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Art. 624 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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5218 provvedimenti

Altri anni per Art. 624 Codice Penale

Particolare tenuità del fatto negata tra furto e recidiva
Un uomo ha subito una condanna penale per il reato di tentato furto aggravato con recidiva infraquinquennale. Il difensore dell'imputato ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e privo di fondamento. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non spetta a chi commette un'azione con modalità gravi, ai danni di un bene dal valore non irrisorio e in presenza di precedenti penali specifici. La recidiva recente dimostra infatti l'abitualità nel crimine. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: Furto aggravato e appello generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per furto pluriaggravato di due bottiglie di liquore da un supermercato. L'imputato aveva impugnato la sentenza di condanna, ma i suoi argomenti sono stati ritenuti troppo generici e non specifici rispetto alle motivazioni della sentenza di appello. Per questo motivo, la condanna originaria è stata confermata e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Coltivazione e detenzione stupefacenti: quando i reati non si assorbono
Un Lavoratore è stato condannato per aver coltivato e detenuto illegalmente sostanze stupefacenti (marijuana) e per aver rubato energia elettrica. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che la coltivazione e la detenzione di stupefacenti dovessero essere considerate un unico reato (assorbimento) e contestando l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la coltivazione e la detenzione di stupefacenti, se non direttamente collegate al ciclo produttivo, sono reati distinti. Ha inoltre ribadito che la valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice, se adeguatamente motivata. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Furto e recidiva: esclusa la particolare tenuità del fatto
Un soggetto ha sottratto merce varia all'interno di un supermercato, rimediando una condanna per furto aggravato. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il furto non presentava una lieve entità sul piano oggettivo e che l'uomo risultava gravato da numerosi precedenti specifici per reati contro il patrimonio. La recidiva e la presenza di molteplici condanne pregresse integrano l'abitualità del comportamento criminale, condizione ostativa all'applicazione della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: limite edittale e rigetto del ricorso
Un imputato, condannato per furto pluriaggravato in concorso a due anni e sei mesi di reclusione oltre a trecentocinquanta euro di multa, ha presentato ricorso per Cassazione. La difesa lamentava l'eccessività della sanzione e un vizio di motivazione nella quantificazione decisa dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena vicina ai minimi di legge o su valori medi non impone un obbligo di motivazione analitica e stringente. Tale valutazione rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: ricorso inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore ha subito la conferma della condanna per Furto di energia elettrica, commesso attraverso allacci abusivi ripetuti nel tempo. La Corte d'Appello aveva già ribadito la sua colpevolezza. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la misura della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le questioni sulla pena non fossero state sollevate correttamente in appello e che il diniego delle attenuanti fosse adeguatamente motivato, basandosi sulle modalità del furto, l'entità del danno e i precedenti penali. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: furto aggravato e limiti della Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione di attenuanti generiche e la determinazione della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la sentenza di appello avesse motivato in modo logico e sufficiente la decisione sulla pena. La Suprema Corte non può riesaminare il merito della pena se la motivazione è corretta. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Recidiva Penale: Tentato Furto Aggravato e Pericolosità Sociale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Accusato, condannato per tentato furto aggravato, che contestava il riconoscimento della sua recidiva penale. L'Accusato sosteneva che la Corte d'Appello avesse sbagliato a non escludere la recidiva. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile. Ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato i precedenti penali dell'Accusato, ritenendo che il nuovo reato dimostrasse una maggiore pericolosità sociale. Di conseguenza, la condanna per tentato furto aggravato e l'applicazione della recidiva penale sono state mantenute, con l'aggiunta delle spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: ricorso generico e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per furto di energia elettrica e invasione di edifici pubblici. L'Imputato ha presentato ricorso lamentando errori nel mancato riconoscimento del tentativo di furto, nella conferma della recidiva e nel calcolo della pena base. I giudici di legittimità hanno rigettato totalmente l'impugnazione rilevando che i motivi proposti non contestavano in modo specifico e puntuale le motivazioni della Corte di Appello. Per tale ragione, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la condanna penale inflitta.
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Furto di energia elettrica: reato grave e ricorso inammissibile
Una cittadina è stata condannata per il reato di furto pluriaggravato di energia elettrica ai danni della rete pubblica. Dopo la conferma della colpevolezza in appello, l'imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, il mancato riconoscimento della prevalenza dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'esclusione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. La Corte ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità e ha confermato il corretto bilanciamento delle aggravanti con le attenuanti. Inoltre, l'entità della pena edittale prevista per le condotte contestate impedisce l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con l'addebito delle spese e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patteggiamento: il ricorso in Cassazione non ammette ripensamenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la qualificazione giuridica del fatto, da furto consumato a tentato, in una sentenza di patteggiamento. L'imputato aveva concordato la pena per reati di furto aggravato. La Suprema Corte ha ribadito che, nel contesto del patteggiamento, le parti non possono rimettere in discussione la qualificazione giuridica del fatto concordata, a meno che questa non sia palesemente estranea all'accusa. Il ricorso dell'imputato, basato su rilievi fattuali non immediatamente evidenti, è stato ritenuto incompatibile con la natura del patteggiamento e ricorso in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile per furto aggravato: la Cassazione conferma la condanna
Un Imputato è stato condannato per furto aggravato e furto in abitazione, con la pena confermata in appello. Ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché l'Imputato ha riproposto argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende per l'inammissibilità ricorso penale.
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Concordato in appello: i limiti e il rischio di sanzioni
L'Imputato, accusato del delitto di furto aggravato, concorda la pena con il Pubblico Ministero in secondo grado. Successivamente, tramite il proprio difensore, propone ricorso in Cassazione lamentando che il giudice non abbia verificato la presenza di cause di proscioglimento immediato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accesso al concordato in appello limita fortemente la possibilità di impugnazione. Non è possibile contestare la mancata valutazione del proscioglimento dopo aver stretto l'accordo sulla pena. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti Generiche Negate: La Cassazione Conferma la Condanna per Furto
Un individuo è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il giudice di merito aveva adeguatamente motivato il diniego delle attenuanti generiche, basandosi su elementi decisivi del caso. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Furto di beni aziendali: condanna confermata dalla Cassazione
Un uomo ha subito una condanna penale per concorso nel furto di beni aziendali sottratti all'interno di un'impresa dichiarata fallita. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo di aver creduto che i beni fossero abbandonati, poiché il sito industriale non presentava lucchetti o recinzioni chiuse. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto non credibile la tesi difensiva della presunta rinuncia alla proprietà dei beni da parte dell'azienda. Inoltre, l'imputato ha chiesto una rivalutazione delle prove non consentita davanti ai giudici di terzo grado. La Suprema Corte ha confermato integralmente la condanna inflitta a otto mesi di reclusione e centoquaranta euro di multa, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: arma impropria blocca la non punibilità
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato e per aver portato senza giustificato motivo una mazza da baseball in metallo. Ha presentato ricorso, chiedendo l'applicazione della "particolare tenuità del fatto", una causa di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità per il porto dell'arma impropria impedisce di riconoscere la particolare tenuità del fatto. Inoltre, l'argomento non era stato sollevato correttamente nei gradi precedenti.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo e sanzione
L'Imputato, accusato di furto aggravato, aveva concordato l'applicazione della pena con la Procura tramite la procedura speciale. Successivamente, il medesimo soggetto ha presentato un ricorso contro patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la sussistenza dell'aggravante e lamentando carenze motivazionali della decisione del Tribunale. I Giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione senza fissare udienza, dichiarando il ricorso inammissibile. La legge prevede infatti limiti rigorosi ai motivi deducibili contro le sentenze concordate, escludendo contestazioni sul merito o sulla sussistenza delle aggravanti patteggiate. Di conseguenza, l'Imputato ha subito la conferma definitiva della pena, con l'obbligo di pagare le spese del procedimento e una somma di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto aggravato di un motorino. L'imputato contestava la mancata riqualificazione del fatto come tentato furto e il mancato riconoscimento di un'attenuante, oltre all'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha confermato che il furto era consumato, poiché l'individuo aveva già preso possesso del mezzo. Ha inoltre ribadito che il valore del bene non giustificava l'attenuante e che la recidiva era correttamente applicata. Il ricorso è stato ritenuto privo di specificità, riproducendo censure già esaminate.
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Furto in Supermercato: Aggravante Esposizione alla Pubblica Fede e Videosorveglianza
Un individuo è stato condannato per furti commessi in un supermercato. Ha contestato l'applicazione dell'aggravante esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la videosorveglianza avrebbe dovuto impedire i furti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la videosorveglianza non garantiva un controllo costante e diretto della merce, rendendo applicabile l'aggravante esposizione alla pubblica fede. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Stato di necessità nel furto: l’indigenza non basta per l’assoluzione
Un Lavoratore è stato condannato per furto aggravato. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito in stato di necessità a causa della sua indigenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la semplice condizione di povertà non integra lo stato di necessità nel furto, poiché non rappresenta un pericolo imminente e inevitabile. Esistono infatti istituti di assistenza sociale per far fronte a tali esigenze. Il Lavoratore deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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