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Art. 873 Codice Civile — Anno 2023

113 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Distanze legali tra costruzioni: la nuova legge salva l’abuso
I proprietari di un immobile hanno citato in giudizio i vicini per aver modificato il terreno confinante e costruito a distanza non regolamentare. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno ordinato il ripristino dello stato dei luoghi. La Cassazione ha però accolto il ricorso dei costruttori. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve applicare d'ufficio lo "ius superveniens", ossia una nuova normativa regionale sulle distanze legali tra costruzioni più favorevole sopravvenuta durante il processo, poiché le leggi non sono semplici "fatti" tardivi. Inoltre, la Corte ha stabilito che non si può presumere il consenso del precedente proprietario per mantenere manufatti a distanza illegittima senza prove concrete. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Distanze legali tra edifici: la Cassazione sospende la decisione
Una controversia tra privati riguardante il rispetto delle distanze legali tra edifici, per un immobile realizzato nel 1999, giunge davanti alla Corte di Cassazione. Il Proprietario contesta la decisione d'appello favorevole ai Vicini. La Suprema Corte rileva che, per decidere correttamente la questione, è indispensabile esaminare le norme locali del Comune interessato, le quali integrano la disciplina del codice civile. Di conseguenza, la Cassazione non emette una decisione definitiva, ma ordina alla propria cancelleria di acquisire direttamente dal Comune copia del Piano regolatore generale e delle norme tecniche vigenti all'epoca della costruzione. La causa viene quindi rinviata a nuovo ruolo in attesa dei documenti necessari.
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Distanze legali tra costruzioni: la sanatoria non salva il vicino
Una coppia di vicini ha contestato la ristrutturazione e la sopraelevazione eseguite dai proprietari del fondo confinante, lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni pari a dieci metri secondo il regolamento comunale. I costruttori si difendevano esibendo una concessione in sanatoria e sostenendo di aver mantenuto la stessa area di ingombro originaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei vicini, stabilendo che la sopraelevazione costituisce sempre una nuova costruzione e deve rispettare le distanze vigenti al momento della sua realizzazione. Inoltre, la sanatoria edilizia regola solo il rapporto con la pubblica amministrazione e non pregiudica il diritto dei privati a pretendere la demolizione delle opere illegittime o il risarcimento del danno.
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Integrazione del contraddittorio: stop al ricorso incompleto
I Proprietari Confinanti hanno presentato ricorso in Cassazione contro i Vicini di Casa e una Società Immobiliare per una questione legata alle distanze legali tra edifici. Tuttavia, i ricorrenti non hanno notificato l'atto a una delle parti interessate, una comproprietaria dell'immobile confinante. La Corte di Cassazione, rilevando questa omissione, ha stabilito che è necessaria l'integrazione del contraddittorio per garantire la validità del giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno ordinato ai ricorrenti di notificare il ricorso alla parte mancante entro trenta giorni, rinviando la causa a una nuova udienza per consentire la corretta partecipazione di tutti i soggetti coinvolti.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione ferma la causa sulle distanze
Una proprietaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per violazione delle distanze tra costruzioni, lamentando l'edificazione di un immobile troppo vicino al proprio terrazzo e la creazione di una sala mortuaria. Dopo che la Corte d'Appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, la proprietaria ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso non era stato notificato ad altri comproprietari originariamente parte del giudizio. Riconoscendo un'ipotesi di litisconsorzio necessario, i giudici hanno ordinato l'integrazione del contraddittorio entro quaranta giorni, disponendo la rimessione della causa a nuovo ruolo senza ancora decidere il merito della controversia.
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Distanze legali tra costruzioni: donare la casa non evita i danni
Una proprietaria confinante ha citato in giudizio il vicino per aver edificato un ampliamento violando le distanze legali tra costruzioni, ottenendo la condanna alla demolizione e al risarcimento dei danni. Il costruttore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la vicina non avesse più interesse ad agire, poiché non aveva trascritto la domanda giudiziale e lui aveva nel frattempo donato l'immobile ai figli. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di vendita del bene a terzi, l'interesse al risarcimento del danno contro l'autore materiale dell'abuso persiste. Inoltre, la richiesta del costruttore di applicare il principio di prevenzione è stata dichiarata inammissibile per mancanza di prove specifiche sulle strutture preesistenti sul confine. Il costruttore perde definitivamente la causa.
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Distanze legali tra costruzioni: il solaio interrato che sporge
Una società confinante ha contestato la realizzazione di un solaio di copertura di un piano interrato da parte del proprietario vicino, ritenendo violata la normativa sulle distanze legali tra costruzioni. La Corte d'Appello aveva escluso che l'opera fosse una vera costruzione poiché sporgeva di soli 15 centimetri dal muro di confine. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società confinante. I giudici hanno chiarito che rientra nella nozione di costruzione qualsiasi opera non completamente interrata che presenti requisiti di solidità e stabilità. Di conseguenza, anche un manufatto parzialmente interrato deve rispettare le distanze minime dal confine. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione del caso.
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Discussione orale in appello negata: nulla la demolizione
Una proprietaria ha impugnato la sentenza d'appello che la condannava a demolire un terrapieno e un muro di contenimento ritenuti troppo vicini al confine con la vicina. La ricorrente ha lamentato che la Corte d'Appello non avesse fissato l'udienza di discussione orale, nonostante la sua esplicita e tempestiva richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata discussione orale in appello lede il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Di conseguenza, l'omissione determina l'automatica nullità della sentenza. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione impugnata, rinviando la causa alla Corte d'Appello di Milano in diversa composizione affinché proceda a un nuovo esame rispettando le regole procedurali.
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Distanze minime dal confine: la Cassazione frena il giudice
Un proprietario terriero ha citato in giudizio una cooperativa edilizia confinante per la violazione delle distanze minime dal confine stabilite dal piano regolatore comunale. Il Tribunale ha ordinato l'arretramento dell'edificio a 4 metri. In appello, senza che il proprietario avesse proposto un ricorso autonomo, i giudici hanno aumentato la distanza a 4,80 metri, calcolandola dai balconi. La Cassazione ha accolto il ricorso della cooperativa limitatamente a questo aumento ingiustificato. La Corte ha stabilito che, in assenza di un appello incidentale della controparte, il giudice di secondo grado non poteva aggravare la condanna della cooperativa. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per ricalcolare la corretta applicazione della sanzione.
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Violazione delle distanze legali: demolizione sì, danno da rifare
I Proprietari Confinanti hanno citato in giudizio il Costruttore per la sopraelevazione di un fabbricato in violazione delle distanze. I giudici di merito hanno ordinato la demolizione dell'opera e risarcito i danni per trentamila euro. La Corte di Cassazione ha confermato la violazione delle distanze, ribadendo che la concessione edilizia non sana i rapporti tra privati. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Costruttore limitatamente alla quantificazione del danno. La sentenza è stata cassata con rinvio poiché il giudice d'appello ha liquidato il danno in via equitativa senza spiegare i criteri di calcolo. Di conseguenza, la violazione delle distanze legali è confermata, ma l'ammontare del risarcimento dovrà essere interamente ridiscusso e motivato nel nuovo giudizio.
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Distanze legali tra costruzioni: demolizione contro indennizzo
Un vicino ha citato in giudizio una cooperativa edilizia contestando la violazione delle distanze legali tra costruzioni stabilite dal piano regolatore comunale. Il tribunale e la corte d'appello hanno ordinato alla cooperativa di arretrare l'edificio calcolando la distanza dal punto estremo dei balconi. La cooperativa ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo, tra l'altro, che la demolizione fosse troppo onerosa e che si dovesse applicare solo un risarcimento in denaro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tutela dei diritti reali esige la rimozione dell'opera abusiva. Non si applica il risarcimento per equivalente se si viola la distanza dal confine, poiché il diritto di proprietà ha carattere assoluto. La cooperativa deve quindi arretrare l'immobile e pagare le spese legali.
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Decoro architettonico: il bar perde la tenda sulla facciata
Una società che gestisce un bar installa una grande tenda ancorata alla facciata di un condominio e fissata al suolo su tre lati. Il Condominio agisce in giudizio chiedendone la rimozione per lesione del decoro architettonico. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello ordinano la rimozione della struttura. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della società, confermando che l'opera altera l'armonia estetica dell'edificio. I giudici chiariscono che per tutelare il decoro architettonico non occorre un particolare pregio artistico dello stabile, né rileva che vi siano già state precedenti alterazioni. Inoltre, il danno economico è ritenuto insito nella menomazione estetica stessa. Di conseguenza, la società deve rimuovere definitivamente la tenda e pagare le spese processuali.
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Distanze legali tra costruzioni: accordo privato vs regolamento
I Vicini acquistano un terreno da un'Impresa con l'accordo di poter edificare sul confine in deroga ai regolamenti comunali. L'Impresa costruisce per prima ma non sul confine, bensì a una distanza minima di 17 centimetri, violando sia l'accordo sia il piano regolatore che imponeva una distanza minima di 5 metri dal confine. La Corte d'Appello respinge la domanda di demolizione dei Vicini applicando il principio di prevenzione e ritenendo la distanza trascurabile. La Cassazione accoglie il ricorso dei Vicini: il principio di prevenzione non si applica se i regolamenti locali impongono una distanza minima dal confine. Inoltre, le norme sulle distanze legali tra costruzioni sono assolute e non ammettono tolleranze giudiziarie. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Distanze legali: il confine incerto riapre la lite tra vicini
Il Proprietario Confinante ha citato in giudizio la Vicina lamentando la violazione delle distanze legali e dei confini di proprietà a causa di un ampliamento edilizio e di un balcone. Il Tribunale e la Corte d'appello hanno respinto le sue richieste, ritenendo che il confine coincidesse con il muro di recinzione esistente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Proprietario Confinante. I giudici di legittimità hanno rilevato che la sentenza d'appello non ha spiegato in modo chiaro e logico come sia stato individuato il confine tra i terreni, limitandosi a richiamare acriticamente la decisione di primo grado. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio, ordinando un nuovo esame per stabilire l'esatta linea di confine e verificare il rispetto delle distanze legali.
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Distanze legali tra costruzioni: il Piano Casa non salva l’abuso
Una società proprietaria di un capannone ha citato in giudizio la società confinante per aver realizzato una tettoia senza rispettare le distanze legali tra costruzioni e per aver murato alcune finestre preesistenti, impedendo il passaggio di aria e luce. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ordinando la demolizione della tettoia e il ripristino delle finestre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società confinante, confermando che le norme regionali (come il "Piano Casa") non possono derogare alle distanze minime nazionali stabilite dal codice civile e dai decreti ministeriali, in quanto poste a tutela della salute e della sicurezza pubblica. Di conseguenza, la società ricorrente ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata a demolire le opere abusive e a pagare le spese legali.
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Violazione delle distanze legali: demolizione inevitabile per il vicino
La proprietaria di un terreno ha citato in giudizio i vicini lamentando la violazione delle distanze legali a causa dell'ampliamento del loro fabbricato e chiedendo l'accertamento di una servitù di passaggio. I vicini si sono difesi sostenendo di aver usucapito il diritto di mantenere la costruzione a distanza inferiore. La Corte d'Appello ha ordinato la demolizione della parte abusiva al primo piano e ha confermato la servitù, basandosi anche su una perizia tecnica svolta in un precedente processo estinto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei vicini, confermando che i regolamenti locali sulle distanze dal confine integrano il codice civile e che il giudice può utilizzare le prove di un giudizio estinto se ritualmente acquisite. Vince la proprietaria confinante.
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Distanze tra costruzioni: il Comune autorizza ma il vicino vince
Un proprietario ha edificato un immobile in zona agricola sul confine con il fondo vicino, violando il limite di dieci metri previsto dal piano regolatore comunale. I vicini hanno chiesto la demolizione e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di arretramento della struttura. I giudici hanno stabilito che le norme comunali sulle distanze tra costruzioni non possono essere derogate senza un accordo scritto tra i confinanti, poiché la riduzione delle distanze comprime ingiustamente il diritto di edificare del vicino. Inoltre, la Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento dei danni, chiarendo che la violazione delle distanze tra costruzioni non fa scattare un risarcimento automatico, ma richiede comunque l'allegazione della concreta perdita subita.
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Distanze legali tra costruzioni: demolito il piano dei vicini
La Proprietaria di un immobile ha concordato con I Vicini, tramite una scrittura privata, la possibilità di realizzare una sopraelevazione, a patto di rispettare il limite di tre metri dal confine. Poiché I Vicini non hanno rispettato l'accordo, La Proprietaria ha chiesto l'arretramento della nuova opera. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ordinando l'arretramento. I Vicini hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il contratto fosse risolto e contestando la qualificazione della domanda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'accordo privato che limita i poteri di proprietà a favore del vicino configura una servitù. Di conseguenza, I Vicini devono arretrare la costruzione, confermando l'importanza del rispetto delle distanze legali tra costruzioni stabilite convenzionalmente.
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Distanze legali tra costruzioni: rampa o muro di sostegno?
I proprietari di un fondo confinante hanno fatto causa al titolare di un albergo per la costruzione di una rampa di accesso ai garage, ritenuta troppo vicina al confine. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo la rampa un semplice muro di contenimento escluso dalle norme sulle distanze. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei vicini, stabilendo che un muro di contenimento artificiale, creato dall'uomo per modificare il dislivello del terreno, costituisce una vera e propria costruzione. Di conseguenza, tale opera deve rispettare le distanze legali tra costruzioni. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame dello stato dei luoghi.
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Distanze legali tra costruzioni: chi non è confinante perde
I proprietari di un terreno hanno citato in giudizio i vicini lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni per un edificio confinante. Gli attori sostenevano di aver usucapito anche un secondo lotto adiacente, pretendendo l'arretramento della costruzione rispetto a entrambi i confini. La Corte d'Appello ha ridotto l'obbligo di arretramento solo al lotto di cui era provata la proprietà, escludendo la legittimazione ad agire per il lotto non confinante in mancanza di una sentenza definitiva di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte ha ribadito che solo il proprietario confinante è legittimato a chiedere il rispetto delle distanze, escludendo che tale diritto spetti a chi possiede lotti non confinanti all'interno della stessa lottizzazione.
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