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Art. 624-bis Codice Penale — Anno 2022

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704 provvedimenti

Altri anni per Art. 624-bis Codice Penale

Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti contro la sentenza di patteggiamento per tentato furto in abitazione. I ricorrenti lamentavano violazioni procedurali generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato esclusivamente ai casi tassativi previsti dalla legge, come i vizi della volontà, l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto in abitazione: ricorso inutile se si contestano i fatti
Tre imputati sono stati condannati per il reato di tentato furto in abitazione aggravato, commesso in concorso ai danni di una donna. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, la valutazione delle prove testimoniali e la severità della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti o le prove già valutati nei precedenti gradi di giudizio, né può rideterminare la pena se il giudice di merito ha motivato la scelta in modo logico e corretto. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione: la Cassazione nega sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione aggravato dalla recidiva reiterata specifica. L'imputato contestava il diniego della particolare tenuità del fatto, l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e i termini di prescrizione. I giudici di legittimità hanno respinto tutti i motivi: il furto in abitazione supera i limiti edittali per l'esclusione della punibilità, la recidiva e il diniego delle attenuanti sono stati ampiamente motivati dai giudici di merito in base ai precedenti penali e alla gravità del fatto, e il reato non è affatto prescritto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e sanzioni
L'Imputato, accusato di furto in abitazione e altri reati, subisce la misura della custodia cautelare in carcere. Dopo il rifiuto del Tribunale del Riesame di revocare la misura, il difensore propone ricorso in Cassazione. Successivamente, il giudice sostituisce il carcere con gli arresti domiciliari. Di conseguenza, l'Imputato presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, venendo meno il suo interesse a contestare la decisione precedente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile a causa della rinuncia. Tuttavia, esclude la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria, poiché la perdita di interesse deriva da una decisione del giudice non imputabile alla condotta del ricorrente.
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Furto in abitazione: il tatuaggio che incastra e condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando il proprio riconoscimento effettuato dalla polizia giudiziaria, basato sulla presenza di tatuaggi non contestati. L'Imputato ha sostenuto che vi fosse un travisamento della prova. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione del riconoscimento costituisce una critica di fatto, non proponibile in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto in abitazione: condanna definitiva e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per tentato furto in abitazione in concorso. I giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non è consentito richiedere una nuova valutazione delle prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la difesa non aveva sollevato tale questione durante i precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in abitazione: no alla Cassazione sui fatti
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle telefonate intercorse con i complici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove o dei fatti già ampiamente esaminati nei precedenti gradi di giudizio, a meno che non vi sia un evidente travisamento delle prove. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto in abitazione con finto controllo: Cassazione condanna
Un'imputata si è introdotta nella casa di un'anziana signora fingendosi un'impiegata comunale. Con il pretesto di dover controllare l'autenticità di alcune banconote da 50 euro, si è impossessata del denaro della vittima, fuggendo poi a bordo di un'auto. Accusata di furto in abitazione aggravato, è stata condannata nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno confermato la validità del riconoscimento fotografico e della testimonianza della vittima, supportati dalle riprese delle telecamere di sicurezza. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'invio telematico di un'istanza di rinvio per legittimo impedimento impone al difensore l'onere di verificare l'effettiva ricezione dell'atto da parte della cancelleria del giudice.
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Furto in abitazione: il cortile privato non è una discarica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due coniugi accusati di furto in abitazione. I due si erano impossessati di una lavastoviglie situata all'interno del cortile recintato di una casa privata. La difesa sosteneva la buona fede degli imputati, convinti che l'elettrodomestico fosse abbandonato a causa di una recente alluvione, e negava il coinvolgimento della moglie. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso: il cortile recintato costituisce una pertinenza dell'abitazione e l'elettrodomestico era pulito e in ottimo stato. Inoltre, la stessa donna aveva ammesso la decisione comune di prendere l'oggetto. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Divisa e reati: il pericolo di reiterazione del reato rimane
Un Carabiniere è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con l'accusa di essersi introdotto nelle case di alcuni spacciatori per rubare droga e denaro, abusando della sua divisa. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la competenza del giudice di Napoli, l'attendibilità dei testimoni e l'attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la misura cautelare, stabilendo che il passaggio di tre anni dai fatti non cancella il pericolo di reiterazione del reato, soprattutto se emerge una spregiudicata condotta abituale e manca qualsiasi segno di ravvedimento da parte del militare.
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Inammissibilità del ricorso: il ritardo cancella ogni difesa
L'Imputato è stato condannato per tentato furto in abitazione dopo essersi introdotto in un immobile in ristrutturazione per sottrarre infissi e una vasca idromassaggio. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il cantiere non potesse qualificarsi come privata dimora. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il ricorso è stato depositato oltre i termini di legge, calcolando anche il periodo di sospensione feriale. Per questo motivo, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, senza poter esaminare i motivi di merito sollevati dalla difesa.
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Reato di rapina: la fuga violenta che cancella il furto
Due imputati sono stati condannati per il reato di rapina e lesioni personali. Durante la fuga successiva a un tentativo di furto, gli imputati hanno colpito la vittima con la portiera dell'auto per vincere la sua resistenza, causandole gravi lesioni. La difesa ha sostenuto che si trattasse di un semplice furto con strappo, escludendo l'intenzionalità del colpo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza per assicurarsi la fuga o il possesso della refurtiva configura pienamente il reato di rapina e non il furto, poiché l'azione violenta è stata finalizzata a superare l'opposizione della persona offesa.
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Reato di rapina o scippo? Il ceffone decide la condanna
Un uomo ha colpito alle spalle la vittima con un ceffone all'orecchio per strapparle un orecchino d'oro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina e non per furto con strappo. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza fisica diretta sulla persona, come il ceffone, configura la rapina poiché finalizzata a vincere la resistenza della vittima. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente al calcolo della pena. I giudici di merito avevano infatti applicato in modo errato il cumulo delle circostanze aggravanti (recidiva e vittima ultrasessantacinquenne). La sentenza è stata quindi annullata solo per il trattamento sanzionatorio, con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare la pena, mentre la condanna per rapina è diventata definitiva.
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Furto in abitazione: il dubbio cancella la condanna
L'Imputato e il suo cugino sono entrati di notte nella casa del Proprietario, dove l'Imputato era stato ospite, usando una copia delle chiavi. Successivamente, il Proprietario ha denunciato il furto di un portafoglio contenente 45 euro, che si trovava in bella vista sul tavolo della cucina. I giudici di merito hanno condannato l'Imputato per furto in abitazione, ipotizzando che solo lui conoscesse la casa e che avesse agito per ritorsione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno stabilito che la condanna era basata su semplici congetture e non su prove certe. Poiché il portafoglio era visibile a chiunque ed erano presenti due persone, non vi era la certezza che il colpevole fosse l'Imputato. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Rapina aggravata: bloccare l’auto trasforma lo scippo in reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina aggravata nei confronti di un soggetto che, insieme a dei complici, aveva costretto una automobilista a fermare la propria vettura, impedendole di proseguire. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in furto con strappo, sostenendo l'assenza di violenza fisica. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che bloccare l'auto della vittima costituisce una condotta violenta idonea a configurare la rapina aggravata e non il semplice scippo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: consumato anche se la polizia osserva tutto
Due soggetti si sono introdotti in una casa e nel negozio adiacente, rubando vari beni e caricandoli in grandi borse nel bagagliaio di un'auto. La polizia ha osservato l'intera scena, intervenendo solo dopo la chiusura del portellone. I giudici di merito hanno condannato i colpevoli per il reato di furto in abitazione consumato. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse solo di furto tentato poiché l'azione era stata costantemente monitorata dalle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che il reato è consumato: chiudendo il bagagliaio, i ladri hanno acquisito la piena e autonoma disponibilità della refurtiva, escludendo il controllo del proprietario, nonostante la sorveglianza della polizia.
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Furto con strappo: l’inseguimento immediato non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto con strappo a carico di un uomo che, con l'aiuto di un complice, ha sottratto con la forza un marsupio dalle mani di una donna seduta in un'auto, infilando il busto dal finestrino. La difesa sosteneva si trattasse di furto tentato, poiché un agente di polizia aveva inseguito immediatamente l'autore del fatto. I giudici hanno chiarito che il reato si considera consumato nel momento in cui il colpevole acquisisce, anche solo per breve tempo, l'autonoma e concreta disponibilità della refurtiva, a prescindere dal successivo inseguimento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la responsabilità penale e l'applicazione della recidiva per la pericolosità sociale del soggetto.
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Furto in abitazione: camper non salva i ladri dal reato consumato
I Ricorrenti sono stati condannati per furto in abitazione dopo aver sottratto una bicicletta da un'abitazione privata e averla nascosta all'interno di un camper. La difesa ha sostenuto che si trattasse solo di furto tentato, poiché i Carabinieri avevano monitorato l'intera azione a distanza prima di intervenire. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di furto in abitazione si considera consumato e non solo tentato nel momento in cui i colpevoli acquisiscono il pieno controllo del bene, occultandolo nel proprio veicolo. Il monitoraggio a distanza delle forze dell'ordine non esclude la consumazione del reato se la refurtiva è ormai entrata nella disponibilità esclusiva dei ladri.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
Un uomo condannato per furto in abitazione ha concordato la pena in secondo grado con il Procuratore Generale. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione d'ufficio di una circostanza attenuante per la speciale tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il concordato in appello comporta la rinuncia a qualsiasi contestazione successiva, comprese le questioni rilevabili d'ufficio. L'unica eccezione riguarda l'illegalità della pena, non riscontrata in questo caso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Furto in abitazione: la Cassazione punisce chi ruba nel cortile
Due soggetti hanno rubato un furgone parcheggiato all'interno del cortile di una casa privata. Dopo aver concordato un patteggiamento, i due hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che il cortile non potesse essere considerato una casa e che quindi non si trattasse di furto in abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato di furto in abitazione punisce anche chi ruba nelle pertinenze di una casa, come appunto un cortile privato. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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