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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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430 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Onere della prova pagamento negli appalti pubblici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società appaltatrice riguardante il presunto mancato saldo di materiali di cantiere. La Corte ha stabilito che l'onere della prova pagamento è stato correttamente assolto dalla stazione appaltante attraverso il conto finale dei lavori, sottoscritto dall'impresa stessa. Tale documento, contenente la rinuncia a precedenti riserve, è stato considerato una prova decisiva dell'avvenuta ricezione delle somme.
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Errore revocatorio: limiti nel ricorso per cassazione
Una socia di una cooperativa ha impugnato l'esclusione deliberata per presunti inadempimenti contrattuali. Dopo i rigetti nei primi due gradi, ha proposto istanza di revocazione lamentando un errore revocatorio e un comportamento doloso della società. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la revocazione non può essere utilizzata per contestare la valutazione delle prove operata dal giudice.
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Onere della prova indebito e rimborsi amministratore
La Corte di Cassazione affronta il tema dell'onere della prova indebito in relazione ai rimborsi spese percepiti dall'amministratore di una società. Il provvedimento chiarisce che, se le causali dei bonifici sono generiche e prive di documentazione, la società assolve al proprio onere probatorio dimostrando l'assenza di titolo, spostando sul percipiente il dovere di provare il diritto alla somma. La sentenza è stata cassata con rinvio per una contraddizione contabile riguardante le somme attribuite all'annualità 2010.
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Termine appello fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a una rivendicazione di somme nel contesto di un fallimento. La decisione si fonda sulla tardività dell'appello originario, evidenziando che il termine appello fallimento applicabile, secondo la normativa previgente, era di soli 15 giorni dalla notifica della sentenza di primo grado, un termine non rispettato dalla parte appellante.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non lo ammette
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra un errore di fatto e un errore di giudizio. I ricorrenti lamentavano un presunto errore di fatto da parte della Corte, che aveva precedentemente ritenuto il loro ricorso non autosufficiente. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla sufficienza degli atti non è un errore di percezione (errore di fatto), ma un'attività valutativa (errore di giudizio), come tale non soggetta al rimedio straordinario della revocazione.
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Onere della prova danni: la Cassazione chiarisce
Una società in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio la sua società di revisione per negligenza professionale. Sebbene l'inadempimento sia stato accertato, la richiesta di risarcimento è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova del danno e del nesso causale tra la negligenza e il danno stesso grava interamente sulla parte che agisce in giudizio (il creditore), la quale non ha adempiuto a tale onere.
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Errore di fatto: quando non si può revocare una sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La Corte ha chiarito che se il fatto contestato (la data di notifica di un ricorso) è stato oggetto di discussione tra le parti e di una valutazione da parte del giudice nella sentenza precedente, non si tratta di un errore percettivo, ma di un giudizio su un punto controverso, che non può essere motivo di revocazione.
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Responsabilità amministratore: prelievi e prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex amministratore alla restituzione di oltre 900.000 euro alla società fallita. La decisione chiarisce che, a fronte di prelievi ingiustificati dalle casse sociali accertati tramite CTU, spetta all'amministratore stesso dimostrare la legittima causa di tali movimenti. L'ordinanza sottolinea il ruolo cruciale della consulenza tecnica nell'accertare i fatti, anche in presenza di contabilità incompleta, definendo i contorni della responsabilità dell'amministratore e del relativo onere della prova.
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Permesso di soggiorno per minori: la Cassazione decide
Una coppia di cittadini stranieri si è vista negare il permesso di soggiorno temporaneo richiesto per tutelare il figlio minore nato in Italia. La Corte di Appello aveva motivato il diniego sulla base della tenera età del bambino, ritenuta insufficiente a dimostrare un radicamento sul territorio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per un minore presente in Italia, e a maggior ragione se nato qui, il radicamento si presume. I giudici di merito hanno il dovere di condurre un'indagine concreta e non basarsi su valutazioni astratte, considerando tutti gli sforzi di integrazione della famiglia e il potenziale danno derivante da un eventuale sradicamento.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non revoca
Un ente pubblico ha chiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo la tardiva produzione di un documento in una causa di esproprio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la valutazione sulla tardività di una prova costituisce un giudizio giuridico e non un errore di fatto percettivo, unico motivo valido per la revocazione. L'errore di valutazione non può essere corretto con questo strumento straordinario.
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Legittimazione passiva sanità: chi paga il debito?
Una struttura sanitaria privata ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria Locale (ASL) per il pagamento di prestazioni erogate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la legittimazione passiva sanità non spetta all'ASL che ha stipulato il contratto, ma all'ente specificamente incaricato del pagamento dalla Regione. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso per revocazione presentato dalla struttura sanitaria, confermando che l'individuazione del soggetto debitore deriva da una precisa norma di legge e non da un errore di fatto, consolidando un importante principio sulla responsabilità dei pagamenti nel settore sanitario convenzionato.
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Assegno divorzile: no alla revoca per fatti noti
Un ex-marito ha chiesto la revoca dell'assegno divorzile a favore dell'ex-moglie, motivandola con la stabile convivenza di quest'ultima con un nuovo partner. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la modifica delle condizioni di divorzio è possibile solo per fatti nuovi, sopravvenuti dopo la sentenza. Poiché la convivenza era una circostanza già nota e considerata dalle parti nel loro accordo di divorzio del 2014, non può essere usata come motivazione per la revoca dell'assegno. La decisione sottolinea la stabilità degli accordi presi in sede di divorzio.
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Assegnazione casa coniugale: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19602/2023, ha confermato la revoca del provvedimento di assegnazione casa coniugale a una madre. La decisione si basa sull'accertata intenzione della donna di trasferirsi in un altro immobile, facendo venire meno il presupposto fondamentale della tutela dell'habitat domestico dei figli. La Corte ha chiarito che la valutazione di tale intenzione è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Prova credito professionale: la Cassazione decide
Un avvocato si opponeva alla parziale ammissione del suo credito professionale nello stato passivo del fallimento di una società cliente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione di merito che riteneva insufficiente la prova del credito professionale per alcune attività stragiudiziali e giudiziali. L'ordinanza sottolinea il rigoroso onere probatorio a carico del creditore e i limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti. È stata inoltre confermata la sanzione per l'uso di espressioni offensive negli atti difensivi.
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Fideiussione nulla: la Cassazione e l’onere prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due garanti che sostenevano la tesi della fideiussione nulla a causa della conformità del loro contratto a uno schema ABI dichiarato anticoncorrenziale. La Corte ha ribadito il principio della nullità parziale, limitata alle singole clausole illecite, e ha sottolineato che l'onere di provare la corrispondenza con lo schema e l'essenzialità di tali clausole per l'intero accordo grava sul garante. In assenza di tale prova, il contratto resta valido, epurato dalle sole clausole viziate.
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Appello inammissibile: quando manca l’interesse ad agire
Una società immobiliare ha impugnato una sentenza che, pur respingendo una domanda riconvenzionale della banca avversaria, lo faceva per motivi procedurali e non di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che non si può impugnare una decisione favorevole. La parte che vince, anche se per ragioni diverse da quelle sperate, non ha interesse ad agire e quindi non può presentare un appello inammissibile.
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Revocazione sentenza cassata: gli effetti sul giudizio
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze procedurali quando una sentenza d'appello è oggetto contemporaneamente di un ricorso per cassazione e di un'istanza di revocazione. In caso di 'revocazione sentenza cassata', ovvero se la Cassazione annulla la sentenza, il giudizio di revocazione perde il suo oggetto e deve essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse ad agire. Il processo, pertanto, non può proseguire.
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Errore di fatto revocatorio: quando non si applica
Una società concessionaria autostradale ha richiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo alla sua presunta rinuncia a un'eccezione di incompetenza arbitrale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la sua precedente decisione era basata su un'interpretazione giuridica del comportamento della parte (la partecipazione alla nomina dell'arbitro), configurando un errore di giudizio (error in iudicando) e non un errore di fatto revocatorio. La sentenza ribadisce che la valutazione legale degli atti processuali non è soggetta a revocazione.
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Errore revocatorio: quando è inammissibile?
Un cittadino straniero ha presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore revocatorio di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che se la decisione originale si basa su più ragioni autonome e sufficienti (rationes decidendi), il ricorso per revocazione deve contestarle tutte efficacemente. Contestare una valutazione di merito non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, non sanabile con la revocazione.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di percezione e errore di valutazione. Il caso nasce da una controversia su un appalto pubblico, dove le parti avevano concordato la nomina del presidente di un collegio arbitrale. La Corte ha stabilito che interpretare tale accordo come un'accettazione della competenza del collegio è un giudizio di diritto, non un errore di fatto revocatorio, anche se una delle parti aveva continuato a sollevare eccezioni di incompetenza. La decisione sottolinea che l'errore revocatorio deve consistere in una svista materiale su un fatto decisivo, non in una diversa interpretazione giuridica degli atti processuali.
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