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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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72 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura scade
Un imprenditore, sottoposto alla misura interdittiva del divieto di esercitare attività d'impresa nel settore dei rifiuti e dell'edilizia per sei mesi, ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, a causa della scadenza del termine della misura cautelare, la difesa ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la rinuncia all'impugnazione dovuta alla naturale scadenza della misura non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali o della sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende, poiché il venir meno dell'interesse non equivale a una sconfitta processuale del ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo per frode
Un indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari, aggravata dall'agevolazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Successivamente, tramite il proprio difensore, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della dichiarazione e ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: l’imputato rinuncia ma paga le spese
L'Imputato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati in materia di stupefacenti, proponeva ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame che aveva confermato la misura cautelare. Successivamente alla presentazione del ricorso, la difesa depositava una formale dichiarazione di rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione, preso atto della volontà dell'Imputato, ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento penale e al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso: il dietrofront costa caro in Cassazione
Due indagati hanno presentato ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale del riesame che confermava il sequestro preventivo per equivalente a loro carico. Prima dell'udienza di discussione, il difensore ha depositato una formale rinuncia ai ricorsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dei ricorsi proprio a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso. Di conseguenza, i giudici hanno condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di cinquecento euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende, in linea con la giurisprudenza costituzionale che sanziona l'inammissibilità dovuta a colpa o volontà della parte.
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Opposizione a decreto penale: addio alla multa dopo la condanna
Il Condannato, originariamente sanzionato con una multa tramite decreto penale, ha proposto opposizione a decreto penale richiedendo il giudizio abbreviato. Il processo si è concluso con una condanna definitiva alla reclusione. Successivamente, il Condannato ha cercato di rinunciare all'opposizione per ripristinare la multa originaria, sostenendo che il decreto non fosse mai stato formalmente revocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la revoca del decreto avviene automaticamente (ope legis) con lo svolgimento del giudizio. Inoltre, la rinuncia all'opposizione può essere presentata solo prima dell'inizio del dibattimento e non dopo che la sentenza di condanna sia diventata definitiva. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sopravvenuta carenza di interesse: niente spese se la misura scade
Un socio di una società riceveva una misura interdittiva che gli vietava di esercitare attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti per sei mesi. L'interessato presentava ricorso in Cassazione contestando il quadro indiziario. Nelle more del giudizio, la misura cautelare scadeva, determinando la perdita di utilità del ricorso. Il ricorrente presentava quindi formale rinuncia all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Tuttavia, poiché la perdita di interesse non è imputabile al ricorrente e non costituisce soccombenza, i giudici hanno stabilito che l'imprenditore non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali né al versamento di somme alla Cassa delle Ammende.
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Carenza di Interesse: Appello Inutile, Spese Legali Annullate
Un indagato, sottoposto alla misura dell'obbligo di dimora per reati tributari, ricorre in Cassazione per chiederne la revoca. Tuttavia, prima della decisione, la misura viene revocata. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse all'impugnazione. L'indagato, infatti, ha già ottenuto il risultato sperato, rendendo l'appello privo di scopo. Questo principio prevale sulla semplice rinuncia al ricorso ed è più favorevole, poiché non comporta la condanna al pagamento delle spese processuali. La vittoria è stata ottenuta nei fatti, annullando la necessità di una decisione giudiziale.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: paga anche se ha ragione?
Un imputato presenta ricorso in Cassazione per un errore nel calcolo della pena, che includeva un reato per cui era stato assolto. Successivamente, però, decide di effettuare una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, dichiara il ricorso inammissibile. Di conseguenza, non esamina il merito della questione e condanna l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La sentenza stabilisce che la rinuncia, causando l'inammissibilità, comporta sempre la condanna alle spese, a prescindere dalla fondatezza dei motivi originali.
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Inammissibilità del ricorso per rinuncia: quando non si pagano le spese
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di droga, presenta ricorso in Cassazione. Durante l'attesa della decisione, il giudice sostituisce la detenzione con una misura meno grave. Di conseguenza, l'indagato rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinuncia e per la sopravvenuta carenza di interesse. Il principio chiave sancito è che, quando l'inammissibilità deriva da un fatto nuovo non colpevole (la sostituzione della misura), il ricorrente non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali o di sanzioni alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Appello Annullato, Condanna Certa
Un'imputata, condannata con patteggiamento per reati legati agli stupefacenti, presenta ricorso in Cassazione lamentando la confisca di una somma di denaro e il mancato riconoscimento di attenuanti. Tuttavia, prima della discussione, il suo difensore deposita una formale rinuncia al ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Corte Suprema dichiara l'impugnazione inammissibile senza entrare nel merito delle questioni sollevate. La sentenza di condanna diventa così definitiva e l'imputata viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Il caso evidenzia come la rinuncia sia un atto che chiude irrevocabilmente il giudizio.
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Rinuncia al Ricorso sul Sequestro: Appello Annullato, Spese No
Una persona presenta ricorso in Cassazione contro il sequestro di un'imbarcazione. Successivamente, decide di presentare una rinuncia al ricorso. Tuttavia, la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, e non semplicemente rinunciato, perché l'atto non era accompagnato dalla prova dell'avvenuto dissequestro del bene. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza stabilisce che una rinuncia 'incompleta' in questi casi non estingue il procedimento senza costi, ma porta a una declaratoria di inammissibilità con addebito delle spese.
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Inammissibilità del Ricorso: Ottiene Dissequestro ma Paga la Multa
Un operatore di un centro scommesse subisce un sequestro e ricorre in Cassazione, lamentando una discriminazione da parte dello Stato. Prima della decisione, ottiene il dissequestro dei beni e rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, di conseguenza, dichiara l'inammissibilità del ricorso. La sentenza stabilisce un principio importante: la rinuncia, anche se motivata da un evento favorevole, comporta comunque la condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria, poiché la legge non distingue le cause che portano all'inammissibilità.
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Rinuncia all’impugnazione: il costo del dietrofront legale
Un cittadino, condannato per spaccio di stupefacenti a seguito di patteggiamento, presentava ricorso in Cassazione contestando la confisca dei beni sequestrati. Successivamente, tramite il proprio legale, depositava una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la rinuncia è un atto irrevocabile che preclude l'esame del merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro a favore della Cassa delle Ammende, poiché l'inammissibilità derivante da una scelta volontaria del ricorrente è equiparata a una colpa processuale che impegna inutilmente la macchina della giustizia.
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Carenza di interesse nel ricorso per cassazione penale
Un indagato, sottoposto a custodia cautelare per reati legati agli stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Durante il procedimento in Cassazione, il GUP ha emesso sentenza di assoluzione per i medesimi fatti, ordinando la liberazione dell'interessato. La difesa ha quindi depositato atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità per carenza di interesse sopravvenuta, stabilendo che non sussiste l'obbligo di pagamento delle spese processuali o della sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende, poiché l'evento che ha determinato l'inutilità del ricorso non è imputabile alla condotta del ricorrente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: costi e sanzioni legali
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante presunti abusi edilizi e violazioni ambientali commessi in un'area protetta. Inizialmente, la ricorrente aveva impugnato il decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP, ma successivamente, tramite i propri difensori muniti di procura speciale, ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, verificata la regolarità della rinuncia, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Oltre alla conferma del sequestro, la decisione ha comportato la condanna della parte al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro in favore della Cassa delle ammende, non essendo emersa l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura decade
Un indagato per traffico di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione dopo il rifiuto del tribunale di concedergli gli arresti domiciliari. La difesa sosteneva che la custodia in carcere fosse sproporzionata rispetto a fatti avvenuti anni prima. Tuttavia, durante il giudizio, la misura cautelare è stata revocata per altre ragioni. Il ricorrente ha quindi presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ma ha stabilito che l'imputato non deve pagare le spese processuali né la sanzione alla Cassa delle ammende. Questo perché la perdita di interesse al ricorso è derivata da un evento esterno favorevole e non da una colpa della parte.
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Rinuncia all’impugnazione: niente spese se la misura decade
Un indagato, inizialmente sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati legati al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione contro il diniego di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. Durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, la misura cautelare è stata revocata dall'autorità giudiziaria competente. Di conseguenza, la difesa ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Il punto centrale della decisione riguarda l'esonero dal pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria: i giudici hanno stabilito che, non essendoci soccombenza ma un venir meno dell'interesse non imputabile al ricorrente, non è dovuta alcuna somma alla Cassa per le ammende.
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Sequestro preventivo: stop spese se il bene torna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso contro il rigetto di un'istanza di riesame relativa a un **sequestro preventivo** di un impianto industriale. Durante il procedimento di legittimità, il Pubblico Ministero ha disposto la revoca del vincolo, restituendo il bene. Di conseguenza, il ricorrente ha rinunciato all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, stabilendo però che non è dovuta alcuna condanna alle spese processuali o alla Cassa delle Ammende, poiché il venir meno dell'interesse non è imputabile alla condotta del ricorrente e non configura un'ipotesi di soccombenza.
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Inammissibilità ricorso e sentenze di patteggiamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'**inammissibilità ricorso** presentato contro una sentenza di patteggiamento emessa anni prima. Il caso riguardava un imputato giudicato in contumacia il cui difensore aveva erroneamente proposto appello anziché ricorso per cassazione, tentando poi di ritirare l'atto per correggere l'errore oltre i termini. La Suprema Corte ha stabilito che un'impugnazione depositata non può essere materialmente ritirata e che il ricorso basato esclusivamente sulla prescrizione maturata post-sentenza è privo della necessaria specificità.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: gli effetti
Un indagato, accusato di associazione a delinquere e frode fiscale, ha optato per la rinuncia al ricorso per Cassazione contro un'ordinanza cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro verso la Cassa delle Ammende, ribadendo che la desistenza volontaria non esonera dagli oneri pecuniari.
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