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Art. 640 Codice Penale — Anno 2026

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722 provvedimenti

Altri anni per Art. 640 Codice Penale

Finta Eredità: Condanna per Truffa Aggravata è Definitiva
Un uomo è stato condannato per truffa aggravata per aver ingannato una persona, facendole credere di essere l'erede di un ingente patrimonio derivante da una vincita al Superenalotto di un fantomatico zio. Attraverso l'esibizione di un biglietto illeggibile e di un testamento falso, ha ottenuto prestiti per oltre 50.000 euro, mai restituiti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la tesi della prescrizione. I giudici hanno stabilito che il reato si è consumato con l'ultimo pagamento ricevuto dalla vittima, non con il primo inganno, rendendo la condanna per truffa aggravata definitiva.
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Competenza Territoriale Truffa: Decide il Luogo dell’Acconto
La Corte di Cassazione affronta un caso di truffa nella compravendita di un'auto, originata da un annuncio online. L'acquirente paga un acconto in una provincia e il saldo in un'altra. Sorge un conflitto sulla competenza territoriale truffa. La Corte stabilisce un principio chiaro: il reato si consuma e la competenza si radica nel luogo dove avviene il primo atto di disposizione patrimoniale dannoso, ovvero il pagamento dell'acconto. Questo momento segna la realizzazione del profitto ingiusto per il truffatore e della perdita per la vittima. La sede del saldo è irrilevante. Vince quindi la tesi che radica la competenza presso il Tribunale del luogo dove è stata versata la caparra.
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Truffa e pena pecuniaria omessa: la Cassazione corregge il Giudice
Una persona viene condannata per truffa alla sola pena della reclusione. Il Tribunale, però, dimentica di applicare anche la multa, sanzione obbligatoria per questo reato. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione, che riconosce l'errore. La Suprema Corte, evidenziando l'omessa applicazione della pena pecuniaria, annulla parzialmente la sentenza. Invece di ordinare un nuovo processo, i giudici correggono direttamente la decisione, aggiungendo una multa di 60 euro. Viene così affermato il principio per cui la Cassazione può rimediare a simili errori quando non sono necessari ulteriori accertamenti sui fatti.
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Condannata per Truffa, ma la Vittima la Salva con la Remissione
Un'imputata, già condannata in primo grado per truffa semplice, ottiene l'annullamento della sentenza. La vicenda si risolve grazie alla remissione di querela presentata dalla persona offesa e accettata dall'imputata stessa. La Corte di Cassazione ha confermato un principio fondamentale: se la vittima ritira la denuncia per un reato procedibile a querela, il procedimento penale si estingue in qualsiasi fase, anche dopo una condanna non ancora definitiva. La Corte ha quindi annullato la sentenza, dichiarando il reato estinto e ponendo le spese processuali a carico dell'imputata.
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Sfrattata e condannata: ottiene la rescissione del giudicato
Un'imputata, condannata in sua assenza per truffa, ottiene la rescissione del giudicato perché non aveva ricevuto la notifica del processo a causa di uno sfratto subito dall'indirizzo comunicato alle autorità. La Procura si oppone, sostenendo che la mancata comunicazione del nuovo domicilio fosse una volontaria sottrazione al processo. La Corte di Cassazione dà ragione all'imputata, stabilendo un principio fondamentale: la semplice 'negligenza informativa' non basta a negare la rescissione del giudicato. Per farlo, serve la prova che l'imputato sapesse del processo o si sia nascosto volontariamente. La condanna è annullata e il processo dovrà essere celebrato nuovamente.
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Truffa: chi denuncia? La vittima o chi paga? La Cassazione decide
Un uomo viene condannato per truffa dopo aver venduto false pietre preziose. L'imputato si difende sostenendo che la querela non è valida: a presentarla è stata la persona ingannata, ma a pagare materialmente è stata sua figlia. La Cassazione respinge questa tesi, chiarendo la regola sulla legittimazione alla querela per truffa. Il diritto di sporgere querela spetta sia a chi subisce l'inganno sia a chi subisce il danno economico. In questo caso, i giudici hanno accertato che la persona ingannata era anche quella che ha effettivamente subito la perdita, poiché il denaro della figlia era solo un prestito. La condanna è quindi confermata.
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Truffa tentata: condannato ma salvo per prescrizione del reato
Un imputato, accusato di tentata truffa e con precedenti penali, ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. Il motivo è la prescrizione del reato, un principio fondamentale del diritto penale. Nonostante la recidiva avesse allungato i tempi, il processo si è protratto troppo a lungo. La sentenza di appello è stata emessa quando il termine massimo per perseguire il fatto era già scaduto. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato, chiudendo definitivamente il caso e liberando l'imputato da ogni conseguenza penale per quella specifica accusa.
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Assegno a vuoto per un’auto: non è debito, è truffa contrattuale
Due persone acquistano un veicolo pagando con un assegno a vuoto, fornendo un nome falso e un numero di telefono poi disattivato. Subito dopo, rivendono il mezzo a terzi. Condannati per truffa contrattuale, presentano ricorso in Cassazione. La Corte Suprema respinge il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici confermano che l'insieme di questi comportamenti (l'assegno scoperto, le false generalità, la sparizione e l'immediata rivendita) dimostra un piano preordinato per ingannare il venditore. La condanna diventa quindi definitiva, con l'obbligo per i due di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Truffa online: condannato per aver usato email e telefono falsi
Un venditore viene condannato in via definitiva per truffa online. Aveva pubblicato un annuncio su una piattaforma di e-commerce utilizzando contatti falsi, come email e numero di telefono, per ingannare un acquirente. La vittima, tratta in inganno dall'apparente serietà del venditore, ha effettuato il pagamento senza mai ricevere il prodotto. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'uso di riferimenti finti costituisce pienamente gli 'artifici e raggiri' previsti dal reato di truffa, in quanto tale condotta è finalizzata a creare un falso senso di sicurezza nell'acquirente. L'appello del venditore è stato quindi respinto.
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Imputazione coatta a non indagato: il Giudice non può farsi PM
La Corte di Cassazione ha stabilito che un Giudice per le indagini preliminari non può ordinare una imputazione coatta per una persona non indagata. Nel caso specifico, a fronte di una richiesta di archiviazione per un reato di truffa a carico di ignoti, il Giudice aveva ordinato al Pubblico Ministero di accusare formalmente due soggetti non iscritti nel registro delle notizie di reato. La Suprema Corte ha annullato questa decisione, definendola un 'provvedimento abnorme'. Il Giudice, infatti, eccede i suoi poteri se si sostituisce al PM nella valutazione iniziale degli indizi. Può solo ordinare l'iscrizione dei nuovi soggetti nel registro degli indagati, ma non la loro diretta imputazione.
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Condannato per Truffa ma Assolto: il Potere della Remissione di Querela
Un individuo, già condannato per truffa, ottiene l'annullamento della sentenza in Cassazione. Il motivo non è un errore nel processo, ma un fatto successivo: la vittima ha ritirato la denuncia. La Corte Suprema ha confermato che la remissione di querela, se accettata dall'imputato, è un atto così potente da estinguere il reato e cancellare la condanna, anche se interviene dopo la decisione dei giudici di merito. L'imputato è stato però condannato a pagare le spese processuali. La vicenda chiarisce l'importanza della volontà della persona offesa nei reati perseguibili a querela.
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Truffa Online: Condanna confermata per chi incassa su Postepay
Un uomo, condannato per truffa online, ha visto il suo ricorso respinto dalla Corte di Cassazione. Aveva condotto le trattative con la vittima e si era fatto accreditare il profitto illecito sulla propria carta Postepay. La Corte ha confermato la sua colpevolezza, ritenendo l'accredito sulla carta personale una prova chiave. Inoltre, ha negato i benefici richiesti, come la non punibilità per la lieve entità del fatto e la sospensione della pena, a causa dei suoi precedenti penali che dimostravano un comportamento 'abituale'. L'esito finale è la condanna definitiva e il pagamento di ulteriori spese e sanzioni.
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Responsabilità per Truffa: Condanna per l’incasso su carta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per un reato di frode, stabilendo un principio chiaro sulla responsabilità per truffa. Secondo i giudici, l'incameramento del profitto illecito su una carta di pagamento personale, i cui dati sono stati forniti all'acquirente, costituisce un elemento decisivo per dimostrare il coinvolgimento del titolare. Questo atto, infatti, prova un ruolo essenziale nella consumazione del reato. La Corte ha inoltre negato la sospensione condizionale della pena a causa di un precedente specifico dell'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa online: condanna confermata, negata la lieve entità
Un venditore online, condannato per truffa, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della 'particolare tenuità del fatto' per evitare la pena. La Corte ha respinto la richiesta e confermato la condanna. Secondo i giudici, la condotta fraudolenta e insidiosa, unita ai precedenti penali dell'imputato, impedisce di considerare il reato di lieve entità. La consapevolezza della truffa è stata provata dal fatto che il pagamento è avvenuto su una carta prepagata a lui intestata e mai denunciata come smarrita.
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Truffa online aggravata: vende un veicolo ma è una trappola
Un venditore viene condannato per truffa online aggravata dopo aver pubblicato l'annuncio di un veicolo e aver ricevuto un pagamento su un conto a lui intestato. L'acquirente non ha potuto verificare la corrispondenza del bene alle caratteristiche promesse. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sottolineando che l'uso di internet integra l'aggravante della minorata difesa, poiché la vittima si trova in una posizione di svantaggio. Il ricorso del venditore è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. L'imputato perde e viene condannato al pagamento delle spese e di una multa.
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Truffa e Falso Grossolano: Condanna Anche con Inganni Semplici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa a carico di due persone. Gli imputati sostenevano che l'inganno fosse un 'falso grossolano', cioè troppo evidente per essere credibile. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave: nella truffa, l'efficacia del raggiro va valutata in base al risultato. Se la vittima è stata ingannata, il reato sussiste anche con trucchi non sofisticati. È stata inoltre confermata la complicità di chi ha ricevuto i soldi sul proprio conto corrente. La Corte ha negato la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' a causa della gravità della condotta, basata sull'abuso di fiducia e l'uso di documenti falsi.
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Truffa su Postepay: Titolare della Carta Condannato, Appello Negato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una truffa su Postepay. L'imputata, titolare della carta prepagata dove erano stati versati i soldi della vittima, ha visto il suo ricorso respinto. I giudici hanno stabilito che la titolarità della carta costituisce un elemento di prova fondamentale della sua responsabilità. Inoltre, hanno negato l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' a causa dei precedenti penali specifici della donna. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Assegno Circolare Falso: Condanna per Truffa, non Illecito Civile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di truffa in concorso. Il caso riguardava l'acquisto di un trattore, pagato consegnando al venditore un assegno circolare risultato poi contraffatto. Secondo i giudici, l'utilizzo di questo specifico mezzo di pagamento integra pienamente il reato di truffa con assegno circolare falso. L'inganno non consiste solo nel mancato pagamento, ma nell'aver sfruttato la fiducia della vittima nella garanzia di copertura che un assegno circolare normalmente offre. Questo comportamento costituisce un 'artificio e raggiro' penalmente rilevante, e non un semplice illecito civile, portando alla condanna definitiva dell'imputato.
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Truffa con Falso Nome: Ricorso Inammissibile e Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per truffa. L'imputato aveva usato un nome falso per stipulare un contratto, inducendo la vittima a effettuare dei bonifici. Il suo ricorso è stato giudicato generico e ripetitivo di argomenti già respinti. La Corte ha confermato la validità delle prove, tra cui le dichiarazioni coerenti della vittima e i documenti che attestavano l'inganno. La decisione sancisce un principio chiaro: un appello basato su critiche vaghe non può superare un'accusa fondata su prove concrete. Di conseguenza, il **ricorso inammissibile per truffa** ha reso la condanna definitiva.
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Vendita di beni altrui e truffa: condanna definitiva in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di truffa per aver venduto beni di cui non era proprietario. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo una valutazione errata delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la 'vendita di beni altrui e truffa' si configurano quando l'intera condotta, precedente e successiva alla vendita, dimostra l'intento di ingannare per ottenere un profitto ingiusto. La Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. L'imputato ha perso e deve pagare le spese processuali e una multa.
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