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Art. 873 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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467 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Demolizione costruzione illegittima: chi è responsabile?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna alla demolizione di una costruzione illegittima realizzata su un terrazzo di proprietà esclusiva. Il ricorso è stato respinto, stabilendo che l'azione per il ripristino delle distanze legali ha natura reale e deve essere diretta contro l'attuale proprietario dell'immobile, anche se non è l'autore materiale dell'abuso. La Corte ha inoltre escluso la necessità di un litisconsorzio con gli altri condomini e ha rigettato le eccezioni di prescrizione e usucapione del diritto a mantenere l'opera.
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Distanza costruzioni: quando un muro è opera?
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce la disciplina della distanza costruzioni. Un muro di contenimento che supporta un terrapieno artificiale è considerato a tutti gli effetti una "costruzione" e deve rispettare le distanze legali dal confine. La Corte ha stabilito che l'azione di demolizione va intentata contro l'attuale proprietario, il quale è però tutelato da una garanzia nei confronti del venditore che ha realizzato l'opera illecita.
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Distanze tra costruzioni: la Cassazione decide
Una società di costruzioni, nel ricostruire un edificio, ha violato una servitù del 1963 che regolava le distanze tra costruzioni con i vicini. I tribunali di merito hanno ordinato l'arretramento dell'opera. La società ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la composizione del collegio giudicante e l'interpretazione della servitù. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la violazione dell'accordo privato era una ragione sufficiente per la condanna. Ha inoltre stabilito la legittimità temporanea dei giudici ausiliari, rendendo la sentenza definitiva.
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Distanze legali e nuova costruzione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30966/2023, ha chiarito quando una ristrutturazione edilizia deve essere considerata una "nuova costruzione", soggetta al rispetto delle distanze legali. Il caso riguardava la trasformazione di un portico, la cui ristrutturazione con materiali e struttura diversi dall'originale è stata ritenuta una nuova opera. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società costruttrice, confermando che modifiche sostanziali a un manufatto preesistente impongono l'applicazione delle normative sulle distanze tra edifici, e ha dichiarato inammissibile l'eccezione sulla prevenzione temporale perché sollevata per la prima volta in sede di legittimità.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione su nuove opere
Una controversia tra vicini per una sopraelevazione porta la Cassazione a ribadire principi fondamentali in materia di distanze tra costruzioni. L'ordinanza chiarisce che ogni intervento che aumenta la volumetria di un edificio è da considerarsi 'nuova costruzione' e deve rispettare le normative vigenti sulle distanze. La Corte ha inoltre confermato che la violazione di tali norme comporta non solo l'obbligo di ripristino ma anche un risarcimento del danno, considerato esistente 'in re ipsa', senza necessità di prova specifica.
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Distanze tra costruzioni: prevale la norma nazionale
In un caso di sopraelevazione edilizia, la Corte di Cassazione ha stabilito la prevalenza della normativa nazionale sulle distanze tra costruzioni. La Corte ha cassato la decisione d'appello che applicava una norma locale più permissiva (distanza di 5 metri dal confine), affermando l'inderogabilità della distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate prevista dal D.M. 1444/1968. Tale norma, per la sua finalità igienico-sanitaria, si sostituisce automaticamente alle disposizioni locali contrastanti. Sono stati invece dichiarati inammissibili i motivi relativi all'usucapione di una servitù di passaggio.
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Tolleranza di cantiere: no tra privati. Cassazione
Un proprietario immobiliare ha citato in giudizio un'impresa edile per aver costruito troppo vicino al suo confine. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, applicando il principio della tolleranza di cantiere. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che la tolleranza di cantiere è valida solo nei rapporti con la pubblica amministrazione e non può ledere i diritti dei privati in materia di distanze legali. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Distanze legali: quando si applica la regola dei 10m
La Corte di Cassazione ha confermato che le distanze legali di 10 metri tra costruzioni, previste dal D.M. 1444/1968, devono essere rispettate anche quando una delle pareti fronteggianti è cieca. Il caso riguardava una nuova costruzione realizzata in violazione di tale norma. La Corte ha ribadito che questa regola tutela la salubrità e la sicurezza, prevalendo sui regolamenti locali e non ammettendo deroghe basate sul principio di prevenzione in caso di nuove edificazioni.
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Distanze legali tra edifici: il caso dell’aderenza
Un proprietario ha citato in giudizio un'impresa edile sostenendo che la nuova costruzione violasse le distanze legali tra edifici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8209/2023, ha respinto il ricorso, chiarendo che l'obbligo di distanza di 10 metri non si applica quando un nuovo fabbricato è costruito in perfetta aderenza a quello preesistente, senza creare alcuna intercapedine. La Corte ha inoltre precisato che la misurazione delle distanze deve essere lineare e non radiale e che la domanda relativa alle distanze tra vedute, se introdotta tardivamente, costituisce un'inammissibile mutatio libelli.
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Distanze tra costruzioni e ius superveniens
Un proprietario ha realizzato un ampliamento e una sopraelevazione, violando secondo il vicino la normativa sulle distanze tra costruzioni. I tribunali di merito avevano ordinato l'arretramento dell'opera. La Corte di Cassazione ha però cassato la sentenza d'appello, stabilendo che deve essere applicata una nuova legge regionale più favorevole (ius superveniens), entrata in vigore durante il processo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce della normativa sopravvenuta, che potrebbe sanare la costruzione.
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Usucapione distanze legali: la prescrizione del danno
Una società alberghiera ottiene il riconoscimento dell'usucapione del diritto a mantenere un edificio a distanza illegale. La Corte di Cassazione, però, interviene sulla richiesta di risarcimento del vicino. Si chiarisce che il danno per i "maggiori costi di costruzione" non è un illecito permanente, ma istantaneo. Pertanto, il diritto al risarcimento si prescrive in cinque anni dal momento in cui la spesa è stata sostenuta, non dalla permanenza dell'edificio.
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Distanze tra costruzioni: Cassazione e nuove norme
Due società edili, condannate in appello alla demolizione di una parte di un edificio per violazione delle distanze tra costruzioni, hanno presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto il ricorso basandosi sull'entrata in vigore di una nuova normativa locale più favorevole, che ha ridotto la distanza minima richiesta dal confine. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello, che dovrà riesaminare il caso alla luce della nuova legge. Sono stati invece respinti gli altri motivi relativi alla legittimità di un garage costruito in aderenza.
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Giudicato esterno: come chiude una lite sulle distanze
In una complessa vicenda giudiziaria relativa al mancato rispetto delle distanze legali nella costruzione di un garage, la Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi presentati. La decisione si fonda sul principio del giudicato esterno: una precedente sentenza, divenuta definitiva in un procedimento parallelo tra le stesse parti e sullo stesso oggetto, aveva già risolto irrevocabilmente la questione. Di conseguenza, ogni ulteriore dibattito è stato dichiarato inammissibile, portando alla compensazione delle spese legali per soccombenza reciproca.
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Legittimazione ad causam e onere della prova eredi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni eredi in una causa relativa alle distanze tra costruzioni. La decisione si fonda sulla mancata prova della loro "legittimazione ad causam", ovvero della loro qualità di eredi effettivi. La Corte ha ribadito che non è sufficiente dichiararsi eredi, ma è necessario fornire la prova documentale dell'avvenuta successione per poter proseguire un'azione legale iniziata dal defunto.
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Distanze legali vedute: no alla demolizione automatica
Una proprietaria viene condannata a demolire un balcone e una scala per violazione delle distanze legali vedute. La Cassazione annulla la decisione, specificando che la demolizione è una misura estrema e il giudice deve prima valutare soluzioni alternative meno invasive per eliminare l'affaccio illegale, rispettando il principio della domanda.
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Notifica nulla: ricorso inammissibile in Cassazione
Una lunga controversia sulle distanze tra costruzioni si conclude in Cassazione con una declaratoria di inammissibilità. La Corte Suprema ha stabilito che il ricorso è inammissibile a causa di una notifica nulla effettuata a uno degli eredi di una delle parti, non avendo i ricorrenti fornito la prova del perfezionamento della comunicazione come richiesto dalla legge. Questo errore procedurale ha impedito la discussione del merito della causa.
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Nozione di costruzione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12750/2024, ha chiarito che la nozione di costruzione ai fini delle distanze legali è definita dall'art. 873 del Codice Civile e non può essere modificata dai regolamenti edilizi locali. Questi ultimi possono solo imporre distanze maggiori. Nel caso specifico, relativo a manufatti come un forno e una legnaia, la Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva applicato automaticamente la norma locale senza prima verificare se i manufatti avessero i requisiti di solidità e stabilità richiesti dalla nozione civilistica di costruzione.
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Distanze legali: i limiti delle Regioni secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni proprietari immobiliari, stabilendo che un muro di contenimento deve rispettare le distanze legali previste dal Codice Civile. La Corte ha chiarito che le normative regionali non possono introdurre deroghe meno restrittive rispetto alla legge statale, riaffermando il principio della gerarchia delle fonti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Distanze tra costruzioni e l’abuso edilizio altrui
Un proprietario ha sopraelevato il proprio immobile, ma il vicino ha agito in giudizio per violazione delle distanze tra costruzioni. Il costruttore ha eccepito l'irregolarità edilizia dell'immobile del vicino. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eventuale abusività del fabbricato preesistente è irrilevante nei rapporti tra privati per il rispetto delle distanze, confermando l'ordine di arretramento della nuova opera.
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Termine a ritroso: la Cassazione chiarisce il calcolo
In una controversia su una servitù di veduta, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava inammissibile un appello incidentale per tardività. Il punto centrale della pronuncia riguarda il corretto calcolo del termine a ritroso: la Corte ha ribadito che, se il giorno di scadenza di un termine calcolato all'indietro cade in un giorno festivo, il termine deve essere anticipato al primo giorno non festivo precedente e non posticipato. La sentenza ha anche affrontato la questione delle prove nuove in appello, ritenendo legittima l'ammissione di una fotografia considerata indispensabile ai fini della decisione sull'usucapione.
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