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Art. 657 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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75 provvedimenti

Altri anni per Art. 657 Codice di Procedura Penale

Calcolo della pena: tempo fisso contro potere continuo
Il Condannato contesta il calcolo della pena effettuato dal Pubblico Ministero. Secondo la sua difesa, i giorni già trascorsi in detenzione per un altro motivo dovevano essere sottratti in un momento preciso, ovvero alla nascita dell'ordine di esecuzione, e non in un momento successivo. La Corte di Cassazione respinge questa tesi. I giudici chiariscono che il Pubblico Ministero ha un potere continuo e permanente sul calcolo della pena. Questo significa che lo Stato può aggiornare e ricalcolare i giorni da scontare in qualsiasi momento durante l'esecuzione della condanna, adeguandosi a nuovi eventi. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Sconto di pena per carcerazione preventiva negato al condannato
Un uomo, condannato per associazione mafiosa, chiede uno Sconto di pena per carcerazione preventiva. L'Imputato aveva trascorso sei mesi in carcere preventivo alla fine degli anni novanta per un'indagine poi archiviata. Successivamente, riceve una condanna per lo stesso tipo di reato, commesso però fino al 2011. L'Imputato pretende di sottrarre i vecchi sei mesi di carcere dalla nuova condanna. I giudici rifiutano la richiesta. La Corte di Cassazione conferma il rifiuto. Il principio stabilisce che i giorni di carcere ingiusto possono essere scalati da una nuova condanna solo se il nuovo reato è stato commesso prima di quella detenzione. Nel caso di reati che durano nel tempo, come l'associazione mafiosa, se la condotta illecita finisce dopo il periodo di carcere, lo sconto non si applica. L'Imputato perde il ricorso, non ottiene lo sconto e deve pagare le spese processuali.
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Sconto negato: il Credito di pena non vale per i reati futuri
Il Detenuto chiede di utilizzare un Credito di pena accumulato in passato per ridurre la condanna che sta attualmente scontando. Anni prima, l'uomo aveva trascorso in carcere più tempo del dovuto a causa di un ricalcolo favorevole della pena. Tuttavia, i nuovi reati per cui si trova oggi in prigione sono stati commessi in un periodo successivo rispetto a quell'ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. La legge vieta categoricamente di usare i giorni di carcere scontati in eccesso come un bonus per reati futuri. Questo principio serve a evitare che una persona si senta autorizzata a delinquere sapendo di avere uno sconto garantito. Il Detenuto perde il ricorso, deve pagare le spese processuali e versa una sanzione di tremila euro.
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Reato in corso e sconti: limiti alla fungibilità della pena
Il caso riguarda il calcolo dei giorni di carcere e il principio della fungibilità della pena. Il Condannato chiede di sottrarre dalla sua condanna definitiva un periodo di detenzione scontato in precedenza. Il Giudice dell'esecuzione accetta la richiesta. Il Pubblico Ministero fa ricorso in Cassazione. Il reato contestato è un reato permanente, terminato in una data precisa. La legge vieta di usare i giorni di carcere passati per scontare un reato che era ancora in corso durante quella stessa detenzione. Accettare questo calcolo significa far scontare la pena prima ancora di aver completato il reato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Pubblico Ministero. L'ordinanza precedente viene annullata. Il Giudice dell'esecuzione deve ricalcolare i giorni, escludendo il periodo di detenzione precedente alla fine del reato. Il Condannato perde il beneficio sul periodo contestato.
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Riparazione per ingiusta detenzione: libertà e doppio giudizio
Un cittadino richiede la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver subito una misura cautelare per un reato successivamente dichiarato non procedibile per violazione del divieto di doppio giudizio. La Corte d'Appello nega l'indennizzo. I giudici ritengono che una parte del periodo sia stata assorbita da una pena definitiva pregressa, mentre per il resto considerano ostativa la condotta dell'uomo. La Cassazione interviene tracciando un confine netto. Conferma il diniego per i giorni computati nella pena definitiva, ma annulla la decisione sul periodo rimanente. Il Supremo Collegio chiarisce che la misura cautelare emessa in violazione del ne bis in idem è affetta da ingiustizia formale. Il giudice non può negare l'indennizzo basandosi solo sul fatto storico già giudicato, ma deve dimostrare un inganno attivo verso l'autorità.
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Reato continuato in esecuzione: no allo sconto pena automatico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che richiedeva la decurtazione di un periodo di custodia cautelare sofferto sine titulo. La difesa sosteneva che, essendo stato riconosciuto il reato continuato in esecuzione, la pena dovesse essere considerata unitaria, permettendo così l'imputazione automatica della detenzione residua. Gli Ermellini hanno invece chiarito che il riconoscimento della continuazione in fase esecutiva non trasforma la natura dei singoli reati ai fini del calcolo della detenzione. Secondo l'art. 657 comma 4 c.p.p., è necessario scindere il reato continuato nelle singole violazioni per verificare se il periodo di custodia sia successivo alla commissione del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Rideterminazione del fine pena: i limiti del reato continuato
Un condannato ha richiesto la rideterminazione del fine pena sostenendo che un periodo di detenzione già scontato dovesse essere computato a suo favore. La richiesta nasceva dal riconoscimento del vincolo della continuazione tra più reati in fase esecutiva, che aveva portato a una pena complessiva inferiore rispetto alla somma delle singole condanne. La Corte d'Appello aveva rigettato l'istanza, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il reato continuato è una finzione giuridica valida solo per determinati scopi normativi. Ai sensi dell'art. 657 c.p.p., la riduzione della pena derivante dalla continuazione non comporta l'imputazione automatica del tempo 'risparmiato' ad altre pene in esecuzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Ingiusta detenzione: perché lo scomputo nega l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da un cittadino assolto in un procedimento penale. Nonostante l'assoluzione definitiva, il periodo di custodia cautelare sofferto era già stato computato, a titolo di fungibilità, per ridurre la durata di una pena relativa a una diversa condanna definitiva. I giudici hanno ribadito che l'indennizzo non spetta se il tempo trascorso in carcere è stato utilizzato per accorciare un'altra sanzione detentiva, poiché si verificherebbe un ingiustificato doppio beneficio. La decisione sottolinea l'incompatibilità tra lo scomputo della pena e il ristoro economico per lo stesso periodo di restrizione della libertà.
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Cumulo di pene concorrenti: il diritto al calcolo esatto
Un condannato ha impugnato l'ordinanza della Corte d'appello che rigettava la richiesta di rideterminare il cumulo di pene concorrenti. Il ricorrente chiedeva l'inclusione di condanne precedenti, seppur già scontate, per beneficiare dei limiti massimi previsti dall'art. 78 c.p. La Corte d'appello aveva negato l'istanza sostenendo la mancanza di interesse del detenuto, dato che le pene erano già state espiate. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il condannato ha sempre interesse a una ricostruzione esatta e completa della propria posizione esecutiva. Tale completezza è necessaria non solo per il calcolo della pena residua, ma anche per l'accesso a futuri benefici penitenziari e per la trasparenza del rapporto con l'ordinamento. L'ordinanza è stata annullata con rinvio.
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Prescrizione della pena: l’arresto all’estero blocca l’estinzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per omicidio la cui pena era stata dichiarata estinta per prescrizione della pena dalla Corte d'Assise d'Appello. Il nodo del contendere riguardava un arresto provvisorio avvenuto in Francia nel 2017, durato solo poche ore e basato su un mandato di arresto europeo, a cui era seguito il diniego di estradizione. Mentre i giudici di merito ritenevano tale arresto inidoneo a interrompere il termine prescrizionale perché informale e breve, la Suprema Corte ha annullato la decisione. Secondo gli Ermellini, qualunque privazione della libertà ricollegabile a un titolo esecutivo valido, anche se avvenuta all'estero e per breve tempo, costituisce inizio dell'esecuzione della pena, impedendone l'estinzione per decorso del tempo.
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Fungibilità della pena: guida alla Cassazione
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il parziale rigetto di un'istanza volta a ottenere il riconoscimento della fungibilità della pena per periodi di detenzione presofferti. La Suprema Corte ha confermato la decisione del Giudice dell'esecuzione, il quale aveva già correttamente scomputato i periodi patiti sine titulo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze erano generiche e non correlate alla logica del provvedimento impugnato, limitandosi a richiedere quanto già ottenuto in precedenza. Oltre all'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ingiusta detenzione: scomputo e indennizzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che richiedeva la riparazione per ingiusta detenzione dopo essere stato assolto per non aver commesso il fatto. Il diniego si fonda sull'applicazione dell'articolo 314, comma 4, del codice di procedura penale. La Corte ha accertato che il periodo di custodia cautelare sofferto era già stato computato, tramite il principio di fungibilità, ai fini della determinazione di una pena definitiva per altri reati. Di conseguenza, avendo il ricorrente già beneficiato dello scomputo della pena, non può vantare un ulteriore diritto all'indennizzo pecuniario, evitando così una duplicazione dei rimedi riparatori.
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Ingiusta detenzione: no a indennizzo e scomputo pena
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo essere stato assolto in un processo per rapina, durante il quale era stato sottoposto agli arresti domiciliari. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza poiché il periodo di custodia cautelare era già stato scomputato da un'altra pena definitiva che l'uomo doveva scontare, applicando il principio di fungibilità. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, ribadendo che l'indennizzo economico è escluso se il tempo di detenzione è stato già utilizzato per ridurre una condanna definitiva, al fine di evitare un indebito arricchimento ai danni dello Stato.
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Cumulo di pene: guida al calcolo della detenzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che richiedeva la formazione di un unico cumulo di pene per reati commessi in periodi diversi. I giudici hanno stabilito che, qualora vengano commessi nuovi reati durante l'espiazione o dopo interruzioni della detenzione, è necessario procedere a cumuli parziali. Il principio cardine è che il presofferto può essere detratto solo per i reati commessi prima dell'inizio della carcerazione. L'applicazione del criterio moderatore ex art. 78 c.p. deve quindi operare su blocchi distinti di condanne per garantire l'efficacia deterrente della sanzione penale.
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Fungibilità tra obbligo di dimora e arresti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della **Fungibilità** tra il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora e la pena detentiva finale. Il ricorrente sosteneva che le prescrizioni accessorie, tra cui un coprifuoco notturno e l'obbligo di firma, rendessero la misura equivalente agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha invece stabilito che le limitazioni circoscritte alle ore notturne e gli obblighi di presentazione alla polizia non snaturano l'obbligo di dimora, in quanto non impediscono il normale svolgimento della vita lavorativa e sociale, escludendo quindi la possibilità di detrarre tale periodo dalla pena complessiva.
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Rideterminazione della pena: i limiti del giudicato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva la Rideterminazione della pena a seguito della dichiarazione di incostituzionalità di alcune norme in materia di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, sebbene il diritto alla libertà prevalga sull'intangibilità del giudicato, tale principio non si applica se la pena per il reato specifico è stata già interamente espiata. Poiché il rapporto esecutivo relativo al titolo contestato era esaurito, non sussiste alcun interesse giuridico attuale alla modifica della sanzione, nonostante il soggetto sia detenuto per altri reati.
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Fungibilità Pena e Reato Permanente: Sconto Negato dalla Cassazione
Un uomo, condannato per reati associativi di stampo mafioso, ha chiesto di detrarre dalla sua nuova pena un periodo di carcerazione già scontato per un reato precedente, ritenuto collegato. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo un punto cruciale sulla fungibilità della pena e reato permanente. Poiché il reato di associazione è 'permanente' e si considera commesso fino alla cessazione della condotta, la detenzione precedente è avvenuta 'durante' e non 'dopo' la commissione del nuovo crimine. La legge, invece, permette la detrazione solo se la carcerazione è successiva al fatto. Di conseguenza, nessun 'sconto' di pena è stato concesso.
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Custodia Cautelare: Non è un Credito per Futuri Reati
La Corte di Cassazione affronta il tema della fungibilità della custodia cautelare. Un condannato chiedeva di usare il periodo di detenzione preventiva, già sofferto per vecchi reati, come 'sconto' sulla pena per un nuovo reato commesso dopo la scarcerazione. La Corte ha respinto questa interpretazione. Ha stabilito un principio chiaro: la detenzione preventiva può essere detratta solo dalle pene per reati commessi prima dell'inizio della detenzione stessa. Non può mai trasformarsi in un 'credito' da usare per futuri illeciti. Questa regola serve a evitare che la detenzione preventiva diventi un incentivo a delinquere di nuovo. La decisione del giudice precedente è stata quindi annullata.
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Fungibilità delle pene: obbligo di dimora e detrazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva la fungibilità delle pene tra il periodo trascorso in regime di obbligo di dimora e la pena detentiva finale. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di dimora con permanenza notturna non è equiparabile agli arresti domiciliari, poiché le restrizioni non eccedevano le normali necessità di vita. Di conseguenza, non è possibile detrarre tale periodo dalla condanna definitiva.
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Fungibilità della pena e reati permanenti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che richiedeva l'applicazione della fungibilità della pena per un periodo di detenzione sofferto precedentemente. Il ricorrente, condannato per associazione finalizzata allo spaccio, sosteneva che la sua partecipazione al sodalizio fosse cessata al momento del primo arresto. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la condotta criminosa era proseguita anche dopo la scarcerazione, configurando un reato permanente. La Corte ha stabilito che non è possibile scomputare periodi di detenzione se la permanenza del reato si protrae oltre la carcerazione stessa, per evitare la creazione di una riserva di impunità.
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