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d.lgs. n. 149 del 2022 — Sezione Lavoro Civile

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253 provvedimenti

Altri anni per d.lgs. n. 149 del 2022

Ratio Decidendi: l’importanza di un appello completo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria contro alcuni collaboratori. La decisione di primo grado si fondava su una doppia ratio decidendi (due motivi autonomi). L'azienda ha appellato solo uno dei due motivi, facendo sì che l'altro passasse in giudicato (giudicato interno) e rendendo l'appello inammissibile. Questa ordinanza sottolinea l'importanza di impugnare specificamente tutte le ragioni a fondamento di una sentenza sfavorevole.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non impugnata
Un ente pubblico ha presentato ricorso contro una sentenza senza contestare uno dei suoi fondamenti giuridici, la cosiddetta ratio decidendi basata su un precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello, stabilendo che è obbligatorio impugnare tutte le motivazioni autonome che sorreggono una decisione per evitare che questa diventi definitiva.
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Lavoro marittimo: contratto stabile senza turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro marittimo a tempo indeterminato non si interrompe se il lavoratore rifiuta di iscriversi al 'turno particolare', poiché tale istituto è previsto solo per i disoccupati. La richiesta dell'azienda è stata ritenuta illegittima e il suo rifiuto di accettare la prestazione lavorativa ingiustificato, confermando il diritto del lavoratore al risarcimento del danno.
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Vittima del dovere: status imprescrittibile, lo dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere non è soggetto a prescrizione, a differenza dei singoli benefici economici che ne derivano. Un ricorso del Ministero dell'Interno, che sosteneva la prescrizione decennale del diritto, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che lo status è una condizione personale permanente e imprescrittibile, consolidando un orientamento giurisprudenziale costante.
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Lavoro socialmente utile: no a conversione in subordinato
Un lavoratore, impiegato in un progetto di lavoro socialmente utile presso una società a controllo pubblico, ha richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: per le società "in-house" della Pubblica Amministrazione, l'assunzione deve avvenire tramite concorso pubblico. Questo impedisce la conversione automatica di altre forme contrattuali, come il lavoro socialmente utile, in un contratto a tempo indeterminato, anche se si provassero gli indici della subordinazione.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo dalla legge statale e non rientra nell'autonomia gestionale degli enti previdenziali. La sentenza ha inoltre ribadito che il termine di prescrizione per la restituzione delle somme indebitamente trattenute è quello ordinario di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto autonomamente da una cassa di previdenza privata sulla pensione di un suo iscritto. Secondo la Corte, tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale che solo la legge può istituire, in virtù della riserva prevista dall'art. 23 della Costituzione. L'ordinanza ribadisce inoltre che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non nel termine più breve di cinque.
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Contributo solidarietà: Cassazione su casse private
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La Corte ha stabilito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo dalla legge statale e non rientra nell'autonomia gestionale degli enti privatizzati. Di conseguenza, la cassa è stata condannata a restituire le somme indebitamente trattenute con prescrizione decennale.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale contro la sentenza che riteneva illegittimo un contributo di solidarietà applicato sulla pensione di un iscritto. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, secondo cui le Casse privatizzate non hanno il potere di imporre prelievi assimilabili a prestazioni patrimoniali, la cui istituzione è riservata esclusivamente alla legge statale, in base all'art. 23 della Costituzione. Tale prelievo non modifica i criteri di calcolo della pensione, ma costituisce una trattenuta su un trattamento già determinato, esulando dalle competenze dell'ente.
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Patto di prova: quando è legittimo nel cambio appalto
Un lavoratore, impiegato per anni nello stesso appalto tramite diverse aziende, viene assunto dal nuovo appaltatore con un patto di prova e successivamente licenziato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un patto di prova può essere legittimo, anche a parità di mansioni, se sussistono significative novità nel contesto lavorativo, come un nuovo datore di lavoro o una diversa organizzazione aziendale, che richiedono una nuova valutazione della convenienza del rapporto per entrambe le parti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Divieto di licenziamento: nullo se in cambio appalto
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di due licenziamenti per giustificato motivo oggettivo avvenuti durante un cambio d'appalto. La decisione si basa sul fatto che il licenziamento è stato intimato il 18 marzo 2020, quando era in vigore il divieto di licenziamento assoluto previsto dalla normativa emergenziale Covid, senza le deroghe introdotte successivamente. La Corte ha stabilito che la legge applicabile è quella in vigore al momento del recesso e che la potenziale riassunzione da parte della nuova azienda non sana la violazione della norma imperativa.
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Cessione del contratto: no tutela per licenziamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del contratto di lavoro dichiarata illegittima con sentenza passata in giudicato, il rapporto di lavoro svolto presso l'azienda cessionaria si qualifica come un rapporto di mero fatto ai sensi dell'art. 2126 c.c. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto alla retribuzione per il periodo lavorato, ma non può beneficiare delle tutele contro il licenziamento illegittimo, né reali né indennitarie, poiché queste presuppongono l'esistenza di un valido contratto di lavoro. La sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso un'indennità risarcitoria è stata cassata con rinvio.
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Interposizione manodopera: la Cassazione decide
Un lavoratore, formalmente assunto da un'impresa appaltatrice, operava di fatto per un'altra società. La Cassazione ha confermato l'esistenza di una interposizione manodopera illecita, riconoscendo il diritto del lavoratore alla riassunzione presso la società utilizzatrice. Tuttavia, poiché quest'ultima era in amministrazione straordinaria, la Corte ha dichiarato improponibile la domanda di condanna al pagamento delle retribuzioni in sede ordinaria, stabilendo che tale pretesa debba essere fatta valere nell'ambito della procedura concorsuale.
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Lavoro carcerario: quale retribuzione spetta?
Un detenuto ha richiesto la piena retribuzione per il suo lavoro in carcere, basandosi su un contratto collettivo standard. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la remunerazione per il lavoro carcerario è stabilita da una commissione speciale e non deve essere inferiore ai due terzi della paga prevista dal contratto collettivo di riferimento, che nel caso specifico era quello per il lavoro domestico.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non decide
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per risarcimento danni da condotta vessatoria. Dopo il rigetto sia in primo che in secondo grado, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per diverse ragioni procedurali, tra cui la regola della 'doppia conforme', confermando le decisioni precedenti e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a sanzioni per abuso del processo.
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Inquadramento professionale: la Cassazione decide
Un lavoratore del settore trasporti ha richiesto un inquadramento professionale superiore, negato dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il lavoratore non ha fornito prova sufficiente di svolgere mansioni con l'autonomia, la responsabilità e il coordinamento di personale richiesti dal livello superiore. L'analisi si è basata sul cosiddetto "procedimento trifasico", che confronta le mansioni effettivamente svolte con le declaratorie contrattuali. Essendo le attività del dipendente risultate standardizzate e prive di discrezionalità, il ricorso è stato rigettato.
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Clausola sociale appalti: quando scatta l’obbligo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società subentrata in un subappalto che si era rifiutata di assumere i dipendenti dell'impresa uscente. La decisione conferma la validità della clausola sociale appalti, che garantisce la continuità occupazionale in assenza di prove concrete di discontinuità o di significative modifiche organizzative nel servizio appaltato.
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Società cancellata: diritti del lavoratore tutelati
Un lavoratore ha agito in giudizio per il riconoscimento del suo rapporto di lavoro subordinato nei confronti di una società, successivamente cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che i soci dell'ex società sono legittimati passivi nel processo. Anche in assenza di utili di liquidazione distribuiti, il lavoratore conserva l'interesse ad ottenere una sentenza di mero accertamento del proprio credito. Tale pronuncia è fondamentale per poter accedere al Fondo di Garanzia dell'INPS. La sentenza chiarisce un importante principio a tutela dei creditori di una società cancellata.
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Onere della prova: no differenze retributive senza prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano differenze retributive a un'azienda di servizi postali. Sebbene un precedente giudizio avesse accertato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, la Suprema Corte ha stabilito che ciò non è sufficiente. Spetta infatti al lavoratore l'onere della prova riguardo le specifiche modalità della prestazione, come l'orario di lavoro, per poter quantificare le somme richieste. In assenza di tale prova, la domanda deve essere rigettata.
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Differenze retributive: prova e ricorso in Cassazione
Un caso di richiesta di differenze retributive per lavoro in farmacia. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli eredi del lavoratore, confermando la decisione di merito che negava il diritto per mancanza di prova adeguata su mansioni e orari di lavoro, rendendo impossibile ogni calcolo.
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