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Art. 646 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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627 provvedimenti

Altri anni per Art. 646 Codice Penale

Truffa vessatoria: quando il timore è un raggiro
La Corte di Cassazione conferma la condanna per truffa aggravata nei confronti di un soggetto che, promettendo finanziamenti mai erogati, induceva le vittime a versare somme di denaro. La Corte chiarisce i contorni della truffa vessatoria, che si configura quando l'agente prospetta un pericolo immaginario, come la perdita dei soldi già versati, per ottenere ulteriori pagamenti. Viene ribadito che l'esperienza o la negligenza della vittima non escludono il reato se sussiste un nesso causale tra gli artifizi e l'errore che ha portato al danno patrimoniale.
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Differenza tra truffa e appropriazione indebita: il caso
Un contabile viene condannato per truffa aggravata per aver sottratto fondi aziendali tramite bonifici nascosti da false operazioni contabili. La Cassazione respinge la tesi difensiva che voleva riqualificare il reato in appropriazione indebita, chiarendo la fondamentale differenza tra truffa e appropriazione indebita. La sentenza sottolinea che quando gli artifizi sono usati per ottenere il possesso del denaro, si configura la truffa, anche se l'autore aveva accesso ai conti per mansioni lavorative.
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Restituzione cosa sequestrata: che fare se c’è lite?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 793/2025, chiarisce la procedura per la restituzione di una cosa sequestrata quando la sua proprietà è oggetto di controversia. In questo caso, un autoveicolo era conteso tra due società. Il G.i.p. aveva ordinato la restituzione a una delle parti, ma la Cassazione ha annullato tale decisione. Il principio affermato è che, di fronte a una seria controversia sulla proprietà, il giudice penale non può decidere nel merito, ma deve rimettere la questione al giudice civile, mantenendo il sequestro sul bene fino alla risoluzione della lite.
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Appropriazione indebita tra coniugi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita a carico di un ex marito che si era disfatto dei beni della moglie custoditi nel garage dell'ex casa coniugale. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, distinguendo tra l'interpretazione degli accordi di separazione sull'uso dell'abitazione e l'illecita sottrazione di beni altrui.
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Appropriazione indebita: quando non è reato
Un venditore non trasferisce un rimborso assicurativo all'acquirente di un immobile, come previsto dal contratto di vendita. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta del reato di appropriazione indebita, ma di un mero inadempimento civile. Il fattore decisivo è l'assenza di un 'vincolo di destinazione originario' sulla somma al momento della sua ricezione da parte del venditore.
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Querela amministratore: sì dalla Cassazione senza delega
La Corte di Cassazione ha stabilito che la querela dell'amministratore di condominio contro il suo predecessore per appropriazione indebita è pienamente valida anche senza una specifica autorizzazione dell'assemblea. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di un ex amministratore condannato, chiarendo che la denuncia rientra nei poteri e doveri di gestione e conservazione del patrimonio comune. L'amministratore, in qualità di detentore qualificato dei beni, ha la piena legittimazione ad agire per tutelare gli interessi del condominio.
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Ricorso Inammissibile: motivi non specifici e generici
La Corte di Cassazione, con la sentenza Penale, Sez. II, n. 52147 del 12/07/2019, dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore di condominio condannato per appropriazione indebita. La Corte sottolinea che il ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici e non si confrontano specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, limitandosi a riproporre tesi difensive già respinte per mancanza di prove. Questo caso evidenzia la differenza tra un riesame del merito, non consentito in Cassazione, e la denuncia di vizi specifici della decisione.
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