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D.Lgs. 152/2006 — Anno 2024

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224 provvedimenti

Altri anni per D.Lgs. 152/2006

Contributo ambientale: la guida per non sbagliare
Un'impresa produttrice di beni in polietilene ha versato il contributo ambientale al consorzio per il riciclo del polietilene. Tuttavia, il consorzio nazionale imballaggi ha rivendicato lo stesso contributo, sostenendo che i beni fossero 'imballaggi'. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento a un consorzio non competente non libera l'impresa dal suo obbligo. Il principio del 'ne bis in idem' si applica solo tra sistemi di gestione per la stessa tipologia di rifiuto. La Corte ha quindi rinviato la causa al giudice di merito per determinare la corretta qualificazione dei beni e, di conseguenza, il consorzio a cui era dovuto il contributo ambientale.
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Privilegio crediti enti pubblici: no se contrattuali
Un consorzio pubblico per la gestione dei rifiuti ha richiesto il riconoscimento del privilegio crediti per somme versate a una società di gestione di discariche, poi fallita, per servizi mai resi. La Corte di Cassazione ha negato tale privilegio, stabilendo che il credito, pur originato da fondi di natura tributaria (tassa sui rifiuti), assume natura contrattuale e restitutoria una volta versato come compenso. Di conseguenza, non gode della preferenza accordata ai crediti fiscali.
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Scarico reflui zootecnici: Rifiuto o scarico?
Un imprenditore agricolo, condannato per scarico illecito di reflui zootecnici, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha riqualificato il fatto: non si trattava di uno 'scarico', ormai depenalizzato, ma di un 'abbandono di rifiuti liquidi', che costituisce ancora reato. La distinzione cruciale risiede nell'assenza di un sistema stabile di canalizzazione dei liquidi, che perciò vanno considerati rifiuti. La condanna è stata confermata sulla base della nuova qualificazione giuridica.
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Gestione illecita rifiuti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per gestione illecita rifiuti. La difesa sosteneva mere irregolarità amministrative, ma per i giudici le prove, incluse le intercettazioni, dimostravano condotte volte a coprire consegne fittizie o posticipate, giustificando la misura cautelare per il concreto pericolo di reiterazione del reato.
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