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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 — Anno 2025

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307 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

Concorso in spaccio: ruoli familiari e attenuanti
La Corte di Cassazione conferma le condanne per tre familiari coinvolti in un traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che, in un'ipotesi di concorso in spaccio, il legame familiare e il ruolo di supporto non diminuiscono la responsabilità penale, né il diritto al silenzio può essere interpretato come pentimento per la concessione di attenuanti.
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Uso personale di droga: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi come il possesso di materiale per il confezionamento e le dichiarazioni di terzi. L'ordinanza conferma che per distinguere tra detenzione per spaccio e uso personale di droga è necessaria una valutazione complessiva di tutte le circostanze del caso concreto, andando oltre il mero dato quantitativo.
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Destinazione stupefacenti: i criteri della Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga. La Corte ha ribadito che la destinazione stupefacenti non si valuta solo sulla quantità, ma su un insieme di indizi, come le condizioni economiche dell'imputato e il luogo del ritrovamento, che nel caso di specie escludevano l'uso puramente personale.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per cessione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può essere applicata a causa di due precedenti specifici, che configurano un comportamento abituale e ostacolano il riconoscimento del beneficio.
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Spaccio lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro individui condannati per spaccio. Un procedimento è stato chiuso per il decesso dell'imputato, mentre due ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Per il quarto, la Corte ha rigettato la richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, sottolineando che la valutazione deve considerare l'intera attività criminale, inclusa l'integrazione in una rete organizzata, e non solo le singole cessioni.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, escludendo sia l'uso personale sia la fattispecie di lieve entità stupefacenti, basandosi su una valutazione complessiva di indici quali l'ingente quantitativo, la diversità delle sostanze, le modalità di confezionamento e i contatti telefonici con acquirenti.
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Destinazione droga: i criteri per la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte ribadisce che per determinare la destinazione droga non basta il solo dato quantitativo, ma occorre una valutazione globale di tutti gli elementi indiziari, come la presenza di un bilancino di precisione, il confezionamento in dosi e i messaggi sul cellulare, che nel caso di specie indicavano un uso non esclusivamente personale.
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Appello penale: motivi non proposti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro la confisca di una somma di denaro. La decisione si fonda su un principio procedurale cruciale: l'imputato non aveva sollevato la questione della confisca nel suo precedente appello penale. La sentenza sottolinea che i motivi di ricorso devono essere specificamente proposti in appello per poter essere esaminati nei gradi successivi, confermando la rigidità dell'effetto devolutivo del gravame.
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Fatto di lieve entità: pluralità di droghe e valutazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, eroina e hashish, confermando l'esclusione dell'ipotesi di fatto di lieve entità. La decisione si fonda non solo sulla pluralità di sostanze, ma su una valutazione complessiva che include quantità, attrezzature per lo spaccio, denaro sequestrato e modalità operative, ritenendo tale quadro incompatibile con una minore gravità del reato.
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Ricorso inammissibile: l’analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una sentenza della Corte d'Appello di Brescia. Il ricorso è stato giudicato generico, in quanto non affrontava specificamente le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, confermando che un ricorso inammissibile ha conseguenze economiche dirette.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e conseguenze
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati di droga. I motivi, relativi alle attenuanti generiche e alla pena, sono stati giudicati generici e non conformi alla legge, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Confisca senza motivazione: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento limitatamente alla confisca di una somma di denaro. La decisione è stata presa a causa della totale assenza di motivazione da parte del giudice di merito riguardo alla confisca stessa. Secondo la Corte, una confisca senza motivazione costituisce una misura di sicurezza illegale, vizio che permette di ricorrere in Cassazione anche contro una sentenza di patteggiamento.
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Confisca patteggiamento: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento che disponeva la confisca di una somma di denaro. La decisione sottolinea che i motivi di ricorso avverso il patteggiamento sono tassativi e che la confisca può basarsi non solo sulla prova che il denaro sia provento di reato, ma anche sulla sproporzione rispetto ai redditi leciti dell'imputato, un punto cruciale che la difesa non aveva colto. Questo caso ribadisce i rigidi limiti di impugnazione per la confisca patteggiamento.
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Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per coltivazione di stupefacenti a causa della prescrizione del reato. Il reato, commesso nel 2015, si è estinto nel gennaio 2023, prima della sentenza della Corte d'Appello emessa nel marzo 2024. La Suprema Corte ha calcolato il termine massimo di prescrizione, comprensivo delle interruzioni, in sette anni e sei mesi, dichiarando l'estinzione del reato e annullando la sentenza senza rinvio.
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Patteggiamento impugnazione: motivi inammissibili
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi di impugnazione non rientrano nel novero tassativo previsto dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Il ricorrente aveva lamentato un vizio di motivazione circa la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p., un motivo non consentito dalla legge per questo tipo di ricorso. Di conseguenza, viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Attenuanti generiche: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro il diniego delle attenuanti generiche. La decisione si fonda sul principio che la valutazione del giudice di merito è insindacabile se logica e motivata, basandosi su elementi come la gravità del fatto, i precedenti penali e l'assenza di ravvedimento.
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Inammissibilità ricorso Cassazione per tenuità fatto
La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso Cassazione avverso una condanna per spaccio e resistenza. Il motivo, basato sulla richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto, è stato rigettato perché si risolveva in una richiesta di riesame del merito, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano valorizzato le modalità del fatto rispetto alla condotta successiva dell'imputato.
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Reato continuato patteggiamento: accordo necessario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per l'applicazione del reato continuato tra due sentenze di patteggiamento. La decisione sottolinea che, in questi casi, è indispensabile seguire la procedura speciale che prevede un accordo preventivo tra il condannato e il pubblico ministero sull'entità della nuova pena unificata, come stabilito dall'art. 188 disp. att. c.p.p. La semplice prova di un medesimo disegno criminoso non è sufficiente senza tale accordo.
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Divieto di reformatio in peius: la pena non può peggiorare
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che, in sede di rinvio, aveva violato il divieto di reformatio in peius. Nonostante l'assoluzione da uno dei due reati contestati, la corte territoriale aveva confermato la stessa pena detentiva per il reato residuo, aggiungendo anche una multa non prevista in precedenza. La Suprema Corte ha ribadito che la pena finale non può mai essere più gravosa per l'imputato in assenza di un appello del pubblico ministero, annullando la decisione e rinviando per un nuovo giudizio.
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Spaccio lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando la condanna per spaccio. La Corte ha stabilito che la qualifica di spaccio lieve entità è correttamente esclusa quando la quantità della sostanza (151 dosi), le modalità di confezionamento (64 involucri) e il grado di organizzazione indicano un'attività strutturata. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre questioni di fatto già valutate, senza evidenziare vizi logici nella motivazione della sentenza impugnata.
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