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Art. 640-bis Codice Penale — Anno 2022

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89 provvedimenti

Altri anni per Art. 640-bis Codice Penale

Dal Falso al Tentativo: La Truffa Aggravata Tentata e la Recidiva
Una responsabile di patronato è stata condannata per **truffa aggravata tentata**. Aveva generato migliaia di pratiche previdenziali e ISEE false per ottenere bonus di produttività, ma l'INPS non ha subito un danno patrimoniale effettivo. La Corte d'Appello aveva riqualificato il reato da consumato a tentato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice, confermando la sua responsabilità e la condanna, anche per le spese processuali e il risarcimento all'INPS come parte civile. La contestazione della recidiva era divenuta definitiva e aveva impedito la prescrizione del reato.
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Sequestro Preventivo per Truffa Aggravata: L’Imprenditore Risponde
Un Imprenditore individuale ha subito un **sequestro preventivo per truffa aggravata** in relazione a lavori pubblici. Il Tribunale del Riesame aveva inizialmente annullato il sequestro per la ditta, ritenendo non applicabile la legge sulla responsabilità degli enti alle ditte individuali. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il sequestro era valido anche per l'Imprenditore come persona fisica. Il Tribunale ha quindi confermato il sequestro. L'Imprenditore ha nuovamente proposto ricorso, ma la Cassazione lo ha dichiarato inammissibile, confermando la legittimità del sequestro.
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Falsa Dichiarazione per Contributi: La Cassazione e l’Indebita Percezione di Erogazioni
Due persone, Il Coniuge e La Coniuge, sono state condannate per indebita percezione di erogazioni. Hanno falsamente dichiarato, tramite autocertificazione, che un immobile inagibile a L'Aquila dopo il sisma era la loro abitazione principale, pur risiedendo altrove. Questo ha permesso loro di ottenere contributi pubblici per l'acquisto di una nuova casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando la condanna e la confisca della somma di 388.544 euro percepita indebitamente.
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Sequestro Preventivo: Motivazione e Legittimazione del PM in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato due ricorsi relativi a un sequestro preventivo. Un Indagato contestava il sequestro delle sue somme, sostenendo la mancanza di motivazione sul periculum in mora (il pericolo di dispersione dei beni). La Corte ha chiarito che il Tribunale del Riesame può integrare tale motivazione, specialmente per il denaro, la cui natura è fungibile. Un Pubblico Ministero aveva invece impugnato l'annullamento di un altro sequestro, ma la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile per difetto di legittimazione. Entrambi i ricorsi sono stati respinti.
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Contestazione reato associativo: quando la data di inizio non è essenziale
L'Indagato, accusato di far parte di un clan mafioso e di truffe aggravate contro l'ente previdenziale, ha impugnato la custodia cautelare in carcere. Ha sostenuto che la `contestazione reato associativo` fosse troppo generica, mancando una data di inizio precisa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che durante le indagini preliminari la contestazione può essere "aperta" per i reati permanenti, senza una data di inizio specifica. La precisione è richiesta solo nell'atto di esercizio dell'azione penale.
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Sequestro preventivo: ricorso inammissibile, condanna alle spese
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto contro un sequestro preventivo disposto per presunti reati di truffa aggravata e indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove da parte del Tribunale, sostenendo una mancata considerazione di dichiarazioni testimoniali a suo favore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la difesa proponeva una ricostruzione alternativa dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il Tribunale aveva adeguatamente motivato la sussistenza del "fumus commissi delicti" (indizi di reato). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Sequestro preventivo: lecito il blocco del denaro successivo
Una società in liquidazione subisce un sequestro preventivo sui conti correnti bancari per oltre centomila euro nell'ambito di un'indagine per truffa aggravata sui contributi pubblici legati al risparmio energetico. L'ente impugna il provvedimento chiedendo lo sblocco del denaro, sostenendo che le somme siano affluite sul conto in data successiva al presunto reato e derivino da attività lecite. La società invoca inoltre l'effetto favorevole di una precedente ordinanza ottenuta da altri coindagati. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso: il denaro è un bene fungibile e si confonde nel patrimonio dell'indagato, rendendo legittimo il blocco delle somme liquide presenti sul conto a prescindere dalla loro origine o dal momento del deposito.
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Confisca per equivalente e prescrizione: il reato si estingue, il profitto no
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona indagata per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a cui era stato applicato un sequestro preventivo per equivalente di circa 90.000 Euro. L'indagato ha contestato il sequestro, invocando la **prescrizione del reato** per una parte della somma. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la **confisca per equivalente** può essere disposta anche se il reato è prescritto, purché vi sia un accertamento sostanziale della responsabilità, confermando la legittimità del sequestro.
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Frode INPS e Confisca Obbligatoria: La Cassazione Annulla la Sentenza
Un Lavoratore ha dichiarato falsamente all'INPS un rapporto di lavoro inesistente per ottenere indebitamente l'indennità UINASPI. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Perugia ha applicato una pena concordata ma ha omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla mancata applicazione della confisca obbligatoria e rinviando gli atti al Tribunale di Perugia per una nuova decisione su questo punto.
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Sequestro Preventivo: Ricorso Inammissibile, la Cassazione Conferma
Un cittadino ha contestato il **sequestro preventivo** di 27.000 euro, disposto per un presunto reato di truffa aggravata. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la motivazione del sequestro fosse insufficiente e che la somma non fosse interamente a lui riferibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la motivazione del Tribunale era adeguata, avendo evidenziato indizi sufficienti del reato. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Prescrizione e proscioglimento nel merito: stop a nuove prove
L'Amministratore di una società viene accusato di truffa per finanziamenti pubblici, frode fiscale e truffa ai danni di un privato. La Corte d'Appello dichiara i reati estinti per prescrizione, mantenendo però la condanna al risarcimento danni in favore della parte civile. L'imputato ricorre in Cassazione chiedendo nuove perizie per ottenere un'assoluzione piena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, in tema di Prescrizione e proscioglimento nel merito, la formula ampiamente favorevole dell'assoluzione prevale sulla causa estintiva solo se l'innocenza emerge subito dagli atti in modo palese. Non è possibile disporre nuove indagini o perizie quando il reato risulta ormai prescritto.
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Sequestro preventivo: Frode Alloggio Popolare, Cassazione Conferma
Una persona ha ottenuto un alloggio popolare con false dichiarazioni su reddito e nucleo familiare, usando poi l'immobile per una scuola di musica. Il Tribunale della Spezia ha confermato il sequestro preventivo di 18.222,58 euro, profitto del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La persona ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul periculum in mora (il pericolo di aggravamento delle conseguenze del reato). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca basta la semplice possibilità che il bene sia confiscabile, senza bisogno di ulteriori motivazioni sul periculum in mora quando si tratta di reati contro la pubblica amministrazione.
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Sequestro Negato: La Cassazione e l’Interesse ad Impugnare
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. L'appello mirava a ottenere un sequestro preventivo più ampio, includendo il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), che il G.i.p. aveva escluso, limitando il sequestro a un reato minore (art. 7 d.lgs. n. 4/2019). Il Pubblico Ministero sosteneva di avere un concreto interesse ad impugnare per poter applicare la confisca per equivalente. La Cassazione ha però confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'interesse ad impugnare deve essere concreto e non generico, e non è stato dimostrato un effettivo pregiudizio pratico.
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Sequestro preventivo crediti d’imposta: tra buona fede e blocco
La vicenda nasce da un'indagine per truffa aggravata ai danni dello Stato e autoriciclaggio legata a presunti interventi di riqualificazione edilizia mai eseguiti. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo crediti d'imposta per oltre due milioni e mezzo di euro. La misura ha colpito le somme confluite nel cassetto fiscale di un primario intermediario acquirente, il quale ha impugnato il provvedimento sostenendo la propria totale estraneità ai reati e la piena buona fede nell'operazione di acquisto. Prima della decisione della Corte di Cassazione, la difesa della società acquirente ha depositato un atto di rinuncia formale all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando il blocco delle somme e condannando la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione.
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Truffa aggravata per erogazioni pubbliche e fatture gonfiate
Due imprenditori hanno ottenuto finanziamenti agevolati per aprire una palestra gonfiando i costi dei macchinari. Tramite fatture per operazioni fittizie e triangolazioni bancarie, hanno dichiarato spese per oltre 114.000 euro a fronte di un costo reale di circa 45.750 euro, incassando indebitamente oltre 57.000 euro da un ente pubblico erogatore. I giudici hanno confermato la condanna per truffa aggravata per erogazioni pubbliche. La presenza fisica delle attrezzature nei locali non esclude il reato, poiché i costi comunicati erano fittizi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, precludendo anche la prescrizione e condannandoli al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Finanziamento COVID-19: Camper Privato e Malversazione di Fondi Pubblici
Un individuo ha ottenuto un finanziamento di 15.000 euro, garantito dal Fondo PMI (un ente statale) per sostenere la sua attività durante la pandemia COVID-19. Invece di usarlo per scopi aziendali, ha acquistato un camper per uso privato. Il Giudice aveva disposto il sequestro preventivo per malversazione di erogazioni pubbliche. Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, sostenendo che i fondi provenivano da una banca privata e non direttamente dallo Stato. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la garanzia statale rende il finanziamento di natura pubblica. La distrazione dei fondi per scopi privati integra il reato di malversazione, anche se il denaro è erogato da un istituto bancario. Il caso torna al Tribunale di Rimini per un nuovo esame.
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Truffa aggravata Reddito di Cittadinanza: Cassazione conferma carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui accusati di Truffa aggravata Reddito di Cittadinanza. Gli imputati avevano falsificato documenti e dichiarazioni per ottenere indebitamente il beneficio, ingannando l'INPS. Il Tribunale aveva applicato la custodia in carcere, ritenendo insufficienti misure meno severe data la gravità dei fatti e il rischio di reiterazione. La Cassazione ha confermato che l'azione fraudolenta, con l'induzione in errore dell'ente erogatore, configura la truffa aggravata e ha ritenuto adeguata la motivazione sulla misura cautelare, data la "compulsiva dedizione al crimine" degli indagati.
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Tentata Truffa Aggravata: False Dichiarazioni e Rifiuto Tenuità del Fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore, legale rappresentante di una ditta di autotrasporti, condannato per tentata truffa aggravata. L'imprenditore aveva presentato una dichiarazione falsa all'Ufficio delle Dogane per ottenere una riduzione dell'accisa sul gasolio, includendo rifornimenti per mezzi non di proprietà o non correttamente indicati. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ritenendo la condotta ingannevole e la piena consapevolezza dell'illecito. Ha escluso l'applicabilità della particolare tenuità del fatto, data la reiterazione delle condotte e la potenziale entità del danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa Aggravata: Ricorso Inammissibile, Confermata la Condanna
Un Imputato è stato condannato per truffa aggravata, avendo ottenuto indebitamente erogazioni a danno dello Stato tramite artifici e raggiri. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi meramente ripetitivi di quelli già presentati in appello e ha confermato che la condotta rientrava nella truffa aggravata, non nella meno grave indebita percezione. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Frode Contributi Pubblici: Madre e Figlia Condannate in Cassazione
Due donne, madre e figlia, sono state condannate per **indebita percezione di erogazioni pubbliche**. Hanno ottenuto contributi destinati all'alloggio presentando contratti di locazione fittizi e omettendo il rapporto di parentela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando le condanne a un anno e quattro mesi di reclusione. La sentenza ha ribadito che le condotte erano fraudolente e che l'elemento soggettivo del reato (l'intenzione di ingannare) era pienamente provato, respingendo le argomentazioni difensive come alternative letture dei fatti già esaminati.
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