Un venditore mette in vendita uno smartphone su una nota piattaforma di annunci digitali, incassa il prezzo pattuito di 250 euro ma non spedisce mai la merce. La trattativa viene condotta dal figlio dell'acquirente, mentre il pagamento parte dal conto bancario del padre, che successivamente sporge formale denuncia. La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di truffa online a carico del falso venditore. I giudici stabiliscono che la querela è pienamente valida anche se presentata dal titolare del conto economico danneggiato e non dal negoziatore materiale. Inoltre, la Corte esclude lo sconto di pena per danno tenue, considerando la somma sottratta non trascurabile.
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