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Art. 671 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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546 provvedimenti

Altri anni per Art. 671 Codice di Procedura Penale

Reato continuato: la tossicodipendenza non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di delitti commessi a distanza di anni, motivandoli con la sua tossicodipendenza. La Corte ha ribadito che, per configurare il reato continuato, è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso, concepito prima del primo reato, e che lo stato di tossicodipendenza, pur essendo un elemento da valutare, non è di per sé sufficiente a dimostrarlo, specialmente in presenza di un notevole lasso temporale tra i fatti.
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Continuazione tra reati: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per illeciti commessi a otto anni di distanza. La sentenza ribadisce che per applicare questo beneficio non basta una generica propensione al crimine, ma serve la prova concreta di un unico e preordinato disegno criminoso che leghi le diverse condotte. La notevole distanza temporale tra i fatti è stato un elemento decisivo per escludere tale programma unitario.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte ha ribadito che per riconoscere un unico disegno criminoso non è sufficiente un generico proposito, ma è necessaria la prova di un programma deliberato in anticipo, distinguendolo nettamente da una generica inclinazione a delinquere o da uno stile di vita improntato all'illegalità.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché basato su motivi non sollevati nel precedente grado di giudizio. La decisione sottolinea come non sia possibile introdurre nuove questioni per la prima volta in Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, data l'assenza di prove che escludano la sua colpa nel causare l'inammissibilità.
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Continuazione tra reati: quando non si applica
Un'ordinanza della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati. La Corte ha ribadito che, per ottenere il beneficio, non è sufficiente dimostrare una generica tendenza a delinquere, ma è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso che leghi tutte le condotte illecite. L'assenza di tale prova ha portato alla conferma della decisione del GIP e alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese.
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Continuazione tra reati: quando si applica?
La Cassazione rigetta il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati per otto diverse sentenze. La Corte conferma la decisione del giudice dell'esecuzione, distinguendo tra un unico disegno criminoso e uno "stile di vita illecito", caratterizzato da reati eterogenei commessi in un arco temporale di sedici anni. L'assenza di un programma unitario esclude l'applicazione dell'istituto.
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Reato continuato: no se è un generico piano criminale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per due distinti episodi di spaccio, il quale chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che per ottenere tale beneficio non è sufficiente dimostrare una generica tendenza a delinquere o uno 'stile di vita criminale', ma è necessaria la prova di un unico e preordinato disegno criminoso che unisca tutti i reati fin dal principio. L'assenza di tale prova, evidenziata dalle diverse modalità operative e dalle diverse sostanze trattate, ha portato alla conferma del diniego.
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Reato continuato: la detenzione interrompe il piano?
La Corte di Cassazione esamina un caso di reato continuato, negando il beneficio a un condannato per molteplici reati commessi in un ampio arco temporale. La Corte stabilisce che un lungo periodo di detenzione (quasi quattro anni) interrompe l'unicità del disegno criminoso, ponendo una cesura tra i reati commessi prima e dopo la carcerazione. La semplice somiglianza nel modus operandi non è sufficiente a dimostrare un piano unitario, che deve essere provato dal richiedente.
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Continuazione reato: ricorso inammissibile per Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione del vincolo della continuazione reato. La decisione si basa sulla genericità dei motivi, sulla riproposizione di argomenti già respinti e sul contrasto con la giurisprudenza consolidata in materia, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Continuazione reati: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento della continuazione tra reati, specificamente due condanne per coltivazione di marijuana. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'atto si limitava a richiedere un riesame dei fatti, riproponeva doglianze già respinte e si poneva in contrasto con la giurisprudenza consolidata in materia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: onere della prova del condannato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31987/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato per cinque diverse sentenze. La Corte ha ribadito che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino l'esistenza di un unico disegno criminoso originario, non essendo sufficiente la mera natura predatoria comune dei delitti. L'analisi del giudice deve basarsi su indicatori fattuali come la distanza temporale, il contesto spaziale e le modalità esecutive dei reati.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché le doglianze erano generiche, ripetitive e in contrasto con la giurisprudenza. Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati, ma il suo appello è stato ritenuto un mero tentativo di riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Continuazione tra reati: no se manca un disegno unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di omicidio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso a causa della notevole distanza temporale, delle diverse modalità esecutive e dei differenti moventi che caratterizzavano i singoli delitti.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e il reato continuato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto che chiedeva l'applicazione del reato continuato. La Corte ha stabilito che il ricorso era generico, ripetitivo di argomentazioni già respinte e in contrasto con la giurisprudenza consolidata, configurandosi come una mera richiesta di riesame dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Disegno criminoso: quando il dubbio non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento di un unico disegno criminoso tra reati giudicati con sentenze diverse. La Corte ha ribadito che la prova dell'originaria programmazione dei delitti deve essere concreta e non può basarsi su mere ipotesi o dubbi. Pertanto, in assenza di elementi certi, la richiesta di applicare il più favorevole regime della continuazione deve essere respinta, senza che si possa invocare il principio del "favor rei".
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Unico disegno criminoso: quando viene escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento dell'unico disegno criminoso tra due omicidi. La Corte ha confermato la decisione del giudice dell'esecuzione, sottolineando che la notevole distanza temporale, le diverse modalità di esecuzione e i differenti moventi dei delitti escludono un piano criminoso unitario e preordinato.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e continuazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in materia di continuazione del reato. La decisione si fonda sulla genericità delle doglianze, sulla riproposizione di censure già respinte e sul palese contrasto con la giurisprudenza di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: la Cassazione e i limiti
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati. La Corte ha stabilito che l'impugnazione costituiva una richiesta di riesame nel merito, non consentita in sede di legittimità, e si poneva in contrasto con la giurisprudenza consolidata, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Continuazione tra reati: no a piano criminoso unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha stabilito che non è possibile raggruppare diverse condanne sotto un unico disegno criminoso se mancano prove di un piano unitario e preordinato, nonostante alcuni dei reati fossero aggravati dalla finalità mafiosa. La decisione si è basata sulla diversità delle modalità esecutive, dei concorrenti e sulla distanza temporale tra i fatti, confermando che il ricorso in Cassazione non può limitarsi a una semplice rivalutazione delle prove già esaminate dal giudice precedente.
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Ricorso inammissibile: limiti e requisiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una decisione del Tribunale di Nuoro in materia di continuazione tra reati. Il ricorso è stato respinto perché chiedeva un mero riesame dei fatti, riproponeva doglianze già valutate senza una critica specifica al provvedimento impugnato e presentava argomentazioni in contrasto con la giurisprudenza consolidata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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