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D.L. 119/2018 — Anno 2023

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227 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata: il Fisco perde la causa per il suo silenzio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al contribuente riguardante avvisi di accertamento per maggiore IVA negli anni 2006 e 2007. Durante il giudizio di Cassazione, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi del decreto legge 119/2018, pagando la prima rata e depositando la documentazione. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: la sentenza definitiva blocca il condono
Un'azienda alberghiera ometteva di indicare un credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi, provando poi a rimediare con una successiva dichiarazione integrativa. L'Agenzia delle Entrate contestava la tardività dell'integrazione. Dopo una decisione sfavorevole della Cassazione, l'azienda proponeva ricorso per revocazione e chiedeva la definizione agevolata della controversia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per revocazione e dichiarato inammissibile la richiesta di definizione agevolata. I giudici hanno chiarito che la pendenza di un ricorso per revocazione straordinaria non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza di merito. Di conseguenza, la lite non può considerarsi pendente ai fini del condono fiscale. L'azienda perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: il medico chiude la lite contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un medico un avviso di accertamento per omessa dichiarazione di maggiori ricavi, basato su indagini finanziarie. Dopo che i giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al regolare pagamento di quanto dovuto. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Errore revocatorio: la svista del giudice non è un errore
Il Contribuente ha proposto ricorso per la revocazione di una precedente decisione della Cassazione, che aveva dichiarato tardivo il suo ricorso tributario. Il ricorrente sosteneva la presenza di un errore di calcolo nel combinare la sospensione straordinaria per la definizione delle liti e la sospensione feriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si trattava di un mero errore di calcolo o di una svista materiale, bensì di una contestazione sull'interpretazione delle norme di legge. L'errore revocatorio presuppone infatti un errore di percezione visiva o materiale del giudice, e non può mai riguardare l'interpretazione giuridica o il giudizio espresso nella sentenza impugnata. Di conseguenza, il Contribuente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata contro pretese del fisco: vince la società
L'Agenzia delle Entrate contestava a una Società Estera la presenza di una stabile organizzazione in Italia, gestita tramite la sua controllata italiana, emettendo avvisi di accertamento per IRES e IRAP. Dopo che i giudici di merito avevano dato ragione alla società, l'ente impositore proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la Società Estera e la controllata hanno presentato domanda di definizione agevolata per tutte le annualità contestate, provvedendo ai relativi pagamenti. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge e non è intervenuto alcun diniego da parte del fisco, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Vince il contribuente che vede chiudersi definitivamente la lite fiscale.
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Estinzione del giudizio: la cartella pagata spegne la lite
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava una cartella di pagamento emessa contro una Società Contribuente per omesso versamento IVA. Durante il giudizio di legittimità, la Società Contribuente ha richiesto la definizione agevolata del debito. Nonostante un iniziale diniego del condono, l'ufficio tributario ha attestato l'integrale soddisfacimento del debito e la conseguente cancellazione della cartella. Entrambe le parti hanno quindi manifestato la volontà di non proseguire la causa: l'Amministrazione Finanziaria ha dichiarato la perdita di interesse e la Società Contribuente ha rinunciato agli atti. La Corte di Cassazione ha pronunciato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: come il silenzio del fisco estingue la lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la partecipazione a frodi carosello, disconoscendo la detrazione IVA. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: l’accordo cancella il ricorso in Cassazione
Un'azienda tessile impugnava la condanna al pagamento di circa 80.000 euro per differenze contributive pretese dall'Inps. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'azienda aderiva alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-ter) per estinguere il debito a rate. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione alla definizione agevolata, contenente l'impegno a rinunciare alla causa, determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, disponendo la compensazione delle spese legali tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta rispetto alla presentazione del ricorso.
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Annullamento automatico dei debiti: stop alla lite con l’INPS
Il caso riguarda un ricorso presentato da un contribuente contro l'avviso di addebito dell'INPS per contributi previdenziali non versati negli anni ottanta, per un importo complessivo di circa 586 euro. Durante il giudizio di Cassazione, è entrata in vigore la Legge di Bilancio 2023, la quale prevede l'annullamento automatico dei debiti di importo inferiore a mille euro affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2015. Poiché il debito rientrava pienamente in questi parametri, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. L'annullamento opera direttamente per legge, rendendo superfluo l'esame dei motivi di ricorso. Le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla lite senza raddoppio dei costi
La Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Amministrazione Finanziaria per contestare una cartella di pagamento relativa all'imposta di registro per l'anno 2004. Successivamente, la stessa Contribuente ha presentato istanza di rinuncia al ricorso, dimostrando di aver aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge (art. 3, comma 1, d.l. n. 119/2018) e di aver pagato integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione del processo dovuta a definizione agevolata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo le impugnazioni dilatorie o pretestuose e non le ipotesi di inammissibilità sopravvenuta.
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Definizione agevolata: il socio salva anche il collega dal Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza che annullava un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA emesso contro una società estinta. Durante il processo in Cassazione, uno dei soci ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. n. 119/2018. L'ufficio tributario ha validato la richiesta e nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che gli effetti della definizione agevolata si estendono anche all'altro socio, poiché l'atto impositivo riguardava direttamente la società e non le posizioni personali dei singoli componenti.
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Definizione agevolata: no al condono se la cartella segue l’accertamento
Il Contribuente impugnava il diniego di definizione agevolata opposto dall'Amministrazione Finanziaria in relazione a una cartella di pagamento per IVA. L'ufficio riteneva la lite non definibile poiché la cartella era preceduta da un avviso di accertamento, qualificandosi come mero atto di riscossione. Il Contribuente sosteneva che l'annullamento definitivo dell'accertamento presupposto mutasse la natura della cartella, rendendola definibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la cartella di pagamento è ammessa alla definizione agevolata solo se costituisce il primo e unico atto di comunicazione della pretesa tributaria. L'eventuale successivo annullamento dell'avviso di accertamento non trasforma un atto di riscossione in un atto impositivo autonomo. Il Contribuente perde la causa.
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Pace fiscale: debito cancellato ma le spese restano al privato
Un automobilista ha impugnato un fermo amministrativo sulla propria auto, derivante da una cartella esattoriale per violazioni del Codice della Strada. Durante il giudizio, il debito è stato annullato grazie alla pace fiscale (D.L. 119/2018). Il Giudice di Pace ha dichiarato cessata la materia del contendere, compensando le spese legali. L'automobilista ha fatto appello e poi ricorso in Cassazione per ottenere il rimborso delle spese, invocando il principio della soccombenza virtuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che in caso di estinzione del giudizio per adesione alla pace fiscale, le spese processuali restano per legge a carico di chi le ha anticipate, escludendo qualsiasi rimborso o applicazione della soccombenza virtuale.
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Definizione agevolata: la cartella esattoriale non la blocca
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un contribuente il pagamento di ILOR e IRPEF per gli anni 1990 e 1991 tramite una cartella esattoriale emessa a seguito di controllo automatizzato. Il contribuente ha impugnato l'atto chiedendo l'applicazione della definizione agevolata per le liti pendenti. L'amministrazione finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che la cartella esattoriale non fosse un atto impositivo ma una mera riscossione, esclusa dalla sanatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che anche la cartella emessa per controllo automatizzato, se rappresenta il primo atto con cui il fisco comunica la pretesa, ha natura impositiva ed è quindi ammessa alla definizione agevolata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: la pace tra fisco e contribuente
La Società Contribuente impugnava una cartella di pagamento da oltre 65.000 euro per imposta sostitutiva sulla rivalutazione di immobili. Durante il giudizio, presentava domanda di definizione agevolata, rifiutata dall'Agenzia delle Entrate poiché ritenuta mero atto di riscossione. Dopo la conferma del diniego in appello, la società proponeva ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, la contribuente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'amministrazione finanziaria con accordo sulla compensazione delle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle tasse prima casa
Una contribuente rischiava di perdere le agevolazioni per l'acquisto della prima casa perché non aveva trasferito la residenza nei termini di legge. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando quanto dovuto per sanare la lite fiscale. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito delle agevolazioni, e le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Rottamazione dei ruoli: non ferma il fallimento societario
Una società in liquidazione, cancellata dal registro delle imprese, ha impugnato la dichiarazione di fallimento richiesta dall'Agente della Riscossione. Il liquidatore lamentava il rifiuto del tribunale di concedere un rinvio dell'udienza per consentire l'adesione alla rottamazione dei ruoli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che, sebbene il liquidatore di una società cancellata da meno di cinque anni possa richiedere la rottamazione dei ruoli, il debitore non ha alcun diritto a ottenere il rinvio del procedimento fallimentare per questo scopo. Il tribunale può legittimamente dichiarare il fallimento se sussiste lo stato di insolvenza e il debito non è stato pagato al momento della decisione.
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Definizione agevolata: l’acquirente d’azienda batte il fisco
Un'azienda acquista un ramo d'azienda da un'altra società. Successivamente, riceve dal fisco una cartella di pagamento per debiti IVA non pagati dal venditore. L'acquirente chiede di accedere alla definizione agevolata per chiudere la pendenza. L'Agenzia delle Entrate rifiuta la richiesta, sostenendo che la cartella sia un semplice atto di riscossione e non un atto impositivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente. I giudici stabiliscono che se la cartella è il primo e unico atto con cui il fisco comunica la pretesa al coobbligato, essa ha valore di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia è definibile e il giudizio principale viene dichiarato estinto.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale senza vincitori
Un geometra impugnava due avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per gli anni 2008 e 2009, relativi a presunte irregolarità nelle fatturazioni e deduzioni di costi. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il professionista presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, dimostrando il pagamento degli importi dovuti e delle prime rate. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la lite tributaria si è conclusa definitivamente senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la società vince e il fisco si ferma
Una società in liquidazione ha impugnato due avvisi di accertamento per presunte operazioni inesistenti. Dopo che la Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla società, l'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, il liquidatore della società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del d.l. 119/2018, provvedendo al pagamento delle somme dovute. Poiché l'ente impositore non ha presentato alcuna opposizione nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della definizione agevolata per chiudere definitivamente il contenzioso con il fisco.
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