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Giurisdizione Reato all’Estero: Bonifico dall’Italia Basta

Una persona, indagata per associazione a delinquere e ricettazione, riceveva in Romania somme di denaro provenienti da truffe commesse in Italia da suoi familiari. La difesa sosteneva che i giudici italiani non avessero competenza, poiché il denaro veniva materialmente ricevuto all’estero. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiave sulla giurisdizione reato all’estero: è sufficiente che anche solo un frammento dell’azione criminale avvenga in Italia. In questo caso, il trasferimento del denaro, partito dal territorio italiano, è bastato a radicare la competenza della giustizia italiana. Di conseguenza, la misura degli arresti domiciliari è stata confermata.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 7352 Anno 2023
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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Giurisdizione reato all’estero: basta un frammento di azione in Italia

La globalizzazione e la facilità degli scambi internazionali pongono sfide complesse al diritto penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla giurisdizione reato all’estero, stabilendo che la competenza del giudice italiano sussiste anche se solo una piccola parte della condotta criminale si svolge nel nostro Paese. Questo principio è stato applicato in un caso che vedeva coinvolta un’associazione criminale a carattere familiare, dedita a truffe e riciclaggio tra l’Italia e la Romania.

Il Fatto: Truffe in Italia, Denaro Spedito all’Estero

Le indagini hanno portato alla luce un gruppo criminale ben organizzato, composto da membri della stessa famiglia. L’organizzazione operava in Italia, dove adescava persone vulnerabili per sottrarre loro ingenti somme di denaro. I proventi di queste attività illecite venivano poi trasferiti all’estero, in Romania, a un altro membro della famiglia.

Quest’ultima persona, una volta arrestata, si è difesa sostenendo che il reato di ricettazione (cioè ricevere denaro di provenienza illecita) si era consumato interamente in Romania, nel momento in cui riceveva fisicamente le somme. Di conseguenza, secondo la sua tesi, il giudice italiano non avrebbe avuto l’autorità, ovvero la giurisdizione, per giudicarla.

La Difesa: Il Reato è Avvenuto Fuori dall’Italia

L’argomento difensivo si basava su una visione frammentata dell’azione criminale. La difesa cercava di isolare la singola condotta della ricezione del denaro, collocandola geograficamente solo in territorio estero. Secondo questa logica, l’azione di chi inviava il denaro dall’Italia e quella di chi lo riceveva in Romania erano due fatti distinti e separati, con la conseguenza che solo le autorità rumene avrebbero potuto procedere per la ricettazione.

Inoltre, la difesa sosteneva che l’indagata non fosse consapevole dell’origine illecita del denaro. Affermava che la donna credeva si trattasse dei guadagni leciti delle figlie, impiegate come badanti in Italia. Questa tesi, però, è stata giudicata inverosimile dai giudici a causa dell’elevata frequenza e degli importi sproporzionati dei trasferimenti, incompatibili con un normale stipendio.

La Giurisdizione per un reato all’estero: il principio chiave

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva. Ha ribadito un principio consolidato nel nostro ordinamento, noto come ‘principio di ubiquità’. Secondo questo principio, per affermare la giurisdizione reato all’estero non è necessario che l’intero reato si consumi in Italia. È sufficiente che nel territorio dello Stato si sia verificato anche solo un frammento della condotta complessiva.

Questo ‘frammento’ non deve nemmeno avere le caratteristiche di un tentativo punibile. Basta una parte qualsiasi dell’azione, purché sia collegata in modo apprezzabile al resto della condotta avvenuta fuori dai confini nazionali. Nel caso di specie, l’azione di trasferimento del denaro dall’Italia è stata considerata proprio quel frammento sufficiente a radicare la competenza italiana.

Le motivazioni: il trasferimento del denaro è decisivo

La Corte ha spiegato che considerare l’invio del denaro e la sua ricezione come due eventi separati sarebbe una ‘forzata parcellizzazione’ della realtà. L’azione criminale era unica e complessa, iniziata in Italia con le truffe e la disposizione del bonifico, e conclusa in Romania con la ricezione. Il trasferimento di denaro dall’Italia è stato l’anello di congiunzione che ha reso l’intera operazione soggetta alla legge italiana. La decisione del Tribunale, che aveva individuato la giurisdizione proprio in questa azione, è stata quindi ritenuta corretta. La Corte ha sottolineato la natura del reato di ricettazione come delitto a condotta frazionata, la cui azione complessiva legava indissolubilmente i due Paesi.

Le conclusioni: confermata la competenza del giudice italiano

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato l’indagata al pagamento delle spese processuali. La decisione conferma che la misura cautelare degli arresti domiciliari era legittima. Il principio affermato è chiaro: chiunque partecipi a un’attività criminale che tocca il territorio italiano, anche solo come punto di partenza per flussi di denaro illecito, non può sperare di sfuggire alla giustizia italiana invocando la giurisdizione reato all’estero.

Quando un reato si considera commesso in Italia se una parte avviene all’estero?
Secondo la legge italiana, un reato si considera commesso nel territorio dello Stato quando l’azione o l’evento che lo costituisce è avvenuto, anche solo in parte, in Italia. È sufficiente un frammento della condotta.

Cosa significa esattamente commettere il reato di ricettazione?
Commette ricettazione chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette per farle acquistare, ricevere od occultare, essendo a conoscenza della loro provenienza illecita.

Perché i giudici hanno ritenuto che la persona fosse consapevole dell’origine illecita del denaro?
I giudici hanno considerato inverosimile la sua giustificazione. La frequenza dei versamenti e gli importi, decisamente superiori al normale stipendio di una badante, insieme ai contatti costanti con gli altri membri del gruppo criminale, sono stati ritenuti prove sufficienti della sua consapevolezza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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