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Art. 873 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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467 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Estinzione del giudizio: accordo tra le parti
Una controversia immobiliare, relativa alla qualificazione di un impianto termico come 'costruzione' e alle relative distanze legali, si è conclusa in Cassazione con una declaratoria di estinzione del giudizio. Le parti, dopo aver percorso due gradi di giudizio, hanno raggiunto un accordo consensuale, rinunciando reciprocamente ai ricorsi. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato estinto il processo ai sensi dell'art. 391 c.p.c., senza pronunciarsi nel merito della questione né sulle spese.
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Usucapione muro: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva la demolizione di un muro di confine sopraelevato. La Corte ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'avvenuta usucapione del muro da parte dei vicini. L'ordinanza chiarisce principi fondamentali: la domanda riconvenzionale di usucapione non richiede la mediazione obbligatoria; l'eventuale abusività edilizia dell'opera non impedisce l'usucapione del relativo diritto; le semplici diffide scritte non sono sufficienti a interrompere il decorso del tempo necessario per usucapire.
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Demolizione nuova costruzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un ordine di demolizione di una nuova costruzione (una terrazza) realizzata in violazione delle distanze legali. La Corte ha stabilito che un'ordinanza di demolizione non costituisce vizio di 'ultra petizione' se la richiesta originaria era di 'riduzione in pristino' e che una bozza di sentenza non firmata, inviata per errore, è giuridicamente inesistente e non inficia la validità della decisione finale.
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Distanza dal confine: demolizione o arretramento?
In un caso di violazione della distanza dal confine, la Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una costruzione edificata a 2.70 metri anziché ai 5 metri prescritti dal regolamento locale. Tuttavia, ha annullato l'ordine di demolizione totale, stabilendo che la sanzione deve essere proporzionata. La Corte ha rinviato il caso per valutare l'applicazione della misura più lieve dell'arretramento del fabbricato.
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Distanze tra costruzioni: quando la ristruttura è nuova
Una complessa disputa immobiliare su confini, servitù e vedute porta la Corte di Cassazione a un'importante chiarificazione. L'ordinanza stabilisce che una ristrutturazione significativa che altera la volumetria di un edificio va considerata come "nuova costruzione". Di conseguenza, l'intero fabbricato deve rispettare le normative vigenti sulle distanze tra costruzioni, anche se l'edificio viola le norme urbanistiche. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando le decisioni dei giudici di merito sull'obbligo di arretramento e sulla costituzione di una servitù di passaggio per esigenze agricole.
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Violazione distanze: quando l’ampliamento è illegale
Un proprietario amplia una veranda, violando le normative. I vicini lo citano in giudizio. La Cassazione conferma la condanna all'arretramento della costruzione, chiarendo i limiti della modifica della domanda in corso di causa e sottolineando che la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito. La sentenza evidenzia come un ampliamento che aumenta la superficie utile e modifica la sagoma dell'edificio costituisca una violazione distanze se non rispetta i regolamenti locali e il principio di prevenzione.
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Muro di contenimento e distanze: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene in una disputa tra vicini relativa a un muro di contenimento, chiarendo un principio fondamentale. La Corte ha stabilito che un muro di contenimento non è automaticamente una "costruzione" soggetta alle distanze legali. È decisivo accertare se il terrapieno sostenuto sia naturale o artificiale. Poiché la Corte d'Appello aveva omesso questa indagine cruciale, la sua sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame della questione.
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Sopraelevazione in aderenza: la Cassazione decide
Una controversia tra vicini per una sopraelevazione in aderenza arriva in Cassazione. La Corte Suprema cassa la decisione d'appello che aveva erroneamente applicato un regolamento edilizio del 1996 a una costruzione del 1994. Il principio chiave affermato è che la legittimità di un'opera si valuta in base alle norme vigenti al momento della sua realizzazione, non a quelle successive. Il caso viene rinviato per un nuovo esame.
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Distanza legale: la Cassazione chiarisce i poteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello in un caso di violazione della distanza legale tra edifici. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito ha il dovere, in base al principio 'iura novit curia', di individuare d'ufficio la normativa locale applicabile al momento della costruzione, senza limitarsi a confermare le conclusioni del perito tecnico (CTU). Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tutte le normative succedutesi nel tempo, incluse quelle potenzialmente più favorevoli al costruttore.
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Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello in un caso di distanze tra costruzioni. La decisione è stata cassata per motivazione apparente, poiché il giudice di secondo grado aveva riformato la sentenza di primo grado basandosi su una nuova misurazione della distanza (da inferiore a superiore al limite legale), senza però spiegare il metodo di calcolo utilizzato né le ragioni della discrepanza con la perizia precedente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame che chiarisca il percorso logico-giuridico della decisione.
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Distanze tra costruzioni: limiti del giudice d’appello
Una controversia sulle distanze tra costruzioni a seguito di una sopraelevazione. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che ordinava l'arretramento dell'intero edificio, anziché della sola sopraelevazione. La decisione è stata motivata dal fatto che il giudice d'appello aveva ecceduto i limiti della domanda, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, dato che la parte avversa non aveva impugnato la sentenza di primo grado, più favorevole al costruttore.
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Distanze legali: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario il cui immobile violava le distanze legali dal confine. La Corte ha ribadito che, dopo la riforma del 2012, il vizio di motivazione di una sentenza può essere contestato solo in casi di grave anomalia, non per semplice insufficienza. È stata confermata la condanna all'arretramento della costruzione per ripristinare le corrette distanze legali.
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Distanze legali costruzioni: onere della prova
Un proprietario ha citato in giudizio un vicino per una sopraelevazione che avrebbe violato le distanze legali costruzioni e l'altezza massima. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove certe sulla violazione, data l'impossibilità di stabilire l'originario livello del terreno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova della violazione grava interamente su chi promuove la causa. L'incertezza probatoria determina il rigetto della domanda.
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Distanze legali: i balconi vanno calcolati?
Un'impresa edile costruisce troppo vicino al confine, sostenendo che un piano urbanistico prevedesse una strada e che i balconi non dovessero essere contati. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che le previsioni urbanistiche non modificano la proprietà privata e che i balconi non meramente decorativi rientrano nel calcolo delle distanze legali, poiché la normativa nazionale prevale su quella locale.
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Motivazione apparente: danno da costruzione e risarcimento
Una società immobiliare è stata condannata a risarcire i danni per una costruzione violante le distanze legali. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, non per l'accertamento della violazione, ma a causa della motivazione apparente utilizzata per quantificare il danno. I giudici avevano equiparato il danno da ridotto godimento dell'immobile al costo di demolizione dell'opera, senza fornire una spiegazione logica e concreta, rendendo la decisione arbitraria e non verificabile.
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Distanze legali: presunzione di demanialità stradale
In una controversia sulle distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva adeguatamente considerato la natura pubblica di una strada privata ad uso pubblico. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di demanialità di una via interna a un centro abitato, aperta al pubblico, deve essere valutata sulla base di elementi sostanziali (uso pubblico, ubicazione, ecc.) e non solo formali. La corretta qualificazione della strada è essenziale per applicare le giuste norme sulle distanze. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione e la nuova legge
Un proprietario ha ricostruito un immobile con un lieve aumento di volume, scatenando una causa con il vicino per le distanze tra costruzioni. La Corte d'Appello ha considerato l'opera una nuova costruzione, imponendo l'arretramento. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che i giudici avrebbero dovuto applicare le recenti riforme legislative che hanno ampliato la nozione di "ristrutturazione edilizia", la quale può consentire modifiche volumetriche mantenendo le distanze preesistenti. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Nuova costruzione e distanze legali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che qualsiasi intervento di demolizione e ricostruzione che comporti un aumento di volume o una modifica della sagoma e della posizione dell'edificio deve essere qualificato come "nuova costruzione". Di conseguenza, tale intervento deve rispettare le distanze legali minime previste dalla normativa nazionale, senza che i regolamenti edilizi locali possano introdurre deroghe più favorevoli. Il caso riguardava una controversia tra proprietari confinanti in cui un edificio era stato ricostruito violando le distanze dal confine. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato una norma locale per interventi di restauro, ribadendo la prevalenza della nozione civilistica di nuova costruzione.
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Distanze legali muro: la Cassazione chiarisce
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per la costruzione di un muro che violava le distanze legali e limitava la veduta. La Corte di Cassazione ha stabilito che un muro di contenimento di un terrapieno creato artificialmente è a tutti gli effetti una costruzione e deve rispettare le distanze legali. La sentenza impugnata è stata cassata anche per non essersi pronunciata su tutte le domande dell'attore, come quella di risarcimento del danno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Distanze tra costruzioni: vince la legge del tempo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che ordinava l'arretramento di un edificio. L'errore del giudice di secondo grado è stato applicare una normativa sulle distanze tra costruzioni entrata in vigore dopo la fine dei lavori, violando il principio 'tempus regit actum'. La Suprema Corte ha ribadito che la legittimità di una costruzione va valutata sulla base delle norme vigenti al momento della sua edificazione, non di quelle successive.
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