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Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — Anno 2025

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241 provvedimenti

Altri anni per Art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

Associazione mafiosa: la conferma della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Il ricorso, basato su presunti vizi di motivazione riguardo le prove, sulla nullità del capo d'imputazione per lo spaccio e sull'insussistenza dell'aggravante del carattere armato dell'associazione, è stato rigettato. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma controllare la logicità e la correttezza giuridica della sentenza impugnata, che in questo caso è stata ritenuta immune da censure.
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Partecipazione udienza sorveglianza: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato a cui era stata revocata la detenzione domiciliare. Il motivo del ricorso era la mancata partecipazione all'udienza di sorveglianza, ma la Corte ha stabilito che la richiesta, inviata via PEC la sera prima, non era tempestiva e quindi l'udienza si è legittimamente svolta in sua assenza. La sentenza sottolinea che la tempestività è un requisito fondamentale per la valida richiesta di partecipazione all'udienza di sorveglianza.
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Sequestro preventivo terzo: quando il ricorso è perso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una madre contro il sequestro preventivo di una somma di denaro. La donna sosteneva che i soldi fossero suoi e non legati ai reati del genero. La Corte ha ribadito che il terzo proprietario non può contestare i presupposti della misura cautelare, ma deve limitarsi a dimostrare la propria titolarità e l'assenza di collegamenti con l'indagato. Il sequestro preventivo su beni di un terzo rimane valido se la motivazione del giudice non è totalmente assente o illogica.
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Reato continuato: la pena base secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore, il quale contestava il calcolo della pena per il reato continuato. La Corte ha confermato la legittimità della decisione della Corte d'Appello di individuare come reato più grave, e quindi come pena-base, una violazione diversa e più severamente punita rispetto a quella usata in precedenti sentenze irrevocabili. È stato inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena, data la pluralità di precedenti specifici.
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Ingiusta detenzione: negata per colpa grave
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riparazione per ingiusta detenzione a un cittadino, nonostante la sua piena assoluzione. La decisione si fonda sul principio che la condotta gravemente colposa dell'interessato, consistita nel frequentare assiduamente un noto luogo di spaccio, ha contribuito a creare una legittima apparenza di colpevolezza, giustificando così l'originaria misura cautelare e escludendo il diritto all'indennizzo.
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Ricorso inammissibile: avvocato non iscritto all’albo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti. La decisione non entra nel merito della questione, ma si fonda su un vizio formale insuperabile: l'avvocato difensore che ha presentato l'atto non risultava iscritto all'albo speciale per il patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione a delinquere: basta fare il pusher?
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto che, nonostante un periodo di osservazione limitato, le prove (intercettazioni e video) dimostravano il suo pieno inserimento nel gruppo criminale, con un ruolo definito e la consapevolezza della struttura, respingendo l'idea che il suo fosse un contributo marginale.
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Aggravante ingente quantitativo: annullamento parziale
Un soggetto è stato condannato per coltivazione di stupefacenti con l'aggravante dell'ingente quantitativo. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale ma ha annullato la sentenza limitatamente alla suddetta aggravante. Il motivo risiede in un errore di calcolo e in una motivazione contraddittoria da parte della Corte d'Appello, che non ha correttamente valutato se la quantità di principio attivo (THC) superasse la soglia legale di 2 kg. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio su questo specifico punto.
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Presunzione di pericolosità: il tempo non attenua
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo in custodia cautelare per reati di narcotraffico, che chiedeva la sostituzione della detenzione in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che, per superare la presunzione di pericolosità prevista dalla legge per tali reati, non è sufficiente il solo decorso del tempo dalla commissione dei fatti, ma sono necessari elementi nuovi e concreti che dimostrino un'effettiva attenuazione delle esigenze cautelari.
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Errore di percezione: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario basato su un presunto errore di percezione. L'imputato sosteneva di essere stato condannato due volte per lo stesso fatto di narcotraffico. La Corte ha chiarito che la condanna si riferiva a condotte diverse, avvenute nello stesso arco temporale ma distinte da quelle già giudicate in un separato processo, escludendo così qualsiasi duplicazione di pena o errore percettivo.
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Vizio di motivazione: Cassazione annulla di nuovo
La Corte di Cassazione annulla per la seconda volta una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La decisione si fonda sulla persistenza di un grave vizio di motivazione da parte della Corte d'Appello, che, in sede di rinvio, non ha adeguatamente colmato le lacune probatorie relative alla partecipazione stabile di uno degli imputati, elemento essenziale per la sussistenza del reato associativo.
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Reato continuato: quando è inammissibile in esecuzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso volto a ottenere il riconoscimento del reato continuato tra diverse sentenze di condanna. La decisione si fonda sul principio che tale istituto non può essere concesso in fase esecutiva se il giudice della cognizione lo ha già esaminato e respinto in precedenza. L'omessa contestazione di questo punto cruciale nel ricorso ne ha determinato l'inammissibilità.
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Periculum in mora: sequestro annullato senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di una somma di denaro, poiché il provvedimento iniziale mancava di una motivazione specifica sul 'periculum in mora'. La sentenza sottolinea che il Tribunale del Riesame non può integrare o creare ex novo una motivazione del tutto assente, ribadendo la necessità di tale requisito per la validità della misura cautelare. Di conseguenza, è stata disposta la restituzione della somma sequestrata.
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Traduzione ordinanza cautelare: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che lamentava la tardiva traduzione dell'ordinanza cautelare di custodia in carcere. La Corte ha stabilito che la nullità non scatta automaticamente, ma solo se l'indagato dimostra un pregiudizio concreto al suo diritto di difesa. In questo caso, avendo l'indagato presentato un riesame dettagliato, la Corte ha ritenuto che la difesa sia stata esercitata efficacemente, nonostante la traduzione sia arrivata dopo sedici giorni. La chiave è il pregiudizio effettivo, non solo potenziale.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Corte?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5836/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha escluso l'ipotesi di spaccio lieve entità data l'organizzazione e la professionalità dell'attività criminale, confermando che la valutazione non può basarsi solo sul dato quantitativo della droga ceduta.
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Calunnia e falso: Cassazione su reato impossibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6526/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due membri delle forze dell'ordine condannati per calunnia e falso ideologico. Gli imputati avevano fabbricato prove per accusare falsamente un individuo di spaccio, sostenendo in loro difesa la tesi del "reato impossibile", dato che la persona offesa era già indagata per reati di droga. La Corte ha rigettato questa tesi, precisando che accusare qualcuno di un fatto di reato distinto e specifico, anche se simile a quello per cui è già indagato, integra pienamente il delitto di calunnia e falso, poiché idoneo a dare avvio a un nuovo procedimento.
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Notifica requisitoria: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato su una presunta errata notifica della requisitoria del Procuratore Generale. Dopo aver verificato gli atti, la Corte ha accertato che la notifica corretta era stata ritualmente consegnata al difensore. Di conseguenza, eventuali successive notifiche errate non ledono il diritto di difesa e non invalidano il procedimento, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Motivazione per relationem: legittima per il GIP competente
La Cassazione conferma la validità di un'ordinanza cautelare basata su una motivazione per relationem. In caso di incompetenza, il nuovo giudice può richiamare gli atti del precedente, purché dimostri una valutazione autonoma dei fatti, come avvenuto in questo caso di traffico di stupefacenti.
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Conflitto di competenza: misura cautelare inefficace
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inefficacia di una misura cautelare (arresti domiciliari) per decorrenza dei termini. A seguito di un conflitto di competenza tra due giudici, la misura non è stata rinnovata entro il termine perentorio di 20 giorni previsto dall'art. 27 c.p.p. La Corte ha stabilito che la proposizione del conflitto non sospende tale termine, portando alla cessazione automatica della misura restrittiva.
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Partecipazione associativa: quando il fornitore è complice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un presunto fornitore di droga, ritenendo insufficiente la motivazione del giudice di merito. La sentenza sottolinea che, per configurare una partecipazione associativa, non basta dimostrare una fornitura stabile, ma è necessario provare il superamento di un semplice rapporto commerciale e l'esistenza di un vero e proprio vincolo con il gruppo criminale, la cosiddetta 'affectio societatis'.
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