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D.L. 119/2018 — Anno 2022

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543 provvedimenti

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata sanzioni: Cassazione boccia diniego Agenzia Entrate
Un'Azienda di telecomunicazioni ha versato in ritardo la tassa di concessione governativa, ricevendo sanzioni dall'Agenzia delle Entrate. L'Azienda ha richiesto la "definizione agevolata sanzioni", sostenendo che il tributo principale era stato estinto, seppur tardivamente. L'Agenzia ha negato il condono, ritenendo la controversia non rientrante nella normativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la definizione agevolata è applicabile anche quando il tributo è stato pagato tardivamente. Il diniego dell'Agenzia era illegittimo, portando all'estinzione del giudizio.
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Sanzioni Tributarie: Cassazione Accoglie Definizione Agevolata Negata
Un'Azienda ha ricevuto una sanzione per il ritardato versamento di una tassa di concessione governativa, sebbene il tributo fosse già stato pagato. L'Azienda ha richiesto la Definizione agevolata sanzioni tributarie, ma l'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta, sostenendo che la procedura si applicasse solo agli atti impositivi e non a controversie su sanzioni con tributo già definito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la 'definizione a zero' delle sanzioni è possibile anche quando il tributo sottostante è stato estinto, seppur tardivamente, dichiarando estinto il giudizio.
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Definizione agevolata: stop alla causa solo dopo il saldo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente due avvisi di accertamento sintetico, rideterminando il reddito IRPEF per il possesso di un'auto di lusso e quote di due immobili a fronte di redditi dichiarati insignificanti. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi gradi di giudizio, il contribuente ha impugnato la decisione in Cassazione. Successivamente, il privato ha richiesto la definizione agevolata del debito fiscale, chiedendo l'estinzione del processo e presentando un piano di pagamento rateale. La Corte di Cassazione ha evidenziato che la chiusura del giudizio richiede la prova del saldo di tutte le rate. Poiché l'ultima rata era prevista per il 30 novembre 2023, i giudici hanno disposto il rinvio della causa a una data successiva per verificare l'effettivo completamento dei pagamenti.
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Prescrizione crediti tributari: 5 o 10 anni? La Cassazione fa chiarezza
Un'Azienda in liquidazione ha impugnato un avviso di iscrizione ipotecaria per numerose cartelle esattoriali. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente applicato la `prescrizione crediti tributari` decennale a tutti i debiti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che, in assenza di un titolo giudiziale definitivo, gli interessi, le sanzioni e i tributi locali si prescrivono in cinque anni, mentre solo alcuni tributi erariali (come IVA, IRAP, IRPEF) hanno una `prescrizione` decennale. La Corte ha cassato la sentenza, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Deposito Telematico Ricorso Tributario: La Cassazione Salva l’Appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante il deposito telematico ricorso tributario. Una società aveva presentato ricorso contro l'Agenzia delle Dogane, ma inizialmente sembrava che l'atto non fosse stato correttamente depositato in cancelleria. La società ha dimostrato, tramite ricevute PEC, di aver effettuato il deposito telematico nei termini previsti. Nonostante alcune anomalie tecniche del sistema, la Corte ha riconosciuto la regolarità del deposito. Per questo motivo, la causa è stata rinviata a nuovo ruolo per una nuova valutazione, superando l'iniziale proposta di improcedibilità.
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Definizione agevolata debiti tributari: sospensione o estinzione?
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la decisione di un giudice tributario che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere per una cartella di pagamento, a seguito della richiesta di Definizione agevolata debiti tributari (rottamazione ter) da parte di una Società. La Corte di Cassazione ha chiarito che la definizione agevolata non estingue immediatamente il giudizio, ma lo sospende. L'estinzione avviene solo dopo il pagamento integrale delle somme dovute. Il giudice di merito aveva quindi sbagliato, e la Cassazione ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Definizione agevolata sanzioni: la Cassazione ribalta il diniego fiscale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di definizione agevolata delle sanzioni tributarie. Un'Azienda aveva pagato in ritardo una tassa di concessione governativa, ricevendo una sanzione. L'Azienda ha chiesto la definizione agevolata della sanzione, ma l'Agenzia delle Entrate ha negato, sostenendo che la controversia riguardasse solo la riscossione e che il tributo fosse già stato definito. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che la definizione agevolata delle sanzioni è possibile anche se il tributo principale è già stato pagato, purché la lite verta solo sulle sanzioni. La decisione ha estinto il giudizio, annullando il diniego.
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Definizione agevolata: il Contenzioso Tributario si estingue con il pagamento
L'Agenzia delle Entrate emise avvisi di accertamento fiscali contro un'Azienda. Dopo vari gradi di giudizio, l'Azienda ha scelto la definizione agevolata per i tributi contestati, pagando le somme dovute secondo la legge. Questa procedura ha portato all'estinzione del processo di fronte alla Corte di Cassazione. La definizione agevolata ha quindi risolto la controversia tributaria, evitando una decisione nel merito e chiudendo il contenzioso con un accordo, con spese legali a carico di ciascuna parte.
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Motivazione della cartella di pagamento e controllo automatico
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a una Società Contribuente a seguito di un controllo automatico IVA su somme emerse dalla dichiarazione. La Società ha impugnato il provvedimento lamentando il difetto di chiarezza. I giudici di merito hanno annullato l'atto ritenendolo privo di spiegazioni sufficienti. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito del giudizio, stabilendo che la motivazione della cartella di pagamento è del tutto valida quando l'atto si limita a recepire i dati forniti dallo stesso contribuente in sede di dichiarazione. Inoltre, i giudici hanno escluso la definizione agevolata per le controversie incentrate esclusivamente su presunti vizi formali della cartella.
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Definizione agevolata della controversia: causa fiscale chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza di secondo grado che annullava un avviso di accertamento emesso contro gli Eredi per presunti redditi esteri non dichiarati. Durante il giudizio di legittimità, I Contribuenti hanno richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi della normativa sulla pace fiscale e hanno pagato la prima rata dell'importo dovuto. L'ufficio finanziario non ha presentato alcun diniego all'istanza. La Suprema Corte ha verificato il regolare rispetto della procedura di sanatoria e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese di causa a carico della parte che le ha sostenute.
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Definizione agevolata: Contribuente vince sul Fisco con l’accordo
Una Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per plusvalenze non dichiarate, vedendo il suo ricorso respinto in primo grado ma accolto in appello. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il processo, la Contribuente ha aderito a una definizione agevolata, versando l'importo richiesto dall'Agenzia. Di conseguenza, ha chiesto l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, riconoscendo la definizione agevolata e compensando le spese legali tra le parti.
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Fisco vs Azienda: L’Estinzione del Giudizio Tributario e le Spese
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso dell'Amministrazione finanziaria contro una società, riguardante un avviso di accertamento fiscale per oltre 287.000 euro. Durante il processo, la società ha presentato una domanda di definizione agevolata (una forma di 'pace fiscale'). Questa azione ha portato all'**Estinzione del giudizio tributario**. La Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto e ha stabilito che le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate. Inoltre, ha chiarito che il 'doppio contributo unificato' (una tassa aggiuntiva) non si applica in caso di estinzione.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: lo scontro si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società gestrice di apparecchi da gioco, recuperando l'IVA su presunte prestazioni accessorie ritenute escluse dall'esenzione tributaria. La società ha impugnato l'atto ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. A fronte del ricorso per cassazione del Fisco, la parte controricorrente ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti stabilita dalla legge. Dopo il corretto versamento degli importi dovuti e il decorso dei termini senza nuove istanze di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di causa a carico della parte che le ha sostenute.
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Definizione Agevolata: Lite Fiscale Estinta per Impianto Fotovoltaico
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione che riteneva illegittimo il suo avviso di liquidazione per imposte su un diritto di superficie destinato a impianto fotovoltaico. L'Agenzia contestava l'applicazione dell'IVA, sostenendo che il terreno non fosse edificabile per un impianto amovibile. Durante il ricorso, una delle società ha richiesto la "definizione agevolata controversia tributaria" e ha versato l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il processo estinto, perfezionando la definizione agevolata e beneficiando entrambe le società co-responsabili.
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Autosufficienza ricorso tributario: socio perde contro il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento per tasse arretrate a un'Azienda ormai estinta, rivalendosi sul Socio Liquidatore. Quest'ultimo ha impugnato gli atti chiedendo l'annullamento delle pretese fiscali. Dopo i primi gradi di giudizio, il Socio Liquidatore ha presentato impugnazione in sede di legittimità. La Corte di Cassazione ha analizzato la questione relativa all'autosufficienza ricorso tributario, rilevando che il contribuente non ha trascritto né allegato le parti essenziali dell'atto di accertamento contestato. Questo difetto rende impossibile per i giudici valutare il merito delle contestazioni. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando le pretese del Fisco e condannando il Socio Liquidatore al pagamento di oltre cinquemila euro di spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
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Fisco vs Contribuente: L’Estinzione del Giudizio Tributario chiude la lite
Un'Azienda e i suoi Soci hanno presentato ricorso contro l'Agenzia delle Entrate per un accertamento fiscale. Successivamente, i Contribuenti hanno chiesto l'estinzione del giudizio tributario, dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge. L'Agenzia delle Entrate non si è opposta a questa richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta dei Contribuenti, dichiarando l'estinzione del giudizio e ponendo le spese a carico dei Ricorrenti, come previsto dalla normativa.
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Definizione agevolata avviso di liquidazione: il Fisco perde
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di liquidazione a un'Azienda, richiedendo l'imposta di registro in misura proporzionale anziché fissa a seguito dell'omologazione di un concordato. L'Azienda ha impugnato l'atto e successivamente ha presentato domanda per la definizione agevolata avviso di liquidazione ai sensi della normativa sul condono fiscale. Il Fisco ha rigettato la richiesta, sostenendo la natura non impositiva dell'atto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che l'avviso di liquidazione ha natura di atto impositivo quando esprime per la prima volta una pretesa fiscale maggiore basata su una riqualificazione giuridica dell'ufficio. Pertanto, la Suprema Corte ha annullato il diniego dell'amministrazione e ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite fiscale
Una società commerciale ha impugnato un avviso di accertamento relativo alle imposte sui redditi. Durante il giudizio pendente in Cassazione, la società ha fatto ricorso alla definizione agevolata della controversia, pagando l'importo dovuto stabilito dalla legge sulla pace fiscale. L'Amministrazione Finanziaria ha depositato la documentazione necessaria attestando il regolare versamento dei contributi e la correttezza della domanda. Nessuna parte ha richiesto l'ulteriore trattazione della causa. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio e disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. La Corte ha inoltre precisato che non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione del processo non equivale al rigetto dell'impugnazione.
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Errata Estinzione Processo Tributario: La Cassazione Annulla la Decisione
Un gruppo di professionisti ha contestato avvisi di accertamento fiscale e, in appello, ha chiesto la sospensione del processo per aderire a una definizione agevolata (pace fiscale). La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'estinzione processo tributario, ritenendo non presentata l'istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il termine per l'istanza non era perentorio e che, comunque, la decisione di estinzione era stata presa prima della scadenza effettiva del termine. La sentenza della CTR è stata annullata.
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Perdite sub iudice e Fisco: valido lo stop al riporto delle perdite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società il riporto delle perdite fiscali maturate nel 2005 all'interno della dichiarazione dei redditi per il 2006. Il Fisco aveva infatti già disconosciuto tali importi negativi nell'accertamento relativo all'anno 2005. L'impresa ha impugnato l'atto sostenendo che la rettifica per il 2006 fosse illegittima poiché la controversia sul 2005 risultava ancora pendente davanti ai giudici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. L'Amministrazione finanziaria ha il pieno potere di negare il riporto delle perdite già contestate per impedire che diventino definitive. I giudici hanno inoltre escluso l'obbligo di sospendere il secondo contenzioso.
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