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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 — Anno 2025

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307 provvedimenti

Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

Ipotesi lieve stupefacenti: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso che chiedeva la riqualificazione di un reato di spaccio in ipotesi lieve stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione complessiva di più elementi: la quantità significativa di cocaina (idonea a produrre 146 dosi), la suddivisione in 60 involucri e le astute modalità di occultamento (tramite un magnete sull'auto), considerati indici di una condotta non occasionale.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati che chiedevano la riqualificazione del reato di spaccio in fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano escluso l'ipotesi lieve sulla base di una serie di elementi cumulativi: la quantità non indifferente dello stupefacente, le modalità di occultamento, la disponibilità di un luogo di stoccaggio, la predisposizione in dosi, la documentazione contabile e il possesso di ricetrasmittenti, tutti indici di un'attività non occasionale.
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Ipotesi lieve: quando non si applica per droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione di non applicare l'ipotesi lieve per detenzione di stupefacenti. La valutazione si è basata sulla notevole quantità di droga (sufficiente per 201 dosi), il possesso di un'arma e i numerosi precedenti penali dell'imputato, che hanno impedito anche la concessione delle attenuanti generiche.
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Ipotesi lieve stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, negando la riqualificazione del reato nell'ipotesi lieve stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione congiunta della notevole quantità di sostanza (idonea a produrre oltre 1800 dosi) e delle particolari modalità di occultamento, realizzate modificando un'autovettura per il trasporto clandestino. Questi elementi, secondo la Corte, escludono l'occasionalità della condotta e giustificano il rigetto della tesi difensiva.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che la destinazione allo spaccio può essere provata non solo dalla quantità (300 grammi di hashish), ma anche da altri indizi come il costo elevato per un disoccupato, le modalità di occultamento e la deperibilità della sostanza. La richiesta di non punibilità per tenuità del fatto è stata respinta perché presentata per la prima volta in Cassazione senza i presupposti di legge.
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Attenuante speciale: quando viene negata? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. La Corte ha negato l'applicazione dell'attenuante speciale per lucro di lieve entità e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della recidiva specifica e della personalità negativa dell'imputato, che indicavano una maggiore intensità del dolo e una propensione a delinquere.
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Pena sostitutiva appello: si può chiedere per la prima volta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di applicazione di una pena sostitutiva, come il lavoro di pubblica utilità, può essere legittimamente presentata per la prima volta con l'atto di appello, anche se non era stata formulata al giudice di primo grado. Con la sentenza in esame, la Suprema Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto tale richiesta ritenendola tardiva. La Cassazione ha chiarito che il giudice di primo grado ha un potere officioso di applicare le pene sostitutive, e il mancato esercizio di tale potere può essere validamente contestato in appello. Pertanto, il tema della pena sostitutiva in appello è stato rimesso alla Corte territoriale per una valutazione nel merito.
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Termine a comparire: sentenza annullata per notifica tardiva
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Roma per un vizio di procedura. La notifica del decreto di citazione per il giudizio d'appello è stata effettuata solo 5 giorni prima dell'udienza, violando il termine a comparire minimo previsto dalla legge. Tale violazione ha integrato una nullità procedurale che, unita all'intervenuta prescrizione dei reati, ha portato all'annullamento senza rinvio della sentenza e all'estinzione del reato.
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Nomina difensore: dove depositarla dopo la sentenza?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. Il motivo principale, relativo alla mancata notifica al nuovo legale, è stato respinto perché la nomina difensore è stata erroneamente depositata presso il tribunale di primo grado anziché presso la Corte d'Appello, autorità competente dopo la pronuncia della sentenza.
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Pena per reato continuato: la motivazione del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di spaccio di stupefacenti, chiarendo i limiti dell'obbligo di motivazione della pena per reato continuato. La Corte ha stabilito che non è sempre necessario un calcolo analitico per ogni reato satellite, essendo sufficiente una motivazione complessiva che illustri i criteri seguiti, specialmente quando la pena finale non si avvicina al massimo edittale.
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Patteggiamento: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per un reato in materia di stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata qualificazione del fatto come di lieve entità. La Corte ha stabilito che nel patteggiamento non è possibile censurare in sede di legittimità la mancata applicazione di una circostanza attenuante non richiesta e non inclusa nell'accordo tra le parti.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per spaccio di lieve entità. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici, in quanto non specificavano le critiche alla sentenza d'appello e si limitavano a riproporre tesi già respinte, come l'uso personale della sostanza. La Corte ha confermato che il giudice non è tenuto a motivare il diniego di attenuanti generiche se la richiesta è manifestamente infondata.
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Reformatio in peius: no violazione se pena invariata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo che la correzione di un errore nel calcolo della pena da parte della Corte d'Appello non costituisce una violazione del divieto di 'reformatio in peius' se l'esito finale della condanna rimane invariato. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e droga
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano meramente ripetitivi di quelli già respinti dalla Corte d'Appello, senza un confronto specifico e puntuale con le argomentazioni della sentenza impugnata. È stata inoltre confermata la gravità del reato, escludendo la qualificazione di fatto di lieve entità data l'abitualità e la frequenza dell'attività di spaccio.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La decisione si basa sulla reiterazione dei motivi di appello e conferma i criteri per escludere la detenzione stupefacenti uso personale, quali la quantità, la suddivisione in dosi, il luogo del ritrovamento e i precedenti specifici dell'imputato.
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Ricorso generico: inammissibile se non contesta prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso una condanna per spaccio di stupefacenti. Il motivo della decisione risiede nel fatto che l'appello è stato ritenuto un ricorso generico, poiché si limitava a lamentare una presunta assenza di motivazione senza però contestare specificamente le prove a carico, come i servizi di osservazione e i sequestri, che avevano fondato la sentenza di condanna.
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Detenzione per spaccio: quando la prova non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per detenzione per spaccio di 8 grammi di hashish. La Corte ha stabilito che spetta all'accusa provare l'intento di vendere e che un piccolo quantitativo in un unico involucro non costituisce una prova sufficiente, anche in presenza di precedenti a carico dell'imputato. È stato evidenziato un errore di valutazione dei fatti (travisamento) da parte del giudice di merito, che aveva erroneamente considerato la sostanza come già suddivisa in dosi.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni sull'uso personale, già esaminate e rigettate dalla Corte d'Appello, senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile in un caso di stupefacenti, poiché l'imputato si era limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che un ricorso per essere ammissibile deve confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza impugnata, e non essere una mera reiterazione dei motivi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Droga parlata: condanna legittima senza sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti basata principalmente su intercettazioni telefoniche, un caso di cosiddetta "droga parlata". Nonostante la mancanza di sequestri di droga, la Corte ha ritenuto le conversazioni sufficientemente esplicite e dettagliate (riferimenti a tipi di sostanze, pesature e prezzi) da costituire prova piena del reato, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa.
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