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Art. 648-bis Codice Penale — Anno 2022

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326 provvedimenti

Altri anni per Art. 648-bis Codice Penale

Riciclaggio: Inammissibile il Ricorso senza Nuove Prove
Un imputato, condannato per riciclaggio di un veicolo di provenienza illecita, ha presentato ricorso in Cassazione. Il reato di falso, inizialmente contestato, era già stato dichiarato estinto per prescrizione in appello. L'imputato contestava la mancata notifica della sentenza d'appello e l'assenza di consapevolezza sull'origine delittuosa del bene, elemento chiave per il riciclaggio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha respinto la questione sulla notifica, confermando l'applicazione della normativa sul procedimento in absentia. Ha poi ritenuto inammissibili le doglianze sul merito del riciclaggio, poiché il ricorrente non ha fornito elementi nuovi o decisivi, ma ha chiesto una non consentita rivalutazione delle prove già esaminate nei gradi precedenti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Sequestro Denaro: La Cassazione Chiede Prova della Provenienza Illecita
Un Lavoratore ha subito il sequestro preventivo di una somma di denaro, ritenuta proveniente da attività illecite legate alla criminalità organizzata. Il Lavoratore ha sostenuto che il denaro aveva una provenienza lecita, dimostrando prelievi dal proprio conto corrente, alimentato da stipendi. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di sequestro. Ha stabilito che il tribunale non aveva adeguatamente valutato la prova della provenienza lecita del denaro fornita dal Lavoratore. La sentenza sottolinea l'importanza di verificare l'origine del denaro, anche in sede cautelare, per non confondere la custodia di denaro illecito con la sua effettiva provenienza.
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Riciclaggio di Denaro: Conto Corrente Strumento di Reato, Ricorso Inammissibile
L'Imputata ha messo a disposizione il proprio conto corrente per ricevere denaro proveniente da truffe. La Corte d'Appello ha confermato la sua condanna per riciclaggio di denaro. L'Imputata ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della legge e la motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la decisione di condanna fosse ben motivata. La Corte ha confermato che l'atto di mettere a disposizione il conto corrente per denaro illecito costituisce riciclaggio. L'Imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Riciclaggio di denaro: Patteggiamento e Confisca, la Cassazione conferma i criteri
La Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per associazione a delinquere e riciclaggio di denaro proveniente da evasione fiscale, tramite la trasformazione di gioielli in lingotti d'oro. Dopo un primo annullamento con rinvio per la quantificazione della confisca per equivalente, il Giudice per le indagini preliminari aveva rideterminato il profitto illecito. Il Lavoratore ha contestato i criteri di calcolo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la sentenza di patteggiamento è prova valida e che la quantificazione del profitto del riciclaggio, inclusa la "remunerazione del rischio" del 20% e basata sull'oro scambiato, era corretta. Le sue dichiarazioni non supportate da prove non potevano essere considerate.
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Inammissibilità ricorso per Cassazione: quando l’appello non basta
Un individuo, già condannato per riciclaggio (reato di cui all'art. 648 bis c.p.) in primo grado e in appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso contestava la responsabilità e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso per Cassazione. Questo è avvenuto perché il ricorso mancava di specificità, non indicando chiaramente gli elementi per contestare la motivazione del giudice d'appello. La Corte ha ritenuto la sentenza impugnata ben motivata. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Riciclaggio di denaro: prestanome e clan, la Cassazione conferma le misure
Un individuo, 'Il Ricorrente', è stato indagato per riciclaggio di denaro e trasferimento fraudolento di valori. Avrebbe agito come 'prestanome' per un esponente di un clan, investendo somme illecite nell'acquisto e ristrutturazione di un immobile tramite una società fittizia. Il Tribunale del Riesame ha confermato le misure cautelari dell'obbligo di presentazione alla polizia e di dimora nel Comune di Catania. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la gravità indiziaria e la necessità delle misure. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità delle decisioni precedenti e l'applicazione delle misure cautelari.
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Riciclaggio di autovettura: condanna confermata dalla Cassazione
L'Imputato subisce la condanna penale per il reato di riciclaggio di autovettura di provenienza illecita. La difesa propone ricorso per cassazione lamentando la mancata motivazione sul rigetto del concordato in appello e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che il rifiuto dell'accordo sulle pene in secondo grado non risulta impugnabile. Inoltre, la presenza di precedenti penali gravi giustifica pienamente il diniego dello sconto di pena. Il giudice non deve esaminare ogni singolo elemento di valutazione, bastando l'indicazione dei criteri decisivi. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese processuali, oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Riciclaggio di Denaro: Condanna Annullata per Prove Insufficienti
La Corte di Cassazione ha esaminato due ricorsi. Il Secondo Imputato era stato condannato per riciclaggio di denaro, ma la Cassazione ha annullato la sentenza e rinviato il caso a una nuova sezione della Corte d'Appello. Questo perché la precedente motivazione non aveva dimostrato in modo sufficiente il collegamento tra il denaro e i reati fiscali del Primo Imputato, né la consapevolezza del Secondo Imputato sulla provenienza illecita. La semplice mancanza di una giustificazione alternativa non bastava. Il ricorso del Primo Imputato, invece, è stato dichiarato inammissibile, in quanto riguardava vizi non contestabili dopo un concordato in appello, e per questo è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Inammissibile: La Cassazione Conferma la Condanna per Riciclaggio
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, confermando la condanna di una persona per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.). La ricorrente contestava la responsabilità penale e il trattamento della pena. La Cassazione ha ritenuto i motivi del ricorso privi di fondamento e aspecifici, confermando la decisione della Corte d'Appello. La ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Confisca per equivalente e riciclaggio: ricorso generico inammissibile
Un individuo è stato condannato per riciclaggio e gli è stata applicata una confisca per equivalente di oltre 3,4 milioni di euro. Una precedente sentenza della Cassazione aveva annullato la confisca, ritenendo la quantificazione troppo generica. Il Tribunale, in sede di rinvio, ha confermato la confisca, specificando che l'intera somma corrispondeva al profitto del riciclaggio. L'imputato ha presentato un nuovo ricorso, lamentando la genericità della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la confisca per equivalente era correttamente motivata e che il ricorso era troppo generico.
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Impugnazione del patteggiamento: vietato contestare il reato
Quattro imputati hanno impugnato la sentenza di applicazione della pena per il reato di riciclaggio. I ricorrenti sostenevano la diversa qualificazione del fatto in frode informatica e la mancanza di prova sul reato presupposto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione del patteggiamento. I giudici hanno chiarito che l'articolo 448 del codice di procedura penale limita la possibilità di ricorso alle sole violazioni di legge espressamente previste. Una volta concordata la pena, non è più possibile contestare la ricostruzione dei fatti o la prova del reato originario. Ricevere somme di provenienza illecita sul proprio conto corrente integra il reato di riciclaggio perché ostacola il tracciamento del denaro. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la sentenza e ha condannato i ricorrenti alle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Misure cautelari personali: no all’arresto a distanza di anni
La Procura ha richiesto l'applicazione di misure cautelari personali nei confronti di un indagato per reati finanziari e riciclaggio, risalenti ad anni precedenti. Il Giudice per le Indagini Preliminari e il Tribunale del Riesame hanno respinto la domanda cautelare per assenza di attualità del pericolo di recidiva. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione del rischio di reiterazione, dopo aver precedentemente dedotto in appello solo il rischio di inquinamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per violazione del principio devolutivo e genericità dei motivi, ribadendo che il mero trascorrere del tempo senza nuovi indizi esclude l'attualità delle esigenze cautelari. L'indagato resta dunque in libertà.
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Reato di riciclaggio: condannata la moglie per bonifico estero
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per il reato di riciclaggio a carico di una donna che aveva ricevuto 80.000 euro dal marito sul proprio conto bancario, trasferendone subito 75.000 all'estero tramite bonifico. I fondi provenivano da reati fiscali e appropriazione indebita commessi dall'uomo. La difesa sosteneva che il denaro servisse per ottenere un permesso di soggiorno estero e che l'operazione fosse tracciabile. I giudici hanno chiarito che il reato di riciclaggio scatta anche se l'operazione bancaria è tracciabile, poiché il mero passaggio intermedio del denaro su conti differenti ostacola l'accertamento della provenienza illecita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la confisca per equivalente.
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Ricettazione di denaro: sequestro confermato, ricorso inammissibile
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro il sequestro preventivo di 224.450 euro, inizialmente per riciclaggio, poi riqualificato in ricettazione di denaro. Il Tribunale aveva confermato il sequestro, ritenendo la somma proveniente da attività illecite, basandosi su modalità di occultamento, precedenti penali dell'indagato e l'assenza di giustificazioni plausibili. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del sequestro. La Corte ha ribadito che per la ricettazione non serve accertare il reato presupposto in ogni dettaglio, bastano prove logiche.
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Riciclaggio: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma la Cautelare
Un imputato, già agli arresti domiciliari per reati di associazione a delinquere e riciclaggio, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare, sostenendo l'assenza di gravi indizi e una valutazione illogica delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare la logicità e la coerenza della motivazione del giudice di merito, non rivalutare i fatti o gli indizi. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale adeguata, confermando la misura cautelare per riciclaggio.
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Misure cautelari: Cassazione annulla revoca per pericolo di reiterazione
Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione del Tribunale della Libertà che aveva revocato una misura cautelare interdittiva nei confronti dell'Indagato. Questi era accusato di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio. Il Tribunale aveva ritenuto insussistente il pericolo di reiterazione, ma la Cassazione ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del pericolo di reiterazione deve basarsi sulla gravità concreta dei fatti e sulla personalità dell'individuo, non solo sul titolo di reato astratto. Ha evidenziato come l'Indagato avesse mantenuto un ruolo apicale in un'azienda coinvolta in illeciti fino al suo fallimento. Il caso torna al Tribunale per una nuova valutazione delle misure cautelari.
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Riciclaggio di denaro: prestanome condannata, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per riciclaggio di denaro. La donna aveva partecipato a un'asta immobiliare con una somma di oltre 30.000 euro, ritenuta proveniente da attività illecite del suo compagno, già condannato per bancarotta fraudolenta. I giudici hanno accertato che la donna agiva come prestanome, data l'incompatibilità tra i suoi redditi leciti e l'ingente somma utilizzata, e la tempistica sospetta dei versamenti. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre argomenti già esaminati, senza evidenziare vizi logici o violazioni di legge. La condanna per riciclaggio di denaro è stata così confermata.
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Riciclaggio di autovetture: Cassazione conferma condanna e sanzioni
Un Lavoratore è stato condannato per riciclaggio di autovetture, avendo occultato veicoli rubati in container con altra merce per spedirli all'estero. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'assenza degli elementi oggettivo e soggettivo del reato e l'applicazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la piena prova del riciclaggio di autovetture e la correttezza della pena inflitta. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Diritto di difesa negato? La Cassazione chiarisce i limiti del ricorso
La Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio. Il ricorrente lamentava la violazione del suo Diritto di difesa, sostenendo che gli fosse stato negato un termine adeguato per la preparazione della difesa. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il diniego di termini a difesa può generare una nullità processuale solo se l'eccezione è stata sollevata tempestivamente e non vi è stato abuso delle facoltà processuali. Nel caso specifico, queste condizioni non erano presenti. La Cassazione ha anche ritenuto infondate le altre doglianze, confermando la condanna e le spese a carico dell'imputato.
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Agevolazione mafiosa: la Cassazione conferma la custodia cautelare
Una donna, accusata di riciclaggio di denaro e di agevolazione mafiosa verso un sodalizio criminale, era stata sottoposta a custodia cautelare in carcere. Il suo difensore ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura, contestando l'illogicità della motivazione sull'aggravante di agevolazione mafiosa e sulla necessità della custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse motivato adeguatamente la sussistenza dell'agevolazione mafiosa e il pericolo di reiterazione del reato, basandosi su elementi indiziari solidi e sull'interpretazione delle intercettazioni. La custodia cautelare è stata quindi confermata.
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