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Art. 873 Codice Civile — Anno 2023

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113 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Sopraelevazione del tetto: quando il vicino non può opporsi
I Proprietari dell'Appartamento con Veduta hanno citato in giudizio I Proprietari dell'Immobile Sottostante, lamentando che la sopraelevazione del tetto di questi ultimi avesse ridotto la loro veduta e violato le distanze legali. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, accertando che l'innalzamento di soli 10-20 centimetri era dovuto esclusivamente alla coibentazione termica e all'uso di nuovi materiali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei vicini. I giudici hanno stabilito che la sopraelevazione del tetto non costituisce una nuova costruzione se l'aumento dell'altezza è minimo e finalizzato solo a esigenze tecniche, senza incrementare la superficie esterna o la volumetria dei piani sottostanti. Di conseguenza, non vi è alcuna violazione delle distanze legali.
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Violazione delle distanze: muro demolito ma danno da dimostrare
I Vicini hanno realizzato un terrapieno artificiale modificando il livello del terreno e costruendo muri alti oltre due metri a ridosso del confine. La Proprietaria confinante ha chiesto l'arretramento delle opere e il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha ordinato il ripristino e liquidato 15.000 euro di danni. La Cassazione ha confermato che il terrapieno artificiale è una costruzione soggetta alle regole sulle distanze, ma ha accolto il ricorso dei Vicini sul risarcimento. La Suprema Corte ha stabilito che la violazione delle distanze non produce un danno automatico (in re ipsa). Il danno deve essere presunto e allegato dalla vittima, dimostrando la perdita di luce, aria o valore dell'immobile. La complessità dei lavori di demolizione non può essere usata come parametro per calcolare il risarcimento. La causa torna in appello per ricalcolare il danno.
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Distanza tra costruzioni: terrapieno artificiale è illegittimo
Una società immobiliare realizza un terrapieno artificiale sul proprio terreno. Il Condominio confinante la cita in giudizio, sostenendo che l'opera viola la normativa sulla distanza tra costruzioni. La Corte di Cassazione dà ragione al Condominio. I giudici stabiliscono un principio fondamentale: un terrapieno creato artificialmente dall'uomo, che modifica in modo stabile e permanente il profilo del terreno, deve essere considerato a tutti gli effetti una 'costruzione'. Di conseguenza, è obbligatorio rispettare le distanze legali previste dal Codice Civile e dai regolamenti locali. La società immobiliare perde la causa e viene condannata ad arretrare l'opera e a pagare le spese legali.
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Muro troppo vicino: demolizione per violazione distanze legali
Una società immobiliare realizza un muro di contenimento e innalza il livello del terreno a ridosso di una proprietà confinante. Il vicino la cita in giudizio per violazione delle distanze legali costruzioni. I giudici, sia in primo grado sia in appello, danno ragione al vicino, qualificando il muro come una vera e propria 'costruzione' e non come un'opera minore. Di conseguenza, ordinano la demolizione del manufatto e il ripristino dei luoghi. La società, giunta in Cassazione, rinuncia al ricorso, rendendo la condanna alla demolizione definitiva. La sentenza conferma che anche un muro di contenimento deve rispettare le normative sulle distanze.
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Violazione distanze legali: balcone troppo grande, casa da spostare
Una proprietaria costruisce un edificio con ampi balconi, violando la distanza minima di 5 metri dal confine del vicino. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave sulla violazione distanze legali: i balconi che creano nuova volumetria e spazio utilizzabile non sono semplici 'sporti' ornamentali e devono essere inclusi nel calcolo delle distanze. Di conseguenza, conferma la condanna della proprietaria all'arretramento della costruzione e al risarcimento del danno. La Corte ribadisce che il danno da violazione delle distanze è 'in re ipsa', cioè automatico e non necessita di prova specifica, poiché limita il godimento della proprietà del vicino.
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Errore Progetto: la Responsabilità Professionale Architetto è Certa
La Corte di Cassazione ha affermato la piena responsabilità professionale dell'architetto per un progetto edilizio che viola le distanze legali. I committenti, costretti ad arretrare la costruzione, avevano citato in giudizio il professionista. La Corte ha stabilito che la redazione di un progetto conforme alle norme urbanistiche è un'obbligazione di risultato. L'eventuale contrasto tra norme locali e nazionali non costituisce un 'problema tecnico di speciale difficoltà' che possa esonerare l'architetto dalla colpa. Fornire un progetto inutilizzabile perché illegale costituisce un inadempimento contrattuale e obbliga il professionista al risarcimento dei danni.
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Conflitto di interessi: annullato il piano urbanistico ‘ad personam’
La Corte di Cassazione affronta un caso di violazione delle distanze tra costruzioni. Una parte, per sanare il proprio immobile, partecipa come membro di una commissione comunale alla modifica del piano urbanistico. La Corte stabilisce che il palese conflitto di interessi dell'amministratore rende illegittima la delibera urbanistica. Il dovere di astenersi, infatti, non riguarda solo la votazione finale ma anche la fase preparatoria che la influenza. Di conseguenza, la modifica al piano viene disapplicata e la costruzione rimane illegittima. Vince la parte che aveva denunciato la violazione delle distanze.
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Violazione distanze legali: tetto alzato, vista negata e rinvio
Un proprietario ha citato in giudizio la vicina a causa di lavori edilizi che, a suo dire, integravano una violazione delle distanze legali. L'intervento, qualificato come nuova costruzione, aveva ridotto la luminosità, la veduta e impedito l'esercizio di una servitù di passaggio. La Corte d'Appello aveva ordinato la parziale demolizione dell'opera, inclusa la riduzione dell'altezza del tetto e l'arretramento di una porzione di edificio. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto il caso particolarmente complesso, soprattutto per il calcolo delle distanze relative alle vedute. Per questo motivo, ha rinviato la decisione finale a una pubblica udienza per un esame più approfondito, senza ancora proclamare un vincitore.
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Azione di regolamento di confini: Perizia batte Mappa Catastale
Un proprietario avvia un'azione di regolamento di confini contro il vicino, contestando la posizione di una recinzione e la presenza di un manufatto in lamiera troppo vicino al confine. Il vicino si difende sostenendo di aver acquisito per usucapione la porzione di terreno contesa. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: per definire un confine incerto, il giudice ha ampia libertà di valutazione e può basarsi su qualsiasi prova, come perizie tecniche e fotografie aeree. Le mappe catastali hanno solo un valore sussidiario, da usare come ultima risorsa. La Corte ha quindi dato ragione al vicino, confermando la linea di confine tracciata dal perito e giudicando il manufatto in lamiera come temporaneo, quindi non soggetto alle regole sulle distanze tra costruzioni. Il ricorso del primo proprietario è stato respinto.
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Ampliamento terrazzo e distanze legali: è nuova costruzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ampliamento di una terrazza preesistente non è una semplice ristrutturazione, ma una nuova costruzione. Di conseguenza, tale intervento deve rispettare le più recenti e restrittive norme sulle distanze legali tra costruzioni vigenti al momento dei lavori, e non quelle in vigore all'epoca della costruzione originaria dell'edificio. Nel caso specifico, il proprietario che aveva ampliato la terrazza è stato condannato ad arretrare l'opera per conformarsi alla distanza di 10 metri dal fabbricato del vicino. La Corte ha chiarito che ogni modifica che aumenta la volumetria e la sagoma dell'edificio rientra nel concetto di nuova costruzione.
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Terrapieno è costruzione: l’Hotel vince sul vicino troppo audace
Un albergo cita in giudizio il proprietario confinante per aver realizzato una sopraelevazione, un'autorimessa e un terrapieno in violazione delle distanze legali. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto fondamentale: un terrapieno artificiale, creato dall'uomo per modificare il livello del suolo, è a tutti gli effetti una costruzione. Pertanto, deve rispettare le norme sulle distanze tra costruzioni previste dalla legge nazionale (D.M. 1444/1968), che prevalgono su qualsiasi regolamento comunale contrario. La Corte ha dato ragione all'albergo su questo principio, annullando la precedente decisione e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del terrapieno.
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Sopraelevazione e distanze legali: nuova legge non salva l’abuso
Una proprietaria fa causa al vicino per una sopraelevazione che non rispetta le distanze legali dal confine. Il costruttore si difende invocando una nuova normativa urbanistica, apparentemente più favorevole, entrata in vigore dopo i lavori. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione precedente. Stabilisce un principio fondamentale in tema di sopraelevazione e distanze legali: una nuova legge più restrittiva non può essere applicata a costruzioni già ultimate. Poiché la nuova norma, classificando l'area come centro storico, imponeva un divieto assoluto di sopraelevazione, era di fatto più restrittiva e quindi inapplicabile. La costruzione resta illegittima.
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Distanze legali: nuova legge non salva, demolizione confermata
Un proprietario cita in giudizio il vicino per aver edificato a meno di dieci metri dal confine, in violazione del piano regolatore. Il costruttore si difende sostenendo che una nuova normativa, meno restrittiva e approvata durante la causa, avrebbe sanato la sua posizione. La Corte di Cassazione, però, chiarisce un punto fondamentale: la nuova legge non si applicava alla specifica zona agricola in cui si trovavano gli immobili. Di conseguenza, restava valido il vecchio e più severo limite. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la condanna alla demolizione per la violazione delle distanze legali tra costruzioni.
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Nuova costruzione e distanze: ricostruire più grande annulla l’usucapione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in tema di nuova costruzione e distanze legali. Un proprietario aveva demolito e ricostruito il proprio edificio, aumentandone però il volume e l'altezza. I vicini lo hanno citato in giudizio per violazione delle distanze. Il costruttore si è difeso sostenendo di aver acquisito per usucapione il diritto a mantenere quella posizione. La Corte ha chiarito che la demolizione con ricostruzione e aumento di volume si qualifica sempre come una 'nuova costruzione'. Di conseguenza, i diritti precedentemente acquisiti, come l'usucapione, vengono meno. Il nuovo edificio deve rispettare le normative sulle distanze vigenti al momento della sua realizzazione. La Corte ha quindi confermato la condanna alla riduzione in altezza dell'immobile.
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Violazione distanze legali: il Giudice sbaglia, la Cassazione no
Due Vicini citano in giudizio un Costruttore per la violazione distanze legali del suo nuovo edificio. Il primo Tribunale ordina l'arretramento basandosi solo sulla distanza tra i fabbricati, ignorando la richiesta sulla distanza dal confine. I Vicini non contestano questa omissione, che diventa così un 'giudicato interno'. La Corte d'Appello, però, riesamina erroneamente la questione del confine, già decisa implicitamente. La Cassazione interviene, annulla la sentenza d'appello e chiarisce un principio fondamentale: il giudicato interno formatosi su una domanda non esaminata limita il potere del giudice successivo. La causa dovrà essere decisa di nuovo, ma solo sulla base della distanza tra le costruzioni.
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Uso della cosa comune: passerella sul muro vince sulle distanze
La Corte di Cassazione affronta un caso di opere su parti comuni in un edificio. I proprietari del primo piano avevano costruito una passerella in cemento sulla facciata comune, limitando luce e aria alle finestre del piano terra. La Corte ha stabilito che, in ambito condominiale, la norma sull'uso della cosa comune (art. 1102 c.c.) prevale su quella generale delle distanze legali. Il giudice non deve limitarsi a verificare il rispetto delle distanze, ma deve accertare se l'opera lede il pari diritto degli altri condomini e arreca un pregiudizio concreto alla loro proprietà. La sentenza precedente è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Distanze Legali: Legge Regionale non Prevale sul Codice Civile
Una società edile realizzava una nuova costruzione violando le norme sulle distanze legali tra costruzioni rispetto a un condominio vicino. L'azienda si difendeva sostenendo che una legge regionale le consentisse di derogare alle norme nazionali. I proprietari del condominio confinante hanno fatto causa. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: una legge regionale non può prevalere sulla normativa statale (Codice Civile e decreti ministeriali) in materia di distanze tra privati. Le deroghe regionali sono ammesse solo se inserite in piani urbanistici complessi per l'interesse pubblico, non per singoli edifici. Di conseguenza, la società ha perso la causa, è stata condannata alla demolizione delle parti illegittime e al risarcimento dei danni.
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Variante urbanistica: permesso ok ma il vicino vince lo stesso
Un'azienda ottiene una variante urbanistica semplificata per costruire un opificio, ma lo edifica sul confine, violando le distanze legali. Il proprietario del terreno confinante fa causa. L'azienda si difende sostenendo che la procedura speciale la autorizzasse a derogare alle norme sulle distanze. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la variante urbanistica semplificata riguarda solo gli aspetti di diritto pubblico (come la destinazione d'uso del suolo) e non può mai prevalere sulle norme del Codice Civile che tutelano i diritti dei privati, come le distanze tra costruzioni. Di conseguenza, l'azienda ha perso la causa ed è stata condannata ad arretrare l'edificio.
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Risarcimento danno da abuso edilizio: veranda salva, vicino paga
Una società immobiliare ha citato in giudizio i proprietari di un appartamento vicino, chiedendo la demolizione di una veranda considerata abusiva. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale sul risarcimento danno da abuso edilizio. Non è sufficiente dimostrare la semplice violazione di una norma urbanistica per ottenere un risarcimento. Il vicino che si ritiene danneggiato deve fornire la prova concreta e specifica del pregiudizio subito (ad esempio, perdita di luce o di valore dell'immobile). In assenza di tale prova, la domanda viene respinta. La Corte ha quindi dato ragione ai proprietari della veranda, condannando la società che aveva avviato la causa al pagamento delle spese legali.
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Vedute abusive: ringhiera bassa non basta, il vicino vince
La Corte di Cassazione affronta un caso di vicinato relativo a terrazze costruite a distanza non legale. La sentenza stabilisce un principio chiave sulle vedute abusive: una ringhiera bassa e facilmente scavalcabile non è un accorgimento sufficiente a impedire l'affaccio illegale sul fondo del vicino. Quando una costruzione viola sia le norme sulle distanze che quelle sulle vedute, l'unica soluzione è la demolizione o l'arretramento dell'opera. Non è possibile limitarsi a installare pannelli o altre barriere visive. La Corte ha quindi respinto il ricorso dei proprietari della terrazza, confermando la decisione dei giudici precedenti e dando ragione al vicino che lamentava la lesione della propria privacy e dei suoi diritti.
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