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Art. 62 Codice Penale — Anno 2022

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1266 provvedimenti

Altri anni per Art. 62 Codice Penale

Diniego attenuanti omicidio: padre condannato, ricorso inammissibile
Un padre è stato condannato per l'omicidio di un figlio e il tentato omicidio dell'altro, oltre al porto ingiustificato di coltello. La difesa ha chiesto il riconoscimento del reato aberrante e delle attenuanti generiche e della provocazione, sostenendo che l'intenzione fosse di colpire solo un figlio e che l'azione fosse scatenata da condotte vessatorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando il diniego attenuanti omicidio. Non ha riconosciuto la provocazione per mancanza di un fatto ingiusto specifico e ha negato le attenuanti generiche a causa della gravità dei fatti e della condotta dell'imputato.
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Tentato Furto Aggravato: Ricorso Inammissibile, Confermata la Condanna
Un individuo, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione. Lamentava il mancato riconoscimento di un'attenuante, ma la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni fossero già state adeguatamente valutate e respinte nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga e attenuante della speciale tenuità: ricorso respinto
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati legati agli stupefacenti, lamentando la mancata concessione della attenuante della speciale tenuità del danno prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici di merito hanno motivato adeguatamente il rifiuto del beneficio, evidenziando il concreto pericolo per la salute pubblica derivante dalla specifica sostanza illecita. La Suprema Corte ha ribadito che tale apprezzamento appartiene alla valutazione discrezionale dei giudici di merito e non può essere rivalutato in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Ricorso Inammissibile, Prescrizione e Attenuanti Negate
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di **Ricettazione** di un ciclomotore. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse prescritto e che dovesse essere riconosciuta un'attenuante per il danno di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondate le argomentazioni sulla prescrizione, affermando che il reato non era ancora estinto. Ha inoltre escluso l'attenuante, giudicando il danno non di entità trascurabile. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Legittima difesa: spara al pastore abusivo ma la fuga evita il carcere
Un proprietario terriero ha sorpreso un pastore intento a pascolare abusivamente il gregge all'interno del proprio fondo. Durante il confronto, il pastore ha raccolto un sasso avanzando con fare minaccioso. Il proprietario ha quindi estratto una pistola, sparando prima un colpo in aria e poi ferendo l'intruso a una gamba. La Corte d'appello ha condannato l'imputato per lesioni personali aggravate, negando la legittima difesa per la possibilità di allontanarsi a bordo dell'auto vicina. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e l'esclusione della scriminante, ribadendo la sproporzione tra la minaccia subita e l'uso dell'arma da fuoco. Tuttavia, i giudici supremi hanno accolto il ricorso sulla quantificazione della pena, riducendola a otto mesi di reclusione per l'omessa applicazione dello sconto previsto dal rito abbreviato.
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Lucro di speciale tenuità: Cassazione annulla, attenuante applicabile
L'Imputato è stato condannato per un reato commesso a scopo di lucro. La Corte d'Appello aveva negato l'applicazione della Circostanza attenuante per lucro di speciale tenuità (Art. 62 n. 4 c.p.). L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che tale attenuante si applica a tutti i reati commessi per profitto, inclusi quelli di stupefacenti, indipendentemente dalla natura del bene tutelato. Ha annullato la sentenza d'Appello limitatamente a questo punto, rinviando il caso per un nuovo giudizio sulla pena, mentre la responsabilità penale dell'Imputato è stata confermata in via definitiva.
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Furto in Supermercato: Tentato se C’è Sorveglianza, Consumato se No
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone, Il Lavoratore e La Compagna, accusate di furto aggravato in un supermercato e La Compagna anche di ricettazione. I due avevano nascosto merce per 54 Euro nello zaino della donna, pagando solo un tramezzino. Il personale di vigilanza li ha fermati subito dopo le casse, prima che uscissero dal negozio, e la merce è stata restituita. La Corte ha stabilito che il costante monitoraggio impedisce la consumazione del delitto, qualificando il fatto come furto tentato. Ha annullato la condanna per furto consumato, rinviando per nuovo giudizio, ma ha confermato la responsabilità per ricettazione per La Compagna. Questo chiarisce la distinzione tra furto tentato e consumato nel contesto del furto in supermercato.
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Rapina aggravata: il valore esiguo del bottino non riduce la pena
L'Imputato è stato condannato per il reato di rapina aggravata. Ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere una riduzione di pena, contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nella rapina aggravata non rileva soltanto il basso valore economico del bene sottratto. La violenza e la minaccia ledono la libertà e l'integrità della persona, rendendo il fatto grave indipendentemente dal bottino. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche risulta corretto perché motivato dai precedenti penali e dalla gravità della condotta. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando l’Appello non Basta
Un Imputato ha presentato un ricorso penale contro una sentenza che non gli aveva concesso attenuanti e la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è accaduto perché le questioni relative alle attenuanti non erano state sollevate nel precedente grado di appello. Anche la richiesta di sospensione condizionale della pena non era stata avanzata in precedenza. La Corte ha quindi stabilito che non si potevano esaminare queste richieste per la prima volta in Cassazione. L'Imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Usura continuata: Ricorso inammissibile, la Cassazione conferma la condanna
Un individuo è stato condannato per usura continuata. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il rigetto della richiesta di nuove prove e la valutazione della pena, inclusi i precedenti penali e il riconoscimento delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la correttezza del rigetto delle nuove prove da parte dei giudici di merito, ritenendo sufficienti gli elementi già acquisiti. La Cassazione ha anche ritenuto infondate le contestazioni sulla pena e sul bilanciamento delle circostanze, evidenziando come le argomentazioni difensive fossero generiche o basate su certificati non idonei. La condanna per usura continuata è stata quindi confermata.
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Recidiva e attenuanti generiche: i precedenti contano due volte?
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto di una bicicletta e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte d'Appello ha applicato la recidiva e negato le attenuanti generiche, basandosi sui suoi precedenti penali. Il Lavoratore ha fatto ricorso, sostenendo la violazione del principio ne bis in idem, perché gli stessi precedenti erano stati usati per diverse decisioni sulla pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice può usare gli stessi precedenti per applicare la recidiva e negare le attenuanti generiche, poiché si tratta di istituti giuridici diversi. La sentenza ha confermato la condanna e le spese.
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Patteggiamento in appello: l’accordo sulla pena diventa definitivo
Un imputato, condannato per furto aggravato e guida senza patente, ha visto la sua pena ridotta in appello grazie a un patteggiamento in appello. Ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che non gli fossero state riconosciute le circostanze attenuanti generiche con prevalenza sulle aggravanti, nonostante avesse offerto il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, nell'ambito del patteggiamento in appello, il giudice verifica solo la legalità della pena concordata dalle parti, senza poter modificare l'accordo. La rinuncia ai motivi di appello, implicita nel concordato, impedisce ogni ulteriore sindacato su tali questioni. La pena è stata ritenuta corretta.
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Particolare tenuità del fatto: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente ha anche contestato la valutazione sulle attenuanti generiche, sulla recidiva e sulla prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che le censure sulla particolare tenuità del fatto riproponevano semplici valutazioni di merito già affrontate ed esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già concesso le attenuanti ed escluso la recidiva, mentre i termini di prescrizione non risultavano affatto maturati. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto o Rapina Impropria? La Cassazione Chiarisce la Violenza
Due individui sono stati condannati per rapina impropria e lesioni personali dopo aver prelevato bottiglie di vino da un negozio e aggredito la proprietaria e suo figlio per assicurarsi il possesso della merce. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi. Ha ribadito che la rapina impropria si perfeziona con la mera sottrazione dei beni e l'uso della violenza per assicurarsene il possesso, anche se il controllo dei proprietari non è venuto meno. La prevedibilità della violenza per i compartecipi è stata confermata, e le attenuanti generiche sono state correttamente negate.
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Detenzione di cocaina per spaccio: stop all’uso personale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato accusato del reato di detenzione di cocaina per spaccio. L'uomo sosteneva che la sostanza stupefacente fosse destinata a un semplice consumo personale, chiedendo in subordine il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno invece confermato la sua piena responsabilità penale. La quantità rilevante di sostanza e le modalità concrete di custodia dimostravano in modo inequivocabile la finalità di cessione a terzi. Il ricorso proposto dall'imputato è stato dichiarato inammissibile perché riproponeva argomenti già motivatamente respinti nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha condannato l'uomo al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto tentato: fame o mero bisogno? La Cassazione chiarisce
Una Lavoratrice ha tentato un **furto tentato** di generi alimentari in un supermercato, consumando una piccola parte e cercando di asportare il resto. I giudici hanno confermato la sua responsabilità. La Lavoratrice ha contestato il mancato riconoscimento del patrocinio a spese dello Stato e l'attenuante per aver agito per fame o per il danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il mancato riconoscimento del patrocinio non invalida il processo senza una lesione del diritto di difesa. Ha inoltre escluso lo stato di necessità, poiché la Lavoratrice aveva già consumato alimenti sufficienti, e l'attenuante del danno tenue, dato il valore complessivo della merce.
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Tentato Furto in Abitazione: Ricorso Inammissibile, Nessuna Prescrizione
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto in abitazione. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le contestazioni infondate, poiché riproducevano argomenti già valutati e disattesi dai giudici precedenti. L'inammissibilità del ricorso penale ha impedito anche di considerare l'eventuale prescrizione del reato, condannando il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: dose da 30 euro e condanna confermata
L'Imputato ha ricevuto una condanna per spaccio di lieve entità dopo la vendita di una dose di eroina per trenta euro. Gli inquirenti hanno confermato la cessione tramite le dichiarazioni dell'acquirente e i messaggi salvati sul telefono cellulare del venditore. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la credibilità del compratore e chiedendo lo sconto di pena per il lucro minimo ottenuto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi riproponevano argomenti già valutati e non evidenziavano errori di legge sul valore della cessione. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante della speciale tenuità: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante della speciale tenuità, la misura della pena e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su argomentazioni generiche e già respinte dai giudici di merito. La Suprema Corte ha ricordato che la valutazione dell'attenuante della speciale tenuità richiede l'esame del guadagno perseguito, del profitto ottenuto e del pericolo creato dal reato. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto a L'Imputato il pagamento delle spese del processo e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile patteggiamento: quando la difesa non basta
Due persone sono state condannate per furto in abitazione pluriaggravato, con una pena concordata tramite patteggiamento. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata concessione di attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché la legge limita i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento a specifiche violazioni. Le contestazioni sollevate non rientravano in questi limiti. Pertanto, il ricorso inammissibile patteggiamento ha comportato la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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