LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 62 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 25 di 40

3295 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Speciale tenuità nei reati di droga: no con cocaina pura
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della speciale tenuità nei reati di droga, prevista dall'art. 62 n. 4 c.p., dopo una condanna per detenzione illecita di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha chiarito che, sebbene l'attenuante sia astrattamente applicabile ai reati di spaccio, i giudici di merito hanno correttamente escluso il beneficio. Gli agenti avevano infatti sequestrato quaranta grammi di cocaina con un principio attivo del novantotto per cento e quasi mille euro in contanti. Questi elementi attestano un giro di affari illeciti di notevole portata ed escludono qualsiasi ipotesi di fatto lieve. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'Imputato alle spese e a una sanzione.
Continua »
Telecamere e furto aggravato: la Cassazione non sconta la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'imputata per i delitti di furto aggravato consumato e tentato ai danni di un negozio. La difesa sosteneva che la presenza delle telecamere escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, chiedendo la prescrizione e l'attenuante del danno lievissimo. I giudici hanno respinto ogni contestazione: il sistema di videosorveglianza non impediva la sottrazione diretta delle merci e il danno non poteva considerarsi irrisorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputata al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di danneggiamento: niente sconti per la cella distrutta
Un uomo in stato di fermo ha infranto a calci e pugni la vetrata della camera di sicurezza in Questura. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di danneggiamento, negando la particolare tenuità del fatto e le attenuanti per risarcimento tardivo. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'assenza di dolo specifico e chiedendo il riconoscimento del danno economico lieve. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che per integrare il reato di danneggiamento basta la semplice volontà di distruggere il bene, senza scopi ulteriori. Inoltre, la gravità del contesto istituzionale, i precedenti penali e la riparazione economica avvenuta oltre i termini del giudizio abbreviato impediscono ogni sconto di pena.
Continua »
Reato di furto aggravato: ricorsi inammissibili e sanzioni
Due imputati condannati per un reato di furto aggravato hanno presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza d'appello. La difesa ha sostenuto l'improcedibilità del giudizio per decorso dei termini e ha contestato l'attribuzione delle circostanze aggravanti, la quantificazione della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi difensive. La Corte ha chiarito che il regime di improcedibilità invocato opera solo per i reati commessi dopo il 1° gennaio 2020 e che le censure sulle prove e sul calcolo della pena miravano a una rivalutazione dei fatti, vietata in Cassazione. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Delitto di rapina consumata: confermata la condanna
L'Imputato si è introdotto nell'abitazione di un'anziana con ridotta capacità cognitiva, sottraendole beni patrimoniali. Dopo essere uscito dalla sfera di sorveglianza della donna, l'uomo ha usato violenza fisica contro il figlio della vittima per assicurarsi il bottino e la fuga. La difesa ha sostenuto l'ipotesi del mero tentativo di furto, contestando le aggravanti e chiedendo ulteriori sconti di pena. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna per il delitto di rapina consumata. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la piena sottrazione dei beni, la violenza successiva e l'impossibilità di sollevare per la prima volta questioni risarcitorie in sede di legittimità.
Continua »
Furto al supermercato: valida la querela della cassiera
L'Imputata è stata condannata per furto al supermercato dopo aver sottratto generi alimentari e bevande. La difesa ha impugnato la decisione contestando la validità della querela presentata dalla cassiera e chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità per il modesto valore della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dipendente alle casse detiene i beni per custodia e commercio, quindi possiede la piena legittimazione a sporgere querela. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che un danno economico modesto non equivale automaticamente a un pregiudizio lievissimo o irrisorio. La capacità economica dell'esercizio commerciale non rileva per concedere sconti di pena. La condanna è divenuta definitiva con l'obbligo di versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Quantificazione della pena: il ricorso sanzionato
Un cittadino condannato in sede di appello ha presentato ricorso per contestare la quantificazione della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La quantificazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. La motivazione della sentenza risulta valida anche attraverso formule sintetiche di congruità, purché la sanzione non superi notevolmente la media edittale. Il ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Rapina aggravata: scaldacollo e risarcimento parziale
L'autore di una rapina presso un distributore di carburanti ha agito con il volto coperto fino al naso da uno scaldacollo. La videosorveglianza e i tatuaggi hanno consentito la sua identificazione immediata. Condannato per rapina aggravata, l'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'aggravante del travisamento e il mancato riconoscimento dell'attenuante per il risarcimento del danno. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il travisamento sussiste anche con una copertura parziale del viso. Inoltre, il risarcimento offerto è risultato parziale e inadeguato a coprire i danni materiali e morali. L'imputato deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Truffa e sostituzione di persona: niente prescrizione e ricorso nullo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per truffa e sostituzione di persona, contestando la mancata declaratoria di prescrizione, vizi nella valutazione delle prove e il diniego dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I Supremi Giudici hanno rigettato tutte le doglianze. In punto di diritto, la Corte ha chiarito che ai reati commessi a fine 2017 si applica la sospensione della prescrizione introdotta dalla riforma Orlando (Legge 103/2017), impedendo l'estinzione del procedimento. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove o censurare motivazioni congrue del giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per il reato di ricettazione. Il ricorrente ha contestato la responsabilità penale, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'applicazione della recidiva. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto riproduceva le medesime censure già respinte dai giudici di merito senza avanzare critiche specifiche e sollecitava una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. La contestazione sulla recidiva non risultava sollevata nel giudizio di secondo grado. La Corte ha condannato l'Imputato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di ricettazione: scuse non credibili e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per il reato di ricettazione e per la violazione delle misure di prevenzione. La difesa sosteneva la semplice negligenza nell'acquisto e lamentava la mancata applicazione dell'attenuante per lieve entità. I giudici hanno confermato che l'assenza di spiegazioni attendibili sull'origine del bene e l'inverosimiglianza delle dichiarazioni provano la piena consapevolezza della provenienza illecita. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no al terzo merito
L'Imputato ha presentato ricorso davanti alla Suprema Corte avverso la condanna emessa dalla Corte di Appello. L'atto di impugnazione contestava la valutazione delle prove, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I Supremi Giudici hanno rilevato che le censure riproducevano le medesime argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare specifiche violazioni di legge o manifeste illogicità. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando integralmente la condanna di merito. L'Imputato ha subito la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: le riprese video valgono come prova piena
Due individui condannati per furto in abitazione hanno impugnato la sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione. I condannati contestavano la validità dei filmati utilizzati come prova, sostenendone la natura anonima e il difetto di autenticità. Inoltre, lamentavano il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno respinto le tesi difensive, confermando che le immagini video riproducono un evento storico oggettivo e costituiscono una prova documentale pienamente legittima, non assimilabile a una dichiarazione anonima. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando definitivamente le condanne penali e imponendo il pagamento delle spese legali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: ricorso generico e sanzione confermata
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna per furto aggravato e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente lamentava anche la presenza di errori nell'indicazione degli articoli di legge e la contestazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha giudicato infondate e generiche le doglianze difensive, rilevando che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente ogni aspetto della decisione. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rideterminazione della pena senza aggravante: ricorsi inammissibili
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Corte di Appello. Il primo imputato ha riproposto questioni sull'applicazione di circostanze attenuanti già dichiarate inammissibili nella precedente fase di rinvio. Il secondo imputato ha contestato il calcolo della sanzione applicata dai giudici di merito. La Corte di Appello ha correttamente eseguito la rideterminazione della pena attraverso l'esclusione dell'aggravante mafiosa, confermando la pena base e i relativi aumenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi e ha condannato i ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Attenuante del danno di speciale tenuità: no a beni multipli
Un imputato, condannato per il reato di ricettazione di materiale elettronico usato (tre controller per console, un lettore dvd, un dvd, un telecomando e un caricabatterie), ha richiesto il riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo il valore quasi nullo dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la pluralità e la natura dei beni escludono un danno patrimoniale del tutto insignificante, rilevando l'assenza di prove contrarie fornite dalla difesa. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto aggravato: restituzione parziale e niente sconti di pena
Due individui hanno subito una condanna per furto aggravato dopo essersi introdotti in un immobile forzando i lucchetti per sottrarre oggetti in ferro. Uno dei due rispondeva anche del porto di oggetti atti ad offendere. Gli imputati hanno presentato ricorso per ottenere le attenuanti della speciale tenuità del danno economico e della restituzione della refurtiva. La Corte di Cassazione ha respinto le richieste. Il valore dei beni metallici non era minimo. Inoltre, gli imputati hanno restituito solo una parte della refurtiva senza risarcire i lucchetti distrutti. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
Continua »
Furto di energia elettrica con magnete: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per furto di energia elettrica aggravato. L'uomo alterava il contatore della propria abitazione mediante l'apposizione di un magnete per azzerare i consumi. I giudici hanno respinto il ricorso e hanno chiarito due principi essenziali. Risponde del furto aggravato anche chi sfrutta consapevolmente una manomissione o un allaccio abusivo realizzato da terzi. L'attenuante del danno di speciale tenuità non spetta all'autore del reato. L'illecito prelievo di corrente avviene infatti a flusso continuo e si protrae per tutto il periodo di occupazione dell'immobile, causando una sottrazione non trascurabile. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di animali in condizioni incompatibili: no a sconti
Un proprietario di quattro cani è stato condannato per la contravvenzione di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze. L'uomo aveva affidato a terzi la pulizia e l'alimentazione degli animali, condotta che ha escluso il delitto doloso di maltrattamento ma ha confermato la responsabilità colposa. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'elemento psicologico e lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per aver rinunciato alla proprietà degli animali sequestrati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la rinuncia a beni già sotto sequestro non costituisce un risarcimento spontaneo né elimina le conseguenze del danno. L'uomo perde il ricorso e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese legali dell'ente protettore di animali.
Continua »
Furto in abitazione: sola parola della vittima e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di furto in abitazione, respingendo l'impugnazione difensiva. I giudici hanno ribadito che la testimonianza della persona offesa costituita parte civile è sufficiente a fondare la responsabilità penale, purché superi un rigoroso vaglio di attendibilità e credibilità. Inoltre, la Suprema Corte ha convalidato l'applicazione della recidiva, ritenuta espressiva di una pericolosità sociale qualificata dai precedenti penali del colpevole. Infine, i giudici hanno negato l'attenuante del danno di speciale tenuità. Tale beneficio richiede infatti che il pregiudizio economico sia oggettivamente irrisorio, senza che rilevi la facoltà economica della vittima di sopportare la perdita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »