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Art. 8 Convenzione EDU — Anno 2022

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74 provvedimenti

Altri anni per Art. 8 Convenzione EDU

Espulsione dello straniero: figli all’estero e ricorso respinto
Un cittadino straniero ha impugnato l'ordinamento del Tribunale di sorveglianza che ha confermato la misura dell'espulsione dello straniero come sanzione alternativa alla pena detentiva. Il ricorrente ha lamentato la violazione del diritto alla salute e della tutela della vita familiare, evidenziando la presenza di figli a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le norme che vietano l'allontanamento sono eccezionali e non si applicano per analogia. Nel caso di specie, i figli risiedevano all'estero al momento dell'istanza e non in Italia. La mancanza dei requisiti di legge ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sequestro di dispositivi informatici: la restituzione non ferma il ricorso
L'Azienda ha subito un sequestro di dispositivi informatici e documenti durante un'indagine penale. La Procura ha eseguito la copia forense dei dati contenuti nei computer e telefoni, restituendo successivamente i soli supporti fisici. L'Azienda ha impugnato il sequestro davanti al Tribunale del Riesame, lamentando la violazione della privacy e la mancanza di motivazione sull'acquisizione integrale dei dati. Il Tribunale ha annullato il decreto di sequestro. La Procura ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di interesse dell'Azienda a ricorrere dopo la restituzione degli apparecchi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, stabilendo che il sequestro di dispositivi informatici incide sul patrimonio informativo dell'azienda. Pertanto, la restituzione dei supporti fisici non cancella l'interesse a contestare la copia dei dati riservati.
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Sequestro di dispositivi informatici: la restituzione non basta
Il Pubblico Ministero ha disposto il sequestro di dispositivi informatici (smartphone e tablet) nell'ambito di un'indagine penale. Le autorità hanno successivamente restituito gli apparecchi fisici all'utilizzatore, ma hanno trattenuto la copia forense dei dati estratti. L'Utente del Dispositivo ha chiesto il riesame del provvedimento per tutelare la propria riservatezza. Il Tribunale ha annullato il sequestro per difetto di motivazione e violazione del principio di proporzionalità. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la restituzione dei telefoni escludesse un interesse concreto dell'utente a impugnare il sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha stabilito che chi utilizza strumenti personali come smartphone conserva un interesse attuale e concreto a contestare la trattenuta dei dati estratti, a tutela della propria riservatezza e del proprio patrimonio informativo.
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Videochiamate per detenuti 41-bis: Diritto alla famiglia vs. Sicurezza
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha ottenuto dal Magistrato di Sorveglianza il diritto a effettuare videochiamate con i familiari, a causa delle restrizioni dovute all'emergenza Covid-19. L'Amministrazione penitenziaria ha presentato ricorso, sostenendo l'inadeguatezza delle **videochiamate per detenuti 41-bis** e la cessazione delle limitazioni agli spostamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le videochiamate sono un valido strumento per garantire il diritto ai colloqui in presenza quando questi sono impossibili o gravemente difficili, anche per i detenuti 41-bis, e che le piattaforme utilizzate garantiscono la sicurezza.
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Videocolloqui detenuti 41-bis tra rigore carcerario e diritti
Un detenuto sottoposto al regime speciale del carcere duro chiedeva di svolgere i colloqui mensili con i familiari tramite videochiamata durante la fase pandemica. Il Tribunale di Sorveglianza accoglieva la richiesta per tutelare i legami familiari. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'inapplicabilità generale di tale modalità e la sufficienza dei colloqui in presenza con vetro divisorio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso ministeriale. I giudici di legittimità hanno chiarito che i videocolloqui detenuti 41-bis rappresentano una misura eccezionale. Il superamento del blocco degli spostamenti e l'introduzione di deroghe normative per le visite in presenza rendono necessaria una nuova valutazione del singolo caso.
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Estradizione per lo stesso fatto: la Cassazione annulla la consegna
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva concesso l'estradizione di un individuo in Albania per reati di traffico di stupefacenti e riciclaggio. L'individuo aveva invocato il principio del `ne bis in idem` internazionale, sostenendo di essere già sotto processo in Italia per gli stessi fatti. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello non ha verificato adeguatamente la sostanziale identità dei fatti contestati nei due paesi. Ha quindi rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando l'importanza di un'attenta comparazione dei fatti per valutare l'Estradizione per lo stesso fatto.
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Sospensione dell’ordine di demolizione: confermato l’abbattimento
Due privati hanno richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione per un fabbricato abusivo, disposto con sentenza irrevocabile di condanna penale. I condannati sostenevano la pendenza di un ricorso amministrativo contro il diniego di condono e invocavano motivi di salute legati alla tutela dell'abitazione. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza. L'autorità ha accertato l'infondatezza del ricorso amministrativo e ha escluso la violazione del diritto alla casa, poiché l'interessata risiede nell'immobile contiguo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato i privati al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione dell'ordine di demolizione esige concrete e imminenti possibilità di ottenere la sanatoria, riaffermando la prevalenza della tutela del territorio rispetto a meri interessi di fatto.
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Notifica sentenza contumaciale: l’ingiunzione non basta
Un Cittadino ha contestato un'ingiunzione a demolire, sostenendo di non aver mai ricevuto la corretta notifica sentenza contumaciale (la sentenza emessa in sua assenza). Il Tribunale aveva respinto la sua richiesta, ritenendo che la notifica dell'ingiunzione stessa fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha ribadito che la notifica dell'ordine di demolizione non può sostituire la specifica notifica dell'estratto della sentenza contumaciale per far decorrere i termini di impugnazione. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo esame, verificando la notifica e valutando la richiesta di sospensione.
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Videochiamate per detenuti al 41-bis: il diritto alla famiglia
Un detenuto sottoposto al regime carcerario differenziato ha chiesto di svolgere il colloquio mensile tramite videochiamata con la moglie e la figlia, entrambe recluse in altri istituti penitenziari. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, ritenendo non provata l'impossibilità di svolgere incontri fisici in presenza e ipotizzando la concessione di permessi premio alle congiunte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la condizione di reciproca detenzione rende oggettivamente impossibile l'incontro in presenza. Inoltre, l'amministrazione penitenziaria dispone di strumenti tecnologici sicuri per garantire le videochiamate per detenuti al 41-bis salvaguardando sia le relazioni familiari sia le esigenze inderogabili di ordine pubblico.
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Revoca dell’ordine di demolizione: sanatoria tardiva e limiti
Il Proprietario di un manufatto abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione penale a seguito del rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'illegittimità del titolo edilizio. L'istanza amministrativa risultava infatti presentata oltre il termine di novanta giorni dall'ingiunzione comunale a demolire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso. La scadenza del termine determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio pubblico. Di conseguenza, il privato perde la legittimazione a richiedere la sanatoria, rendendo inefficace il titolo abilitativo rilasciato dall'ente locale.
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Videochiamate in Carcere: Fine dell’Emergenza, Stop ai Colloqui Speciali
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che autorizzava un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis a effettuare videochiamate per i suoi colloqui in carcere. Il detenuto aveva richiesto le videochiamate a causa delle restrizioni di viaggio dovute alla pandemia. I giudici di sorveglianza avevano accolto la richiesta. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che, poiché le limitazioni agli spostamenti erano cessate con nuove normative, non sussisteva più la ragione emergenziale per giustificare i colloqui in videochiamata. La sentenza sottolinea che il diritto ai colloqui in carcere è fondamentale, ma le modalità devono rispettare le esigenze di sicurezza del regime speciale.
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Colloqui detenuti 41-bis: la Cassazione apre alla videoconferenza
Un Detenuto, sottoposto al regime speciale del 41-bis (regime detentivo differenziato), ha richiesto di effettuare colloqui con i propri familiari tramite videoconferenza, data l'impossibilità o la grave difficoltà di incontri in presenza. L'Amministrazione penitenziaria aveva inizialmente negato tale possibilità. Dopo un iter giudiziario, il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i Colloqui detenuti 41-bis in videochiamata non fossero applicabili a tale regime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i detenuti al 41-bis possono essere autorizzati a tali colloqui, purché le modalità garantiscano la sicurezza e impediscano comunicazioni con gruppi criminali.
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Acquisto all’asta e ordine di demolizione: la Cassazione decide
L'Acquirente acquista all'asta un fabbricato abusivo già colpito da una condanna definitiva penale. Successivamente, richiede al giudice dell'esecuzione la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione, facendo leva sulla voltura di una vecchia domanda di condono e sull'estraneità all'abuso originario. Il giudice respinge l'istanza e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici supremi stabiliscono che l'ordine di demolizione colpisce l'immobile a prescindere dai passaggi di proprietà e dai terzi acquirenti. La semplice pendenza di una sanatoria non blocca l'abbattimento in assenza di una concessione imminente. Inoltre, il diritto all'abitazione non impedisce la demolizione quando l'opera abusiva danneggia gravemente l'ambiente e il territorio.
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Espulsione dello straniero e spaccio di cocaina: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la misura di sicurezza della espulsione dello straniero a carico di un cittadino extracomunitario. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo in possesso di 55 grammi di cocaina, suddivisa in ventitré involucri termosaldati pronti allo smercio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità ed escludeva la pericolosità sociale. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva specifica e l'assenza di legami sul territorio giustificano l'allontanamento forzato dallo Stato.
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Videochiamate per detenuti: Diritto alla famiglia vs. Sicurezza
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis aveva ottenuto dal Magistrato di sorveglianza la possibilità di effettuare videochiamate con i familiari, sia in sostituzione dei colloqui in presenza che di quelli telefonici, a causa delle restrizioni COVID-19. L'Amministrazione penitenziaria ha contestato questa decisione, ottenendo dal Tribunale di sorveglianza un parziale annullamento, che limitava le videochiamate solo ai colloqui visivi. L'Amministrazione, il DAP e il Ministero della Giustizia hanno poi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le videochiamate per detenuti sono un mezzo valido per mantenere i legami familiari, specialmente in situazioni di emergenza o difficoltà, e possono sostituire i colloqui in presenza anche per chi è in regime di 41-bis, purché siano garantite le esigenze di sicurezza.
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Trattenimento della corrispondenza: illegittimo il blocco
Un detenuto sottoposto al regime speciale ha studiato diritto durante la carcerazione. Un altro recluso gli ha inviato una lettera per chiedere pareri giuridici sul calcolo della pena. L'autorità penitenziaria ha disposto il trattenimento della corrispondenza sul presupposto che fornite consulenze potesse rafforzare la leadership criminale del destinatario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto annullando il provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che il trattenimento della corrispondenza richiede elementi concreti, come messaggi cifrati nel testo della lettera. La censura non può basarsi su meri sospetti o sulla generica pericolosità del soggetto, dovendo rispettare il diritto alla rieducazione e alla comunicazione.
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Ordine di demolizione: quando il giudice non può disporlo d’ufficio
Un Lavoratore è stato condannato per reati edilizi. La sentenza non prevedeva l'ordine di demolizione dell'opera abusiva. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ha emesso un ordine di demolizione d'ufficio. Gli eredi del Lavoratore hanno contestato questo provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione, se non presente nella sentenza originaria ormai irrevocabile, non può essere disposto d'ufficio dal giudice dell'esecuzione tramite una correzione di errore materiale. Questo rappresenta un error in iudicando (errore nella decisione), non un semplice errore formale. La Corte ha quindi annullato l'ordine di demolizione, accogliendo il ricorso degli eredi.
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Colloqui dei detenuti al 41-bis: videochiamata sì, ma con limiti
Un detenuto sottoposto al regime di carcere duro ha chiesto di svolgere tramite videochiamata sia gli incontri visivi sia le telefonate mensili con i propri familiari durante l'emergenza pandemica. Il Tribunale di Sorveglianza ha ammesso il collegamento video solo per sostituire le visite di persona in caso di impedimenti gravi e oggettivi, negandolo invece per le telefonate ordinarie. Sia l'Amministrazione penitenziaria sia il recluso hanno impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito la disciplina sui colloqui dei detenuti al 41-bis: la tecnologia audiovisiva controllata può rimpiazzare le visite fisiche impossibili per tutelare i legami familiari, ma non può estendersi alle comunicazioni telefoniche mensili, le quali restano soggette alle regole ordinarie e non subiscono limitazioni dagli spostamenti.
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Detenuto 41-bis: Corrispondenza Bloccata, Ricorso Inammissibile
Il Tribunale di Palermo ha rigettato il reclamo di un Detenuto sottoposto al regime 41-bis, che contestava il trattenimento della sua corrispondenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Detenuto. La Corte ha confermato che il contenuto della missiva era ambiguo e potenzialmente veicolava messaggi pericolosi. Inoltre, la circolare DAP richiede autorizzazione giudiziaria per la corrispondenza detenuto 41-bis. Il principio sancito riguarda la legittimità del trattenimento della corrispondenza quando il contenuto è equivoco o non autorizzato.
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Ordine di demolizione abusivo: il diritto all’abitazione non è assoluto
Un Ricorrente ha impugnato l'ordine di demolizione abusivo di un immobile, sostenendo la violazione del principio di proporzionalità e del diritto all'abitazione, nonché del principio *ne bis in idem*. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e deve bilanciarsi con l'interesse pubblico. Per invocare la sproporzione dell'ordine di demolizione abusivo, servono prove concrete del pregiudizio, assenti nel caso specifico. Inoltre, l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa ripristinatoria, non una pena, quindi il principio *ne bis in idem* non si applica. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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