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Arrestati in Croazia, ma la Giurisdizione penale è italiana

Due individui, condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, hanno fatto ricorso in Cassazione. Sostenevano che il reato fosse avvenuto interamente in Croazia, dove erano stati arrestati, e che quindi mancasse la giurisdizione penale italiana. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, confermando la condanna. Ha stabilito che la giurisdizione italiana sussiste perché una parte della condotta, come la pianificazione e il noleggio del furgone, era avvenuta in Italia. Il reato si considera perfezionato già con gli atti preparatori nel territorio nazionale, rendendo irrilevante il luogo dell’arresto finale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 19069 Anno 2023
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Pubblicato il 9 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Viaggio clandestino: quando scatta la Giurisdizione penale italiana?

Un recente caso deciso dalla Corte di Cassazione offre uno spunto fondamentale per comprendere i confini della Giurisdizione penale italiana quando un reato viene pianificato in Italia ma si consuma, almeno in parte, all’estero. La vicenda riguarda due persone condannate per aver organizzato il trasporto illegale di quattordici migranti. Sebbene l’arresto sia avvenuto in Croazia, i giudici hanno confermato la competenza dei tribunali italiani, stabilendo un principio di diritto molto chiaro: per radicare la giurisdizione del nostro Paese è sufficiente che anche solo una minima parte dell’azione criminale si svolga sul territorio nazionale.

Il piano: un furgone noleggiato in Italia per un trasporto illegale

I fatti all’origine della sentenza sono semplici. Due soggetti avevano organizzato un’operazione per trasportare migranti privi di documenti. La fase organizzativa si era svolta in Italia. Qui, infatti, era stato noleggiato il furgone destinato al trasporto. Successivamente, il veicolo era stato condotto fino al confine e poi in territorio croato. Proprio in Croazia, le autorità locali avevano fermato il furgone, trovando a bordo i migranti e procedendo all’arresto dei responsabili. A seguito di questo evento, era iniziato un procedimento penale in Italia, che si era concluso con una condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’arresto in Croazia e la tesi della difesa

La difesa degli imputati ha costruito il proprio ricorso su due argomenti principali. Il primo riguardava la presunta assenza di giurisdizione dello Stato italiano. Secondo i legali, il reato si era consumato interamente in Croazia, luogo dell’arresto e del controllo del veicolo. Di conseguenza, i tribunali italiani non avrebbero avuto il potere di giudicare. In secondo luogo, la difesa aveva sollevato la violazione del principio del ‘ne bis in idem’ (divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto), sostenendo che fosse già pendente un altro procedimento per gli stessi eventi presso l’autorità giudiziaria croata.

La Giurisdizione penale italiana per reati commessi all’estero

La Corte di Cassazione ha respinto entrambe le tesi difensive. Sul tema della Giurisdizione penale italiana, ha chiarito un punto cruciale. Il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è un cosiddetto ‘reato a consumazione anticipata’. Questo significa che il crimine si perfeziona non al momento dell’ingresso effettivo dei migranti, ma già quando viene posta in essere una qualsiasi attività diretta a favorire tale ingresso. Nel caso specifico, la fase ideativa e organizzativa, compreso il noleggio del furgone, si era svolta in Italia. Questa parte della condotta è stata ritenuta sufficiente per radicare la giurisdizione nel nostro Paese, secondo il principio di territorialità previsto dall’articolo 6 del codice penale.

Le motivazioni: perché il reato si considera commesso anche in Italia

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici supremi hanno spiegato che l’azione criminale è un tutt’uno inscindibile. La condotta avvenuta in Italia (la preparazione) e quella avvenuta all’estero (il trasporto) sono collegate e fanno parte dello stesso disegno criminoso. Pertanto, l’ordinamento giuridico italiano ha pieno titolo per perseguire il reato. La Corte ha sottolineato che basta ‘una minima parte di attività’ sul territorio nazionale per attivare la competenza dei nostri giudici. Per quanto riguarda l’eccezione del ‘ne bis in idem’, la Cassazione l’ha ritenuta infondata perché la difesa non ha fornito prove concrete dell’esistenza di un altro processo definito o pendente in Croazia per lo stesso identico fatto.

Le conclusioni: la condanna confermata e il principio affermato

La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi e ha confermato le condanne. L’esito finale è chiaro: chi organizza in Italia un’attività di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina risponde del reato davanti ai tribunali italiani, anche se l’operazione viene interrotta e scoperta all’estero. Questa decisione ribadisce un principio di rigore nella lotta contro i traffici di esseri umani e chiarisce che la Giurisdizione penale italiana non si ferma ai confini geografici quando l’azione criminale ha le sue radici nel nostro territorio.

Se organizzo un reato in Italia ma lo commetto all’estero, posso essere processato in Italia?
Sì. Secondo la Cassazione, se anche solo una parte dell’azione criminale, come la pianificazione o l’organizzazione, avviene in Italia, lo Stato italiano ha la giurisdizione per processare il reato.

Cos’è il principio del ‘ne bis in idem’ internazionale?
È il divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto, anche in Stati diversi. Tuttavia, per essere applicato, la parte che lo invoca deve fornire la prova concreta che un altro processo per lo stesso identico fatto è già concluso o pendente.

Il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è un reato solo se i migranti arrivano a destinazione?
No. È un ‘reato a consumazione anticipata’. Ciò significa che il reato è già perfezionato nel momento in cui si compie qualsiasi atto diretto a favorire l’ingresso illegale, a prescindere dal risultato finale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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