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Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Anno 2025

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Aumento di pena: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7458/2025, ha annullato una decisione della Corte d'Appello per mancanza di motivazione sull'aumento di pena applicato in un caso di continuazione tra reati. Il provvedimento stabilisce che un incremento sanzionatorio significativo non può essere giustificato con formule generiche come "pena congrua", ma richiede una spiegazione dettagliata degli elementi valutati dal giudice, al fine di garantire la trasparenza e la ragionevolezza della sanzione.
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Giudice dell’esecuzione e discrasia tra dispositivo
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza, stabilendo che il giudice dell'esecuzione, pur non potendo riesaminare una questione di continuazione tra reati già decisa, ha il dovere di interpretare la sentenza definitiva per risolvere eventuali discrasie tra il dispositivo e la motivazione. In questo caso, una sentenza aveva riconosciuto un vincolo di continuazione, ma la motivazione sembrava escludere uno dei reati inclusi. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione del rigetto dell'istanza del condannato e ha rinviato il caso per un nuovo esame che chiarisca la reale volontà del giudice della cognizione.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La decisione ribadisce che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., escludendo censure generiche sulla motivazione o sulla qualificazione giuridica del fatto, se non palesemente erronea.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio? La Cassazione
Un soggetto, trovato in possesso di 240 grammi di marijuana, ha impugnato la misura degli arresti domiciliari sostenendo fosse per uso personale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la detenzione stupefacenti si presume finalizzata allo spaccio quando, oltre alla quantità, vi sono altri indizi come il comportamento elusivo, le giustificazioni deboli e una situazione economica incongrua con l'acquisto.
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Giudice dell’esecuzione: no a nuovo contraddittorio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. Si stabilisce che il giudice dell'esecuzione può acquisire atti dal fascicolo di cognizione senza la necessità di un nuovo contraddittorio, poiché l'intero fascicolo è già a sua disposizione. Il ricorso è stato giudicato in palese contrasto con la giurisprudenza consolidata.
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Associazione a delinquere: motivazione e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio. La decisione si fonda sulla motivazione carente della sentenza impugnata, che non ha adeguatamente distinto tra singoli episodi di spaccio e l'esistenza di una stabile struttura criminale organizzata. La Suprema Corte ha inoltre richiesto una verifica più approfondita sulla legittimità delle intercettazioni telefoniche internazionali, elemento chiave dell'accusa.
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Motivazione ordinanza cautelare: annullamento parziale
La Cassazione esamina la motivazione di un'ordinanza cautelare per reati associativi e spaccio. Rigetta il ricorso per l'associazione mafiosa, ritenendo sufficienti gli indizi, ma annulla con rinvio la parte relativa a singoli episodi di spaccio, giudicando la motivazione ordinanza cautelare apodittica e carente.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di spaccio. La decisione si fonda sulla tassatività dei motivi di impugnazione previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., specificando che censure relative alla motivazione su cause di proscioglimento o sulla confisca non rientrano tra i motivi consentiti. Il caso evidenzia i limiti stringenti del ricorso patteggiamento, volto a garantire la stabilità di accordi processuali.
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Sequestro preventivo terzo: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4170/2025, ha rigettato il ricorso del figlio di un indagato, i cui beni erano stati sequestrati. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sul sequestro preventivo terzo: il terzo proprietario non può contestare i presupposti del sequestro (fumus delicti e periculum in mora), ma può solo dimostrare la propria effettiva titolarità dei beni e la sua estraneità ai fatti. In questo caso, la sproporzione tra i redditi del nucleo familiare e il patrimonio ha giustificato il mantenimento della misura cautelare sull'azienda del figlio.
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Esigenze cautelari e tempo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha confermato la validità della valutazione sulle esigenze cautelari fatta dal Tribunale del Riesame, ritenendo non illogico il giudizio sul concreto pericolo di reiterazione del reato, nonostante il tempo trascorso dai fatti, basandosi sulla gravità delle condotte e sui precedenti specifici dell'indagato.
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Associazione a delinquere: vincoli familiari e custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di essere promotore, organizzatore e direttore di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, operante su base familiare. La Corte ha confermato che i legami di parentela non escludono, anzi possono rafforzare, il vincolo associativo criminale e ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari che giustificano la misura detentiva.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro un'ordinanza di arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura cautelare era già stata revocata da un altro giudice prima della discussione del ricorso, rendendo la pronuncia della Corte priva di utilità pratica per la ricorrente.
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Associazione a delinquere familiare: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di arresti domiciliari per un'anziana accusata di far parte di un'associazione a delinquere familiare dedita al narcotraffico. La Corte ha stabilito che i forti legami familiari e un ruolo di subordinazione non escludono la responsabilità penale. Ciò che conta è il contributo consapevole e protratto nel tempo all'impresa criminale, anche senza una retribuzione formale.
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Pericolo di reiterazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la validità della valutazione sul pericolo di reiterazione del reato, basata su elementi concreti come l'ingente quantitativo di droga, un precedente penale specifico e la mancanza di un'attività lavorativa lecita, ritenendoli indicatori di una personalità incline al crimine.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione e lo spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la custodia in carcere per un indagato di spaccio. La detenzione è confermata sulla base dell'ingente quantitativo di droga, indice di un elevato pericolo di recidiva e di professionalità criminale che rende inadeguati gli arresti domiciliari.
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Reato continuato: la motivazione per la pena è d’obbligo
Un individuo, condannato con più sentenze per reati legati agli stupefacenti, ha ottenuto il riconoscimento del reato continuato. Tuttavia, la Corte d'Appello, nel ricalcolare la pena, non ha spiegato adeguatamente gli aumenti per i reati satellite. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione specifica per ogni aumento di pena, non essendo sufficiente un generico riferimento alla legge. La sentenza sottolinea l'importanza della trasparenza e del controllo sul potere discrezionale del giudice nel determinare la sanzione.
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Preclusione processuale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La decisione si fonda sul principio della preclusione processuale, poiché la stessa questione era già stata decisa in precedenza. L'appello, inoltre, è stato giudicato generico e non pertinente rispetto al nuovo elemento (una successiva condanna) che avrebbe dovuto giustificare la riapertura del caso.
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Connivenza spaccio droga: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di una donna per partecipazione attiva in un'associazione dedita al traffico di droga, respingendo la tesi difensiva della semplice connivenza spaccio droga. La sentenza sottolinea come il contributo costante e consapevole alle attività illecite, svolte nell'abitazione familiare, integri una piena partecipazione al reato e non una mera tolleranza passiva, rendendo il ricorso inammissibile.
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Competenza territoriale associazione: la decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito i criteri per la competenza territoriale associazione per delinquere, individuandola nel luogo dove si manifesta l'operatività della struttura, in questo caso un magazzino. Sono state respinte anche le eccezioni sulla mancanza di autonoma valutazione del giudice e sulla carenza di indizi.
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Partecipazione associativa: legame familiare e reati
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna accusata di partecipazione associativa a un'organizzazione per il traffico di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che la ripetuta commissione di reati-fine, unita alla consapevolezza dei meccanismi del gruppo e al forte legame familiare, costituisca prova sufficiente della partecipazione associativa, superando la difesa che la descriveva come mera esecutrice di ordini.
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