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Art. 648-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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464 provvedimenti

Altri anni per Art. 648-ter Codice Penale

Ricusazione del giudice: la Cassazione tutela l’imparzialità
L'Imputato, coinvolto in un procedimento penale per reati finanziari, ha richiesto la ricusazione del giudice chiamato a presiedere il suo processo. Il magistrato faceva parte del collegio che in precedenza aveva confermato il sequestro dei beni aziendali. In quella sede cautelare, il giudice aveva utilizzato espressioni assertive sulla colpevolezza dell'indagato, definendo l'azienda come struttura criminale. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'istanza, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici supremi hanno stabilito che la ricusazione del giudice e legittima quando le affermazioni superano la funzione cautelare e anticipano la condanna nel merito, compromettendo la terzieta del giudizio. La decisione e stata annullata senza rinvio.
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Autoriciclaggio con criptovalute: legittimo il sequestro dei beni
Un contribuente ha subito il sequestro preventivo dei propri beni, inclusa un'abitazione e portafogli digitali, per reati tributari e autoriciclaggio con criptovalute. L'Istituzione Finanziaria ha accertato un'omessa dichiarazione dei redditi derivanti da plusvalenze su criptoattività e la successiva simulazione di operazioni di garanzia patrimoniale mediante l'uso di servizi di mixing per anonimizzare i flussi finanziari. Il Ricorrente ha impugnato il sequestro sostenendo l'assenza di dolo e l'impossibilità di configurare il reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il vincolo cautelare. I giudici hanno chiarito che le criptovalute costituiscono beni giuridici ed economicamente valutabili. L'impiego di strategie volte a spezzare la tracciabilità dei profitti illeciti integra pienamente il delitto di autoriciclaggio con criptovalute, giustificando la confisca dei beni anche se trasferiti a terzi.
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Autoriciclaggio dal carcere: ricorso rigettato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un indagato accusato dei reati di autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. L'uomo, pur trovandosi ristretto in carcere, ha acquistato un'automobile con i guadagni illeciti derivanti dal traffico di stupefacenti gestito con il supporto della moglie. Inoltre, l'indagato ha intestato un motociclo a una società terza per sottrarlo a futuri sequestri o misure di prevenzione patrimoniali. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di autoriciclaggio non richiede la ricostruzione dettagliata del delitto presupposto, essendo sufficiente identificarne la tipologia. Per l'intestazione fittizia, non occorre un procedimento di prevenzione già pendente, bastando che il soggetto possa prevederne l'avvio in base ai propri precedenti penali. Il ricorso è stato integralmente rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo quote sociali: spetta ai soci la difesa
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato da una società avente ad oggetto il sequestro preventivo quote sociali intestate a soci terzi non indagati. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione della società stessa. L'interesse a contestare la misura cautelare spetta infatti esclusivamente ai singoli soci titolari delle quote colpite e non all'ente collettivo. La Suprema Corte ha evidenziato inoltre che il fallimento della società priva il legale rappresentante del potere di agire senza dimostrare il proprio ruolo nella procedura concorsuale. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Incompetenza per territorio: l’eccezione non ribadita si perde
L'Imputato, condannato per riciclaggio e bancarotta, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo l'incompetenza per territorio del giudice di primo grado. La difesa sosteneva che i reati fossero stati commessi in un diverso circondario giudiziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eccezione di incompetenza per territorio, sollevata durante l'udienza preliminare, deve essere espressamente reiterata anche quando l'imputato richiede e accede al rito abbreviato. L'Imputato non aveva formulato nuovamente tale richiesta nelle conclusioni del giudizio abbreviato di primo grado, perdendo così il diritto di far valere il vizio nei gradi successivi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo: la Cassazione respinge il ricorso del PM
Le forze dell'ordine rinvengono oltre 2,7 milioni di euro presso l'abitazione dell'Indagato. Il Giudice dispone il sequestro preventivo ipotizzando il reato di riciclaggio. Il Tribunale del Riesame annulla la misura cautelare. I giudici stabiliscono che la somma deriva da probabile evasione fiscale e non da contesti criminali di terzi, escludendo il riciclaggio in mancanza di addebiti per autoriciclaggio. La Procura impugna l'annullamento in Cassazione contestando la motivazione del Tribunale. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso pubblico. La legge limita le impugnazioni sui sequestri reali alla sola violazione di legge, vietando la censura dei vizi di motivazione. L'Indagato vince e la restituzione della somma resta confermata.
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Truffa aggravata Superbonus: lecito il sequestro dei profitti
L'Imprenditore, indagato per il reato di Truffa aggravata Superbonus per aver creato crediti di imposta falsi relativi a lavori mai eseguiti, ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre un milione di euro. La misura colpiva sia i crediti ancora presenti nel cassetto fiscale sia i proventi incassati cedendo tali crediti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro e la confisca possono colpire anche i profitti derivati, ossia i soldi incassati dalla vendita dei crediti inesistenti a terzi di buona fede. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di utilizzo dei crediti in compensazione e la irrilevanza di ipotetiche contromisure amministrative estranee al processo penale. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Dichiarazione fraudolenta: per il sequestro contano i costi netti
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro preventivo emessa a carico dell'Indagato per i reati di dichiarazione fraudolenta e autoriciclaggio. L'Indagato gestiva numerose locazioni brevi e i giudici di merito avevano qualificato i guadagni come reddito d'impresa, calcolando l'imposta evasa sui ricavi lordi e senza dedurre i costi. La Cassazione ha stabilito che, per verificare il superamento della soglia di punibilità del reato tributario, l'imposta va quantificata sul reddito netto, deducendo le spese d'impresa inerenti. Se la deduzione dei costi riporta l'imposta evasa sotto la soglia di legge, il reato tributario viene meno e cade anche l'accusa di autoriciclaggio. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo dell'imposta effettiva.
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Regali di nozze o reato: confermato il sequestro preventivo
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 24.000 euro a carico di un'indagata per reati di associazione, truffa, riciclaggio e sottrazione fraudolenta di imposte. La difesa sosteneva che i contanti costituissero il residuo delle donazioni ricevute dagli invitati durante il matrimonio, esibendo filmati delle offerte. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando un quaderno con annotazioni incompatibili con le nozze e ricordando la natura fungibile del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che contro le misure cautelari reali il ricorso in sede di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti.
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Autoriciclaggio e competenza territoriale: il caso dei crediti
La vicenda riguarda un indagato accusato di aver monetizzato crediti d'imposta fittizi attraverso cessioni a terzi. L'amministratore ha contestato la competenza del tribunale campano, sostenendo che l'accordo di cessione era stato stipulato a Roma e indicando la capitale come sede competente. I giudici hanno invece ritenuto inattendibile il luogo indicato nelle scritture private prive di autenticazione e inserite in un disegno fraudolento. In tema di autoriciclaggio e competenza territoriale, quando il luogo di compimento dell'illecito e della trasmissione telematica all'ente fiscale resta ignoto, si applicano i criteri sussidiari. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del sequestro preventivo e la competenza del tribunale relativo alla residenza dell'indagato, rigettando il ricorso difensivo.
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Bonus fittizi: la truffa per erogazioni pubbliche batte la frode
Un gruppo organizzato ha generato quasi cinque milioni di euro in crediti d'imposta fittizi legati al bonus facciate per lavori edili mai eseguiti. Gli imputati hanno ceduto questi crediti a un ente intermediario per monetizzarli, trasferendo poi i capitali all'estero e reinvestendoli in attività commerciali. La difesa ha sostenuto l'assenza di inganno effettivo per mancanza di controlli preventivi, invocando la meno grave indebita percezione di contributi. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi, confermando le condanne per associazione per delinquere, autoriciclaggio e il delitto di truffa per erogazioni pubbliche, ribadendo che la complessa messa in scena fraudolenta integra pienamente il raggiro ai danni dello Stato.
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Giudicato cautelare: stop al sequestro senza novità
La Procura chiedeva il sequestro preventivo di due immobili nell'ambito di un'indagine per truffa e autoriciclaggio. Il Giudice per le indagini preliminari rigettava la richiesta, ravvisando una lite puramente civile e non un reato penale. La Procura non impugnava il rigetto nei termini ma presentava in seguito una nuova richiesta cautelare, basandosi sull'interrogatorio di un indagato. Il Tribunale dell'appello accoglieva la domanda disponendo il blocco dei beni. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione con rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che il giudicato cautelare impedisce la riproposizione della medesima misura in assenza di fatti nuovi concreti e autonomamente dimostrativi. I giudici territoriali hanno omesso di motivare la reale incidenza innovativa delle nuove dichiarazioni.
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Custodia cautelare in carcere: legittima anche senza interrogatorio
L'Indagato, accusato di autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa ha lamentato l'omissione dell'interrogatorio preventivo e contestato l'attualità delle esigenze cautelari a causa del tempo trascorso dai fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il pericolo di inquinamento probatorio giustifica la deroga all'interrogatorio preventivo. Inoltre, la risalenza temporale delle condotte non esclude il pericolo di reiterazione se emergono una fitta rete societaria fraudolenta, pressioni intimidatorie sui complici e una costante dedizione al crimine. L'Indagato resta detenuto e deve pagare le spese e l'ammenda.
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Profitto del reato di autoriciclaggio e distrazione d’azienda
La Procura ha contestato agli indagati la distrazione di un complesso aziendale del valore di oltre due milioni di euro da una società poi fallita, proseguendo l'attività tramite società collegate per occultarne l'origine illecita. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il sequestro preventivo della somma corrispondente al valore dell'azienda. Il Tribunale del Riesame ha annullato il vincolo cautelare, ritenendo errata la quantificazione del profitto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, chiarendo che il profitto del reato di autoriciclaggio comprende il valore dinamico dell'azienda distratta e reimpiegata in nuove attività economiche.
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Esigenze cautelari: annullati i domiciliari senza legami attuali
L'Indagato subisce la misura degli arresti domiciliari per presunto reimpiego di capitali illeciti con aggravante mafiosa. La difesa contesta l'assenza di motivazione circa le concrete esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione, sottolineando la cessazione dei contatti dopo l'arresto del presunto vertice criminale. Il Tribunale del Riesame conferma la misura limitandosi alla presunzione di legge. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla il provvedimento con rinvio: i giudici devono spiegare puntualmente l'attualità dei contatti criminali e le ragioni che impediscono misure meno afflittive.
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Autoriciclaggio: quadri truffati e rivenduti come leciti
L'Imputato ha ottenuto diverse opere d'arte mediante plurime truffe e le ha successivamente rivendute a collezionisti terzi in buona fede. Durante le trattative, l'uomo ha garantito la regolarità del proprio acquisto, incassando e monetizzando assegni per occultare l'origine furtiva del patrimonio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di autoriciclaggio. I giudici hanno chiarito che certificare falsamente la provenienza lecita di beni truffati integra un'autonoma condotta dissimulatoria volta a reimmettere i proventi illeciti nell'economia legale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Soldi del clan nell’edilizia: è impiego di denaro illecito
Un imprenditore edile ha ricevuto somme da esponenti di un clan mafioso per la compravendita di due immobili, impiegandole nella propria impresa. La difesa sosteneva la liceità dei fondi, asserendo che derivassero da un risarcimento assicurativo e che i pagamenti fossero tracciabili tramite assegni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di impiego di denaro di provenienza illecita, aggravato dall'agevolazione mafiosa. I giudici hanno chiarito che i rapporti decennali con il boss rendevano il costruttore consapevole dell'origine criminale delle risorse. La natura fungibile del denaro impedisce di separare fondi leciti da illeciti quando confluiscono nell'attività economica.
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Concorso esterno in associazione mafiosa: confermati i domiciliari
Il Tribunale del Riesame ha concesso gli arresti domiciliari a un indagato, ritenuto concorrente esterno del clan camorristico per aver gestito imprese edili legate a un esponente criminale, nonché accusato di intestazione fittizia e riciclaggio. L'indagato ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che l'attività societaria fosse estranea al clan e giustificata da normali rapporti familiari con il suocero mafioso, oltre a eccepire la carenza di prove sui capitali illeciti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la solidità del quadro indiziario basato sulla totale impossidenza economica dell'indagato al momento della fondazione della società e sulle intercettazioni che dimostravano la consapevolezza del reimpiego di capitali sporchi. La pronuncia consolida i criteri probatori per il concorso esterno in associazione mafiosa in sede cautelare.
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Reato di autoriciclaggio: la tracciabilità bancaria non salva
Un amministratore giudiziario e la consorte hanno sottratto somme rilevanti dai conti di società sottoposte a sequestro. L'uomo ha utilizzato i proventi del peculato per acquistare uno studio professionale, mentre la moglie ha comprato un immobile conferendolo poi in una società familiare. La difesa ha sostenuto che la piena tracciabilità dei bonifici bancari escludesse il reato di autoriciclaggio e quello di riciclaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi e ha confermato le condanne. I giudici hanno chiarito che il trasferimento di denaro a terzi altera la titolarità giuridica dei beni e allontana la provvista illecita. La trasparenza contabile successiva non cancella la natura dissimulatoria dell'operazione.
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Indebita compensazione di crediti: carcere e reato con F24
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare a carico di un indagato per associazione per delinquere, reimpiego di capitali illeciti e indebita compensazione di crediti inesistenti legati a fittizi bonus fiscali. La difesa contestava la mancata indicazione del termine di scadenza della misura e contestava i gravi indizi di colpevolezza. I giudici hanno chiarito che il termine prefissato per le indagini è obbligatorio solo quando sussiste esclusivamente il pericolo di inquinamento probatorio, e non quando concorre il pericolo di reiterazione del reato. Inoltre, il reato fiscale si perfeziona nel momento stesso in cui il contribuente presenta il modello F24 telematico, a prescindere dalle successive registrazioni dell'Agenzia delle Entrate nel cassetto fiscale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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