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Art. 8 Convenzione EDU — Anno 2022

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74 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Ordine di demolizione e sanatoria: i limiti del giudice penale
Un proprietario subiva una condanna penale per reati edilizi con conseguente ordine di demolizione dell'immobile. Anni dopo, il Comune rilasciava un permesso di costruire in sanatoria, salvo poi annullarlo d'ufficio. Il Tribunale Amministrativo Regionale accoglieva il ricorso del cittadino e annullava la revoca comunale in via definitiva. Il proprietario chiedeva quindi al Giudice dell'esecuzione la cancellazione della demolizione penale. Il Giudice rigettava la richiesta, ritenendo invalido il condono e legittimo il ripensamento del Comune, scavalcando la decisione amministrativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione: il giudice penale non può ignorare il giudicato amministrativo, ma deve verificare direttamente la sussistenza dei requisiti di legge dell'opera prima di confermare l'ordine di demolizione.
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Colloqui in videochiamata detenuti 41-bis: stop se si viaggia
Un detenuto sottoposto al regime speciale di carcere duro ha chiesto di svolgere colloqui con i familiari a distanza tramite piattaforma telematica durante il periodo pandemico. Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso l'autorizzazione all'utilizzo della videoconferenza basandosi sulla persistenza dello stato di emergenza sanitaria generale. Il Ministero della Giustizia ha contestato il provvedimento, rilevando la revoca dei divieti di mobilità tra Regioni e la possibilità per i parenti di effettuare le visite di persona. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ministeriale, stabilendo che i colloqui in videochiamata detenuti 41-bis sono consentiti solo in caso di assoluta impossibilità oggettiva o gravissima difficoltà attuale negli spostamenti.
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Espulsione dello straniero: no automatismi dopo la pena
La vicenda nasce dalla condanna di due soggetti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo imputato ha pattuito la sanzione tramite concordato in appello, mentre il secondo ha contestato la responsabilità penale e la misura di sicurezza applicata a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del primo imputato, ribadendo che l'accordo sulla pena non permette ripensamenti unilaterali. Al contrario, i giudici hanno accolto il ricorso del secondo imputato limitatamente all'espulsione dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che l'allontanamento dal territorio non può scattare in modo automatico. Il giudice deve accertare la pericolosità sociale concreta, bilanciando la sicurezza pubblica con i legami familiari e la situazione lavorativa del condannato.
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Video-colloqui 41-bis: tra rigore del carcere e pandemia
Un detenuto in carcere duro presenta reclamo per ottenere i video-colloqui 41-bis con i propri familiari. L'Amministrazione penitenziaria nega la richiesta. Il Tribunale di sorveglianza concede il video-collegamento solo a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19, rigettando le altre motivazioni personali. Sia l'Amministrazione sia il detenuto ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte rigetta entrambi i ricorsi. La decisione stabilisce che i video-colloqui 41-bis sono consentiti in presenza di situazioni eccezionali come la pandemia, purché siano garantite le inderogabili esigenze di sicurezza. Le motivazioni generiche del detenuto non bastano per concedere deroghe permanenti, mentre l'Amministrazione non può escludere a priori i contatti audiovisivi se non vi è un concreto pericolo di comunicazione criminale.
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Ordine di demolizione: il tempo non salva la casa
Il Proprietario di un immobile abusivo ha chiesto ai giudici la sospensione o la revoca del provvedimento di abbattimento, sostenendo di risiedere nella casa da molti anni senza altre alternative abitative e deducendo l'estinzione della misura per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. L'ordine di demolizione non costituisce una pena in senso stretto, ma una sanzione amministrativa a tutela del territorio con finalità ripristinatoria. Tale misura non si estingue mai per il passare degli anni e non subisce la prescrizione prevista per le pene. Il Proprietario perde la causa, deve procedere all'abbattimento e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione: la prima casa abusiva si abbatte
La proprietaria di un fabbricato abusivo ha contestato l'ordine di demolizione emesso dalla Procura della Repubblica, sostenendo che l'abbattimento della prima casa violasse l'art. 8 della CEDU a tutela della vita familiare e del domicilio. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e non impedisce l'abbattimento di manufatti illeciti, poiché prevale l'interesse pubblico a sanare la violazione del territorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'ordine di demolizione e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione su demanio: casa abbattuta senza residenza
L'erede di un cittadino condannato per abusivismo sul demanio marittimo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione dell'immobile, invocando il diritto all'abitazione e un'istanza di condono. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non impedisce l'abbattimento se l'occupante risiede altrove e non prova la mancanza di case alternative. Inoltre, i fabbricati costruiti abusivamente sul demanio marittimo non possono ottenere alcun condono.
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Mandato di arresto europeo: no al blocco senza vero radicamento
Un cittadino straniero, condannato in Belgio a quattro anni di reclusione per associazione a delinquere e tratta di esseri umani, è stato arrestato in Italia. Il ricercato si è opposto all'estradizione invocando il proprio asserito radicamento sul suolo italiano per scontare la pena in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo al mandato di arresto europeo e ha confermato la consegna dell'uomo alle autorità belghe. I giudici hanno stabilito che una presenza lavorativa di pochi mesi, la mancata conoscenza della lingua italiana e l'ospitalità solo recente presso un parente non integrano un legame stabile ed effettivo con il territorio nazionale, rendendo pienamente esecutivo l'ordine di consegna estero.
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Ordine di demolizione: la Cassazione respinge il ricorso
Un gruppo di proprietari riceve dal Comune un ordine di demolizione per tre manufatti non autorizzati sul proprio terreno. I cittadini impugnano il provvedimento davanti ai giudici amministrativi, ma subiscono una bocciatura per non aver tempestivamente contestato il precedente diniego di sanatoria edilizia. I proprietari presentano quindi ricorso alla Corte di Cassazione, invocando la violazione della tutela dell'abitazione e del giusto processo secondo le norme europee. La Suprema Corte a Sezioni Unite dichiara il ricorso totalmente inammissibile. La Cassazione chiarisce che le decisioni dei giudici amministrativi si possono impugnare davanti alle Sezioni Unite solo per questioni di giurisdizione e non per contestare errori di merito o violazioni del diritto europeo. I proprietari perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Espulsione dello straniero: reato contro legami familiari stabili
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due individui condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati, custode del denaro impiegato per l'acquisto della droga, contestava la confisca del denaro trovato nella sua abitazione e l'ordine di espulsione dal territorio nazionale. La Suprema Corte ha confermato la penale responsabilità di entrambi i soggetti. I giudici di legittimità hanno però annullato con rinvio la sentenza limitatamente alla confisca e alla misura di sicurezza. Per disporre la misura patrimoniale serve una puntuale smentita dei redditi leciti da lavoro. Inoltre, il provvedimento di espulsione dello straniero richiede un concreto bilanciamento tra la pericolosità sociale e il diritto alla vita familiare del reo radicato sul territorio.
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Protezione complementare: lavoro stabile e stop al rimpatrio
Un cittadino straniero ha richiesto il permesso di soggiorno per motivi umanitari dopo una prima decisione negativa. Il Tribunale ha respinto la domanda, ignorando il contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato in Italia e il soggiorno ultra-ottotennale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello straniero. I giudici hanno chiarito che la protezione complementare introdotta nel 2020 non richiede una comparazione con il Paese d'origine se il richiedente dimostra un solido radicamento lavorativo e sociale in Italia.
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Sequestro probatorio: stop alla caccia ai dati dei non indagati
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento che confermava il sequestro probatorio di dispositivi informatici e documenti appartenenti a soggetti terzi non indagati. Il sequestro, finalizzato a cercare riscontri su presunti rapporti finanziari legati alle stragi del 1993-1994, era stato eseguito tramite copia forense integrale di telefoni e computer. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dei familiari del detenuto, evidenziando la totale mancanza di motivazione sul nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e i reati ipotizzati. La Corte ha stabilito che l'acquisizione indiscriminata di dati digitali, senza criteri di selezione e senza proporzionalità, si traduce in un illegittimo sequestro esplorativo, specialmente se colpisce soggetti estranei alle indagini.
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Espulsione dello straniero: riabilitazione contro pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di espulsione dello straniero disposto nei confronti di un cittadino straniero condannato per traffico di ingenti quantitativi di droga. Il ricorrente contestava la misura, evidenziando il positivo percorso di disintossicazione e la presenza di legami familiari in Italia. I giudici hanno però ritenuto legittima la decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, già al vertice di un'organizzazione criminale e incline a delinquere nuovamente nonostante i precedenti tentativi di riabilitazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: perché la casa va abbattuta dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli, eredi del costruttore di un immobile abusivo, contro l'ordine di demolizione del fabbricato. Gli eredi chiedevano la revoca o la sospensione del provvedimento, invocando una domanda di condono pendente e la tutela del diritto all'abitazione. I giudici hanno stabilito che la sanatoria non era imminente e che il diritto alla casa non è assoluto. Poiché la condanna originaria risaliva a oltre venti anni prima, gli interessati hanno avuto tutto il tempo per trovare un'altra sistemazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace, e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del giudizio.
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Integrazione sociale dello straniero tra lavoro e legami
Un cittadino straniero ha richiesto la protezione umanitaria dimostrando di svolgere un'attività lavorativa stabile e continuativa in Italia. Tuttavia, non ha presentato prove relative ad altri legami sociali, familiari o affettivi nel territorio. La Corte di Cassazione si interroga se il solo lavoro sia sufficiente a dimostrare l'integrazione sociale dello straniero o se sia necessaria la compresenza di più fattori come famiglia, casa e relazioni sociali. Data l'importanza della questione per l'uniformità del diritto, i giudici hanno rinviato la causa alla pubblica udienza per stabilire un principio chiaro.
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Ordine di demolizione: perché l’abuso non si prescrive mai
Il proprietario di un immobile abusivo situato in un'area protetta si opponeva all'ordine di demolizione emesso dopo una condanna penale definitiva. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse prescritto, che vi fossero errori materiali nei documenti e che la demolizione violasse il suo diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Inoltre, le tolleranze costruttive non si applicano in zone protette da vincolo paesaggistico e i piccoli errori materiali non annullano il provvedimento se l'immobile è chiaramente identificabile. Di conseguenza, il proprietario perde il ricorso e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione batte la finta prima casa
Una cittadina ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che una delibera comunale destinasse gli abusi all'edilizia pubblica e invocava il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la delibera comunale era generica e che l'immobile era destinato all'abbattimento. Inoltre, la demolizione non è una sanzione afflittiva ma una misura di ripristino del territorio. La ricorrente non ha provato l'assenza di altre case o una reale situazione di indigenza, risultando peraltro non residente nell'immobile. L'ordine di demolizione resta quindi pienamente efficace.
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Colloqui in videochiamata per detenuti: il sì anche al 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime differenziato del 41-bis ha richiesto di poter svolgere i colloqui mensili con i propri familiari tramite Skype, a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia da Covid-19. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta, ma l'Amministrazione penitenziaria ha proposto ricorso, ritenendo che tale modalità non costituisse un diritto e presentasse rischi per la sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti rappresentano un'estensione del fondamentale diritto ai rapporti familiari, applicabile anche al regime speciale. La Corte ha chiarito che la sicurezza è garantita dall'uso di reti protette e dalla vigilanza del personale, rendendo illegittimo il divieto assoluto in presenza di oggettive impossibilità di svolgere i colloqui di persona.
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Ordine di demolizione: il diritto alla casa non ferma la ruspa
Il Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Due soggetti, sostenendo di essere comproprietari o vicini danneggiati dall'abbattimento, hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione deve essere eseguito anche se rischia di danneggiare parti legittime, gravando sul condannato l'onere del ripristino. Inoltre, il diritto all'abitazione non blocca l'abbattimento se l'allegazione è generica e il tempo trascorso dalla condanna ha comunque permesso di cercare alternative. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Espulsione dello straniero: senza casa non significa pericoloso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. Il giudice di merito aveva desunto la pericolosità sociale del soggetto esclusivamente dal fatto che, una volta scarcerato, non avesse indicato un domicilio, risultando irreperibile. La Suprema Corte ha chiarito che la mancanza di un indirizzo non basta a dimostrare la pericolosità sociale attuale. È necessario indagare sulle ragioni dell'omissione (come la povertà o la reale mancanza di una casa) e valutare la condotta complessiva del soggetto dopo la scarcerazione, bilanciando l'interesse pubblico con il diritto alla vita familiare. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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