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d.lgs. n. 149 del 2022 — Sezione Lavoro Civile

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253 provvedimenti

Altri anni per d.lgs. n. 149 del 2022

Prescrizione crediti lavoro: stop durante il rapporto
Con l'ordinanza n. 6903/2024, la Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che la prescrizione crediti lavoro è sospesa durante il rapporto. La decisione si fonda sulla mancanza di stabilità reale del posto di lavoro dopo le riforme del 2012 e 2015, che giustifica la decorrenza del termine solo dalla cessazione del rapporto. L'azienda è stata anche condannata per abuso del processo.
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Termine perentorio reclamo: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice, confermando che il suo reclamo contro la sentenza di primo grado era tardivo. La decisione sottolinea che la comunicazione della sentenza via PEC è valida per far decorrere i termini e che il giudice può rilevare d'ufficio la tardività, indipendentemente dalla contestazione della controparte. Il punto chiave è il rispetto del termine perentorio reclamo.
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Abuso permessi legge 104: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di una dipendente bancaria per l'abuso dei permessi legge 104. La lavoratrice utilizzava le ore di permesso, concesse per assistere i genitori disabili, per svolgere altre attività non correlate. La Corte ha ritenuto tale comportamento una grave violazione dei doveri di correttezza e buona fede, idonea a ledere il vincolo fiduciario e a giustificare il recesso per giusta causa, respingendo il ricorso della dipendente.
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Verbale ispettivo: valore di prova e oneri del datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5968/2024, ha respinto il ricorso di un'imprenditrice sanzionata per lavoro irregolare. Il caso verteva sul valore probatorio del verbale ispettivo e delle dichiarazioni in esso contenute. La Corte ha stabilito che il giudice di merito può legittimamente ritenere più attendibili le dichiarazioni spontanee rese ai verbalizzanti rispetto a quelle testimoniali fornite in giudizio, esercitando il suo potere di prudente apprezzamento della prova. I motivi di ricorso relativi all'omessa indicazione dei criteri di calcolo delle sanzioni sono stati dichiarati inammissibili per difetto di specificità, non avendo la ricorrente trascritto il provvedimento impugnato.
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Centro unico di imputazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva un centro unico di imputazione tra tre società collegate. Una dipendente, formalmente assunta da una sola società, prestava la sua attività lavorativa per tutte e tre. La Corte ha stabilito che, ai fini della responsabilità solidale, è sufficiente la connessione economico-funzionale e l'utilizzo condiviso della prestazione lavorativa, non essendo più necessaria l'individuazione di un unico soggetto che impartisce ordini.
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Indennità agente unico: non si tocca con la riorganizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di servizi postali, confermando il diritto di un lavoratore a percepire l'indennità agente unico. La Corte ha stabilito che tale indennità ha natura retributiva e, in base al principio di irriducibilità della retribuzione, non può essere soppressa unilateralmente dall'azienda a seguito di una riorganizzazione del servizio, anche se gli accordi collettivi che la prevedevano sono stati superati.
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Bonus agenzia e recesso: quando non va restituito?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un agente receduto per giusta causa non è tenuto a restituire il 'bonus agenzia' o bonus portafoglio. La clausola che prevede la restituzione in caso di recesso 'per qualsiasi ragione o causa' non si applica se il recesso è provocato da un comportamento illecito della società mandante, in quanto non si tratterebbe di una libera 'iniziativa' dell'agente. Questa interpretazione previene la nullità della clausola e conserva gli effetti del contratto.
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Indennità risarcitoria: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità risarcitoria forfettaria per la nullità di un contratto a termine copre solo il danno subito fino alla sentenza di conversione del rapporto. Le retribuzioni percepite dal lavoratore per il periodo successivo non devono essere restituite. La Corte ha inoltre ribadito i principi per una corretta liquidazione delle spese legali, che devono considerare l'esito complessivo della lite ed essere analiticamente specificate.
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Ricorso per revocazione: quando è inammissibile?
Un lavoratore, a seguito della conferma del suo licenziamento da parte della Corte di Cassazione, ha presentato un ricorso per revocazione lamentando la violazione di norme costituzionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la revocazione è un rimedio eccezionale, utilizzabile solo per specifici errori di fatto e non per contestare presunte violazioni di legge o per ridiscutere il merito della decisione.
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Onere della prova somministrazione: chi deve provare?
La Cassazione conferma che nell'ambito della somministrazione di lavoro, l'onere della prova del rispetto dei limiti quantitativi grava sull'azienda utilizzatrice. È sufficiente la semplice allegazione del lavoratore per attivare tale onere. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda che non ha fornito prove sufficienti, confermando la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Contratto a termine: onere della prova e clausola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4634/2024, interviene su un caso di contratto a termine stipulato per sostituzione feriale. Viene ribadito che non è necessario indicare il nome del lavoratore sostituito, ma si chiarisce un punto fondamentale: l'onere della prova sul rispetto della clausola di contingentamento (il limite percentuale di contratti a tempo determinato) grava sempre sul datore di lavoro. È sufficiente che il lavoratore deduca il superamento di tale limite per far scattare l'obbligo probatorio in capo all'azienda. La sentenza della Corte d'Appello è stata quindi cassata su questo punto con rinvio per un nuovo esame.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
Una società ferroviaria aveva richiesto la restituzione di una somma a un privato. Dopo un ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio e compensando le spese legali. La decisione chiarisce che l'accordo transattivo fa venir meno l'interesse a proseguire la causa.
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Obbligo retributivo per mancata reintegra: la Cass.
Un lavoratore, il cui rapporto di lavoro diretto con un'azienda committente era stato accertato in giudizio, ha chiesto il pagamento delle retribuzioni dopo che l'azienda si è rifiutata di reintegrarlo. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, legandola esclusivamente alla richiesta, non accolta, di un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge per il solo fatto del rifiuto di reintegrare, indipendentemente dalla questione dell'inquadramento. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Ultrapetizione: domanda errata, risarcimento negato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava un'indennità a un dirigente dimessosi per demansionamento. Il motivo del rigetto risiede in un vizio di ultrapetizione: il lavoratore aveva richiesto un'indennità specifica prevista dal CCNL per 'mutamento di posizione', mentre il tribunale di primo grado gli aveva concesso, erroneamente, quella per 'giusta causa', che costituisce una domanda giuridicamente diversa. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice non può pronunciarsi oltre i limiti della domanda formulata dalla parte.
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Inquadramento superiore: quando compilare moduli basta
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'inquadramento superiore per un dipendente di un'azienda ambientale. La decisione si basa sul fatto che la compilazione e sottoscrizione dei Formulari di Identificazione dei Rifiuti (FIR) non è un'attività accessoria, ma una mansione di 'registrazione' che implica responsabilità legali, caratteristica del livello superiore previsto dal CCNL di settore. L'azienda sosteneva si trattasse di un compito elementare, ma la Corte ha valorizzato la natura di controllo e responsabilità dell'attività, respingendo il ricorso datoriale.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento per giusta causa di un dipendente di banca, figura apicale di filiale, per gravi irregolarità nella gestione di un conto corrente. L'ordinanza sottolinea l'inammissibilità del ricorso basato su un presunto travisamento della prova, in presenza di una "doppia conforme", ovvero due sentenze di merito con la stessa valutazione dei fatti. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è rivalutare le prove, ma verificare la correttezza giuridica della decisione, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello adeguata e non apparente.
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Principio dell’assorbimento: limiti per il TFR
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso degli eredi di un lavoratore il cui rapporto di lavoro quasi quarantennale con una casa di cura è stato riqualificato come subordinato. Pur applicando il principio dell'assorbimento per le differenze retributive, la Corte ha stabilito che le somme pagate in eccesso rispetto ai minimi contrattuali non possono assorbire il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il TFR, infatti, ha natura di retribuzione differita e matura solo alla cessazione del rapporto, pertanto non può essere compensato con le eccedenze corrisposte durante lo svolgimento del rapporto stesso. La sentenza di merito è stata cassata su questo punto specifico.
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Disdetta accordo aziendale: limiti e buona fede
La Corte di Cassazione interviene sul tema della disdetta di un accordo aziendale a tempo indeterminato. Un'azienda di trasporti aveva revocato accordi che prevedevano un orario di 36 ore settimanali, ripristinando le 39 ore del contratto nazionale senza adeguamento retributivo. Successivamente, aveva proposto un nuovo accordo, reintroducendo alcuni benefici solo per i lavoratori che avessero rinunciato alle azioni legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto la disdetta illegittima per violazione della buona fede, basandosi su questa condotta successiva. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la legittimità della disdetta va valutata al momento in cui viene posta in essere, non sulla base di eventi posteriori. L'analisi della buona fede non può derivare da un accordo sindacale stipulato mesi dopo, ma deve concentrarsi sulle circostanze coeve alla revoca stessa.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un lavoratore presenta un ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di pagamento per lavoro straordinario. Il ricorso si basava sulla presunta violazione del principio di non contestazione e su un'errata valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi procedurali, sottolineando che il ricorso non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma deve limitarsi a censure di legittimità formulate con specifica precisione.
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Contratto stagionale: limiti e conversione a tempo pieno
La Corte di Cassazione esamina il caso di un lavoratore con un contratto stagionale a cui sono state applicate numerose proroghe. I giudici di merito avevano convertito il rapporto in un contratto a tempo indeterminato e full-time, ritenendo superato il limite legale di cinque proroghe in 36 mesi. L'azienda ha impugnato la decisione, sostenendo che tale limite non si applichi al contratto stagionale e che, in ogni caso, la conversione dovrebbe avvenire in un rapporto part-time verticale. Data l'assenza di precedenti e l'importanza della questione, la Suprema Corte ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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