La titolare di un ristorante è stata condannata per somministrazione illecita di manodopera. Aveva stipulato un contratto di appalto per i servizi di cucina e sala, ma in realtà la società appaltatrice forniva solo i lavoratori, senza alcuna organizzazione propria o assunzione di rischio. Era la stessa titolare a gestire turni, ferie e permessi del personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che si trattava di un appalto fittizio, creato con il solo scopo di eludere le norme a tutela dei lavoratori. La presunta buona fede dell'imprenditrice è stata esclusa, poiché l'operazione ha causato danni concreti ai dipendenti, come il sottoinquadramento e il mancato pagamento di alcune indennità.
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