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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

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891 provvedimenti

Confisca denaro stupefacenti: quando è sempre lecita
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di denaro derivante da spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sul nuovo art. 85-bis del d.P.R. 309/1990, che autorizza la confisca del profitto per tutte le violazioni in materia di droga. La Corte sottolinea che, una volta accertato dal giudice di merito il nesso tra il denaro e il reato, la confisca denaro stupefacenti è legittima e l'impugnazione infondata.
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Ricorso per droga inammissibile: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per spaccio di lieve entità ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la mancanza di prove. La Corte ha dichiarato il ricorso per droga inammissibile perché i motivi erano generici e non si confrontavano con le prove accertate nel precedente giudizio, come la pubblicizzazione dello stupefacente su un profilo social e le testimonianze degli acquirenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca per sproporzione: spaccio e sequestro di denaro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti contro il sequestro di 950 euro. La Corte ha confermato la legittimità della confisca per sproporzione, ritenendo la somma incompatibile con la totale assenza di un'attività lavorativa lecita degli imputati, la cui principale occupazione era lo spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulle recenti modifiche legislative che hanno esteso questa misura anche ai reati di spaccio di lieve entità.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi nuovi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio. La decisione si fonda sulla presentazione di un motivo nuovo non sollevato in appello (sulla recidiva) e sull'infondatezza delle altre censure relative alla confisca dei proventi, la cui origine da una presunta vincita al bingo è stata ritenuta inverosimile. L'esito conferma il principio secondo cui l'inammissibilità ricorso Cassazione scatta per vizi procedurali e carenze argomentative.
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Recidiva e precedenti penali: quando l’appello è negato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla presenza di numerosi e gravi precedenti penali, che hanno giustificato l'applicazione della recidiva e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto irrilevante la richiesta di escludere una delle condanne precedenti, poiché le altre erano sufficienti a delineare un quadro di pericolosità sociale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità droga: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della lieve entità droga. La decisione si basa sull'elevato quantitativo di cocaina (285,6 grammi puri) e sulla piena consapevolezza dell'imputato di collaborare con un'organizzazione estesa a più regioni. La Corte ribadisce che per la lieve entità è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi, e in questo caso quelli ostativi erano preponderanti.
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Narcotest sufficiente per condanna: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti sulla base del solo narcotest. La Corte ha ribadito che la perizia non è sempre necessaria, se il giudice motiva adeguatamente sulla base della quantità e della tipologia della sostanza, ritenendo il narcotest prova sufficiente in questo caso.
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Uso personale stupefacenti: i criteri del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione ribadisce che per distinguere l'uso personale stupefacenti dalla destinazione a terzi, il giudice deve valutare non solo la quantità della droga, ma un insieme di elementi come le modalità di confezionamento, la situazione economica dell'imputato e le circostanze dell'azione. In questo caso, tali elementi concorrevano a escludere la finalità meramente personale.
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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sul principio che un ricorso in Cassazione non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve contenere una critica specifica alla sentenza impugnata. Viene così confermata sia l'applicazione della recidiva per un imputato, data la sua persistente pericolosità, sia la responsabilità penale della coimputata, basata su prove concrete della sua consapevole partecipazione al reato. Questo caso evidenzia l'importanza della specificità dei motivi quando si presenta un ricorso inammissibile.
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Spaccio di lieve entità: quando non si applica?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha confermato che per escludere lo spaccio di lieve entità non basta il solo peso della droga, ma si deve valutare l'offensività complessiva della condotta, inclusa l'organizzazione, i mezzi usati e i precedenti specifici, che indicavano un'attività stabile e non occasionale.
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Aggravante metodo mafioso: motivazione specifica
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo in custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, con l'aggravante del metodo mafioso. La Corte ha confermato la gravità indiziaria per la partecipazione all'associazione, ma ha annullato l'ordinanza per quanto riguarda i singoli reati di spaccio e, soprattutto, l'aggravante del metodo mafioso. La decisione si fonda sulla constatazione di una motivazione omessa o generica da parte del Tribunale, che non ha specificato come la condotta del singolo ricorrente integrasse tale aggravante, limitandosi a considerazioni generali valide per l'intera associazione.
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Giudizio di rinvio: l’obbligo di decidere sui motivi
La Corte di Cassazione annulla una sentenza d'appello emessa in sede di rinvio. La Corte chiarisce che il giudice del giudizio di rinvio non può limitarsi a decidere solo sul motivo di ricorso accolto, ma deve esaminare anche tutti gli altri motivi che erano stati dichiarati 'assorbiti', come quelli sulla determinazione della pena e sulla sua sostituzione. L'assorbimento, infatti, non è un rigetto ma una sospensione del giudizio su quei punti.
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Ricorso inammissibile: quando è generico?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati di droga. I motivi sono stati ritenuti generici poiché miravano a una rivalutazione delle prove e non contestavano specifici errori di diritto della sentenza impugnata, confermando la decisione sulla gravità del fatto e sul diniego delle attenuanti.
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Ricorso inammissibile: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina a fini di spaccio. La Corte ha stabilito che la presenza di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento, unita alla mancanza di altri mezzi di sostentamento, costituisce una prova logica e sufficiente della finalità di spaccio, rendendo il ricorso una mera contestazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e le spese
Un soggetto, condannato per reati legati agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'errata determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e non specifico. L'analisi ha evidenziato che la Corte d'Appello aveva correttamente motivato la sanzione, considerando una precedente condanna analoga e le circostanze del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro corpo di reato: valido con perquisizione illegittima
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti e porto abusivo di un coltello. I beni sono stati rinvenuti in uno scooter. La Corte ha stabilito che l'eventuale illegittimità della perquisizione non invalida il sequestro corpo di reato, poiché si tratta di un atto dovuto e autonomo, finalizzato ad assicurare le prove del crimine.
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Continuazione tra reati: no se passa troppo tempo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici escludono sia la qualificazione del reato come fatto di lieve entità, sia l'istituto della continuazione tra reati, a causa del notevole lasso di tempo (quattro anni) trascorso tra gli episodi criminosi, ritenendolo incompatibile con un unico disegno criminoso.
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Fatto di lieve entità: quantità e spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di oltre 1,5 kg di marijuana. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di principio attivo, sufficiente per 808 dosi, è un elemento decisivo che impedisce di qualificare il reato come lieve, rendendo irrilevanti le altre circostanze.
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Ricorso per droga inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per droga, confermando la condanna per detenzione di ingenti quantitativi. Il ricorso è stato respinto perché tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità, e non contestava validamente le motivazioni della Corte d'Appello sulla gravità del reato.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio continuato di cocaina, escludendo la configurabilità dello spaccio di lieve entità. La Corte ha sottolineato che un'attività sistematica e organizzata, con numerosi episodi di cessione, è incompatibile con la fattispecie di minor gravità, anche in assenza di dati precisi sul quantitativo totale di sostanza.
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