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Art. 648-bis Codice Penale — Anno 2023

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388 provvedimenti

Altri anni per Art. 648-bis Codice Penale

Sequestro preventivo per riciclaggio: tolta la casa alla compagna
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per riciclaggio di un immobile intestato a una donna priva di reddito. I fondi usati per l'acquisto, pari a ottantamila euro, provenivano da reati tributari commessi dal compagno tramite una società fittizia estera. La difesa contestava la mancanza di prove sulla consapevolezza della donna e sull'effettivo pericolo di vendita del bene, dato che il compagno non era il proprietario formale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per il sequestro basta una valutazione sommaria del reato. Inoltre, il controllo di fatto esercitato dal compagno sull'immobile, unito al suo tentativo di venderlo, giustifica pienamente il pericolo di dispersione del patrimonio. La ricorrente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese.
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Reato continuato: cinque anni di distanza cancellano lo sconto
Il Tribunale di Napoli Nord, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato per due condanne definitive relative al reato di riciclaggio in concorso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta dimostrare la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È invece necessario che il condannato fornisca prove concrete di una pianificazione unitaria e preventiva di tutti gli illeciti fin dal primo momento. Nel caso specifico, i reati erano stati commessi a distanza di ben cinque anni l'uno dall'altro, escludendo così qualsiasi disegno criminoso unitario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Immutazione del fatto: da ricettazione a riciclaggio
Due imputate, condannate in primo grado per ricettazione di due auto, si sono viste annullare la sentenza dalla Corte di appello. I giudici di secondo grado hanno rilevato che le donne avevano anche sostituito le targhe delle vetture con altre di loro proprietà per nasconderne la provenienza furtiva. Questa condotta integra il reato più grave di riciclaggio. La Corte di appello ha quindi riscontrato una immutazione del fatto rispetto all'accusa originaria, trasmettendo gli atti al pubblico ministero. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso delle imputate, confermando che la diversità tra il fatto contestato e quello accertato impone l'annullamento della decisione per garantire il diritto di difesa. Le ricorrenti sono state condannate anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Trasferimento fraudolento di valori: sequestro confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 330.000 euro a carico di un indagato per i reati di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. La difesa sosteneva che l'intestazione fittizia di un immobile fosse assorbita nel reato di riciclaggio, escludendo l'autonoma punibilità. I giudici hanno rigettato il ricorso, chiarendo che l'operazione immobiliare non era il fine ultimo, ma il mezzo per far rientrare in Italia capitali illeciti dall'estero. Di conseguenza, i due reati rimangono autonomi e non si applica la clausola di riserva. L'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Rinvio pregiudiziale: quando il giudice non può usarlo
Un Giudice per l'udienza preliminare ha sollevato davanti alla Corte di Cassazione una questione di competenza territoriale riguardante un reato di riciclaggio. La difesa sosteneva che il processo dovesse svolgersi in un altro tribunale, individuato nel luogo del primo accredito bancario illecito. Il Giudice, pur concordando con la tesi difensiva, ha utilizzato lo strumento del rinvio pregiudiziale anziché dichiarare direttamente la propria incompetenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il rinvio pregiudiziale, stabilendo che questo meccanismo non può essere usato se il giudice concorda con l'eccezione di incompetenza. In questi casi, il magistrato deve emettere una normale sentenza di incompetenza e trasmettere gli atti, senza investire direttamente la Suprema Corte.
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Riciclaggio di auto rubate: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di riciclaggio di auto rubate e truffa a carico di un soggetto che aveva messo in vendita un veicolo di provenienza furtiva. L'imputato aveva alterato i documenti di circolazione e incassato un acconto di oltre ottomila euro da un acquirente ignaro. I giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso della difesa, confermando che il possesso di documentazione falsa e l'uso di generalità fittizie per l'acquisto dimostrano la piena consapevolezza dell'origine illecita del mezzo. La riqualificazione del reato operata in appello è stata ritenuta legittima poiché rispettosa del divieto di peggioramento della pena.
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Sequestro preventivo: nullo il blocco senza profitto effettivo
La Corte di Cassazione si pronuncia sul ricorso contro un provvedimento di sequestro preventivo di cinque immobili, emesso nell'ambito di indagini per appropriazione indebita e riciclaggio. La prima ricorrente, non proprietaria dei beni, vede il suo ricorso dichiarato inammissibile per carenza di interesse, non potendo ottenere la restituzione dei beni. Il ricorso della seconda ricorrente, proprietaria di un immobile, viene invece parzialmente accolto. La Suprema Corte stabilisce che la confisca diretta del profitto da riciclaggio non può colpire l'intero valore del bene ripulito, ma deve limitarsi al vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dall'autore del reato. Di conseguenza, l'ordinanza viene annullata con rinvio al Tribunale per quantificare tale specifico profitto.
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Associazione per delinquere: ricambi rubati e finte ditte
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un indagato accusato di far parte di un'organizzazione dedita al riciclaggio di pezzi di ricambio di auto rubate. La difesa sosteneva l'assenza di un'unica struttura organizzata, parlando di sottogruppi autonomi privi di un legame stabile. I giudici hanno invece stabilito che l'esistenza di un'associazione per delinquere può essere provata direttamente dalla commissione sistematica dei singoli reati di riciclaggio. Nel caso specifico, ben 48 episodi illeciti compiuti con le stesse modalità operative e l'uso di fatture false tramite società di comodo dimostrano l'esistenza di un sodalizio criminale unitario e coordinato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di riciclaggio: prestare il conto corrente costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di riciclaggio a carico di due soggetti che avevano messo a disposizione i propri conti correnti bancari per ricevere somme di denaro provenienti da truffe informatiche del tipo man in the middle. I ricorrenti sostenevano che la loro condotta rientrasse nella frode informatica, ma la Corte ha chiarito che il reato presupposto si era già perfezionato con l'acquisizione del profitto da parte degli hacker. Di conseguenza, l'attività di ricezione e trasferimento del denaro sui propri conti correnti, finalizzata a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita dei fondi, costituisce autonomamente il reato di riciclaggio. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Truffa contrattuale: ha il camper ma l’assegno vuoto lo condanna
Un acquirente ha comprato un camper pagando con un assegno privo di fondi e ottenendo dilazioni di pagamento tramite continui raggiri. Condannato per truffa contrattuale e riciclaggio, ha fatto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale e sostenendo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta del giudizio abbreviato preclude ogni contestazione sulla competenza territoriale. Inoltre, nella truffa contrattuale, il reato si consuma solo al momento dell'ultimo atto dannoso (il mancato incasso dell'assegno a giugno 2014) e non al momento del passaggio di proprietà del mezzo. Di conseguenza, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello.
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Riciclaggio di autovettura: da regalo a condanna penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per i reati di riciclaggio di autovettura e soppressione di targhe. L'Imputato aveva ricevuto in regalo un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo. Per poter circolare liberamente, ha sostituito le targhe e il numero di telaio del mezzo con quelli di un'altra auto, distruggendo le targhe originali. I giudici hanno confermato la condanna, rilevando la piena consapevolezza dell'origine illecita del veicolo da parte dell'uomo, dimostrata dalla complessa operazione di alterazione dei dati identificativi. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fungibilità della pena: no allo scomputo se il reato è successivo
Il Condannato ha chiesto la rideterminazione della pena residua da espiare, invocando la fungibilità della pena per un periodo di custodia cautelare scontato in un altro procedimento conclusosi con l'assoluzione. La difesa sosteneva che i reati di intestazione fittizia facessero parte di un disegno criminoso iniziato prima della detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, ai fini della fungibilità della pena, rileva la data di consumazione di ciascun singolo reato e non l'inizio del disegno criminoso. Poiché i reati per cui vi è stata condanna si sono consumati dopo il periodo di carcerazione preventiva, tale periodo non può essere scomputato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reato di riciclaggio: amore, conti svuotati e condanna
Una donna è stata condannata per il reato di riciclaggio per aver ricevuto sul proprio conto corrente oltre 282 mila euro. Tale somma proveniva dall'appropriazione indebita compiuta dal direttore di una filiale bancaria, con cui la donna aveva una relazione sentimentale. L'imputata aveva poi svuotato il conto tramite prelievi in contanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che il deposito in banca di denaro sporco e il successivo prelievo integrano pienamente il reato di riciclaggio. Infatti, la natura fungibile del denaro comporta la sua automatica sostituzione con denaro pulito, ostacolando la tracciabilità della provenienza illecita. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al risarcimento della banca.
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Sequestro preventivo: la Cassazione impone la riqualificazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica contro l'annullamento di un sequestro preventivo di 1,2 milioni di euro a carico di un indagato. Il Tribunale del Riesame aveva escluso il reato di autoriciclaggio, ritenendo insussistenti i gravi indizi del reato presupposto di intestazione fittizia. La Cassazione ha stabilito che il giudice della cautela ha il potere-dovere di riqualificare autonomamente il fatto addebitato, verificando se i flussi finanziari tra le società fittizie coinvolte integrino le diverse fattispecie di riciclaggio, reimpiego o autoriciclaggio. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Associazione di tipo mafioso: tra condanne e rinvii in appello
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di numerosi imputati accusati di far parte di una consorteria criminale operante in Calabria. Gli imputati erano accusati di associazione di tipo mafioso, estorsioni, riciclaggio e frodi nelle pubbliche forniture, in particolare nella gestione di un centro di accoglienza per migranti. La Suprema Corte ha confermato la condanna per alcuni soggetti ritenuti colpevoli di associazione di tipo mafioso e reati satellite. Al contempo, ha annullato con rinvio la sentenza per altri imputati, ordinando un nuovo giudizio d'appello. L'annullamento riguarda la necessità di rivalutare la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso e la reale partecipazione di alcuni soggetti alle attività illecite, richiedendo una motivazione più solida e coerente da parte dei giudici di merito.
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Reato di riciclaggio: bonifico tracciato ma condanna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione a delinquere, usura e riciclaggio. Tra le decisioni principali, la Corte ha chiarito i confini del reato di riciclaggio, stabilendo che ricevere denaro distratto da una società fallita configura concorso in bancarotta fraudolenta e non riciclaggio, se il soggetto era consapevole del dissesto. Inoltre, ha annullato parzialmente la condanna di un'imputata per valutare l'attenuante della lieve entità del riciclaggio e ha rinviato il giudizio per un altro imputato in merito alle accuse di associazione criminale e corruzione, evidenziando la necessità di provare il nesso tra utilità irrisorie e atti d'ufficio. Gli altri ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Appropriazione indebita: reato prescritto ma resta il risarcimento
Un dipendente postale, con la complicità di terzi, ha svuotato il libretto di risparmio di una cliente, configurando il reato di appropriazione indebita. Altri soggetti hanno poi ripulito il denaro acquistando auto di lusso e trasferendo somme, integrando il reato di riciclaggio. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio le condanne penali per il dipendente e il complice principale poiché i reati sono caduti in prescrizione. Tuttavia, il dipendente resta condannato al risarcimento dei danni in sede civile. I ricorsi dei complici che hanno riciclato il denaro sono stati dichiarati inammissibili, confermando le loro condanne penali e l'obbligo di risarcire le vittime.
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Auto rubata smontata: quando è solo tentativo di riciclaggio
L'Imputato veniva sorpreso dalle forze dell'ordine mentre smontava un'autovettura rubata. Condannato in appello per riciclaggio consumato, proponeva ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in tentativo di riciclaggio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che lo smontaggio di un veicolo integra il reato consumato solo se sono già stati rimossi o alterati i dati identificativi (come targhe o telaio) che collegano il mezzo al proprietario. Se l'intervento della polizia interrompe l'attività prima della perdita di tali dati, si configura unicamente il tentativo di riciclaggio. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Bancarotta fraudolenta: l’accollo del mutuo salva l’imputato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo accusato di concorso in bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L'accusa di bancarotta fraudolenta derivava dalla vendita di un immobile in cui l'acquirente si era accollato il mutuo ma non era stata versata l'IVA. La Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per bancarotta perché il fatto non sussiste: l'accollo del mutuo ha liberato la società da un debito equivalente, escludendo il danno patrimoniale. Riguardo al riciclaggio di circa 400.000 euro, la Corte ha annullato la condanna con rinvio ad altra sezione. I giudici d'appello non avevano infatti specificato i reati fiscali da cui proveniva il denaro né provato la consapevolezza dell'imputato sulla provenienza illecita dei fondi.
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Targa falsa su auto rubata: definitiva la condanna per riciclaggio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di riciclaggio. I ricorrenti erano stati trovati in possesso di un'auto rubata con il numero di telaio contraffatto e la targa sostituita con quella di un veicolo di proprietà di uno di essi. Tali condotte erano chiaramente dirette a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del mezzo. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che i motivi di ricorso si limitavano a contestare valutazioni di fatto già logicamente affrontate nei precedenti gradi di giudizio, senza offrire prove alternative credibili. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
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