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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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1554 provvedimenti

Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Actio negatoria non riproposta in appello: le regole
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21854/2024, ha stabilito che se la domanda di accertamento negativo della servitù (actio negatoria) viene respinta in primo grado, è necessario impugnare specificamente tale rigetto in appello. Non è sufficiente contestare solo l'accoglimento della domanda riconvenzionale avversaria di usucapione. In mancanza di un motivo di appello specifico, la decisione sul rigetto dell'actio negatoria passa in giudicato, diventando definitiva e non più modificabile, anche se la domanda riconvenzionale viene successivamente respinta in sede di rinvio.
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Modifica regolamento condominiale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni condomini contro la delibera di modifica del regolamento condominiale. La decisione non entra nel merito della necessità del voto unanime, ma si fonda su un vizio procedurale: la violazione del principio di autosufficienza. I ricorrenti non avevano trascritto nell'atto di ricorso le clausole del vecchio regolamento e il testo della delibera impugnata, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle loro censure. Viene così confermata la decisione dei giudici di merito che avevano respinto la domanda.
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Distanze legali tubazioni: quando si applicano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21827/2024, ha stabilito che le norme sulle distanze legali tubazioni si applicano a tutte le condutture collegate alla rete idrica, anche se destinate a un uso intermittente o di emergenza. Il caso riguardava due serbatoi e le relative tubature installate sul lastrico solare di un immobile. Mentre i serbatoi fuori terra non sono stati ritenuti soggetti alle distanze, le tubazioni sì, in quanto la costante presenza di acqua al loro interno, anche senza un flusso continuo, genera una presunzione di pericolosità per la proprietà confinante. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la decisione d'appello che ne ordinava l'arretramento.
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Rinuncia agli atti: chi paga le spese legali?
Un gruppo di condomini ha perso una causa contro una società costruttrice riguardo la proprietà di alcune aree. Alcuni hanno fatto appello, ma poi hanno effettuato la rinuncia agli atti. La Cassazione ha chiarito che chi rinuncia deve sempre pagare le spese, salvo diverso accordo, e non è possibile la compensazione da parte del giudice. Inoltre, ha stabilito i criteri per la condanna in solido.
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Diritto di veduta: chi ha l’onere della prova?
Analisi di una decisione della Cassazione sul diritto di veduta. Una proprietaria fa causa alla vicina per una costruzione troppo vicina a una finestra. La Corte Suprema stabilisce che chi lamenta la violazione del diritto di veduta ha l'onere di provare l'esistenza di un titolo legale (es. contratto o usucapione) che lo costituisce, non essendo sufficiente la mera esistenza dell'apertura.
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Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una cittadina vince un appello relativo alla condanna alle spese di primo grado ma il giudice d'appello dispone la compensazione delle spese del secondo grado. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della cittadina, chiarendo che la compensazione spese legali era giustificata da una pluralità di ragioni. Poiché la ricorrente non le ha contestate tutte, il suo ricorso non può essere accolto.
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Spese di lite parte contumace: no condanna in favore
Un gruppo di pensionati si opponeva a una condanna alle spese di lite a favore dell'ente previdenziale, nonostante quest'ultimo fosse rimasto contumace nel giudizio d'appello. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che non si possono liquidare le spese di lite alla parte contumace, cassando la sentenza impugnata su questo punto specifico.
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Licenziamento disciplinare: prova e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la sentenza che aveva annullato un licenziamento disciplinare. Il caso riguardava una dipendente accusata di aver diffuso un documento riservato. La Corte ha ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La decisione della Corte d'Appello, che aveva ritenuto non provata la condotta della lavoratrice, è stata quindi confermata in quanto basata su una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità.
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Condotta extralavorativa: no al licenziamento automatico
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di una dipendente di banca per una condotta extralavorativa. Un post diffamatorio pubblicato su Facebook, pur costituendo reato, è stato ritenuto privo di collegamento con il rapporto di lavoro e ininfluente sulla sua funzionalità. Di conseguenza, il fatto disciplinare è stato considerato 'insussistente' e il ricorso dell'istituto di credito dichiarato inammissibile, in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Contributi statali ICI: il calcolo del minor gettito
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul corretto metodo di calcolo dei contributi statali ICI per i Comuni, a fronte del minor gettito derivante dall'autodeterminazione delle rendite catastali. La Corte ha stabilito che dal calcolo annuale vanno esclusi i minori introiti già compensati e consolidati negli anni precedenti, accogliendo la tesi dei Ministeri. Tuttavia, ha precisato che possono essere computati i minori introiti degli anni passati che, per la loro modestia, non avevano superato le soglie per la compensazione e non erano quindi mai stati consolidati.
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Dazio antidumping: quando sorge l’obbligazione doganale
Una società importatrice ha richiesto il rimborso di un dazio antidumping, sostenendo che le merci erano già nel territorio UE in custodia temporanea prima dell'entrata in vigore del dazio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligazione doganale, e quindi l'applicabilità del dazio antidumping, sorge al momento dell'accettazione della dichiarazione doganale per l'immissione in libera pratica, non al momento dell'ingresso fisico delle merci.
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Responsabilità subnoleggio: furto del bene locato
Una società subnoleggia un macchinario che viene successivamente rubato. Il locatore originale agisce per il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la piena responsabilità della società sublocatrice, rigettando le tesi sul concorso di colpa del locatore. La sentenza stabilisce che l'obbligo di restituzione del bene grava interamente sul conduttore, creando un importante precedente in materia di responsabilità subnoleggio.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo senza società
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza in materia tributaria per violazione del litisconsorzio necessario. Una società di persone, già fallita, e i suoi soci avevano impugnato avvisi di accertamento. Tuttavia, la società non era stata correttamente rappresentata in giudizio dal curatore fallimentare. La Corte ha stabilito che la mancata partecipazione della società rende nullo l'intero procedimento, cassando le sentenze precedenti e rinviando la causa al primo grado per integrare il contraddittorio.
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Spese accertamento tecnico preventivo: chi paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21674/2024, ha stabilito un principio chiaro sulla ripartizione delle spese dell'accertamento tecnico preventivo (ATP). La Corte ha cassato la decisione del Tribunale che le aveva poste a carico di entrambe le parti in solido, affermando che tali costi devono essere provvisoriamente sostenuti dalla parte che ha richiesto l'ATP. La liquidazione definitiva avverrà solo al termine del successivo giudizio di merito, in base al principio della soccombenza.
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Azione negatoria servitutis: rimozione senza danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21648/2024, chiarisce un punto cruciale sull'azione negatoria servitutis. Il proprietario di un immobile può chiedere la rimozione di un'opera illegittima, come una tubatura, senza dover dimostrare di aver subito un danno specifico. La Corte ha stabilito che l'accertamento dell'inesistenza di una servitù (nella specie, per rigetto della domanda di usucapione) è sufficiente a fondare il diritto alla rimozione. Inoltre, spetta a chi ha realizzato l'opera nel sottosuolo dimostrare la carenza di interesse del proprietario alla sua rimozione, e non viceversa.
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Inammissibilità ricorso cassazione: limiti al riesame
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso riguardante una servitù di passaggio. La decisione si fonda sulla non conformità dei motivi di ricorso ai requisiti di legge, che miravano a un riesame del merito della controversia, non consentito in sede di legittimità. Viene ribadito che il giudizio di Cassazione non è un terzo grado di giudizio, ma un controllo sulla corretta applicazione della legge, e che i motivi di ricorso devono essere specifici e autosufficienti, senza richiedere una nuova valutazione dei fatti.
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Qualifica dirigenziale: quando non spetta il livello
Un lavoratore ha richiesto il riconoscimento della qualifica dirigenziale, ma la sua domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per ottenere la qualifica dirigenziale non è sufficiente il titolo di 'direttore', ma è necessario dimostrare un elevato grado di autonomia, responsabilità e poteri gestionali. Il lavoratore non è riuscito a fornire prove sufficienti, in quanto necessitava di controfirme, la struttura aziendale era modesta e le sue mansioni non incidevano sul governo dell'azienda.
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Accordo sindacale: limiti del ricorso per cassazione
Un lavoratore ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo che i tribunali di merito avevano respinto la sua richiesta di assunzione basata su un accordo sindacale stipulato in seguito a un trasferimento d'azienda. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'interpretazione di un accordo rientra nella competenza dei giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione se non per vizi logici o violazioni di legge. Il ricorso mancava inoltre del requisito di specificità, non consentendo alla Corte di valutare le presunte violazioni.
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Notifica atti fiscali: il domicilio dichiarato è decisivo
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo la nullità della notifica dell'atto di accertamento prodromico, avvenuta presso la vecchia residenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica atti fiscali è legittima se effettuata al domicilio fiscale risultante all'Amministrazione finanziaria, che coincide con quello dichiarato dal contribuente, anche se nel frattempo si è trasferito. La variazione di residenza non era ancora efficace ai fini fiscali al momento della notifica.
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Qualifica superiore: quando l’azienda non può revocarla
Un lavoratore si è visto riconoscere una qualifica superiore, poi revocata dall'azienda per un presunto errore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando l'illegittimità della revoca. La Corte ha stabilito che l'errore dell'azienda non era "riconoscibile" dal dipendente e ha rigettato il ricorso della società, ritenendolo inammissibile. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di rinvio e il divieto per la Cassazione di riesaminare i fatti.
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