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D.L. 119/2018 — Anno 2023

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227 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Inerenza dei costi: deducibilità dei beni di lusso
Una società operante nel settore nautico ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'indeducibilità dei costi di leasing di un'imbarcazione di lusso. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'inerenza dei costi, sostenendo che il bene fosse destinato a finalità personali dei soci piuttosto che all'attività d'impresa. Dopo i rigetti nei gradi di merito, la società ha fatto ricorso in Cassazione, depositando successivamente istanza di estinzione per adesione alla definizione agevolata (rottamazione-ter). La Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria per verificare il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Cartelle esattoriali: stralcio e validità notifiche PEC
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società che contestava un'intimazione di pagamento basata su diverse cartelle esattoriali. I giudici hanno confermato la validità della notifica via PEC anche se effettuata da un indirizzo non presente nei pubblici registri, purché lo scopo della conoscenza sia raggiunto. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente allo stralcio dei debiti inferiori a 1.000 euro per il periodo 2000-2010, dichiarando la cessazione della materia del contendere per tali carichi, in applicazione della normativa sul condono fiscale. Le restanti doglianze, relative alla rappresentanza legale dell'ente impositore e a vizi di notifica, sono state respinte.
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Deposito tardivo documenti: stop alle prove del Fisco
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente stabilendo che il deposito tardivo documenti da parte dell'ente della riscossione ne impedisce l'utilizzo in sede di appello. Nel caso di specie, l'amministrazione aveva prodotto le prove delle notifiche oltre i termini perentori previsti dall'art. 32 del D.Lgs. 546/1992. Poiché tali documenti erano inammissibili, la Commissione Tributaria Regionale non avrebbe potuto rigettare l'eccezione di prescrizione sollevata dal contribuente, mancando la prova di atti interruttivi validi. La Corte ha inoltre dichiarato cessata la materia del contendere per i debiti oggetto di sgravio fiscale.
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Diritto annuale camerale: prescrizione e stralcio
La Corte di Cassazione ha analizzato la natura del diritto annuale camerale, confermando che si tratta di un tributo periodico soggetto a prescrizione quinquennale. Nel caso di specie, gran parte dei debiti contestati sono stati dichiarati estinti per effetto dello stralcio dei carichi fino a mille euro. Tuttavia, per un annualita specifica, la Corte ha rilevato che la notifica era avvenuta tempestivamente, rigettando l eccezione di prescrizione della contribuente. La sentenza chiarisce inoltre i limiti di impugnazione per l Agenzia delle Entrate quando agisce come semplice interventore.
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Stralcio cartelle esattoriali: annullamento automatico.
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento relativa alla tassa rifiuti per un importo inferiore a mille euro. Durante il giudizio di legittimità, è intervenuta la normativa sullo stralcio cartelle esattoriali che prevede l'annullamento automatico dei debiti residui fino a 1.000 euro affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2010. La Suprema Corte ha dichiarato cessata la materia del contendere, confermando che l'annullamento opera di diritto senza necessità di ulteriori provvedimenti amministrativi, estinguendo la pretesa tributaria oggetto della causa.
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Rottamazione-ter e ricorso in Cassazione
Un'associazione di produttori agricoli ha impugnato un accertamento contributivo dell'INPS. Durante il giudizio di legittimità, l'associazione ha documentato l'adesione alla **Rottamazione-ter** per sanare il debito. La Corte di Cassazione ha rilevato che l'impegno alla rinuncia ai giudizi pendenti, insito nella definizione agevolata, determina la sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con compensazione delle spese e senza raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata e ricorso in Cassazione
Un imprenditore agricolo ha impugnato una cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali omessi. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il ricorrente ha dichiarato di essersi avvalso della definizione agevolata dei carichi fiscali (cosiddetta rottamazione-ter). La Corte di Cassazione ha stabilito che l'adesione a tale procedura, implicando l'impegno a rinunciare ai giudizi pendenti, determina una sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la compensazione delle spese tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione liti fiscali
Una società del settore alimentare ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla detrazione IVA su costi per contributi promozionali e premi quantità, ritenuti non inerenti dall'Agenzia delle Entrate. Dopo le sentenze favorevoli nei gradi di merito, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ripartizione dell'onere della prova. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La controversia nasce dal recupero di imposte (IVA e IRAP) operato dall'Agenzia delle Entrate verso una società, a causa del disconoscimento di costi per difetto di inerenza e violazione del principio di competenza. Dopo una sentenza d'appello parzialmente favorevole alla contribuente, entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla normativa sulla pace fiscale, provvedendo al pagamento del dovuto. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Cessazione della materia del contendere tributaria
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza relativa a presunte irregolarità fiscali su IVA e plusvalenze da cessione quote societarie. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno richiesto la cessazione della materia del contendere avendo le contribuenti aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. Verificata la regolarità dei pagamenti e della domanda, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la definizione della lite assorbe ogni altra questione di merito.
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Cessazione della materia del contendere e fisco
La Corte di Cassazione ha sancito la cessazione della materia del contendere in un giudizio tributario relativo a una cartella esattoriale. L'estinzione del processo è avvenuta a seguito dell'adesione dei contribuenti alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, comportando la compensazione delle spese e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: come estingue il processo
Due contribuenti, dopo aver impugnato un avviso di liquidazione, hanno aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della procedura tramite elenchi forniti dall'Amministrazione Finanziaria, ha dichiarato estinto il processo tributario, ponendo le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata: quando l’avviso è impositivo
La Corte di Cassazione stabilisce che un avviso di liquidazione, se è il primo atto a comunicare una maggiore pretesa fiscale, ha natura impositiva e non meramente liquidatoria. Di conseguenza, la controversia che ne deriva è ammissibile alla definizione agevolata. La Corte ha accolto il ricorso di una società, chiarendo che la sostanza dell'atto prevale sulla sua forma, permettendo così l'estinzione del giudizio tramite condono.
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Termine impugnazione cassazione: la notifica PEC decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per tardività. La Corte ha stabilito che il termine di impugnazione cassazione di 60 giorni decorre dalla data e ora di consegna della notifica a mezzo PEC, e non dalla successiva data di protocollazione interna da parte dell'ente. Essendo stato notificato oltre il termine, il ricorso è stato respinto.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito della richiesta di cessazione della materia del contendere avanzata dall'Agenzia Fiscale. La decisione è scaturita dall'adesione della società contribuente a una definizione agevolata della controversia. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto e le spese legali sono state compensate tra le parti, escludendo l'applicazione del cosiddetto 'doppio contributo unificato' a carico della parte ricorrente.
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Estinzione giudizio tributario: la definizione agevolata
Un caso concernente una controversia fiscale su un atto di trust è stato dichiarato estinto dalla Corte di Cassazione. Il contribuente ha aderito a una sanatoria, portando alla estinzione del giudizio tributario. La Corte ha stabilito che ogni parte debba sostenere le proprie spese legali, conformemente alla normativa specifica sulle definizioni agevolate.
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Accertamento socio receduto: motivazione per relationem
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento a un ex socio di una s.r.l. per maggiori redditi da partecipazione, motivandolo 'per relationem' con rinvio a un verbale di constatazione notificato solo alla società. Poiché il contribuente aveva già lasciato la compagine sociale, la Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'avviso. La Corte ha stabilito che l'obbligo di motivazione non è soddisfatto se l'ex socio non ha più la possibilità di accedere alla documentazione societaria a cui l'atto impositivo fa riferimento, invalidando di fatto l'avviso di accertamento al socio receduto.
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Contributi pubblici e IVA: la decisione della Cassazione
Una società di trasporto pubblico riceveva contributi da un ente locale. L'Agenzia delle Entrate riteneva tali somme tassabili sia ai fini IRES che IVA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31110/2023, ha stabilito una distinzione cruciale: i contributi pubblici a ripiano dei disavanzi sono esenti da IRES, confermando un orientamento consolidato. Per quanto riguarda l'IVA, invece, sono imponibili se esiste un nesso diretto con il prezzo del servizio, ovvero se consentono all'azienda di applicare tariffe ridotte ai viaggiatori. La Corte ha quindi rinviato il caso al giudice di merito per verificare questa specifica circostanza.
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Definizione agevolata: sì al condono per art. 36-bis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30693/2023, ha stabilito che una lite fiscale originata da una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato (ex art. 36-bis) è ammissibile alla definizione agevolata. Il punto cruciale non è la natura formale dell'atto, ma il fatto che esso sia il primo provvedimento con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente. Di conseguenza, avendo il contribuente perfezionato una precedente sanatoria, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: quando l’avviso è impositivo
Una società si è vista negare la definizione agevolata di una lite fiscale poiché l'atto impugnato era un avviso di liquidazione, considerato dall'Amministrazione Finanziaria un mero atto di riscossione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che quando un avviso di liquidazione è il primo atto a comunicare una pretesa fiscale maggiore, basata su una nuova qualificazione giuridica dei fatti, esso assume natura di atto impositivo e la controversia può essere definita in via agevolata.
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