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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

72 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo per frode fiscale: beni bloccati e rinuncia
Il Tribunale confermava il sequestro preventivo emesso a carico dell'amministratore di una società, indagato per frode tributaria tramite l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'indagato ricorreva per Cassazione contestando la competenza territoriale, l'assenza dei presupposti del reato e la mancanza del pericolo nel ritardo. Successivamente, tramite il proprio difensore di fiducia, l'amministratore presentava formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della cessazione dell'interesse ad agire e ha dichiarato inammissibile il ricorso sul sequestro preventivo per frode fiscale. A causa della rinuncia preventiva, i giudici non hanno applicato la consueta condanna al pagamento delle spese processuali a carico dell'indagato, lasciando tuttavia fermo il vincolo cautelare sui beni.
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Inammissibilità ricorso per rinuncia: la scelta che costa caro
Un Indagato era sottoposto a custodia cautelare per reati legati allo spaccio di droga. Aveva impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura, lamentando una mancanza di motivazione sulla sua partecipazione ai fatti. Tuttavia, durante il processo davanti alla Corte di Cassazione, il suo difensore ha presentato un atto di rinuncia al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso per rinuncia, stabilendo che tale atto estingue l'impugnazione. Di conseguenza, l'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: misura confermata e spese
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari per presunta detenzione di sostanze stupefacenti impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, l'indagato conferisce mandato al proprio difensore tramite procura speciale per formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità verificano la regolarità formale della rinuncia e dichiarano l'inammissibilità dell'impugnazione. La Corte condanna l'indagato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, confermando l'efficacia della misura cautelare.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: conseguenze e sanzioni
Una società ha subito il sequestro preventivo di oltre 440.000 euro per il presunto coinvolgimento in un'associazione a delinquere. L'ente ha impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame. A seguito della conferma del sequestro, la società ha proposto ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, contestando la mancanza dei presupposti cautelari. Prima della decisione, il difensore munito di specifica procura ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto della scelta abdicativa, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. L'abbandono volontario dell'azione giudiziaria non ha evitato le conseguenze economiche della procedura: i giudici hanno condannato la ricorrente alle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Rinuncia al ricorso penale: Custodia in carcere e spese processuali
Un individuo aveva presentato un ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Roma che confermava una misura cautelare di custodia in carcere per alcuni reati. Il ricorso contestava l'adeguatezza della misura, ritenendo la motivazione insufficiente e non considerando alternative. Tuttavia, prima della decisione della Corte di Cassazione, il ricorrente ha presentato una rinuncia al ricorso penale. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, come previsto in caso di inammissibilità.
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Patteggiamento in appello ignorato: Cassazione annulla pena più severa
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. Durante il processo d'appello, il Lavoratore e il Pubblico Ministero hanno raggiunto un accordo sulla pena, rinunciando ad altri motivi di ricorso (il cosiddetto Patteggiamento in appello). Tuttavia, la Corte d'Appello ha ignorato questo accordo, imponendo una pena più severa. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, stabilendo che l'accordo sulla pena è vincolante per il giudice. La Cassazione ha quindi rinviato gli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione conforme all'accordo.
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Rinuncia al Ricorso Penale: Inammissibilità e Costi per l’Imputato
Un Individuo, sottoposto agli arresti domiciliari, ha presentato un ricorso al Tribunale per contestare la misura cautelare. Il Tribunale ha confermato la decisione. L'Individuo ha poi proposto un ricorso per Cassazione, lamentando una mancanza di motivazione. Tuttavia, in un secondo momento, ha rinunciato formalmente a questo ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, condannando l'Individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, a causa della rinuncia.
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Sequestro preventivo finalizzato alla confisca: beni bloccati
La vicenda riguarda un contribuente indagato per reati tributari legati all'utilizzo di fatture false, nei cui confronti i giudici hanno disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente fino a quasi dodici milioni di euro. L'indagato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo l'assenza del pericolo di dispersione patrimoniale e dichiarando di aver offerto i propri immobili a garanzia del debito con il fisco. Tuttavia, prima dell'udienza, il difensore dell'indagato ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso. I Supremi Giudici hanno preso atto della rinuncia dichiarando inammissibile l'impugnazione. Di conseguenza, il sequestro milionario è rimasto pienamente confermato e l'indagato ha subito la condanna al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Revoca della misura e rinuncia al ricorso per cassazione
Un indagato per reati societari e tributari subisce la misura degli arresti domiciliari. Il Giudice e il Tribunale del riesame respingono le istanze di revoca della misura. La difesa propone ricorso ai giudici di legittimità lamentando la mancata valutazione del venir meno dei poteri gestori. Nelle more del giudizio, il giudice dispone la revoca della misura restrittiva. L'indagato deposita quindi la rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale munito di apposita delega. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici stabiliscono inoltre la mancata condanna al pagamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità senza spese per la misura
Un indagato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presenta ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale del Riesame. Durante il procedimento, il giudice per le indagini preliminari dichiara la sopravvenuta inefficacia della misura cautelare a causa del decorso dei termini massimi di fase. Venuto meno l'interesse concreto alla decisione, la difesa formalizza rituale rinuncia al ricorso con apposita procura speciale. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione. Tuttavia, i giudici di legittimità escludono la condanna alle spese processuali a carico dell'indagato: la rinuncia dipende infatti da un evento sopravvenuto e non da una reale soccombenza nel merito.
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Rinuncia al ricorso per cassazione e spese di giustizia
Un indagato ha subito la misura della custodia in carcere per presunti reati ambientali legati alla gestione di rifiuti ferrosi. Il Tribunale del Riesame ha confermato il provvedimento cautelare. L'indagato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando vizi di motivazione. Nelle more del procedimento, il giudice ha sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari. A seguito del beneficio ottenuto, la difesa ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. I Supremi Giudici hanno preso atto della dichiarazione e hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di cinquecento euro alla Cassa delle Ammende, poiché la rinuncia non derivava dal pieno accoglimento giurisdizionale della richiesta originaria.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: scatta la sanzione
L'Indagato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro preventivo dei propri beni. Successivamente, la difesa ha depositato un atto di rinuncia al ricorso senza specificare alcuna motivazione concreta a sostegno dell'abbandono. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione e hanno condannato il ricorrente sia al pagamento delle spese di giudizio, sia al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende. La rinuncia al ricorso per cassazione priva di una valida e documentata causa sopravvenuta non esonera la parte dalle sanzioni pecuniarie di legge.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e dissequestro
L'Indagata ha subito il sequestro preventivo dei propri beni nell'ambito di un'indagine penale per presunti reati societari e fiscali. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco patrimoniale, respingendo la richiesta di revoca. L'Indagata ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità per contestare la mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha ordinato la restituzione parziale dei beni sequestrati. Di conseguenza, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale, avendo ottenuto il dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato formalmente inammissibile il gravame.
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Rinuncia al ricorso per cassazione dopo il dissequestro
Il Tribunale del riesame respingeva l'appello di un indagato contro il diniego di revoca di vari sequestri patrimoniali, disposti per reati di truffa e frode fiscale. L'indagato proponeva ricorso per cassazione lamentando vizi di legge e mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Successivamente, l'autorità giudiziaria disponeva il dissequestro di parte dei beni sottoposti a vincolo cautelare. Di conseguenza, il difensore munito di procura speciale depositava formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva, dichiarando la definitiva inammissibilità dell'azione. La rinuncia al ricorso per cassazione estingue il procedimento di legittimità quando il ricorrente ottiene il bene della vita richiesto.
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Rinuncia al ricorso: niente spese se il carcere diventa domicilio
Il caso riguarda un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere per detenzione di stupefacenti. Il suo difensore ha presentato ricorso in Cassazione contestando la misura. Successivamente, il tribunale ha sostituito il carcere con gli arresti domiciliari. Di conseguenza, il difensore ha presentato una formale rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa di questa rinuncia al ricorso, specificando però che l'imputato non deve pagare le spese processuali né la sanzione alla cassa delle ammende, poiché non vi è una reale soccombenza, essendosi attenuata la misura cautelare originaria.
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Rinuncia all’impugnazione: il sequestro diventa definitivo
L'Amministratore di una società subiva il sequestro preventivo di circa 870 euro, ritenuto profitto del reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'indagato proponeva ricorso per cassazione contestando la sussistenza del reato e sostenendo la reale esecuzione delle prestazioni lavorative. Tuttavia, prima dell'udienza, l'Amministratore presentava una formale rinuncia all'impugnazione, ratificata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: demolizione e condanna
Quattro comproprietari hanno impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo davanti al Giudice dell'esecuzione. Dopo il rigetto della loro istanza, hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il loro difensore munito di procura speciale ha depositato una formale rinuncia. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta, dichiarando l'inammissibilita del ricorso. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. La vicenda evidenzia come la rinuncia al ricorso per cassazione precluda qualsiasi esame nel merito, comportando l'obbligo di farsi carico delle spese del procedimento penale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop spese se la misura cala
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per reati fiscali, proponeva ricorso contro il diniego di revoca della misura. Successivamente, il giudice per le indagini preliminari sostituiva gli arresti domiciliari con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Di conseguenza, il difensore presentava formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della rinuncia. Tuttavia, poiché il venir meno dell'interesse derivava da un provvedimento favorevole del giudice e non da una scelta arbitraria, la Corte ha stabilito che non si applica la condanna alle spese processuali o alla Cassa delle ammende, escludendo la soccombenza dell'imputato.
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Rinuncia all’impugnazione: dal ricorso alla condanna pecuniaria
L'Occupante di un'area demaniale marittima ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso per il reato di abusiva occupazione. Successivamente, ha presentato una formale dichiarazione personale per rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proprio a causa di questa formale rinuncia all'impugnazione. Trattandosi di un atto irrevocabile e formale che rispetta tutti i requisiti di legge, la Suprema Corte ha preso atto della volontà della ricorrente, condannandola al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, non essendoci elementi per escludere la sua colpevolezza nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Rinuncia all’impugnazione penale: come evitare le sanzioni
Nel caso in esame, l'Imputato, accusato del reato di frode fiscale, ha proposto ricorso per Cassazione contro la decisione del Tribunale della Libertà di Milano. Successivamente, l'Imputato ha presentato una formale rinuncia all'impugnazione penale, sottoscritta di proprio pugno con firma autenticata dal difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia sopravvenuta. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle sole spese processuali, venendo però esonerato dal versamento della sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende, poiché la causa di inammissibilità non è dipesa da sua colpa grave.
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