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Art. 873 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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467 provvedimenti

Altri anni per Art. 873 Codice Civile

Distanze legali: valore del condono edilizio
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso riguardante la violazione delle distanze legali tra edifici confinanti. Il caso verteva sulla demolizione di una tettoia e di un ripostiglio realizzati in aderenza al confine. La decisione si fonda sulla valenza probatoria di una confessione stragiudiziale resa dal proprietario in sede di istanza di condono edilizio. Tale dichiarazione ha permesso di accertare che le opere furono ultimate tra il 1999 e il 2000, periodo in cui la normativa urbanistica locale imponeva distacchi minimi di 5 metri, rendendo illegittima la costruzione a ridosso del confine.
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Distanze tra costruzioni: conta il nuovo piano.
La Corte di Cassazione ha affrontato una controversia relativa alle distanze tra costruzioni in un comune pugliese. Il ricorrente era stato condannato in appello ad arretrare il proprio fabbricato, ma ha eccepito l'omessa applicazione del nuovo Piano Regolatore Generale che consentiva la costruzione in aderenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve applicare d'ufficio lo ius superveniens favorevole al costruttore, poiché le norme regolamentari locali integrano il Codice Civile e hanno valore di norma giuridica.
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Distanze legali: regole su arretramento e danni.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'arretramento di un fabbricato e al risarcimento dei danni per la violazione delle distanze legali. La controversia è nata dalla ricostruzione di un immobile in un Comune che, all'epoca dei fatti, era privo di strumenti urbanistici. In tale scenario, la Corte ha applicato i limiti previsti dalla cosiddetta Legge Ponte, stabilendo che la distanza minima deve essere parametrata all'altezza dell'edificio. I giudici hanno inoltre ribadito che il danno derivante dalla violazione delle distanze è da considerarsi presunto, in quanto limita il godimento del diritto di proprietà.
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Distanze legali: regole su confini e risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di arretramento per un edificio costruito in violazione delle distanze legali previste dal piano regolatore locale. Nonostante una norma transitoria comunale permettesse l'edificazione sul confine, la Corte ha stabilito che tale deroga non è opponibile ai vicini senza un accordo preventivo. La violazione delle distanze legali comporta il risarcimento del danno per l'abusiva imposizione di una servitù di fatto, la cui prova può essere fornita tramite presunzioni basate sulla perdita di godimento del bene.
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Distanze legali: la Cassazione chiede chiarimenti
La Corte di Cassazione, chiamata a decidere su una controversia relativa al rispetto delle distanze legali tra edifici in una specifica zona urbana, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. I giudici hanno rilevato l'impossibilità di giungere a una decisione definitiva senza la conoscenza precisa della normativa urbanistica locale vigente nel Comune interessato. Per tale ragione, la Suprema Corte ha ordinato all'amministrazione comunale di trasmettere il testo integrale delle norme tecniche di attuazione riguardanti la zona oggetto del contendere, rinviando la causa in attesa di tale documentazione fondamentale per l'applicazione della parola_chiave.
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Divisione ereditaria: valore del terreno edificabile
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una divisione ereditaria riguardante un terreno edificabile. Una delle parti contestava la stima del bene, sostenendo che le ridotte dimensioni impedissero l'edificazione diretta e dunque riducessero il valore del lotto. I giudici hanno stabilito che il valore venale resta elevato poiché la capacità edificatoria può essere sfruttata tramite ampliamento di edifici confinanti o cessione della cubatura a terzi. Il ricorso è stato rigettato, confermando l'obbligo di versare il conguaglio stabilito in sede di merito.
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Distanze legali: nullità patti in deroga
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria riguardante la validità di un accordo privato volto a derogare alle distanze legali tra edifici. Nel caso di specie, un proprietario aveva citato il vicino chiedendo la risoluzione di un contratto e la demolizione di un immobile costruito a distanza inferiore rispetto a quella legale, lamentando difformità progettuali. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la Suprema Corte ha rilevato d'ufficio la possibile nullità del patto derogatorio, poiché le distanze previste dai piani regolatori comunali sono spesso considerate norme inderogabili a tutela dell'interesse pubblico. La decisione è stata rinviata per permettere alle parti di interloquire su tale questione di nullità.
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Servitù di non affaccio: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla demolizione di un balcone e altre opere edilizie realizzate in violazione delle distanze legali. Il fulcro della controversia riguarda la configurabilità di una servitù di non affaccio, ovvero un diritto che impedisce al vicino di esercitare la veduta sul fondo confinante. La Corte ha rilevato la necessità di chiarire se tale servitù possa essere costituita validamente in deroga ai regolamenti urbanistici e se sia suscettibile di acquisto per usucapione. Data la complessità delle questioni giuridiche, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Sopraelevazione e distanze: quando il tetto è legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della sopraelevazione di un tetto in relazione alle distanze legali tra edifici. Nel caso di specie, una ricostruzione aveva comportato un innalzamento del piano d'imposta di 34 cm. Mentre la Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione ritenendola una nuova costruzione, la Cassazione ha annullato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che variazioni di altezza dovute a necessità tecniche, come l'inserimento di cordoli antisismici o strati di coibentazione, non costituiscono necessariamente un aumento di volumetria rilevante se non creano nuova superficie abitabile. Inoltre, ha richiamato l'importanza dello ius superveniens, ovvero l'applicazione di norme tecniche più recenti e favorevoli al costruttore intervenute durante il giudizio.
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Sicurezza statica edificio: la tutela è senza tempo
Un condomino ha citato in giudizio una società commerciale per aver eseguito modifiche strutturali a un locale al piano terra, lamentando rischi per la sicurezza statica edificio e violazioni del decoro architettonico. Mentre la Corte d'Appello aveva rigettato le richieste per mancanza di prova sulla data dei lavori, la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela della stabilità del fabbricato è un interesse primario e imprescrittibile: se un'opera compromette la sicurezza statica edificio, il diritto di chiederne la rimozione non scade mai, rendendo irrilevante l'epoca di realizzazione delle opere stesse.
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Distanze legali: regole per scale in aderenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che ordinava la demolizione di una scala esterna realizzata in un'intercapedine tra edifici. Il fulcro della controversia riguarda il rispetto delle distanze legali e la corretta qualificazione dell'opera come costruzione in aderenza o in appoggio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può presumere l'illegittimità basandosi solo sulla natura dell'opera, ma deve accertare se esista un'autonomia strutturale o se l'opera elimini effettivamente ogni spazio vuoto tra i fabbricati.
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Distanze tra edifici: nuove regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che le distanze tra edifici si applicano anche a balconi e muri di contenimento artificiali. Nel caso analizzato, i giudici hanno però annullato la richiesta di risarcimento danni continuativa poiché il proprietario aveva venduto l'immobile durante il processo, limitando il diritto all'indennizzo al solo periodo di effettiva proprietà.
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Distanze tra costruzioni: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema delle distanze tra costruzioni in un caso di demolizione e ricostruzione con aumento di volume. Grazie all'applicazione dello ius superveniens e delle recenti riforme edilizie, la Corte ha stabilito che la ricostruzione con premi volumetrici può mantenere le distanze legittimamente preesistenti, ribaltando precedenti orientamenti più restrittivi.
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Inedificabilità assoluta: stop agli abusi in zona A
La Corte di Cassazione ha confermato la demolizione integrale di una sopraelevazione realizzata in un'area soggetta a inedificabilità assoluta (Zona A). Il caso ha visto la soccombenza di proprietari che, pur dichiarando di voler ristrutturare un tetto, hanno aumentato la volumetria dell'edificio violando le distanze legali. La Suprema Corte ha ribadito che in tali zone sono ammessi solo interventi conservativi e che il danno subito dal vicino può essere liquidato equitativamente.
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Distanze tra costruzioni: calcolo del danno e rinvio
La Suprema Corte ha esaminato un caso riguardante la violazione delle distanze tra costruzioni in un centro urbano. Sebbene sia stato confermato l'ordine di demolizione per il mancato rispetto dei dieci metri tra pareti finestrate, i giudici hanno annullato la decisione sul risarcimento. La Corte d'Appello aveva infatti stabilito il danno dall'inizio dei lavori con una motivazione vaga, senza verificare il momento effettivo della perdita di luce e aria.
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Distanze legali costruzioni: muri e terrapieni
La Corte di Cassazione ha analizzato una controversia riguardante la violazione delle distanze legali costruzioni a causa di un muro di contenimento e un terrapieno artificiale. La Corte ha stabilito che un muro destinato a contenere un dislivello creato artificialmente dall'uomo deve essere considerato una costruzione a tutti gli effetti, soggetta al rispetto delle distanze minime. Tuttavia, la sentenza è stata parzialmente cassata poiché il giudice d'appello non ha indicato con precisione la specifica norma locale del Piano Regolatore Generale applicata al caso.
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Violazione distanze legali: risarcimento e ripristino
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza riguardante la violazione distanze legali in un centro storico. Il caso nasce dalla sopraelevazione di un immobile che non rispettava i 10 metri minimi tra pareti finestrate. Mentre il tribunale aveva concesso solo il risarcimento, la Corte d'Appello aveva ordinato sia la demolizione che il risarcimento. La Suprema Corte ha però rilevato un errore procedurale e una duplicazione ingiustificata del ristoro economico.
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Muro di cinta e distanze legali: la guida
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che qualificava automaticamente come costruzione un muro posto a confine tra due fondi a dislivello. Il caso riguardava la realizzazione di un nuovo manufatto su un muro preesistente. La Suprema Corte ha chiarito che, per escludere un muro di cinta dal calcolo delle distanze legali, occorre verificare i requisiti di altezza massima di tre metri, l'isolamento delle facce e la funzione di delimitazione della proprietà.
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Costruzione in aderenza al muro di cinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di una costruzione in aderenza a un muro di cinta preesistente, anche se crea un dislivello artificiale. La Corte ha chiarito che se le norme locali prevedono la possibilità di costruire 'in aderenza', questa prevale sulla regola generale della distanza minima dal confine. Il muro di cinta, in questo caso, non perde la sua natura giuridica e non diventa un muro di fabbrica soggetto a distanze legali, poiché la costruzione è stata realizzata in appoggio a una struttura preesistente e non come un'unica nuova opera di contenimento.
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Distanze legali: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello relativa a una controversia sulle distanze legali di una costruzione e sull'usucapione di una servitù di veduta. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione d'appello contraddittoria per non aver identificato con chiarezza la norma violata (regolamento locale o Codice Civile). Inoltre, ha specificato che per l'usucapione di una servitù di veduta non basta la presenza ventennale di un'apertura, ma è necessario che questa si trovi a una distanza inferiore a quella legale.
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