LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

Pagina 15 di 40

891 provvedimenti

Reato continuato: quando si applica? Annullata sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava il riconoscimento del reato continuato a un uomo condannato per due episodi di spaccio di stupefacenti avvenuti a breve distanza temporale. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice di merito 'apparente', in quanto non aveva adeguatamente analizzato gli indici concreti (prossimità temporale, identità del luogo e del modus operandi) che potevano indicare un medesimo disegno criminoso, limitandosi a definire le condotte come 'isolate'.
Continua »
Vincolo della continuazione: la Cassazione decide
Un condannato per reati di stupefacenti, giudicati con due sentenze separate, ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice dell'esecuzione non può ignorare una precedente valutazione sulla continuazione fatta in sede di cognizione senza fornire una motivazione specifica e rafforzata, specialmente in presenza di episodi criminosi temporalmente vicini. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Fatto di lieve entità: la Cassazione sui criteri
La Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di una coppia condannata per detenzione di eroina. Confermato che per qualificare un fatto di lieve entità non basta la quantità, ma si valutano modalità, mezzi e circostanze dell'azione, escludendo l'ipotesi in caso di notevole quantitativo e occultamento.
Continua »
Spaccio lieve entità: quantità e varietà di droghe
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di stupefacenti, negando la qualificazione di spaccio lieve entità. Secondo la Corte, la notevole quantità e la varietà delle sostanze (cocaina, eroina e marijuana) sono indici di una professionalità e non occasionalità dell'attività criminale, elementi che ostacolano l'applicazione della norma più favorevole. È stata respinta anche la richiesta di applicazione di una pena sostitutiva.
Continua »
Passeggero connivente e droga: la responsabilità
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un passeggero, ritenendo insufficienti come prove il suo atteggiamento nervoso e un precedente penale. La sentenza sottolinea che, per affermare la responsabilità del cosiddetto passeggero connivente, è necessaria una prova rigorosa del suo contributo causale al reato, non bastando elementi congetturali. Il caso è stato rinviato alla Corte d'appello per un nuovo giudizio.
Continua »
Spaccio di droga: organizzazione e recidiva contano
Analisi della sentenza della Cassazione sullo spaccio di droga. La Corte ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cannabis e cocaina. La decisione si fonda sull'organizzazione professionale dell'attività (videosorveglianza, contabilità) e sui precedenti penali, che escludono la qualificazione del fatto come illecito minore e la concessione di attenuanti.
Continua »
Custodia cautelare spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo a cui era stata applicata la custodia cautelare per spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo, già ai domiciliari, continuava a vendere droga con modalità sistematiche. La Corte ha confermato la misura, escludendo il 'fatto di lieve entità' e ritenendo adeguata la motivazione del provvedimento, valorizzando la continuità del reato e la pericolosità sociale del soggetto.
Continua »
Spaccio di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, negando la qualificazione del reato come 'spaccio di lieve entità'. La decisione si basa sulla natura continuativa dell'attività per circa un anno, sulle quantità significative di droga e sul contesto operativo organizzato nell'ambito di un'attività familiare inserita in una zona controllata da un clan. L'assoluzione dal reato associativo non è stata ritenuta sufficiente per attenuare la gravità del fatto.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione e motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi imputati contro una sentenza della Corte d'Appello di Bari per reati associativi e di narcotraffico. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano generici, ripetitivi di questioni già trattate o miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. In particolare, è stata confermata la correttezza della valutazione delle prove (intercettazioni, dichiarazioni) e della determinazione del trattamento sanzionatorio, respingendo le censure sulla mancata concessione di attenuanti o sulla quantificazione della pena. La decisione sottolinea che un ricorso inammissibile non può essere accolto se non contesta vizi logici o giuridici specifici della sentenza impugnata.
Continua »
Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di sollevare altre questioni, come la qualificazione giuridica del reato o la legittimità di una confisca. Accettare il concordato in appello equivale a una rinuncia a contestare altri punti della sentenza, rendendo definitivi anche gli aspetti non oggetto dell'accordo.
Continua »
Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento. L'imputato aveva impugnato una condanna per stupefacenti, chiedendo l'assoluzione, la riqualificazione del reato e l'applicazione di attenuanti. La Corte ha ribadito che l'appello contro un patteggiamento ha limiti ristretti e non può essere usato per riesaminare i fatti o per introdurre elementi non compresi nell'accordo originario, specialmente quando la qualificazione giuridica non presenta un errore manifesto.
Continua »
Ricorso patteggiamento: limiti e spese processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una sentenza di patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti. L'ordinanza chiarisce che il ricorso patteggiamento per errata qualificazione giuridica è ammesso solo in caso di 'errore manifesto'. Inoltre, la Corte specifica che le spese di mantenimento in carcere sono sempre a carico dell'imputato, anche quando il patteggiamento esenta dal pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ricorso inammissibile stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti, confermando una condanna della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, ritenuti una mera riproposizione di censure già esaminate, e sull'impossibilità di qualificare il reato come di lieve entità a causa della notevole quantità di sostanze detenute e cedute. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso inammissibile droga: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile droga presentato contro una condanna per il reato di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990. I motivi del ricorso sono stati giudicati generici e meramente ripetitivi di argomenti già respinti dalla Corte d'Appello, come la tesi dell'uso personale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando la genericità costa caro
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e riproduttivi di censure già esaminate. L'ordinanza analizza un caso relativo a un reato di lieve entità in materia di stupefacenti, concludendo con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro. La decisione sottolinea come la Cassazione non possa riesaminare il merito dei fatti.
Continua »
Ricorso inammissibile: abitualità e censure generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, considerati una mera riproposizione di censure già respinte, e sull'abitualità della condotta che impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La dichiarazione di ricorso inammissibile ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione su droghe e motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di stupefacenti, evidenziando la genericità dei motivi presentati. L'imputato, condannato per un reato di lieve entità, aveva riproposto censure già respinte in appello, inclusa la tesi dell'uso personale e la contestazione di un errore materiale sulla data della sentenza. La Corte ha confermato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, ribadendo che un ricorso deve contenere critiche specifiche e non limitarsi a ripetere argomentazioni precedenti.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando è troppo generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in materia di stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico, in quanto riproponeva le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Termine impugnazione e straniero: da quando decorre?
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un imputato straniero, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte chiarisce che il termine impugnazione decorre dal momento in cui la traduzione della sentenza viene depositata in cancelleria, e non dalla successiva notifica all'imputato, a meno che la difesa non fornisca prove documentali contrarie, nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso.
Continua »
Concorso detenzione stupefacenti: la Cassazione decide
Un soggetto viene condannato per concorso in detenzione di stupefacenti solo perché si trovava in compagnia di chi possedeva la droga. La Corte di Cassazione annulla la sentenza, ribadendo che per configurare il concorso detenzione stupefacenti non basta la mera presenza o conoscenza del reato altrui, ma è necessario dimostrare un contributo attivo, materiale o morale, alla condotta illecita. La mancanza di tale prova impone l'annullamento della condanna.
Continua »