LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 8 Convenzione EDU — Sezione Prima Penale

Pagina 5 di 5

90 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Espulsione misura alternativa: i limiti familiari
Un cittadino straniero ha presentato ricorso contro un'ordinanza di espulsione disposta come misura alternativa alla detenzione, sostenendo la violazione dei suoi legami familiari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che, sebbene l'espulsione misura alternativa non debba violare il diritto alla vita familiare sancito dall'art. 8 CEDU, è onere dell'interessato fornire una prova concreta e non generica dell'esistenza di tali legami. Nel caso di specie, le allegazioni sono state ritenute carenti e non dimostrate.
Continua »
Espulsione straniero: legami familiari e decisione
Un cittadino straniero, condannato e destinatario di un'ordinanza di espulsione come misura alternativa alla detenzione, ha impugnato il provvedimento sostenendo la violazione del suo diritto all'unità familiare, data la presenza di un padre di nazionalità italiana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la semplice esistenza di un vincolo di parentela non è sufficiente a bloccare l'espulsione straniero. È indispensabile dimostrare l'effettività del legame, che nel caso di specie mancava, non essendo mai stati provati contatti o relazioni significative. La Corte ha quindi confermato la legittimità dell'espulsione, sottolineando l'assenza di un reale inserimento sociale e familiare del ricorrente in Italia.
Continua »
Espulsione straniero: quando i legami familiari contano?
Un cittadino straniero, detenuto, ha impugnato il provvedimento di espulsione come misura alternativa alla detenzione, sostenendo che i suoi legami in Italia (un cugino) fossero più significativi di quelli nel suo Paese d'origine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità dell'espulsione dello straniero. I giudici hanno ritenuto che la valutazione del Tribunale di Sorveglianza fosse corretta, poiché la presenza delle figlie nel Paese d'origine e la lontananza del grado di parentela con il cugino in Italia non configuravano una violazione del diritto alla vita privata e familiare del ricorrente.
Continua »
Espulsione sanzione alternativa: quando è legittima?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un provvedimento di espulsione sanzione alternativa. Un cittadino straniero, condannato a una pena residua inferiore a due anni, ha impugnato il decreto di espulsione sostenendo la presenza di legami familiari in Italia e la non considerazione della sua assenza di pericolosità sociale. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la pericolosità sociale non è un presupposto per questa misura. La decisione si basa invece su un bilanciamento di interessi, in cui i deboli legami familiari del ricorrente in Italia non sono stati ritenuti prevalenti rispetto ai requisiti di legge per l'espulsione, finalizzata a ridurre il sovraffollamento carcerario.
Continua »
Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati condannati per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La difesa contestava l'utilizzabilità delle chat criptate ottenute tramite Ordine di Indagine Europeo. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'acquisizione di tali prove, basandosi sul principio di presunzione di legittimità degli atti compiuti all'estero e sulla necessità di una valutazione complessiva degli indizi. La sentenza solidifica l'orientamento giurisprudenziale favorevole all'uso di comunicazioni criptate nei procedimenti penali.
Continua »
Espulsione e vita familiare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di espulsione, stabilendo che il Tribunale di Sorveglianza non ha adeguatamente bilanciato la pericolosità sociale del soggetto con il suo diritto al rispetto della vita privata e familiare. La decisione evidenzia la necessità di un'analisi completa sulla possibile violazione del diritto all'espulsione e vita familiare prima di confermare l'allontanamento dal territorio nazionale.
Continua »
Ottemperanza provvedimento: quando decade il diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'ottemperanza di un provvedimento del 2021 per effettuare video-colloqui con il figlio, anch'egli detenuto. La decisione si basa sul fatto che il ricorrente aveva nel frattempo ottenuto una nuova ordinanza nel 2024 sullo stesso identico oggetto. Secondo la Corte, la richiesta e l'ottenimento di un nuovo provvedimento superano e sostituiscono quello precedente, rendendo impossibile richiederne l'esecuzione forzata. La scelta di percorrere una nuova via giudiziaria preclude la possibilità di insistere sull'ottemperanza del provvedimento più datato.
Continua »
Diritto allo studio 41-bis: i limiti della Cassazione
Un detenuto in regime speciale 41-bis ha contestato il diniego di colloqui con i docenti per motivi di studio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto allo studio 41-bis può subire limitazioni per inderogabili esigenze di sicurezza. La Corte ha precisato che, sebbene il diritto allo studio sia tutelato, le modalità di esercizio, come i contatti diretti con l'esterno, possono essere ristrette per prevenire la veicolazione di messaggi, scopo primario del regime 41-bis.
Continua »
Colloqui intimi detenuti: un diritto, non speranza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8/2025, ha annullato un'ordinanza che negava a un detenuto un colloquio intimo con la moglie. Il diniego era basato sulla mancanza di strutture adeguate nel carcere. La Suprema Corte, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che i colloqui intimi per i detenuti rappresentano un vero e proprio diritto all'affettività, non una mera aspettativa. Di conseguenza, le carenze strutturali dell'istituto penitenziario non possono costituire una valida giustificazione per negare tale diritto, e l'amministrazione ha l'obbligo di adoperarsi per garantirne l'esercizio.
Continua »
Colloqui detenuti 41-bis: DDA parere obbligatorio
Un detenuto in regime di 41-bis ha richiesto di effettuare videochiamate con il padre, anch'egli sottoposto al medesimo regime restrittivo. La Corte di Cassazione ha annullato l'autorizzazione concessa in precedenza, stabilendo un principio fondamentale: sebbene i colloqui detenuti 41-bis tra familiari siano astrattamente possibili, è obbligatorio acquisire preventivamente il parere, seppur non vincolante, della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) per un corretto bilanciamento tra il diritto all'affettività e le inderogabili esigenze di sicurezza pubblica.
Continua »