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Art. 633 Codice Penale — Anno 2024

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151 provvedimenti

Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Impugnazione parte civile: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11131/2024, ha stabilito che l'impugnazione della parte civile contro una sentenza di assoluzione è ammissibile se, anche implicitamente, mira a ottenere una pronuncia sulla responsabilità ai fini del risarcimento del danno. Anche se l'atto contiene richieste inammissibili (come la condanna penale), la presenza di una specifica domanda risarcitoria lo rende valido per i soli effetti civili, superando i vizi formali. La parola chiave "impugnazione parte civile" è centrale in questa decisione.
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Ricorso inammissibile: l’avvocato non cassazionista
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale poiché presentato da un avvocato non cassazionista, ovvero non iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. Questa mancanza formale ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro ciascuno.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
Un caso di sequestro preventivo per occupazione abusiva di un immobile giunge in Cassazione. Tuttavia, la Corte dichiara l'inammissibilità del gravame a seguito della rinuncia al ricorso presentata dalla parte, condannandola alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Processo in assenza: quando la nomina del difensore basta
Un uomo, accusato di un reato, nomina un avvocato di fiducia ed elegge domicilio presso il suo studio. Anni dopo, viene processato e condannato in sua assenza. L'imputato chiede un nuovo processo, sostenendo di non averne mai saputo nulla. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, affermando che la nomina iniziale del legale crea una forte presunzione di conoscenza. Questa sentenza definisce le condizioni per un valido processo in assenza.
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Occupazione abusiva immobile: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per occupazione abusiva di un alloggio popolare. Dopo essere stata sfrattata e che l'ente proprietario aveva murato l'accesso, la donna era rientrata nell'immobile. La Corte ha stabilito che tale condotta costituisce una nuova e autonoma invasione, integrando il reato previsto dall'art. 633 c.p. È stato inoltre ribadito che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non si applica ai reati permanenti, come l'occupazione abusiva, finché la condotta illecita perdura.
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Correlazione accusa sentenza: il fatto conta più della norma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per danneggiamento, nonostante il reato non fosse formalmente contestato con il relativo articolo di legge. La Corte ha ribadito il principio di correlazione accusa sentenza, affermando che la condanna è legittima se il fatto storico è descritto con precisione nell'imputazione, garantendo così il diritto di difesa. Il ricorso è stato respinto anche per la genericità delle altre censure, inclusa quella sulla determinazione della pena.
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Particolare tenuità del fatto e occupazione abusiva
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per occupazione abusiva di un immobile, rinviando il caso a un nuovo giudizio d'appello. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione della sentenza impugnata, che aveva escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto basandosi su una non provata "pervicacia" della condotta. La Corte ha inoltre censurato l'omessa pronuncia sulla richiesta di conversione della pena detentiva in pecuniaria.
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Invasione di edifici: non è reato se l’ingresso è ok
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per il reato di invasione di edifici a carico di un uomo che, dopo aver vissuto per vent'anni in un immobile con il consenso della proprietaria, si era rifiutato di lasciarlo dopo la sua morte. I giudici hanno chiarito che il reato non sussiste se l'ingresso originario nel bene è avvenuto legittimamente, poiché manca l'elemento costitutivo dell'introduzione arbitraria dall'esterno.
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Occupazione demaniale: nuova condotta dopo oblazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un gestore di uno stabilimento balneare accusato di occupazione demaniale. Nonostante avesse estinto un precedente reato simile tramite oblazione, una nuova occupazione ha portato a un nuovo sequestro. Il tribunale del riesame aveva annullato il sequestro invocando il principio del 'ne bis in idem' (non si può essere processati due volte per lo stesso fatto). La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la prosecuzione dell'occupazione dopo l'oblazione costituisce un reato nuovo e distinto, giustificando pienamente il nuovo provvedimento cautelare. Il caso è stato rinviato al tribunale per un nuovo esame.
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Impugnazione patteggiamento: no alla prescrizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7027/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso straordinario contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha stabilito che, a seguito di un patteggiamento, l'imputato non può più sollevare la questione della prescrizione del reato, poiché questa non rientra tra i motivi tassativi di impugnazione previsti dall'art. 448, comma 2-bis del codice di procedura penale. Inoltre, ha ribadito che un'errata valutazione giuridica non costituisce un "errore di fatto" che giustifichi un ricorso straordinario.
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Ricorso inammissibile: limiti e poteri della Cassazione
Due fratelli, coinvolti in attività di allevamento, sono stati condannati per tentata estorsione, furto e danneggiamento ai danni di una società agricola. Hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando vizi nella valutazione delle prove. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le condanne e chiarendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica delle motivazioni delle sentenze precedenti.
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Costituzione di parte civile: vale come querela?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto di acqua ed energia, occupazione di terreno e creazione di discarica abusiva. Il punto centrale della sentenza riguarda la procedibilità dei reati di furto. La Corte ha stabilito che la costituzione di parte civile della persona offesa equivale a una querela, manifestando in modo inequivocabile la volontà di perseguire penalmente l'autore del reato. Di conseguenza, il motivo di ricorso basato sulla presunta mancanza della condizione di procedibilità è stato rigettato come infondato.
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Avvocato non cassazionista: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso poiché firmato da un avvocato non cassazionista al momento del deposito. La sentenza chiarisce che la successiva iscrizione del legale all'albo speciale non può sanare il vizio originario, considerato radicale e insanabile. Questo principio si applica anche quando un appello viene convertito in ricorso per cassazione, confermando la rigidità dei requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Stato di necessità: non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5884/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per occupazione abusiva di un immobile. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità non può essere invocato per giustificare una condotta stabile e duratura, come l'occupazione di un alloggio popolare, in quanto tale causa di giustificazione copre solo pericoli attuali e transitori e non può essere usata per risolvere esigenze abitative permanenti.
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Invasione arbitraria di immobili: reato permanente
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5880/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per il reato di invasione arbitraria di immobili. La Corte ha ribadito che l'occupazione abusiva prolungata nel tempo configura un reato permanente e non un reato istantaneo con effetti permanenti. Di conseguenza, si applica la legge in vigore durante tutta la durata della condotta illecita, anche se più sfavorevole per l'imputato.
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Invasione arbitraria di immobili: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per invasione arbitraria di immobili. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, anziché denunciare una violazione di legge, miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità. È stato inoltre ribadito che non si possono sollevare in Cassazione questioni non proposte in appello.
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Sospensione condizionale e lavori socialmente utili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati a una pena pecuniaria con sospensione condizionale subordinata allo svolgimento di lavori di pubblica utilità. La Corte ha stabilito che la durata di tali lavori, in caso di pena pecuniaria, non si calcola con la conversione standard ex art. 135 c.p., ma segue le regole speciali del d.lgs. 274/2000. Inoltre, il motivo di ricorso non era stato sollevato in appello, interrompendo la catena devolutiva.
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata giudicata in assenza, poiché il difensore non era munito dello specifico mandato ad impugnare richiesto dalla Riforma Cartabia (art. 581, comma 1-quater, c.p.p.) per le sentenze emesse dopo il 30 dicembre 2022. La Corte stabilisce che tale mancanza costituisce un difetto di legittimazione che consente la declaratoria di inammissibilità senza formalità di procedura (de plano).
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Notifica Difensore Ufficio: Annullata Sentenza Penale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per un vizio procedurale. La notifica al difensore d'ufficio, eseguita dopo un tentativo fallito al domicilio eletto, non è stata ritenuta sufficiente a garantire l'effettiva conoscenza del processo da parte degli imputati. Nonostante la nullità, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, ma sono state confermate le statuizioni civili per il risarcimento del danno.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per porto di strumenti atti ad offendere e danneggiamento. L'impugnazione è stata rigettata poiché si limitava a ripetere argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza, specialmente in un caso di "doppia conforme".
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