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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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430 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Compenso professionale: la prova del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19825/2024, ha affrontato un caso relativo al mancato pagamento di un compenso professionale a un medico che operava in equipe per una Azienda Sanitaria. La Corte ha stabilito che, per ottenere il pagamento, il professionista deve fornire la prova specifica delle prestazioni rese personalmente, non essendo sufficiente la documentazione relativa all'attività dell'intera equipe. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso riguardo la decorrenza degli interessi di mora, affermando che, secondo il D.Lgs. 231/2002, l'emissione della fattura fa scattare una presunzione sull'esecuzione della prestazione, invertendo l'onere della prova sul debitore.
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Appello tardivo fallimento: errore di fatto e revoca
Una società ottiene la revoca di un'ordinanza della Cassazione, dimostrando un errore di fatto sulla presenza di un documento. Tuttavia, la Corte, riesaminando il caso, dichiara l'appello tardivo fallimento inammissibile perché proposto oltre il termine di 30 giorni dalla notifica della sentenza di secondo grado, evidenziando l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Errore di fatto: Cassazione revoca la sua ordinanza
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente ordinanza a causa di un errore di fatto. La Corte aveva erroneamente ritenuto pendente un giudizio, ignorando che la sentenza su cui si basava il credito dell'istante era già passata in giudicato. Tale circostanza, decisiva e provata in atti ma non percepita dal giudice, ha portato all'accoglimento del ricorso per revocazione, ribaltando l'esito del giudizio e affermando la legittimazione del creditore a chiedere il fallimento del debitore.
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Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
Un professionista ha presentato ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto. A suo dire, la Corte avrebbe erroneamente presupposto una valutazione delle prove da parte del tribunale, che in realtà non sarebbe mai avvenuta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio consiste in una mera svista percettiva e non in un errore di valutazione o di giudizio. Contestare l'interpretazione dei motivi di ricorso o la valutazione delle prove costituisce un errore di giudizio, non sindacabile tramite lo strumento della revocazione.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
Una società ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nell'analisi del suo precedente ricorso. La Corte ha dichiarato la richiesta inammissibile, specificando che il disaccordo con l'interpretazione giuridica della Corte costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto suscettibile di revocazione. Il caso definisce i rigidi confini di questo strumento processuale.
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Spese di lite e patrocinio: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione chiarisce la regolamentazione delle spese di lite e patrocinio a spese dello Stato. Un cittadino straniero, ammesso al patrocinio, aveva ottenuto l'annullamento di un decreto di espulsione. Tuttavia, il giudice non si era pronunciato sulle spese legali dei gradi precedenti. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che in questi casi la vittoria del cittadino determina implicitamente la soccombenza dell'amministrazione. Le spese non vengono addebitate a quest'ultima, ma liquidate separatamente dal giudice in favore del difensore, secondo le norme sul patrocinio a spese dello Stato.
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Errore di fatto revocatorio: quando è ammissibile?
Una cittadina ricorre contro la decisione della Corte d'Appello che aveva accolto la richiesta di un Comune per la revocazione di una precedente sentenza. Il Comune lamentava un errore di fatto revocatorio nel calcolo dell'indennità di esproprio versata. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la Corte d'Appello aveva correttamente individuato un errore di percezione dei fatti documentali, distinguendolo da un semplice errore materiale. La Corte ha inoltre rigettato le altre censure procedurali sollevate.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una società appaltatrice chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per errore di fatto, sostenendo la mancata valutazione di giudicati esterni. La Corte dichiara il ricorso inammissibile: non c'è errore di fatto se i precedenti invocati, pur simili, riguardano vicende contrattuali diverse e non costituiscono giudicato.
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Travisamento della prova: quando si può ricorrere?
La Corte di Cassazione analizza un caso di azione revocatoria fallimentare, chiarendo la distinzione tra errore logico e travisamento della prova. La Corte ha stabilito che la 'svista' del giudice su un dato documentale non è un motivo di ricorso per cassazione, ma un errore di fatto da far valere con la revocazione. La sentenza è stata cassata per un altro motivo: l'omessa pronuncia della Corte d'Appello su una domanda specifica degli acquirenti relativa al prezzo versato per l'immobile.
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Doppia conforme: limiti al ricorso in Cassazione
Un'impresa edile ricorre in Cassazione dopo la risoluzione di un contratto d'appalto per grave inadempimento. La Corte dichiara il ricorso inammissibile applicando il principio della "doppia conforme": poiché Tribunale e Corte d'Appello hanno concordato sulle stesse basi fattuali nel ritenere legittima la risoluzione e la richiesta di danni da parte del committente, non è possibile un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. La decisione ribadisce i severi limiti all'impugnazione quando due sentenze di merito sono allineate.
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Errore di fatto revocatorio: quando non si applica
Un gruppo di proprietari terrieri ha richiesto la revocazione di una decisione della Corte di Cassazione riguardante il calcolo delle spese legali in una complessa causa di esproprio. Sostenevano un errore di fatto revocatorio poiché la Corte aveva applicato una fascia di valore inferiore per determinare i compensi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'errata applicazione delle tariffe legali costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e pertanto non può essere contestata tramite lo strumento della revocazione.
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Proposta concorrente: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni soci contro l'omologazione di una proposta concorrente di concordato preventivo. La decisione si fonda sulla non ammissibilità di motivi di ricorso che introducono questioni nuove, non sollevate nei gradi di merito, e sulla mancanza di specificità e autosufficienza dei motivi presentati, ribadendo i rigorosi requisiti formali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di fatto e errore di giudizio. Il caso riguardava la richiesta di un soggetto di vedersi riconosciuta una quota maggioritaria in una società. La Corte ha stabilito che un'errata interpretazione o valutazione delle questioni legali non costituisce un errore di fatto, che deve invece consistere in una svista puramente percettiva e materiale, non soggetta a valutazione.
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Errore di fatto revocatorio: guida della Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta un ricorso per revocazione, distinguendo nettamente tra un errore di valutazione delle prove e il vero e proprio errore di fatto revocatorio. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme da parte di una società fallita a una banca, dichiarata prescritta. La Suprema Corte ha stabilito che un'errata interpretazione del materiale probatorio non costituisce una svista percettiva idonea a fondare la revocazione, condannando inoltre la ricorrente per abuso del processo.
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Istanza di fallimento P.M.: limiti e poteri
Una società, dichiarata fallita su iniziativa del Pubblico Ministero, ha impugnato la decisione fino in Cassazione. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che il rigetto di una precedente istanza non ha valore di giudicato e che il P.M. ha il potere di approfondire le segnalazioni di insolvenza ricevute. La decisione si fonda sul principio relativo all'istanza di fallimento P.M., chiarendo i criteri per la valutazione dell'insolvenza per le imprese operative.
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Opposizione stato passivo: rigetto e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società creditrice contro il rigetto della sua opposizione allo stato passivo. La decisione si fonda sull'esistenza di un precedente giudizio che aveva già accertato un credito a favore della società fallita, di fatto compensando le pretese della creditrice. L'ordinanza sottolinea i rigorosi limiti procedurali per contestare il travisamento della prova e l'omessa pronuncia.
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Soglia di fallibilità: il calcolo del debito è insindacabile
Una società ricorre in Cassazione contro la propria dichiarazione di fallimento, sostenendo che il suo indebitamento fosse inferiore alla soglia di fallibilità legale. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la quantificazione dei debiti è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, se non per vizi procedurali specifici che, nel caso in esame, non sono stati correttamente dedotti.
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Giudicato esterno e tributi periodici: la Cassazione
Una società contesta una richiesta di pagamento per l'occupazione di suolo pubblico. La Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che una precedente sentenza su un'annualità diversa (giudicato esterno) è vincolante per gli anni successivi, in quanto decide su elementi stabili del rapporto. La Corte d'Appello aveva errato nell'ignorare tale precedente decisione.
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Cancellazione registro imprese: quando scatta il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30984/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia fallimentare: il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento di un'impresa decorre dalla data della sua cancellazione dal registro delle imprese, e non dal momento in cui l'attività è di fatto cessata. Nel caso di specie, una società e i suoi soci illimitatamente responsabili avevano impugnato la dichiarazione di fallimento sostenendo che la loro attività fosse terminata anni prima della formale cancellazione, rendendo tardiva l'istanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la formalità della cancellazione dal registro delle imprese è posta a tutela dell'affidamento dei terzi e che il ricorso in cassazione non può essere utilizzato per ottenere un riesame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'agenzia di riscossione contro l'esclusione di crediti da una liquidazione giudiziale. L'inammissibilità deriva dal difetto di autosufficienza, poiché i motivi del ricorso vertevano su questioni non trattate nella decisione impugnata, e dall'errato strumento processuale utilizzato per lamentare il travisamento di prove documentali, per cui il rimedio corretto sarebbe stata la revocazione e non il ricorso per cassazione.
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