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Art. 589 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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113 provvedimenti

Altri anni per Art. 589 Codice di Procedura Penale

Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato dopo un 'concordato in appello'. La decisione si basa sul principio che l'accordo sulla pena, con la conseguente rinuncia agli altri motivi di impugnazione, crea una preclusione processuale che limita la possibilità di ulteriori ricorsi, salvo casi eccezionali non riscontrati nella fattispecie. La Corte sottolinea che la scelta del concordato in appello preclude la discussione di questioni a cui si è rinunciato.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione analizza un caso di rinuncia al ricorso presentato da un imputato avverso un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a seguito della rinuncia e, di conseguenza, condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 500 euro, applicando i principi procedurali che equiparano la rinuncia all'inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia ricorso Cassazione: inammissibilità e spese
Con l'ordinanza n. 5221/2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto avverso una decisione del Tribunale di Sorveglianza. La causa dell'inammissibilità è stata la formale rinuncia ricorso Cassazione presentata dal ricorrente. Di conseguenza, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di cinquecento euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dal codice di procedura penale in questi casi.
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Pagamento decreto penale: non è rinuncia all’opposizione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4353 del 2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di opposizione a decreto penale di condanna. Il caso riguardava una persona che, dopo aver effettuato il pagamento della sanzione in misura ridotta, aveva comunque presentato opposizione. Il giudice di primo grado l'aveva dichiarata inammissibile, interpretando il pagamento come una rinuncia implicita. La Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che il semplice pagamento del decreto penale non equivale a una rinuncia all'opposizione. Quest'ultima, infatti, deve essere un atto formale, scritto ed esplicito, separato dal versamento della somma.
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Ricorso per cassazione inammissibile: accordo in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3840/2024, ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile presentato da due imputati. Essi avevano precedentemente raggiunto un accordo sulla pena in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., rinunciando agli altri motivi di gravame. La Suprema Corte ha ribadito che tale rinuncia crea una preclusione processuale, limitando la cognizione del giudice ai soli punti concordati e impedendo l'esame di altre questioni, anche se rilevabili d'ufficio. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: no a spese se manca interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse. Una persona, dopo aver impugnato il diniego di misure alternative, ha ottenuto la detenzione domiciliare. Di conseguenza, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte ha stabilito che, poiché la causa della carenza d'interesse non è imputabile al ricorrente ma è un evento favorevole, non deve essere applicata la condanna al pagamento delle spese processuali né della sanzione pecuniaria.
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Rinuncia al ricorso: cosa succede dopo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata contro il rigetto di un'istanza di esecuzione differita della pena. La decisione segue la formale rinuncia al ricorso da parte della stessa, comportando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato omicidio. L'imputato aveva precedentemente aderito a un concordato in appello, accettando una pena ridotta in cambio della rinuncia ad altri motivi di impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che tale rinuncia crea una preclusione processuale, impedendo di sollevare nuovamente le questioni rinunciate in sede di legittimità. Il ricorso è quindi possibile solo per vizi legati alla formazione dell'accordo o per illegalità della pena, ipotesi non verificate nel caso di specie.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di arresti domiciliari per reati di peculato e corruzione. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché nel frattempo la misura cautelare era stata revocata e le parti avevano raggiunto un accordo per l'applicazione della pena.
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Rinuncia al ricorso e inammissibilità: la guida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un terzo interessato avverso un provvedimento di sequestro preventivo, a seguito dell'intervenuta rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia determina una carenza di interesse che porta all'inammissibilità, senza necessità di forme sacramentali, purché la volontà sia chiara e provenga dal soggetto legittimato.
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Rinuncia impugnazione: serve la procura speciale?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato un ricorso inammissibile. La ragione risiede nel fatto che la rinuncia impugnazione era stata effettuata da un avvocato sostituto privo di procura speciale e in assenza dell'imputato. La Suprema Corte ha ribadito che tale atto richiede poteri specifici che non possono essere esercitati da un sostituto processuale, ripristinando il diritto dell'imputato a un giudizio di appello.
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Rinuncia al ricorso: quando è inefficace in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva di poter lavorare durante gli arresti domiciliari. Sebbene la sua rinuncia al ricorso fosse formalmente inefficace per mancanza di procura speciale, la Corte ha rilevato una sopravvenuta carenza di interesse, poiché la misura cautelare era stata nel frattempo sostituita con una meno afflittiva (obbligo di dimora) che non impediva l'attività lavorativa nello stesso comune.
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Interesse ad impugnare del PM: no se il reato è prescritto
La Corte di Cassazione chiarisce che il ricorso del Pubblico Ministero avverso una sentenza di assoluzione è inammissibile per difetto di interesse ad impugnare qualora, nel corso del procedimento, sia maturata la prescrizione del reato. L'impugnazione deve perseguire un'utilità concreta e non il mero ripristino di un principio di diritto.
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Inammissibilità ricorso: la rinuncia ai motivi prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello rinunciando ad altri motivi, ha tentato di far valere la sopravvenuta improcedibilità del reato per una modifica legislativa. La Corte ha stabilito che la rinuncia ai motivi crea una preclusione processuale che "sterilizza" la rilevanza di nuove norme, impedendo l'esame del merito.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1698/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato dopo un concordato in appello. L'accordo sulla pena, con rinuncia ad altri motivi, preclude la possibilità di sollevare nuove questioni, anche procedurali, se non dimostrano un'effettiva lesione del diritto di difesa. La presunta notifica tardiva della sentenza non è stata ritenuta un valido motivo di impugnazione.
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Patteggiamento in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1667/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concluso un accordo sulla pena in appello (c.d. patteggiamento in appello) rinunciando ad altri motivi, ha tentato di contestare la qualificazione giuridica del fatto in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che la rinuncia ai motivi determina una preclusione processuale che limita la cognizione del giudice, impedendo di riesaminare questioni a cui si è volontariamente rinunciato in funzione dell'accordo.
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Rinuncia al ricorso: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dal procuratore speciale del condannato. Quest'ultimo aveva impugnato la revoca della sospensione condizionale della pena. La decisione sottolinea come la rinuncia sia un atto che preclude l'esame nel merito dell'impugnazione, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione esterna: il calcolo della pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per vari reati, al quale era stata applicata la continuazione esterna con altre sentenze definitive. L'imputato lamentava la sproporzione dell'aumento di pena rispetto a quello applicato per reati simili nel medesimo procedimento. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di proporzionalità non può essere invocato per confrontare aumenti di pena decisi in procedimenti diversi e ormai definitivi. Ha inoltre ribadito che l'obbligo di motivazione del giudice si attenua quando l'aumento di pena è ben al di sotto del minimo edittale previsto per i reati satellite.
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Rinuncia al ricorso: niente spese se cessa l’interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a seguito di rinuncia. La decisione chiave è che, quando la rinuncia al ricorso è motivata da un evento favorevole sopravvenuto (in questo caso, la revoca di una misura cautelare), l'imputato non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali perché viene a mancare il presupposto della soccombenza.
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Reato Continuato: onere della prova del condannato
Un condannato ha richiesto l'unificazione di sei sentenze in virtù del reato continuato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il richiedente non ha fornito prove adeguate a dimostrare un unico disegno criminoso. La sentenza sottolinea che l'onere della prova grava sul condannato, il quale deve presentare elementi specifici che vadano oltre la semplice vicinanza temporale tra i reati.
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