e il datore di lavoro deve pagare le spese legali.
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Abuso dei contratti a termine: risarcimento confermato per la PA
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti a tempo determinato e di somministrazione stipulati dalla Pubblica Amministrazione con una lavoratrice per gestire l'emergenza immigrazione. I giudici hanno chiarito che le ordinanze di protezione civile non possono derogare implicitamente alle norme di legge che impongono l'indicazione precisa delle ragioni temporanee dell'assunzione. Di conseguenza, l'ente pubblico risponde dell'abuso dei contratti a termine e deve versare l'indennità risarcitoria pari a dodici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. La successiva stabilizzazione della lavoratrice non cancella il risarcimento se l'amministrazione non allega tempestivamente tale circostanza durante il giudizio di merito.
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Nullità del contratto a termine: causale generica e reintegra
Una lavoratrice ha impugnato il secondo contratto a tempo determinato stipulato con un'azienda di trasporti, denunciando la genericità della causale apposta. L'azienda aveva riproposto la medesima motivazione legata all'avvio dell'attività d'impresa a distanza di molto tempo dall'effettivo inizio delle operazioni. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità del contratto a termine, ordinando la conversione a tempo indeterminato e la corresponsione di un'indennità risarcitoria. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. La Corte ha chiarito che il datore di lavoro deve specificare in modo concreto e puntuale le reali esigenze aziendali per evitare l'invalidità della clausola temporale.
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Contratto a termine nella pubblica amministrazione: no assunzione
Un lavoratore ha contestato la reiterazione abusiva di contratti a tempo determinato stipulati con un'Azienda Sanitaria Locale. I giudici di merito hanno accertato l'illegittimità dei contratti, ma hanno negato la stabilizzazione del posto di lavoro. Il tribunale ha concesso esclusivamente un risarcimento forfettario di cinque mensilità. Il lavoratore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo l'assunzione stabile o un indennizzo più elevato. La Suprema Corte ha respinto definitivamente il ricorso. I giudici hanno ribadito che il contratto a termine nella pubblica amministrazione non si converte mai in assunzione a tempo indeterminato, anche per le mansioni elementari accessibili senza concorso. La tutela per il dipendente pubblico precario consiste esclusivamente nel risarcimento economico.
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Personale ATA: Riconoscimento Anzianità tra Precariato e Diritti
Un Lavoratore del personale ATA scolastico, assunto con contratti a termine successivi, ha chiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio per ottenere lo stesso trattamento retributivo dei colleghi a tempo indeterminato. La Corte d'Appello aveva parzialmente accolto la sua richiesta, limitando il pagamento delle differenze retributive all'ultimo quinquennio. L'Amministrazione ha proposto ricorso, sostenendo che il trattamento dei precari non fosse discriminatorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione, confermando il diritto del Lavoratore al pieno riconoscimento anzianità personale ATA e alla progressione stipendiale, in linea con il principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e di ruolo.
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Ius Postulandi Fondazioni Liriche: Errore Fatale per l’Ente Lirico
La Corte d'Appello ha dichiarato nulli i contratti a termine di alcune sarte con una fondazione lirica, disponendo riammissione e risarcimento. La fondazione ha presentato ricorso in Cassazione. Mentre due lavoratrici hanno conciliato, per la terza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato un difetto di Ius Postulandi Fondazioni Liriche: la fondazione, pur essendo un ente privato, deve avvalersi dell'Avvocatura dello Stato o, in alternativa, adottare una specifica delibera motivata per incaricare avvocati privati. Tale delibera era assente, rendendo il mandato difensivo invalido. La fondazione è stata condannata a pagare le spese legali della lavoratrice.
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Contratto a termine: l’azienda non prova la causale, il termine è nullo
Un lavoratore ha impugnato il suo contratto a termine, sostenendo l'illegittimità della clausola che ne fissava la scadenza. I giudici di merito hanno dichiarato la nullità del termine nel contratto di lavoro, poiché l'azienda non aveva fornito prove sufficienti per giustificare la ragione specifica (causale) dell'apposizione del termine, come la sostituzione di personale assente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che l'onere di dimostrare la legittimità della causale spetta al datore di lavoro. La sentenza ribadisce l'importanza di una prova rigorosa per la validità dei contratti a termine.
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Somministrazione illegittima nella PA: vince la lavoratrice
Una lavoratrice ha prestato servizio per un Ministero tramite reiterati contratti a termine stipulati con un'agenzia interinale. I giudici hanno accertato la nullità degli accordi per assenza di causali specifiche, condannando l'amministrazione a risarcire dieci mensilità. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che le ordinanze della Protezione Civile emanate per fronteggiare emergenze giustificassero la deroga alla disciplina ordinaria. La Cassazione ha respinto il ricorso statale, chiarendo che l'emergenza non sana l'omissione dei requisiti di legge se le ordinanze non prevedono deroghe espresse. In presenza di somministrazione illegittima nella PA, la lavoratrice ha pieno diritto al danno comunitario senza necessità di specifica prova del pregiudizio.
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Abuso contratti a termine pubblico impiego e risarcimento
Un Ministero ha impiegato una dipendente con reiterati contratti a termine e di somministrazione oltre i limiti di legge per gestire l'emergenza immigrazione. L'amministrazione ha giustificato la precarietà richiamando ordinanze di protezione civile. La Corte d'Appello ha accertato l'illegittimità per assenza di causali specifiche, condannando l'ente al risarcimento di sette mensilità. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che l'emergenza e la successiva stabilizzazione sanassero le violazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna ministeriale: l'abuso contratti a termine pubblico impiego non è giustificato da generiche ordinanze emergenziali né sanato da assunzioni successive.
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Emergenza e abuso di contratti a termine: risarcimento confermato
Una lavoratrice ha impugnato vari contratti a termine e di somministrazione stipulati con un Ministero, lamentando la mancanza delle causali giustificative. La Corte d'Appello ha confermato la nullità dei termini e condannato l'amministrazione al risarcimento del danno comunitario per abuso di contratti a termine. Il Ministero ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che le ordinanze di emergenza della Protezione Civile per i flussi migratori consentissero di derogare all'obbligo delle causali e deducendo una presunta stabilizzazione sopravvenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: le ordinanze di emergenza non derogano implicitamente alla disciplina lavoristica e l'eccezione sulla stabilizzazione è inammissibile nel giudizio di legittimità poiché richiede nuovi accertamenti sui fatti.
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Contratti a Termine: Ordinanze di Emergenza non derogano la Legge
Il Ministero ha impugnato una decisione che aveva dichiarato illegittimi dei contratti a termine e di somministrazione. Questi contratti erano stati stipulati basandosi su Ordinanze di Protezione Civile (O.P.C.M.) emesse per gestire l'immigrazione di massa. La Corte di Cassazione ha ribadito che le O.P.C.M., essendo atti amministrativi, non possono derogare alle leggi sui contratti a termine e sulla somministrazione di lavoro senza un'esplicita previsione normativa. Inoltre, la successiva stabilizzazione del lavoratore, un fatto nuovo (factum superveniens), non poteva essere introdotta per la prima volta in Cassazione, poiché avrebbe richiesto nuove indagini di fatto. Il ricorso del Ministero è stato rigettato, e quest'ultimo è stato condannato al pagamento delle spese legali. La sentenza chiarisce i limiti dei Contratti a termine e ordinanze di emergenza.
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Reiterazione abusiva contratti a termine: no ruolo, sì ai danni
Un gruppo di dipendenti lavora per anni presso un Ente Pubblico attraverso una serie di contratti a tempo determinato. I lavoratori chiedono al tribunale la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Il giudice rigetta la domanda perché la legge vieta la stabilizzazione automatica nel settore pubblico. La Corte d'Appello rifiuta anche il risarcimento del danno, ritenendolo una richiesta nuova. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici confermano il divieto di conversione diretta del contratto nel settore pubblico. Tuttavia, la Suprema Corte stabilisce che la domanda di risarcimento economico non costituisce una richiesta nuova rispetto alla stabilizzazione. Il giudice deve sempre valutare la tutela economica di fronte alla reiterazione abusiva contratti a termine. I lavoratori ottengono quindi l'annullamento della sentenza e il rinvio per il calcolo dei danni.
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Nullità del termine nel contratto di lavoro e onere di prova
Un assistente di volo ha impugnato il contratto a tempo determinato stipulato con una compagnia aerea. I giudici di merito hanno accertato la nullità del termine nel contratto di lavoro per assenza di idonea prova delle esigenze aziendali temporanee. La società non ha infatti dimostrato il nesso causale tra la causale addotta e l'assunzione del lavoratore. La Corte d'Appello ha quindi ordinato la conversione del rapporto a tempo indeterminato e condannato il datore di lavoro al pagamento di sette mensilità risarcitorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. Il datore di lavoro non può richiedere una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità né superare il limite della doppia decisione conforme senza indicare difformità fattuali.
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Abuso dei contratti a termine nella sanità: no assunzione ma risarcimento
Alcuni dipendenti hanno lavorato per oltre un decennio presso un'Azienda Sanitaria Regionale mediante plurimi rinnovi contrattuali legati a specifici progetti. I lavoratori hanno chiesto l'assunzione a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni subiti. I giudici di merito hanno negato qualsiasi tutela risarcitoria, escludendo la trasformazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di convertire i contratti nella Pubblica Amministrazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che superare il tetto massimo di 36 mesi integra un illecito abuso dei contratti a termine. L'ente pubblico non può utilizzare contratti temporanei per coprire esigenze stabili e ordinarie. Di conseguenza, i giudici hanno riconosciuto ai lavoratori il diritto al risarcimento del danno, rinviando la causa per la liquidazione delle somme dovute.
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Contratto a Termine: Decadenza Impugnazione, 120 Giorni ma per Ogni Rapporto
Un lavoratore ha contestato una serie di contratti a termine per ottenere un rapporto di lavoro stabile. La Corte d'Appello aveva dichiarato la decadenza impugnazione contratto a termine, ritenendo che il termine decorresse dall'ultimo contratto. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha chiarito che il termine di 120 giorni per impugnare i contratti a termine si applica alle cessazioni successive al 1° gennaio 2013. Inoltre, ha stabilito che ogni singolo contratto a termine deve essere impugnato separatamente, non bastando la contestazione dell'ultimo per estendere gli effetti ai precedenti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto a tempo determinato: accordo valido ma mansione diversa
Una compagnia aerea ha assunto una dipendente mediante un contratto a tempo determinato, giustificando l'assunzione con l'intensificazione dei voli dovuta al rinnovo della flotta. La lavoratrice ha impugnato il termine contrattuale chiedendo la stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine. In primo luogo, il termine di decadenza per l'impugnativa decorre dall'effettiva cessazione del lavoro e non dalla scadenza formale pattuita, qualora l'attività sia proseguita di fatto. Inoltre, il datore di lavoro non ha fornito la prova della reale esigenza temporanea: l'accordo sindacale prodotto giustificava solo l'assunzione di personale con mansioni di coordinamento e responsabilità, qualifica non posseduta dalla dipendente. La Suprema Corte ha pertanto rigettato il ricorso aziendale, confermando il risarcimento calcolato sulla retribuzione reale indicata nelle buste paga.
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Cessazione della materia del contendere nel contratto a termine
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con un ente teatrale per svolgere la mansione di elettricista, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. Dopo l'esito sgradevole dei giudizi di merito, il dipendente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more della causa di legittimità, le parti hanno sottoscritto un verbale di conciliazione giudiziale nell'ambito di un altro procedimento, estendendone gli effetti anche a questa controversia. A fronte dell'istanza congiunta delle parti, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e la compensazione delle spese processuali.
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Precariato scolastico: stop al risarcimento dopo l’assunzione
Una docente ha citato in giudizio il Ministero per contestare l'abuso dei contratti a termine durati oltre tre anni, chiedendo la stabilizzazione o il risarcimento del danno per il precariato scolastico. In secondo grado, i giudici hanno respinto la richiesta risarcitoria perché l'insegnante aveva ottenuto l'immissione in ruolo a tempo indeterminato. La docente ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la lavoratrice ha depositato un atto di rinuncia non formalmente notificato al Ministero. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno compensato integralmente le spese di lite tra le parti ed escluso il pagamento del doppio contributo unificato.
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