Una persona, indagata per associazione a delinquere e ricettazione, riceveva in Romania somme di denaro provenienti da truffe commesse in Italia da suoi familiari. La difesa sosteneva che i giudici italiani non avessero competenza, poiché il denaro veniva materialmente ricevuto all'estero. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave sulla giurisdizione reato all'estero: è sufficiente che anche solo un frammento dell'azione criminale avvenga in Italia. In questo caso, il trasferimento del denaro, partito dal territorio italiano, è bastato a radicare la competenza della giustizia italiana. Di conseguenza, la misura degli arresti domiciliari è stata confermata.
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