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Art. 395 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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430 provvedimenti

Altri anni per Art. 395 Codice di Procedura Civile

Giudicato interno: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione interviene su una complessa vicenda giudiziaria durata decenni, relativa allo scioglimento di una società di fatto. L'ordinanza chiarisce i limiti del ricorso per revocazione avverso le proprie decisioni, ribadendo la distinzione tra errore percettivo (revocatorio) ed errore di valutazione (non revocatorio). Viene inoltre affermata la forza del giudicato interno, formatosi su sentenze non definitive precedenti, che cristallizza determinati punti della controversia, impedendo che vengano riesaminati nelle fasi successive del giudizio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione e rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale, consolidando le decisioni dei gradi inferiori sulla base del principio di definitività delle statuizioni già passate in giudicato.
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Errore di deposito telematico: la decisione inesistente
A causa di un disguido operativo, un'ordinanza giudiziaria è stata inserita nel fascicolo telematico di una causa completamente diversa da quella per cui era stata emessa. La Corte di Cassazione ha analizzato questo errore di deposito telematico, concludendo che il provvedimento è da considerarsi giuridicamente inesistente per la causa in cui è stato erroneamente inserito. Di conseguenza, non potendosi procedere a una semplice correzione, la Corte ha disposto che il procedimento, rimasto di fatto privo di una decisione, fosse rinviato a nuovo ruolo per una corretta trattazione.
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Estratto di ruolo inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Agente della Riscossione contro la parziale esclusione di un credito in una procedura fallimentare. La Corte ha stabilito che l'impugnazione era inammissibile perché l'estratto di ruolo presentato era generico e non provava il collegamento con i crediti specifici contestati. Inoltre, ha chiarito che un presunto errore del giudice nella valutazione delle prove documentali non può essere contestato in Cassazione come violazione di legge, ma attraverso altri rimedi specifici.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non può revocare
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un errore di fatto. La Corte, pur ammettendo una svista nel ritenere 'nuova' una questione, ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'errore è stato giudicato irrilevante perché la decisione originale si fondava su un principio diverso e assorbente: l'insindacabilità dell'interpretazione degli atti del processo, attività riservata al giudice di merito. Di conseguenza, anche senza l'errore di fatto, l'esito non sarebbe cambiato.
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Errore di fatto e giudicato: quando è revocabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. Il caso riguardava una disputa ereditaria su un conto cointestato. La Corte chiarisce che l'interpretazione sulla formazione di un giudicato interno non è un errore di fatto, ma un'operazione di giudizio giuridico, e come tale non è impugnabile con lo strumento della revocazione previsto dall'art. 395 n. 4 c.p.c.
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Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un'istanza di ricusazione del giudice presentata in modo generico contro un intero collegio e un magistrato non facente parte dello stesso. La decisione sottolinea che la ricusazione è un istituto eccezionale che non può essere utilizzato per sottrarre un processo al suo giudice naturale. La parte istante è stata condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria per aver abusato dello strumento processuale.
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Indennità di esproprio: l’errore di calcolo che vale
La Corte di Cassazione accoglie un ricorso per revocazione contro una propria precedente ordinanza, riconoscendo un errore di fatto. Nel merito, la Corte cassa la sentenza di secondo grado per un errore materiale nel calcolo dell'indennità di esproprio, causato dall'inversione dei fattori (superficie e volumetria) nel determinare l'indice di edificabilità, con conseguente violazione di legge e rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Doppia conforme: quando l’appello è inammissibile
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro due sentenze conformi che lo condannavano a un pagamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando la regola della 'doppia conforme', poiché la banca non ha dimostrato che le ragioni di fatto delle due decisioni di merito fossero diverse, un onere necessario per superare tale preclusione processuale.
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Errore di fatto: quando la Cassazione non sbaglia
Una società, dichiarata fallita, ha tentato di far revocare un'ordinanza della Corte di Cassazione sostenendo un errore di fatto riguardo la notifica degli atti. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo la distinzione fondamentale tra un errore di fatto revocabile (una svista materiale) e un errore di valutazione delle prove, che non può essere riesaminato tramite revocazione. La decisione sottolinea che contestare l'interpretazione dei fatti da parte del giudice non costituisce un valido motivo per la revocazione della sentenza.
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Responsabilità del promotore finanziario: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità del promotore finanziario per le condotte illecite commesse ai danni di un cliente. La Corte ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, accogliendo il motivo di ricorso della banca relativo all'omessa pronuncia sulla responsabilità per le perdite subite su titoli già in possesso del cliente prima dell'inizio del rapporto. Sebbene la banca sia responsabile per l'operato del suo promotore, i giudici di merito devono esaminare specificamente ogni voce di danno per stabilire il corretto nesso di causalità.
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Errore di fatto: Cassazione chiarisce i limiti
Un elettore ha impugnato per revocazione una decisione della Corte di Cassazione riguardante la presunta ineleggibilità di un Dirigente Scolastico, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un disaccordo sull'interpretazione giuridica delle funzioni del dirigente costituisce un errore di diritto, non un errore di fatto, e quindi non è un motivo valido per la revocazione.
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Errore di fatto e revocazione: un caso pratico
Una società chiede la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto sulla provenienza di un documento chiave. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la sua conclusione non derivava da una svista, ma da una valutazione complessiva degli atti processuali. Si distingue così tra l'errore di fatto, che presuppone una percezione errata degli atti, e l'errore di giudizio, che attiene all'interpretazione e non è motivo di revocazione.
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Errore di fatto revocazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile un ricorso per la revocazione di una sua precedente decisione. Il caso verteva su una complessa controversia legata alla cessione di un marchio. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse commesso un errore di fatto revocazione nel valutare la responsabilità precontrattuale e la concorrenza sleale. La Suprema Corte ha chiarito che le doglianze sollevate non configuravano un errore percettivo, bensì una richiesta di riesaminare il merito e l'apprezzamento delle prove, attività preclusa nel giudizio di revocazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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Revocazione per errore di fatto: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione per errore di fatto. L'istanza, basata su un presunto errore di valutazione riguardo all'eventus damni in un'azione revocatoria, è stata respinta perché i motivi non scalfivano la reale ratio decidendi della pronuncia impugnata, fondata su una più ampia nozione di pregiudizio patrimoniale per i creditori.
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Errore di fatto: quando il giudice sbaglia la norma
Una società creditrice ha citato in giudizio un ente sanitario per il pagamento di interessi di mora su fatture non saldate. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta applicando una normativa non invocata dalle parti. La società ha quindi proposto sia ricorso per revocazione per errore di fatto, sia ricorso ordinario in Cassazione per errore di diritto. La Suprema Corte ha chiarito che l'errata applicazione di una norma è un errore di diritto e non un errore di fatto, rigettando la revocazione ma accogliendo il ricorso ordinario e rinviando la causa per una nuova decisione.
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Revocazione straordinaria: la scoperta di documenti
Un imprenditore, dopo aver perso una causa contro un Comune per mancanza di prove contrattuali, ritrova i documenti e chiede la revocazione straordinaria della sentenza. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, sottolineando che non basta il semplice ritrovamento: è necessario dimostrare che l'impossibilità di produrli in giudizio non derivi da propria negligenza, ma da forza maggiore o dal comportamento fraudolento della controparte.
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Decreto di estinzione: rimedi e termini perentori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato come revocazione contro un decreto di estinzione. Il ricorrente non aveva risposto alla proposta di definizione del giudizio, causando l'estinzione. La Corte ha chiarito che l'unico rimedio è l'opposizione, da proporre entro il termine perentorio di 10 giorni, ampiamente superato nel caso di specie. Il mancato rispetto del termine rende il decreto di estinzione definitivo.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del rimedio della revocazione. In un caso riguardante un appalto di servizi, una Onlus ha tentato di far revocare una sentenza d'appello sfavorevole, sostenendo un errore di fatto del giudice nell'interpretare una perizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'errore di fatto revocazione si applica solo a sviste materiali e non a valutazioni errate delle prove, tutelando così la stabilità delle decisioni giudiziarie.
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Compenso progettazione appalti: no a pagamenti extra
Una società di progettazione ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per ottenere il pagamento di prestazioni professionali aggiuntive relative a modifiche progettuali. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso, stabilendo che il committente ha un'ampia facoltà di richiedere modifiche contrattuali senza che ciò comporti necessariamente un extra compenso per la progettazione negli appalti. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso, in quanto basati su un'errata interpretazione della perizia tecnica (CTU) e diretti contro solo una delle plurime ragioni a fondamento della decisione impugnata.
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Requisiti di non fallibilità: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società dichiarata fallita, confermando che l'onere di provare i requisiti di non fallibilità spetta all'imprenditore. La Corte ha ritenuto inattendibili i bilanci depositati in ritardo o non approvati, sottolineando come la documentazione contabile debba essere tempestiva e completa. La mancata prova, anche solo per uno degli ultimi tre esercizi, legittima la dichiarazione di fallimento. Il ricorrente è stato anche sanzionato per abuso del processo.
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