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Art. 445-bis Codice di Procedura Civile

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92 provvedimenti

Difesa diretta della PA: il cittadino perde e paga le spese
Un cittadino ha impugnato la decisione del Tribunale che lo condannava a pagare le spese di lite all'INPS in una causa assistenziale, sostenendo che l'ente non avesse diritto al rimborso poiché difeso da propri funzionari e non da avvocati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la difesa diretta della PA tramite propri dipendenti dà comunque diritto al recupero delle spese processuali, ridotte del venti per cento rispetto alle tariffe forensi ordinarie. Inoltre, i giudici hanno ribadito che la scelta di compensare o meno le spese rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, purché non vengano addebitate alla parte totalmente vittoriosa. Il ricorrente è stato quindi condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità.
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Indennità di accompagnamento: guida al diritto
Il Tribunale ha riconosciuto il diritto all'indennità di accompagnamento per una cittadina affetta da demenza mista e gravi deficit motori. La sentenza conferma l'importanza della CTU nel determinare l'incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita.
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Vince la causa ma è assente: niente rimborso spese per il contumace
Una cittadina si oppone a una decisione del Tribunale che la obbligava a pagare le spese legali a un Ente Previdenziale, nonostante quest'ultimo fosse risultato assente (contumace) nel corso del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cittadina, stabilendo un principio fondamentale: la condanna alle spese del contumace è illegittima. La parte che vince una causa ma non vi partecipa attivamente non ha diritto al rimborso delle spese legali, semplicemente perché non ne ha sostenute. La sentenza del Tribunale è stata quindi annullata.
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Causa contro l’Ente Previdenziale: la condanna alle spese è certa
Una cittadina ha avviato una causa contro l'Ente Previdenziale per ottenere la pensione di vecchiaia anticipata. Il Tribunale ha respinto la sua richiesta e l'ha obbligata a pagare le spese legali. La cittadina ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione, sostenendo che le spese non fossero dovute. La Cassazione ha però confermato la decisione precedente. I giudici hanno stabilito che il principio generale è la condanna alle spese processuali per chi perde la causa. Non c'erano motivi validi per derogare a questa regola. Di conseguenza, la cittadina ha perso definitivamente e ha dovuto sostenere tutti i costi del giudizio.
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Pensione di inabilità: il valore delle nuove prove
Il Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, ha accolto il ricorso per il riconoscimento della pensione di inabilità e dello status di handicap grave. Sebbene nella fase preliminare di accertamento tecnico preventivo mancasse documentazione decisiva, il suo deposito durante il giudizio di merito ha permesso di accertare l'inabilità totale derivante da pluripatologie, con decorrenza dalla domanda amministrativa.
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Indennità di accompagnamento: requisiti e diniego
Il Tribunale ha rigettato un ricorso volto a ottenere l'indennità di accompagnamento. Nonostante le patologie dichiarate, il perito medico ha riscontrato una deambulazione autonoma assistita da un bastone e la capacità di gestire gli atti quotidiani, escludendo così i requisiti di totale inabilità previsti dalla legge.
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Indennità di accompagnamento: requisiti e limiti
Il Tribunale di Bari ha esaminato la domanda di un soggetto affetto da morbo di Parkinson che richiedeva l'indennità di accompagnamento. Nonostante il riconoscimento di un handicap grave, la corte ha rigettato la domanda poiché il perito medico ha rilevato la capacità di deambulazione autonoma e la possibilità di svolgere gli atti quotidiani, escludendo così il requisito dell'assistenza continua.
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Assegno di invalidità civile: pagamento tardivo
Il Tribunale ha esaminato un caso di ritardo nel pagamento dell'assegno di invalidità civile. Nonostante il requisito sanitario fosse già stato riconosciuto, l'Ente ha pagato solo dopo l'avvio della causa legale, venendo quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Esenzione Spese CTU: Vince la causa ma paga? La Cassazione decide
Una cittadina ottiene il riconoscimento dei requisiti sanitari per delle prestazioni previdenziali, ma il Tribunale le addebita metà dei costi della perizia medica (CTU), nonostante avesse dichiarato un reddito basso. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'esenzione spese di CTU per chi ha un reddito basso è un diritto, a meno che la richiesta sia palesemente infondata. Poiché la richiesta della cittadina era stata accolta, l'Ente Previdenziale è stato condannato a pagare integralmente le spese della CTU e del giudizio.
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Indennità di accompagnamento: ritardo e spese legali
Il Tribunale di Roma ha affrontato il caso di un cittadino che, nonostante avesse ottenuto il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento tramite accertamento tecnico preventivo, non riceveva i pagamenti dall'ente previdenziale. Dopo l'avvio della causa ordinaria, l'ente ha saldato il debito. Il giudice ha dichiarato cessata la materia del contendere, condannando l'ente al pagamento delle spese legali per soccombenza virtuale, dato l'ingiustificato ritardo superiore a 120 giorni.
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Assegno di invalidità: riconoscimento sanitario
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto a un cittadino il requisito sanitario per l'ottenimento dell'assegno di invalidità. Nonostante l'esito negativo della fase preventiva, la consulenza tecnica ha accertato una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi a causa di gravi patologie neurologiche e fisiche. La sentenza stabilisce la decorrenza del requisito da novembre 2025.
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Indennità di accompagnamento: guida al riconoscimento
Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento a favore di una persona affetta da sindrome schizofrenica e altre patologie croniche. La decisione si basa sulla perizia medica che ha confermato la necessità di assistenza continua, stabilendo la decorrenza del beneficio dalla domanda amministrativa.
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Pensione Reversibilità: Tribunale o Corte dei Conti? La Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla questione della giurisdizione per la pensione di reversibilità richiesta dalla figlia di un ex dipendente pubblico. La richiedente aveva avviato una procedura di accertamento sanitario presso il Tribunale ordinario. L'INPS ha contestato la competenza di quel giudice, sostenendo che la materia fosse di esclusiva pertinenza della Corte dei Conti. La Cassazione ha dato ragione all'INPS, stabilendo un principio chiaro: tutte le controversie relative alle pensioni dei dipendenti pubblici, inclusi gli accertamenti preliminari sui requisiti sanitari, rientrano nella giurisdizione esclusiva della Corte dei Conti. Di conseguenza, il Tribunale ordinario non poteva decidere e la causa è stata trasferita al giudice contabile.
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Indennità di accompagnamento e cumulo: la sentenza
Il Tribunale di Cagliari ha analizzato la richiesta di un cittadino volta a ottenere il cumulo dell'indennità di accompagnamento come cieco assoluto e come invalido civile. Sebbene la legge consenta il cumulo per i soggetti pluriminorati, il giudice ha stabilito che è necessaria una prova rigorosa dell'indipendenza delle patologie e la presentazione di una specifica domanda amministrativa. Il ricorso è stato accolto limitatamente al pagamento dei ratei maturati prima della decorrenza della seconda prestazione.
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Spese processuali: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un privato contro il decreto di liquidazione del compenso peritale in un procedimento di accertamento tecnico preventivo. Il ricorrente lamentava l'erroneo addebito delle spese processuali relative alla consulenza tecnica, sostenendo di aver depositato la dichiarazione di esenzione reddituale. La Suprema Corte ha chiarito che il decreto di liquidazione non è impugnabile direttamente in Cassazione poiché privo del carattere di definitività, esistendo altri rimedi ordinari come l'opposizione specifica o la decisione finale nel merito del giudizio.
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Indennità di frequenza: il rigetto del ricorso
Il Tribunale ha rigettato l'opposizione presentata dai genitori di una minore contro la revoca dell'indennità di frequenza. Nonostante la presenza di disturbi dell'apprendimento, la consulenza tecnica ha stabilito che la minore non presenta le difficoltà persistenti richieste dalla legge per il mantenimento del beneficio economico.
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Minimi tariffari: illegittimo il taglio delle spese.
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di omologa nella parte relativa alla liquidazione delle spese legali. Una cittadina aveva contestato la decisione del Tribunale che aveva liquidato compensi inferiori ai minimi tariffari previsti per le cause di valore indeterminabile. La Suprema Corte ha confermato che il riconoscimento di un requisito sanitario riguarda lo status della persona e non è quantificabile economicamente. Di conseguenza, il giudice non può scendere sotto la soglia minima dei parametri forensi senza fornire una motivazione specifica e analitica.
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Revocazione sentenza inappellabile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la revocazione sentenza inappellabile è un rimedio esperibile contro le decisioni che definiscono i giudizi di opposizione in materia previdenziale. Nel caso di specie, un istituto previdenziale aveva contestato una sentenza che riconosceva erroneamente un'indennità mai richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che, trattandosi di sentenze pronunciate in unico grado, esse rientrano pienamente nell'alveo dell'art. 395 c.p.c.
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Compensi avvocato gratuito patrocinio: i minimi legali
Il Tribunale ha accolto l'opposizione di un legale riguardante i compensi avvocato gratuito patrocinio, annullando una precedente liquidazione inferiore ai minimi stabiliti dal DM 55/2014. La sentenza chiarisce che i protocolli locali non possono derogare alla legge e che la riduzione massima ammessa sui valori medi è del 50%.
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Distrazione delle spese: la correzione dell’errore
Una cittadina ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale in una precedente ordinanza. La Corte aveva omesso di disporre la distrazione delle spese legali in favore del suo avvocato, che si era dichiarato antistatario. La Cassazione ha accolto il ricorso, riconoscendo l'omissione come una mera disattenzione emendabile. Di conseguenza, ha corretto la precedente ordinanza, specificando che le spese legali liquidate a carico dell'ente previdenziale devono essere versate direttamente al difensore.
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